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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AI VESCOVI DELL'INDIA 
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" 

23 giugno 1979

 

Cari Fratelli in nostro Signore Gesù Cristo 

È difficile esprimere adeguatamente la gioia che provo nell’incontrare i miei fratelli Vescovi durante le loro visite “ad limina”. Ogni visita è l’incontro con il pastore della Chiesa locale, con il capo spirituale di una comunità ecclesiale particolare che ha una sua identità nel contesto dell’unità cattolica. L’unica santa, cattolica e apostolica Chiesa vive in ciascuna delle vostre diocesi e in tutte nel loro insieme. Una visita “ad limina” è infatti per ciò una celebrazione dell’unità cattolica e una manifestazione della fedeltà a Gesù Cristo, “il Pastore supremo” (1Pt 5,4) della Chiesa universale. 

Come Successore di Pietro e Vicario di Cristo, desidero oggi salutare nelle vostre persone tutti i cattolici delle regioni del Tamil Nadu, come pure quelli che sono rappresentati da altri Vescovi che si sono uniti a questo gruppo regionale. Inoltre desidero rendere un rispettoso omaggio all’antica cultura del vostro paese: una cultura colma di saggezza, ricca di umana esperienza e di valori spirituali che valorizzano Dio e la sua provvidenza nella storia dell’uomo. 

In un dato momento della vita del vostro popolo, un messaggio di rivelazione unico ed originale fu offerto e liberamente accettato da coloro che volevano basare la propria vita su “tutto quello che Gesù fece e insegnò fino al giorno in cui egli fu assunto in cielo” (At 1,1). Il nome di Gesù Cristo fu predicato ed il suo Vangelo diffuso in mezzo a voi. La sua persona divina divenne per molti il centro della loro vita e il suo messaggio di dolcezza e di umiltà divenne l’ispirazione delle loro attività. Attraverso l’azione dello Spirito Santo, il seme della parola di Dio sparso nella buona terra, produsse frutti di santità di giustizia e d’amore. Dio continua ad essere lodato nelle opere meravigliose che la sua grazia ha compiuto in India. 

La parola di Dio, che contiene la Buona Novella della salvezza in Gesù Cristo, divenne una grossa ed eterna eredità da conservare e da trasmettere. Venne accettata come un tesoro da tramandare di generazione in generazione. Per parte sua, Gesù riferì quanto gli era stato comunicato dal Padre; non fece nulla da se stesso (cf. Gv 8,28). Effettivamente Gesù insiste sul fatto che egli parla con l’autorità del Padre suo: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato” (Gv 7,16). La trasmissione di questo insegnamento è affidata all’azione dello Spirito Santo; essa ha preso posto in eterno attraverso la Chiesa. Lo Spirito Santo, che il Padre manda nel nome di Gesù, risveglia nella Chiesa la realizzazione della sua vocazione come comunità chiamata ad ascoltare, a custodire e a realizzare la parola di Dio. La trasmissione del Vangelo diviene la comune responsabilità dell’intera comunità, che vive e agisce sotto la guida dello Spirito Santo. 

Lo stesso Spirito che pervade l’intero Corpo di Cristo e lo consolida nell’unità dona alla comunità un carisma di servizio speciale – l’ufficio del Vescovo – che diviene strumento specifico per la salvaguardia e la proclamazione della parola di Dio. Questo ruolo distinto è il vostro oggi, cari Fratelli, chiamati come siete a governare la Chiesa, insieme al Successore di Pietro e nell’unità del collegio Episcopale. Ognuno di voi fa esperienza dell’importanza e dell’urgenza delle parole di Paolo a Timoteo: “Custodisci il ricco deposito della fede con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi” (2Tm 1,14). Questa carica costituisce un aspetto vitale del vostro stesso ministero all’interno e a vantaggio della Chiesa, che nella sua totalità è orientata al servizio della parola vivente di Dio. 

Nell’assolvere al vostro ruolo, siete assistiti in primo luogo dai vostri sacerdoti, che sono veramente degni di tutto il vostro amore fraterno e della vostra attenzione pastorale. Come collaboratori, anch’essi hanno “il principale dovere di annunciare a tutti il Vangelo di Dio” (Presbyterorum Ordinis, 4). Vi chiedo di confermarli continuamente nell’importanza del ruolo che essi svolgono nel compimento dell’opera della redenzione. 

Nelle vostre Chiese locali so che i catechisti hanno un ruolo particolare nel grande compito di trasmettere la parola di Dio. La vostra guida in questo campo è vitale: provvedete alla preparazione dottrinale e spirituale dei catechisti, perché essi stessi siano istruiti nella parola di Dio, ricolmi del mistero dell’amore di Cristo, e partecipi del suo zelo nel servizio. Con la vostra guida i catechisti comprenderanno che al centro della loro missione c’è l’urgenza di comunicare Cristo: rivelare la sua parola ai loro fratelli, sollecitando la risposta sovrannaturale della fede, della speranza, della carità. Solo ricevendo la parola di Dio la comunità dei fedeli può arrivare alla piena maturità in Cristo suo Capo. Il successo in campo catechetico presuppone una coscienza della comune responsabilità della Chiesa: una realizzazione affidata a tutti i fedeli nel battesimo e nella Cresima dallo stesso Signore Gesù per condividere l’apostolato della sua Chiesa (cf. Lumen Gentium, 33). Siate certi che il Papa sostiene e incoraggia i vostri sforzi per preparare, sostenere e aggiornare i vostri catechisti. Prego anche che lo Spirito Santo vi guidi a trovare nuove occasioni per promuovere questa grande attività apostolica nelle vostre Chiese locali. 

La trasmissione della fede è legata in modo speciale all’istruzione data agli studenti dei seminari. La fedeltà alla Chiesa e alla sua vocazione, di ascoltare, custodire e attuare la parola di Dio, dipende dall’efficacia dei seminari. Questa è la ragione per cui il Concilio Vaticano II poté ben definire i seminari come “i cuori delle diocesi” (Optatam Totius, 5). Ogni comunità ecclesiale è definita dallo stato dei seminari che preparano i suoi sacerdoti. Gli effetti dell’istruzione seminariale durano nel tempo. Per questo motivo ho recentemente parlato ad un gruppo di Rettori di Seminari esprimendo chiaramente le mie aspettative per questo importante aspetto della vita della Chiesa. In quell’occasione affermavo: “In una parola, la prima priorità per i seminari di oggi è l’insegnamento della parola di Dio, in tutta la sua purezza e integrità con tutte le sue implicazioni e in tutta la sua forza... Un secondo esito di particolare importanza... è quello della disciplina ecclesiastica” (Giovanni Paolo II, Allocutio, 3 marzo 1979). Questi due aspetti – la dottrina e la disciplina – sottopongo al vostro zelo pastorale in vista di un’attenta promozione. Le vocazioni al sacerdozio sono un grande dono di Dio alla comunità della sua Chiesa. Come Vescovi dobbiamo dare voce alla chiamata di Dio verso i giovani; dobbiamo incoraggiare i nostri giovani ad accettare una vocazione coraggiosamente e spontaneamente; e dobbiamo pregare “il padrone della messe affinché mandi operai nella sua messe” (Mt 9,38). Con precisa responsabilità dobbiamo promuovere le vocazioni che abbiamo già ricevuto, incoraggiando la dottrina e la disciplina dei nostri seminari. Questa sollecitudine, cari Fratelli, l’ho descritta lo scorso Giovedì Santo dicendo: “La piena ricostituzione della vita dei seminari in tutta la Chiesa sarà la migliore verifica della realizzazione del rinnovamento, verso il quale il Concilio ha orientato la Chiesa” (Giovanni Paolo II, Epistula ad universos Ecclesiae Episcopos adveniente Feria V in Cena Domini anno MCMLXXIX, 8 aprile 1979). 

L’attività catechistica e dei seminari: questi sono due strumenti privilegiati della Chiesa per compiere la sua vocazione di trasmettere la parola di Dio. Oggi mi associo ai vostri fervidi sforzi in questo campo, e a tutte le vostre altre iniziative in favore del Vangelo. 

Nutro anche fiducia che voi otterrete la benevolenza e la stima di tutti gli uomini e le donne di buona volontà sulla questione della libertà religiosa. Il Concilio Vaticano II ha richiesto alla Chiesa di promuovere la dignità dell’uomo, proclamando le esigenze di questa dignità naturale. Ha così dichiarato che la persona umana “ha diritto alla libertà religiosa” (Dignitatis Humanae, 2). Con questo documento il Concilio si proclama alleato con i milioni di persone nel mondo che spontaneamente abbracciano, in tutte le sue applicazioni pratiche, l’articolo diciotto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite: “Tutti hanno il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione...”. 

Con queste speranze e preghiere, cari Fratelli nell’Episcopato, io rinnovo l’espressione della mia profonda solidarietà con voi, in Cristo e nella Chiesa. Chiedo a Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa di sostenervi nella gioia e nella forza per la gloria del suo Figlio e per il generoso servizio al vostro popolo. Per il resto, Fratelli, “Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,2). 

       

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