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VISITA PASTORALE IN IRLANDA

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
AI SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE E MISSIONARI
 

Maynooth, 1° ottobre 1979

 

Miei cari fratelli e sorelle in Cristo,

1. Il nome di Maynooth è molto stimato in tutto il mondo cattolico. Esso ci ricorda quanto c’è di più nobile nel sacerdozio cattolico in Irlanda. Qui vengono seminaristi da ogni diocesi irlandese, figli di famiglie cattoliche che erano esse stesse veri “seminari”, veri vivai di vocazioni sacerdotali e religiose. Di qui sono partiti sacerdoti verso ogni diocesi irlandese e verso le diocesi della diaspora. Maynooth, in questo secolo, ha dato i natali a due nuove società missionarie, una inizialmente diretta verso la Cina, l’altra verso l’Africa; ed ha inviato centinaia di suoi alunni come volontari in quelle missioni. Maynooth è una scuola di santità sacerdotale, un’accademia di insegnamento teologico, un’università di ispirazione cattolica. Il Collegio di San Patrizio è un luogo di importanti imprese, che promette un futuro giusto e grande.

Perciò Maynooth è proprio il luogo adatto per incontrare i sacerdoti, diocesani e religiosi, i fratelli religiosi, le sorelle religiose, i missionari e i seminaristi, e per parlare con loro. Avendo vissuto per qualche tempo, quando mi preparavo per il sacerdozio a Parigi, in un’atmosfera di seminario irlandese – il Collège Irlandais a Parigi, attualmente prestato dai vescovi irlandesi alla Gerarchia di Polonia – provo ora una gioia profonda nell’incontrarmi con voi qui nel Seminario Nazionale d’Irlanda.

2. Le mie prime parole sono rivolte ai sacerdoti, diocesani e religiosi. Vi dico quello che San Paolo disse a Timoteo. Vi chiedo “di ravvivare il dono di Dio che è in voi per l’imposizione delle... mani (del Vescovo)” (2Tm 1,6). Gesù Cristo stesso, unico Sommo Sacerdote, disse: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). Voi condividete il suo sacerdozio; voi proseguite la sua opera nel mondo. La sua opera non può essere compiuta da sacerdoti tiepidi o apatici. Il suo fuoco d’amore per il Padre e per gli uomini deve ardere in voi. Il suo desiderio di salvare l’umanità deve consumarvi.

Voi siete chiamati da Cristo come lo furono gli apostoli. Come loro, siete destinati ad essere con Cristo. Voi siete mandati, come loro, ad andare nel nome suo e con la sua autorità, a procurare i discepoli da tutte le Nazioni (cf. Mt 10,1; 28,19; Mc 3,13-16).

Il vostro primo dovere è di essere con Cristo. Ciascuno di voi è chiamato ad essere “un testimone della sua Risurrezione” (At 1,22). Un costante pericolo per i sacerdoti, anche se zelanti, è di immergersi talmente nel lavoro del Signore da dimenticare il Signore del lavoro.

Dobbiamo trovare il tempo, dobbiamo creare il tempo per trovarci con il Signore nella preghiera. Seguendo l’esempio dello stesso Signore Gesù, dobbiamo “ritirarci in luoghi solitari a pregare” (Lc 5,16). Soltanto se dedicheremo del tempo al Signore, il nostro essere inviati tra gli altri sarà anche un portare lui agli altri.

3. Essere con il Signore è sempre anche essere mandati da lui a compiere la sua opera. Un sacerdote è chiamato da Cristo; un sacerdote è con Cristo; un sacerdote è inviato da Cristo. Un sacerdote è inviato con la forza dello stesso Spirito Santo che guidò instancabilmente Gesù lungo le strade della vita, le strade della storia. Qualsiasi siano le difficoltà, le delusioni, i contrattempi, noi sacerdoti troviamo in Cristo e nella potenza del suo Spirito la forza di affaticarci e lottare, “con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza” (Col 1,29).

Come sacerdoti, voi siete scelti per essere pastori di un popolo fedele che continua a rispondere generosamente al vostro ministero, e che costituisce un valido sostegno alla vostra stessa vocazione sacerdotale, mediante la fede e la preghiera. Se voi cercate di essere il tipo di sacerdoti che il vostro popolo si aspetta e desidera che voi siate, allora sarete dei santi sacerdoti. Il livello della pratica religiosa in Irlanda è elevato. Per questo dobbiamo sempre ringraziare il Signore. Ma quel livello si manterrà sempre alto? I giovani e le giovani delle nuove generazioni saranno ancora fedeli come lo furono i loro genitori? Dopo aver trascorso due giorni in Irlanda, dopo essermi incontrato con la gioventù irlandese a Galway, ho fiducia che così sarà. Ma ciò richiederà da parte vostra un lavoro incessante e una preghiera instancabile.

Dovete lavorare per il Signore in maniera incalzante. Dovete lavorare nella convinzione che questa generazione, questo decennio degli anni ottanta nei quali stiamo per entrare, potrebbe essere cruciale e decisivo per il futuro della fede in Irlanda. Che non ci sia alcuna compiacenza. Come disse San Paolo “vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti” (1Cor 16,13). Lavorate con fiducia, lavorate con gioia. Noi siamo testimoni della Risurrezione di Cristo.

4. Ciò che il popolo aspetta da voi più che da nessun altro è la fedeltà al sacerdozio. Questa è un modo per far conoscere alla gente la fedeltà di Dio. Questa la rende forte nell’essere fedele a Cristo attraverso tutte le difficoltà della sua vita, le difficoltà dei loro matrimoni. In un mondo così segnato dalla instabilità, come quello di oggi, noi abbiamo bisogno di più segni e di più testimoni della fedeltà di Dio nei nostri confronti e fedeltà che noi dobbiamo a lui. C’è una cosa che causa una grande tristezza alla Chiesa, un’angoscia spesso silenziosa ma grande nel popolo di Dio: quando i sacerdoti vengono meno alla fedeltà del loro impegno sacerdotale. Questo anti-segno, questa anti-testimonianza, sono stati tra i motivi di arretramento delle grandi speranze di vita nuova sgorgate nella Chiesa dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Al contrario, questo ha guidato i sacerdoti e l’intera Chiesa. Una preghiera più intensa e frequente; perché ci è stato insegnato che senza Cristo non possiamo far nulla (cf. Gv 15,5).

E la fedeltà dell’immensa maggioranza dei preti ha dimostrato con chiarezza ancora maggiore e con una testimonianza tanto più manifesta la fedeltà della Chiesa a Dio e a Cristo, testimone fedele (cf. Ap 1,5).

5. In un centro di studi teologici che è anche un seminario come Maynooth questa testimonianza di fedeltà ha un’ulteriore importanza e uno speciale valore nei confronti dei candidati al sacerdozio per convincerli della grandezza e della forza rappresentata dalla fedeltà sacerdotale.

Qui in Maynooth l’apprendimento teologico, essendo parte della formazione al sacerdozio, è ben lungi dal presentarsi come una ricerca accademica puramente intellettuale. Qui la frequenza ai corsi teologici è legata con la liturgia, la preghiera, la costruzione di una comunità di fede e amore, e così con l’edificazione del sacerdozio irlandese e conseguentemente l’edificazione della Chiesa.

Il mio odierno invito è un invito a pregare. Soltanto nella preghiera noi potremo adempiere ai doveri del nostro ministero e rispondere alle speranze del domani. Tutti i nostri appelli alla pace e alla riconciliazione avranno efficacia solo dalla preghiera.

Questo studio della teologia, qui e dappertutto nella Chiesa, è una riflessione sulla fede, una riflessione nella fede. Una teologia che non approfondisca la fede, non conduca a pregare, può essere un discorso di parole su Dio: ma non potrebbe mai essere un vero discorso intorno a Dio, il Dio vivente, il Dio che è, e il cui essere è l’amore. Ne consegue che la teologia può essere autentica soltanto nella Chiesa, la comunità di fede. Soltanto quando l’insegnamento dei teologi è conforme all’insegnamento dei Vescovi uniti con il Papa, il Popolo di Dio può sapere con certezza che questo insegnamento è “la fede che una volta per tutti e per sempre è stata affidata ai santi” (Gd 3).

Questa non è una limitazione per i teologi, ma una liberazione, perché li preserva dalle mutevoli mode e li tiene legati con sicurezza all’immutabile verità di Cristo, la verità che ci rende liberi (Gv 8,32).

6. In Maynooth, in Irlanda, parlare di sacerdozio è parlare di missione. L’Irlanda non ha mai dimenticato che “la Chiesa pellegrinante è missionaria per sua stessa natura: perché è dalla missione dello Spirito Santo che essa trae origine, secondo il decreto di Dio Padre” (Ad Gentes, 2).

Nel IX e nel X secolo i monaci irlandesi riaccesero la luce della fede in regioni dove la sua fiamma si era abbassata o spenta in seguito alla caduta dell’Impero Romano, ed evangelizzarono nuove Nazioni non ancora evangelizzate, inclusa l’area della mia Polonia nativa. Come potrei dimenticare che ci fu un monastero irlandese addirittura a Kiev già nel XIII secolo? e che ci fu perfino un collegio irlandese, per un breve periodo, nella mia propria città di Cracovia durante la persecuzione di Cromwell? Nel XVIII e XIX secolo preti irlandesi seguirono i loro emigranti in tutto il mondo di lingua inglese. Nel XX secolo nuovi istituti missionari maschili e femminili sono fioriti in Irlanda ed essi, insieme con le sezioni irlandesi di istituti missionari internazionali e con le congregazioni religiose irlandesi già esistenti, hanno dato un nuovo impeto missionario alla Chiesa.

Possa lo spirito missionario mai venire meno nei cuori dei sacerdoti irlandesi, siano membri di istituti missionari o del clero diocesano o di congregazioni religiose dedite ad altri apostolati. Possa questo spirito essere attivamente stimolato da tutti voi in mezzo ai laici già così devoti nelle loro preghiere, già così generosi nel loro sostegno alle missioni. Possa lo spirito di condivisione crescere tra le diocesi e le congregazioni religiose nella totale missione della Chiesa fino a che ogni chiesa diocesana locale ed ogni congregazione e comunità religiosa sia vista come missionaria per sua propria natura, venendo a trovarsi nell’autentico movimento missionario della Chiesa universale. Ho saputo con molto piacere che l’Unione Missionaria Irlandese intende dar vita ad un centro missionario nazionale con il duplice scopo di un rinnovamento missionario ad opera degli stessi missionari e di un impulso alla consapevolezza missionaria tra il clero, i religiosi e i fedeli della Chiesa irlandese. Possa questo lavoro avere la benedizione di Dio. Possa contribuire ad una grande e nuova espansione di fervore missionario, ad una nuova ondata di vocazioni missionarie dal suolo di questa grande patria della fede che è l’Irlanda.

7. Voglio dire una parola speciale ai fratelli laici religiosi. Il decennio passato ha indotto grandi cambiamenti e con essi problemi e difficoltà senza precedenti per quanto attiene alla vostra esperienza passata. Io vi chiedo di non perdervi d’animo. Siate uomini di grande fede, di grande e indefettibile speranza. “Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo” (Rm 15,13).

L’ultimo decennio ha anche portato un grande rinnovamento nella comprensione della vostra santa vocazione, un grande approfondimento della vostra vita liturgica e della vostra preghiera, una grande estensione dell’ambito della vostra apostolica influenza: io chiedo al Signore che vi benedica con una rinnovata fedeltà alla vocazione per tutti i vostri meriti e che incrementi le vocazioni dei vostri neo-istituti. La Chiesa in Irlanda e nelle missioni deve molto a tutti gli Istituti di fratelli laici. La vostra chiamata alla santità è un prezioso ornamento della Chiesa. Credete nella vostra vocazione. Siate fedeli. “Colui che vi chiama è fedele, farà tutto questo” (1Ts 5,23).

8. Anche le suore hanno conosciuto anni di ricerca, talvolta di turbamento e di inquietudine. Questi sono anche stati anni di purificazione. Io credo che adesso si possa entrare in un periodo di consolidamento e di costruzione. Molte di voi sono impegnate nell’apostolato dell’educazione e nella cura pastorale della gioventù. Non abbiate dubbi sulla continuità dell’importanza di questo apostolato, particolarmente nell’Irlanda moderna, dove la gioventù costituisce una parte così numerosa e importante della popolazione. La Chiesa ha ripetutamente, in molti solenni recenti documenti, ricordato alle religiose l’importanza primaria dell’educazione, e ha invitato le congregazioni maschili e femminili, dotate di tradizione e di carisma educazionale, a perseverare in questa vocazione e a raddoppiare il loro impegno in questa vocazione.

Lo stesso è vero per l’apostolato tradizionale della cura dei malati, dei neonati, degli anziani, degli handicappati e dei poveri. Questi non devono essere messi da parte mentre si individuano nuove forme di apostolato. Come dice il Vangelo, voi dovete “cavare fuori dal vostro tesoro cose vecchie e cose nuove” (cf. Mt 13,52). Dovete essere coraggiose nelle vostre imprese apostoliche, non lasciando che le difficoltà, la diminuzione del personale, l’insicurezza del futuro possa abbattervi o deprimervi.

Ma ricordate sempre che il primo campo del vostro apostolato è la vostra vita personale. È qui che il messaggio del Vangelo deve essere prima di tutto predicato e vissuto. Il vostro primo dovere apostolico è la vostra propria santificazione. Nessun cambiamento nella vita religiosa ha una qualunque importanza se non è anche una conversione di voi stesse al Cristo. Nessun movimento della vita religiosa ha alcun valore se non è simultaneamente un movimento verso l’interno, verso il profondo “centro” della vostra esistenza, dove Cristo ha la sua dimora. Non è quello che fate che importa di più, ma quello che siete come donne consacrate al Signore. Per voi Cristo ha consacrato se stesso affinché anche voi “possiate essere consacrate nella verità” (cf. Gv 17,19).

9. A voi e ai sacerdoti, diocesani e religiosi, io dico: godete di essere testimoni di Cristo nel mondo moderno. Non esitate a rendervi riconoscibili e identificabili per le strade, come uomini e donne che hanno consacrato la loro vita a Dio, che hanno buttato alle ortiche tutto ciò che è del mondo per servire Cristo. Credete nel valore degli uomini e delle donne del nostro tempo, dei segni visibili della consacrazione delle vostre vite. La gente ha bisogno di segni e di richiami verso Dio in questa moderna città secolare a cui sono rimasti ben pochi segni che rinviano al Signore. Non date una mano a questa “cacciata di Dio dalle strade del mondo” adottando mode secolari di vestire o di comportarvi!

10. La mia speciale benedizione e i miei saluti vanno ai monaci e alle monache claustrali e contemplativi. Vi dico il mio grazie per quello che avete fatto per me con la vostra vita di preghiera e sacrificio fin dall’inizio del mio ministero papale. Io affermo che il Papa e la Chiesa hanno bisogno di voi. Voi siete soprattutto in quella “grande intensa e crescente preghiera” per la quale ho fatto appello nella Redemptor Hominis.

La vocazione contemplativa non è mai stata più preziosa e importante di quanto non lo sia nel nostro mondo moderno e senza pace. Che ci siano tanti ragazzi e ragazze irlandesi chiamati alla vita contemplativa in questo tempo in cui il frutto della Chiesa e dell’umanità dipende dalla preghiera.

Con gioia io ripeto a tutti i contemplativi in questa festa di Santa Teresa di Lisieux, le parole che io ho indirizzato alle suore di Roma: “Vi affido la Chiesa; vi affido il genere umano e il mondo. A voi, alle vostre preghiere, al vostro olocausto raccomando anche me, Vescovo di Roma. Siate con me, vicino a me, voi che siete nel cuore della Chiesa! Possa crescere in ciascuna di voi ciò che fu il programma di vita di Santa Teresa del Bambin Gesù: “in corde Ecclesiae amor ero”, nel cuore della Chiesa io sarò l’amore!”.

La maggior parte di ciò che ho detto va inteso anche per i seminaristi. Voi vi preparate per il dono totale di voi stessi a Cristo e al servizio del suo Regno. Voi portate a Cristo il dono del vostro entusiasmo e vitalità giovanili. In voi Cristo è eternamente giovane e attraverso voi egli ringiovanisce la Chiesa. Non deludetelo.

Non deludete il popolo che sta aspettando che voi portiate Cristo. Non squalificate la vostra generazione di giovani, uomini e donne irlandesi. Portate Cristo ai giovani della vostra generazione come unica risposta alle loro attese. Cristo guarda a voi e vi ama. Non fate come il giovane nel Vangelo che se ne andò via triste “perché possedeva molti beni” (Mt 19,22). Al contrario offrite tutti i vostri tesori di mente, di cuore, di energia a Cristo affinché egli se ne serva per attirare a sé ogni uomo (cf. Gv 12,32).

A tutti voi io dico: questo è un tempo meraviglioso per la storia della Chiesa. Questo è un tempo meraviglioso per essere prete, per essere religioso, per essere missionario di Cristo. Rallegratevi nel Signore sempre. Rallegratevi nella vostra vocazione. Io vi ripeto le parole dell’apostolo Paolo: “Rallegratevi nel Signore sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti e la pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza custodirà i vostri cuori, i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil 4,4-7).

Maria, Madre di Cristo, eterno sacerdote, madre dei preti e dei religiosi, vi tenga lontani da ogni preoccupazione, mentre voi “attendete in gioiosa speranza la venuta del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo”. Affidatevi a lei come io vi raccomando a lei, Maria, Madre di Gesù e Madre della sua Chiesa.   

 

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