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VISITA PASTORALE NEGLI STATI UNITI D'AMERICA

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AI MEMBRI DEL CORPO DIPLOMATICO A WASHINGTON

Sabato, 6 ottobre 1979

 

Nel corso di questa visita così gradita e così impegnativa a un tempo, sono particolarmente felice dell’occasione che mi è stata data stasera di incontrare i membri del Corpo Diplomatico in missione a Washington. 

La vostra presenza qui mi onora. È un onore reso non solo alla mia persona, ma al Capo della Chiesa Cattolica, e vi ringrazio molto cordialmente. Vedo anche in questo gesto di cortesia un incoraggiamento per l’attività della Chiesa Cattolica e della Santa Sede al servizio dell’umanità. Questa sollecitudine al servizio dell’umanità è comune al Corpo Diplomatico e alla Santa Sede. Ognuno agisce nel proprio ambito perseguendo con perseveranza il suo compito, ma sono ambedue uniti per la grande causa della comprensione e della solidarietà fra i popoli e le Nazioni. 

Voi avete un nobile incarico. Malgrado le difficoltà, i contrattempi, le sconfitte inevitabili, la diplomazia trae la sua importanza dal fatto che è uno dei cammini da percorrere quando si cerca la pace e il progresso di tutta l’umanità. “La diplomazia – diceva il mio predecessore Paolo VI – è l’arte di fare la pace” (Paolo VI, Allocutio ad Nationum Legatos apud Sanctam Sedem, 12 gennaio 1974). Gli sforzi dei diplomatici per stabilire la pace o per mantenerla, sia a un livello bilaterale che multilaterale, non sono sempre coronati da successo. Bisogna comunque incoraggiarli, oggi come ieri, così da suscitare nuove iniziative e tracciare nuovi sentieri, con quella pazienza e quella tenacia che sono le qualità preminenti dei diplomatici. 

E poiché io parlo in nome di Cristo che si è proclamato lui stesso “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6), vorrei anche attirare l’attenzione su altre qualità che mi sembrano indispensabili se si vuole che la diplomazia, al momento attuale, risponda alle speranze che vengono riposte in essa. Bisogna in effetti che i valori supremi, tanto morali che spirituali, siano sempre più profondamente integrati negli obiettivi perseguiti per i popoli e nei mezzi che si hanno per attuarli. 

La verità è la prima esigenza morale che deve prevalere nelle relazioni fra le Nazioni e i popoli. Per la Giornata mondiale della Pace del 1° gennaio 1980 ho scelto come tema: “La verità forza della pace”. E sono persuaso che i Governi e le Nazioni che voi rappresentate si assoceranno, questa volta ancora, come già hanno fatto in maniera così mirabile per il passato, in questa grande impresa. Impregnare di verità tutti i rapporti, politici o economici, bilaterali o multilaterali. 

Ora, troppo spesso la menzogna si trova sulla nostra strada, sia a livello personale che collettivo, facendo sorgere sospetti là dove la verità è indispensabile. Il dialogo diventa allora difficile, e ciò rende quasi impossibile tutta la collaborazione o l’accordo. Stabilire la verità in tutte le nostre relazioni vuol dire lavorare per la pace, che permette di trovare ai problemi mondiali delle soluzioni conformi alla ragione e alla giustizia, conformi, in una parola, alla verità dell’uomo. 

E qui mi allaccio al secondo punto che vorrei ricordarvi. Perché la pace sia reale e duratura, dovrà essere umana. Il desiderio di pace è universale. Si cela nel cuore di tutti gli esseri umani e non può essere raggiunta che alla condizione di porre la persona umana al centro di tutti gli sforzi per raggiungere l’unità e la fraternità fra le Nazioni. 

La missione di voi diplomatici è fondata sul mandato che avete ricevuto da quelli che hanno la responsabilità del benessere della vostra Nazione. Così non si può separare questo potere, del quale fate parte, dalle esigenze oggettive dell’ordine morale e del destino di tutti gli esseri umani. Mi permetto di citare qui ancora una volta ciò che ho dichiarato nella mia prima Enciclica: “Il dovere fondamentale del potere è la sollecitudine per il bene comune della società: da qui derivano i suoi fondamentali diritti. Proprio nel nome di queste premesse attinenti all’ordine etico oggettivo, i diritti del potere non possono essere intesi in altro modo che in base al rispetto dei diritti oggettivi e inviolabili dell’uomo. Quel bene comune, che l’autorità serve nello Stato, è pienamente realizzato solo quando tutti i cittadini sono sicuri dei loro diritti. Senza questo si arriva allo sfacelo della società, all’opposizione dei cittadini all’autorità, oppure ad una situazione di oppressione, di intimidazione, di violenza, di terrorismo, di cui ci hanno fornito numerosi esempi i totalitarismi del nostro secolo.È così che il principio dei diritti dell’uomo tocca profondamente il settore della giustizia sociale e diventa metro per la sua fondamentale verifica nella vita degli Organismi politici” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 17). 

Queste riflessioni sono estremamente importanti per il domani che vi preoccupa direttamente: la ricerca della pace internazionale, della giustizia fra le nazioni e la cooperazione di tutti i popoli nella solidarietà. 

In ultima analisi, il successo del diplomatico oggi sarà la vittoria della verità sull’uomo. 

Io invoco la benedizione di Dio onnipotente sulla vostra missione, che comporta la doppia esigenza di difendere il vostro Paese e contemporaneamente di mantenere la pace universale. Su di voi, che siete gli artefici della pace, sui vostri congiunti e le vostre famiglie che vi sostengono e vi incoraggiano, e infine su tutti quelli che fanno affidamento sul vostro servizio, impegnato affinché la propria dignità di persona umana sia riconosciuta e rispettata. Che la pace di Dio regni sempre nei vostri cuori! 


*Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol., 2 pp.670-672.

 

© Copyright 1979 - Libreria Editrice Vaticana

 

    

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