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VISITA PASTORALE NEGLI STATI UNITI D'AMERICA

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
ALL'ORGANIZZAZIONE DEGLI STATI AMERICANI*

Sabato, 6 ottobre 1979

 

Signor Presidente, Signor Segretario Generale, Signore e Signori. È per me motivo di grande soddisfazione avere l’opportunità di salutare gli illustri rappresentanti delle Nazioni appartenenti all’Organizzazione degli Stati Americani. Il mio sincero ringraziamento va a lei, Signor Presidente, per le cordiali parole di benvenuto che mi ha rivolto. Ringrazio anche il Segretario Generale per il suo amabile invito a visitare la sede generale della più antica tra le Organizzazioni internazionali regionali. È giusto che, dopo la mia visita all’Organizzazione delle Nazioni Unite, sia l’Organizzazione degli Stati Americani la prima tra le molte organizzazioni e istituzioni internazionali alla quale ho il privilegio di rivolgere un messaggio di pace e di amicizia.

La Santa Sede segue con sommo interesse e, posso dire, con speciale attenzione gli avvenimenti e gli sviluppi che interessano il benessere dei popoli delle Americhe. Per questo si sentì molto onorata quando fu invitata a inviare il suo Osservatore Permanente presso questa istituzione, invito rivoltole l’anno scorso per decisione unanime dell’Assemblea Generale. La Santa Sede vede nelle organizzazioni, come la vostra, che raggruppano Stati di una medesima regione geografica, strutture intermedie che promuovono una maggiore diversificazione e vitalità interna, in una determinata area geografica, all’interno della comunità globale delle nazioni. L’esistenza di una Organizzazione incaricata di assicurare al continente americano una maggiore continuità nel dialogo fra i Governi, di promuovere la pace, di favorire il pieno sviluppo nella solidarietà e di proteggere l’uomo, la sua dignità e i suoi diritti, è un fattore del quale beneficia tutta la famiglia umana. Il Vangelo e il Cristianesimo sono entrati appieno nella vostra storia e nelle vostre culture. Io vorrei partire da questa tradizione comune per esporvi, con assoluto rispetto per le vostre convinzioni personali e le specifiche competenze, alcune riflessioni, con lo scopo di offrire ai vostri sforzi un contributo originale in uno spirito di servizio. 

La pace è un dono prezioso che voi cercate di assicurare ai vostri popoli. Voi siete d’accordo con me che non è la corsa agli armamenti che permette di conservare una pace duratura. Oltre ad aumentare concretamente il pericolo di un ricorso alle armi per risolvere le dispute che possono sorgere, questa accumulazione di armi sottrae considerevoli risorse materiali e umane ai grandi compiti pacifici dello sviluppo, che sono tanto urgenti. Ciò potrebbe anche far pensare che l’ordine costruito sulle armi basti per assicurare la pace interna in ciascun paese.

Vi chiedo solennemente di fare tutto ciò che è in vostro potere per frenare la corsa agli armamenti in questo continente. Non esistono controversie fra i vostri paesi che non possano essere superate con mezzi pacifici. Che sollievo sarebbe per i vostri popoli, quante possibilità nuove si aprirebbero al suo progresso economico, sociale e culturale, e che esempio contagioso si darebbe al mondo, se la difficile impresa del disarmo potesse trovare qui una soluzione realistica e risoluta.

La dolorosa esperienza della storia della mia patria, la Polonia, mi ha insegnato quanto è importante la sovranità nazionale quando ha al suo servizio uno Stato degno di tal nome e libero nelle sue decisioni; quanto essa sia importante per la protezione non solo dei legittimi interessi materiali del popolo, ma anche della sua cultura e della sua anima. La vostra organizzazione è una organizzazione di Stati fondata sul rispetto dell’assoluta sovranità nazionale di ciascuno di essi, sulla partecipazione paritaria ai compiti comuni e sulla solidarietà fra i vostri popoli. La legittima esigenza da parte degli Stati di partecipare su una base di eguaglianza alle decisioni comuni dell’organizzazione deve essere accompagnata dal desiderio di promuovere all’interno di ciascun paese una partecipazione sempre più reale dei cittadini alla responsabilità e alle decisioni della nazione, secondo modalità che tengano conto in particolare delle tradizioni, difficoltà ed esperienze storiche.

In ogni modo, quantunque tali difficoltà ed esperienze possano esigere a volte misure eccezionali e un certo periodo di maturazione in vista dell’accesso a nuove responsabilità, esse mai e poi mai giustificano un attacco alla dignità inviolabile della persona umana e ai diritti autentici che ne tutelano la dignità. Se talune ideologie e modi di interpretare la legittima preoccupazione per la sicurezza nazionale dessero come risultato l’asservimento allo Stato dell’uomo, dei suoi diritti e della sua dignità, quelle ideologie cesserebbero, al tempo stesso, di essere umane, e diverrebbero per interna contraddizione inconciliabili con un contenuto cristiano. È un principio fondamentale nel pensiero della Chiesa che l’organizzazione sociale sia al servizio dell’uomo, e non viceversa. Ciò vale anche ai più alti livelli della società ove si esercita il potere di coercizione e ove gli abusi, quando esistono, sono particolarmente gravi. Inoltre, una sicurezza alla quale i popoli non si sentano interessati perché non li protegge nella loro autentica umanità, è una farsa; nella misura in cui diviene più rigida, mostra sintomi di crescente debolezza e di imminente rovina.

Senza indebite interferenze, la vostra Organizzazione, nello spirito con cui affronta tutti i problemi di sua competenza, può fare molto in tutto il continente per fare avanzare un concetto di Stato e di sovranità che sia realmente umano e che, proprio per questo, sia la base per la legittimazione degli Stati e delle loro riconosciute prerogative al servizio dell’uomo. 

L’uomo! L’uomo è il criterio decisivo che ordina e dirige tutti i vostri sforzi, il valore vitale il cui servizio esige incessantemente nuove iniziative. Le parole più piene di significato per l’uomo parole come giustizia, pace, sviluppo, solidarietà, diritti umani restano a volte sminuite a causa di una teorizzazione sospetta di una censura ideologica faziosa e settaria. In questo modo perdono il loro potere di mobilitazione e la loro attrattiva, che potranno essere recuperati solo se il rispetto per la persona umana e l’impegno a favore della stessa saranno posti di nuovo esplicitamente al centro di tutte le considerazioni. Quando parliamo di diritto alla vita, all’integrità fisica e morale, al cibo, alla casa, all’istruzione, alla salute, al lavoro e alla partecipazione alle responsabilità nella vita della nazione, parliamo della persona umana. Quella persona umana che la fede ci fa riconoscere come creata a immagine di Dio e destinata a una meta eterna. Quella stessa persona umana che si incontra di frequente minacciata e affamata, senza un tetto e un lavoro decenti, senza possibilità di accesso al patrimonio culturale del suo popolo o dell’umanità e senza voce per far sentire le sue angustie. Alla grande causa del pieno sviluppo nella solidarietà devono dare nuova vita quelli che, in un grado o nell’altro, già godono di questi beni, a beneficio di tutti quelli – e sono ancora tanti nel vostro continente – che ne sono privi in misura a volte drammatica.

La sfida dello sviluppo merita tutta la vostra attenzione. Anche in questo campo ciò che voi otterrete potrà servire da esempio per l’umanità. I problemi delle aree rurali e urbane, dell’industria e dell’agricoltura e dell’ambiente sono in larga misura un compito comune. La ricerca risoluta di tutto questo aiuterà a diffondere nel continente un sentimento di fraternità universale che va al di là delle frontiere e dei regimi politici. Senza pregiudizio per le responsabilità degli Stati sovrani, scoprirete come esigenza logica per voi l’occuparvi di problemi come la disoccupazione, l’emigrazione, e il commercio in quanto preoccupazione comune, la cui dimensione continentale richiede in forme sempre più intense soluzioni più organiche a livello continentale. Tutto ciò che farete per la persona umana arresterà la violenza e le minacce di sovversione e di destabilizzazione. Perché, accettando risolutamente le revisioni richieste da “quest’unico fondamentale punto di vista, che è il bene dell’uomo – diciamo della persona nella comunità – e che, come fattore fondamentale del bene comune, deve costituire l’essenziale criterio di tutti i programmi, sistemi, regimi” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 17), voi indirizzate le energie dei vostri popoli verso la soddisfazione pacifica delle loro aspirazioni.

La Santa Sede si considererà sempre lieta di offrire il proprio disinteressato contributo a quest’opera. Le Chiese locali delle Americhe faranno altrettanto nel contesto delle loro diverse responsabilità. Favorendo il progresso della persona umana, della sua dignità e dei suoi diritti, rendono un servizio alla città terrena, alla sua coesione e alle sue legittime autorità. La piena libertà religiosa che esse chiedono è per servire, non per opporsi alla legittima autonomia della società civile e dei suoi particolari strumenti d’azione. Quanto più i cittadini saranno in grado di esercitare normalmente la loro libertà nella vita della nazione, tanto più rapidamente le comunità cristiane potranno dedicarsi alla missione centrale dell’evangelizzazione, vale a dire a predicare il Vangelo di Cristo, fonte di vita, di fortezza, di giustizia e di pace.

In inglese

Con ferventi preghiere per la prosperità e la concordia, invoco su questa importante Assemblea, sui Rappresentanti di tutti gli Stati membri e sulle loro famiglie, su tutti i diletti popoli delle Americhe, i celesti favori e la benedizione di Dio Onnipotente.

In francese 

La mia presenza qui, nella Sala delle Americhe, davanti a questa Assemblea che si consacra alla collaborazione interamericana, vorrebbe esprimere insieme un augurio e una preghiera. Il mio augurio è che, in tutte le nazioni di questo continente, nessun uomo, nessuna donna, nessun fanciullo si senta mai abbandonato dalle autorità legittime alle quali è disposto ad accordare tutta la sua fiducia nella misura in cui queste autorità operano per il bene comune. La mia preghiera è che Dio Onnipotente illumini i popoli e i governanti affinché essi possano scoprire forme sempre nuove di collaborazione per costruire una società fraterna e giusta.

In portoghese 

E ancora una parola, prima di lasciarvi – con molto dispiacere, lo confesso – al termine di questa prima e breve visita alla vostra illustre Organizzazione. All’inizio dell’anno, durante il mio viaggio in Messico, avevo già avuto l’occasione di ammirare, a contatto con la popolazione locale, l’entusiasmo, la spontaneità e la gioia di vivere dei popoli di questo Continente. Sono convinto che voi saprete preservare il ricco patrimonio umano e culturale dei vostri popoli e, con esso, conservare le basi indispensabili al vero progresso fondato, sempre e in ogni dove, sul rispetto della suprema dignità dell’uomo.


*Insegnamenti II/2 pp. 662-667.

 

© Copyright 1979 - Libreria Editrice Vaticana

 

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