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VISITA PASTORALE IN IRLANDA

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AI RAPPRESENTANTI DI ALTRE CHIESE
 

29 settembre 1979

 

Miei cari fratelli in Cristo, Permettetemi di salutarvi nell’amore del nostro comune Signore e Salvatore, e con le parole del suo servo e apostolo Paolo; “Grazia a voi e pace da Dio, nostro padre, e dal Signore Gesù Cristo” (Ef 1,2). 

Sono felice di avere l’opportunità di trovarmi insieme con voi nel santo nome di Gesù e di pregare con voi. Per noi tutti che oggi siamo qui è veramente incoraggiante e edificante la grande promessa contenuta nel Vangelo: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). E così proviamo una gioia straordinaria nel sapere che Gesù Cristo è con noi. 

Sappiamo che egli è vicino a noi con la forza del suo Mistero Pasquale da cui noi ricaviamo luce e forza per camminare in quella che San Paolo chiama “la novità di vita” (Rm 6,4). 

Che grande grazia è per tutto il mondo cristiano il fatto che, in questo nostro giorno, lo Spirito Santo ha profondamente suscitato nei cuori umani un reale desiderio di questa “novità di vita”. E che grande dono di Dio è il fatto che esiste oggi fra i cristiani una più profonda consapevolezza della necessità di essere perfettamente uniti in Cristo e nella sua Chiesa: di essere una cosa sola, secondo la preghiera di Cristo, così come sono una cosa sola egli e il Padre suo (Gv 17,11). 

Il nostro desiderio di unità dei cristiani nasce da una necessità di essere fedeli alla volontà di Dio, rivelata da Cristo. La nostra unità in Cristo, inoltre, condiziona l’efficacia della nostra evangelizzazione; essa determina la credibilità della nostra testimonianza di fronte al mondo. Cristo pregò per l’unità dei suoi discepoli, proprio “perché il mondo creda...” (Gv 17,21). 

Oggi è stato davvero un giorno memorabile nella mia vita: ho potuto abbracciare nell’amore di Cristo i miei fratelli cristiani separati, e confessare con loro “che Gesù Cristo è il Figlio di Dio” (1Gv 4,15); che egli è “il Salvatore di tutti gli uomini” (1Tm 5,10); che egli è “il solo Mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù” (1Tm 2,5). Da Drogheda questo pomeriggio ho lanciato un appello per la pace e la riconciliazione secondo la suprema volontà di Cristo, che solo può unire i cuori degli uomini nella fratellanza e nella comune testimonianza. 

Che mai sia messo in dubbio l’impegno della Chiesa cattolica e della Sede Apostolica di Roma per conseguire l’unità dei cristiani. Lo scorso novembre, quando mi incontrai con i membri del Segretariato per l’Unità dei Cristiani, parlai dell’“intollerabile scandalo della divisione fra i cristiani”. Dissi che il movimento verso l’unità non si deve fermare fino al conseguimento del suo scopo; ed esortai i Vescovi, i sacerdoti e i laici cattolici a un energico impegno per portare avanti questo movimento. In quell’occasione dissi: “La Chiesa cattolica, fedele al cammino intrapreso con il Concilio, non solo vuole procedere sulla strada che porta al ripristino dell’unità, ma è desiderosa, con i suoi mezzi e in piena sottomissione all’azione dello Spirito Santo... di rafforzare ad ogni livello il suo contributo a questo grande movimento di tutti i cristiani” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad Sodales Secretariatus ad Unitatem Christianorum fovendam, 18 novembre 1978). Rinnovo questo impegno e questa promessa oggi qui in Irlanda, dove la riconciliazione tra i cristiani riveste una particolare urgenza, ma dove essa trova anche particolari risorse nella tradizione della fede cristiana e della fedeltà alla religione che caratterizza tanto le comunità cattoliche che quelle protestanti. 

L’opera di riconciliazione, la strada verso l’unità può essere lunga e difficile. Ma, come sulla via di Emmaus, il Signore stesso è con noi nel cammino, sempre comportandosi “come se dovesse andare più lontano” (Lc 24,28). 

Egli sarà con noi fino a quando verrà il momento tanto atteso, in cui potremo rallegrarci insieme nel riconoscerlo nelle Sacre Scritture e “nello spezzare il pane” (Lc 24,35). 

Intanto, il rinnovamento interno della Chiesa cattolica, in piena fedeltà al Concilio Vaticano II, cui dedicai tutte le mie energie all’inizio del mio ministero pontificio, deve continuare con lo stesso vigore. Questo rinnovamento è, di per sé, un indispensabile contributo all’opera dell’unità dei cristiani. Mentre noi, nelle nostre rispettive Chiese, progrediamo nel nostro approfondimento delle Sacre Scritture, nella nostra fedeltà all’antica tradizione della Chiesa cristiana e nella continuità con essa, nella nostra ricerca di santità e di autenticità di vita cristiana, dobbiamo anche diventare sempre più uniti a Cristo, e perciò più uniti tra noi in Cristo. 

Soltanto lui, attraverso l’azione dello Spirito Santo, può portare le nostre speranze a compimento. In lui poniamo tutta la nostra fiducia: in “Gesù Cristo la nostra speranza” (1Tm 1,1). Nonostante la nostra debolezza umana e i nostri peccati, nonostante tutti gli ostacoli, noi accettiamo in umiltà e con fede il grande principio enunciato dal nostro Salvatore: “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18,27). 

Possa questo giorno segnare veramente, per tutti noi e per coloro che noi serviamo in Cristo, l’occasione per una fedeltà ancora più grande in preghiera e in penitenza, alla causa di Gesù Cristo, e al suo messaggio di verità e d’amore, di giustizia e di pace. Possa la nostra comune venerazione e il nostro amore per la santa e ispirata parola di Dio unirci sempre di più, mentre continuiamo a studiare e ad esaminare insieme gli importanti argomenti relativi all’unità ecclesiale in tutti i suoi aspetti, così come la necessità di un comune servizio a un mondo che ne ha bisogno. 

L’Irlanda, cari fratelli in Cristo, ha bisogno in modo particolare e con particolare urgenza di un servizio comune da parte dei cristiani. Tutti i cristiani irlandesi debbono porsi insieme a difesa dei valori spirituali e morali contro la pressione del materialismo e del permissivismo morale. I cristiani devono unirsi nella promozione della giustizia e nella difesa dei diritti e della dignità di ogni persona umana. Tutti i cristiani d’Irlanda devono unirsi per opporsi ad ogni violenza e ad ogni attentato contro la persona umana – da qualsiasi parte provengano – e per trovare risposte cristiane al grave problema dell’Irlanda del Nord. Noi dobbiamo essere tutti ministri di riconciliazione. Con l’esempio e con la parola, dobbiamo cercare di spingere i cittadini, le comunità e i politici verso le strade della tolleranza, della cooperazione e dell’amore. Nessun timore di critiche, nessun rischio di risentimenti deve distoglierci da questo compito. La carità di Cristo ce lo impone. Proprio perché noi abbiamo un comune Signore, Gesù Cristo, dobbiamo accettare insieme la responsabilità della vocazione che abbiamo ricevuto da lui. 

Cari fratelli, con una convinzione legata alla nostra fede, avvertiamo che il destino del mondo è in pericolo, perché è stata sfidata la credibilità del Vangelo. Soltanto in perfetta unità, noi cristiani possiamo dare adeguata testimonianza alla verità. E così la nostra fedeltà a Gesù Cristo ci spinge a fare di più, a pregare di più ad amare di più. 

Possa Cristo, il Buon Pastore, mostrarci il modo di guidare il nostro popolo lungo il sentiero dell’amore e verso la meta della perfetta unità: a lode e gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 

       

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