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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE DELEGAZIONI DEI GOVERNI
DI CILE E ARGENTINA 

12 dicembre 1980

 

Eccellentissimi Signori Ministri,
Signore e Signori,

1. Sento che una profonda emozione riempie il mio cuore in questi momenti, in cui grazie all’amabile risposta al mio invito, ho l’opportunità di ricevervi, Signori Ministri delle Relazioni Estere della Repubblica di Argentina e della Repubblica del Cile, insieme alle delegazioni che vostri due governi hanno accreditato per i lavori della mia mediazione nella controversia sulla zona australe.

Sono sicuro di non sbagliarmi, pensando che i vostri due popoli e le vostre più alte autorità vivono, come anche voi vivete, una emozione analoga al presentire che questo giorno potrebbe essere - nei disegni di Dio, ricco di misericordia, l’inizio della tappa finale di un lavoro arduo e difficile, indirizzato a fissare, in maniera salda e definitiva, la pace tra i vostri due Paesi, così cari al Papa, così cattolici.

2. È vero che, dal momento in cui i vostri popoli hanno avuto l’indipendenza nel contesto internazionale, non sono mancate le divergenze tra di essi. È vero che non sempre si è verificato, nei rapporti vicendevoli, una completa e luminosa “tranquilitas ordinis”, espressione concisa, coniata da Sant’Agostino per definire in maniera insuperabile la pace.

Comunque è anche vero - e l’ho sottolineato nel settembre dell’anno scorso davanti a queste rappresentazioni governative - che “è bello e consolante constatare che non c’è mai stato un conflitto bellico tra i due Paesi”. Si tratta di un fatto singolare, forse l’unico nella storia dei rapporti tra Nazioni limitrofe. Potrei addirittura dire che vedo in questo fatto una speciale assistenza della Provvidenza di Dio misericordioso.

Di fronte a questo fatto, penso che nessuno potrà trovare infondata o carente di logica questa considerazione: se Dio ha curato per tanto tempo e con tanto affetto lo sviluppo dei rapporti tra le vostre due Nazioni, come potevamo noi esimerci dal fare tutto il possibile per non perdere questo dono inestimabile della pace, privilegio della vostra storia comune?

In più di una occasione - e concretamente nel messaggio per la “Giornata della Pace” del 1979 - ho insistito nel bisogno di “educare alla pace”, manifestando che tale obiettivo si raggiunge anche, a mio avviso, mediante la realizzazione di un gesto di pace, giacché “la pratica della pace porta alla pace”. In quei giorni, - compresi tra la fine del 1978 e l’inizio del 1979 - così difficili e tesi per voi e per tutti i vostri concittadini e anche così preoccupanti per il mio cuore di Pastore Comune - Dio, Padre di tutti, mi spinse ad osare quel gesto di pace non facile e audace, rischioso, impegnativo ed anche speranzoso.

Un gesto simile è quello che mi permetto di chiedere ora a due Nazioni, che mai si sono affrontate in una guerra, di fronte a un mondo che, sfortunatamente, non riesce ancora a conoscere la pace e respira tanti timori e presagi di nuove violenze. È il gesto che chiedo ai vostri popoli e, soprattutto, ai più alti responsabili di entrambi Paesi: per questi ultimi, difensori come sono dei legittimi interessi nazionali, desidero la splendida ricompensa che la Storia si ricordi di loro anche per il coraggio che hanno avuto di scommettere per la pace in un momento difficile e per aver così dato al mondo, - in particolare a coloro che reggono i destini delle Nazioni - l’esempio della ragionevolezza e del buon senso come criteri di governo; criteri che non escludono l’adozione di decisioni meno gradevoli in favore di una pace vera, completa, aperta al progresso e alla realizzazione piena di una convivenza concorde alle esigenze della fratellanza umana.

Perché mi sembra fuori dubbio che questo gesto audace di scommettere per la pace, sebbene potesse comportare tal genere di decisioni, oltre ad evitare pericolosi inasprimenti, mostrerà ad altri la via da seguire quando si presentano difficoltà o tensioni nei rapporti internazionali e darà anche frutti molto positivi nei vostri due Paesi. “Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum”, afferma San Paolo; (Rm 8,28) per coloro che amano Dio, “ogni cosa” coopera al bene; e scommettere per la pace è una maniera di amare Dio.

Per questo, non esito nell’affermare che, con l’aiuto dell’Onnipotente, sarà possibile trarre un bene da questo conflitto che tanta angoscia ha causato durante gli ultimi anni. Realizzando ora gesti di pace, sarà infatti possibile raggiungere e conservare in seguito una pace più salda e più completa di quella avuta in epoche precedenti; una pace che rappresenti una vera “tranquillitas ordinis”, nei più vari e ampi settori della vita dei vostri Paesi; una pace che vi porti a rendere più stretti e più forti i numerosi vincoli che vi uniscono, a vostro beneficio; ancor di più, una pace che possa avere ripercussioni benefiche fuori dai vostri confini nazionali e addirittura fuori dal vostro stesso continente.

3. Dopo aver invocato un’illuminazione dal Signore, accettai la richiesta di mediazione, considerando anche che la soluzione del vostro disaccordo potrebbe - dovrebbe - facilitare oltre che un ordinato progresso per ciascuno di voi, anche l’intensificazione e lo sviluppo della cooperazione e della integrazione tra le due Nazioni sorelle, in tante aree possibili di attività, a condizione che non manchi una conveniente visione del futuro.

Avendo, come le vostre nazioni hanno, una indiscutibile identità di base per la lingua, la fede e per i sentimenti religiosi, non sembra al Mediatore fuori posto il contemplare la possibilità di estendere quella comunità sostanziale - così antica come esse - ad altri terreni (economici, industriali, commerciali, turistici, culturali...): sono molto numerose le circostanze che lo fanno desiderabile e raccomandabile.

4. D’altra parte, questa prospettiva che potrebbe sembrare ambiziosa, non cessa di essere ragionevole e realizzabile. Basta tenere conto che i popoli argentino e cileno si stimano e amano profondamente e sinceramente; allo stesso modo è manifesto il loro desiderio di convivere in un ambiente sereno di pace sicura e feconda. Di fronte a questa realtà, che nessun osservatore imparziale può smentire, è lecito formulare voti affinché cileni e argentini vedano realizzato un desiderio così umano come quello di una soluzione completa e definitiva sulla vertenza della zona australe, sigillata con un accordo solenne di amicizia perenne, assunto davanti alla comunità internazionale. Questo trattato implicherebbe l’impegno di risolvere qualsiasi possibile litigio futuro con mezzi pacifici, escludendo - da ambo le parti - il ricorso alla forza o alla minaccia dell’uso della forza; ricorso di per sé dannoso perché vizia e blocca sostanzialmente qualsiasi soluzione si voglia ottenere per mezzo di esso.

5. Se la questione della zona australe potesse servire affinché i desideri profondi di due popoli si consolidassero in tali impegni, sembra al Mediatore che niente di meglio si potrebbe auspicare per quella zona che farla diventare un simbolo e modello inconfutabile della nuova realtà; il che si potrebbe ottenere, secondo la mia opinione, dichiarandola “zona di pace”; zona in cui Argentina e Cile procureranno d’ora in avanti di confermare la loro decisione di convivenza fraterna, scartando ogni tipo di misure e atteggiamenti che possano sembrare poco adeguate per lo sviluppo dei loro rapporti d’amicizia.

6. Descritta così la controversia in un quadro tanto ampio quanto interessante, mi sembra evidente che le difficoltà, che innegabilmente esistono per la sua soluzione, quando vengono illuminate per gli ulteriori benefici, perdono la loro carica negativa. Allo stesso tempo, si rende, dunque, più necessario arrivare ad un accordo definitivo.

Alla fin fine, penso che bisogna piuttosto valorizzare questa controversia alla luce dell’insieme di possibilità di cooperazione a cui mi sono riferito prima e a quelle che voi potreste scoprire. Sarebbe così un tema di ancor meno rilevanza, se inquadrato in un progetto di dimensioni ambiziosamente totalizzanti, che guarda al futuro. Per questo, sarebbe poco ragionevole dare troppa importanza e valore agli ostacoli che potrebbero compromettere un così grande bene.

In questo contesto, ritengo che le possibili limitatezze delle naturali, comprensibili e rispettabili aspirazioni, riferite a quella zona geografica, difficilmente potranno raggiungere una entità tale che da giustificare validamente la non accettazione dei suggerimenti e consigli indirizzati alla soluzione della controversia e il conseguente fallimento di questa integrazione, che da tempo è oggetto di negoziati e di ben logici desideri.

In altre parole, se la soluzione di questo problema è destinata ad aprire la via ad uno splendido sviluppo in beneficio delle due Nazioni, vale la pena certamente consacrare a questa soluzione la migliore buona volontà, poiché sicuramente le sue vantaggiose conseguenze farebbero dimenticare tutto il resto.

7. Più d’una volta ho detto - ricordando alcune parole del primo accordo di Montevideo - che la soluzione deve essere allo stesso tempo giusta, equa e onorevole. Infatti, tali sono le caratteristiche che deve avere un accordo che voglia essere anche vero e definitivo. Bisogna cercare una soluzione che si collochi in un piano superiore, sforzandoci tutti di scoprire i disegni divini, oggi, riguardo alle relazioni generali tra vostri paesi.

Per tentare di ottenere questo risultato, credo che sia necessario arricchire la giustizia positiva per mezzo della equità in maniera che si possa esprimere il giusto naturale per il momento presente; giusto naturale che non poche volte gli uomini non riescono a riflettere in modo perfetto nelle norme concrete.

Posso assicurarvi che al redigere questa proposta che ora, nella mia qualità di Mediatore, vi consegnerò, ho voluto ispirarmi - non avrei potuto fare altrimenti - a criteri di giustizia, che non può essere lesa, quando si ha il desiderio non creare motivi di nuovi litigi. Ho tentato, ugualmente di aggiungere considerazioni di equità, la cui concretizzazione risulta - è vero - meno facile, ma che neppure devono essere dimenticate quando si cerca una soluzione onorevole. In definitiva, ho voluto suggerire, in questa vertenza, quello che gli antichi giuristi romani indicavano con l’espressione “ex bono et aequo”. Esso comporta che l’intelligenza e il giudizio umani, considerando una serie di circostanze di varia indole, non trascurino o ignorino l’appoggio e la luce della sapienza divina.

Credo di poter affermare che l’insieme delle proposte segue anche uno schema logico ed evita espressioni che potrebbero sembrare meno gradevoli ad ambedue le parti. Non ho neppure dimenticato gli accordi dei negoziati bilaterali dell’anno 1978.

Se la soluzione che vi propongo è - come credo - giusta ed equa, difficilmente non sarà onorevole per ambedue le parti. Ed è questa la qualità sicuramente attesa dalle vostre nazioni e da tutti noi.

8. Effettivamente, è chiaro che i vostri due popoli desiderano la pace. Lo hanno dimostrato e ribadito apertamente in occasione dei recenti Congressi nazionali, Eucaristico e Mariano, celebrati in Cile e in Argentina con grande partecipazione dei fedeli. Nelle loro preghiere, questi cattolici, guidati dalle loro rispettive gerarchie ecclesiastiche, hanno riservato una intenzione molto speciale per il successo dei questa Mediazione. Sono certo che non cesseranno di pregare soprattutto ora che entriamo - così mi auguro - nella fase conclusiva dei nostri lavori. Sono convinto che l’opinione pubblica dei vostri paesi - così interessata a questo problema - non smetterà di aiutare e sostenere coloro ai quali corrisponde, secondo le loro elevate funzioni, prendere decisioni adeguate nel corso delle prossime settimane.

Da parte mia, considero un obbligo dare testimonianza della diligenza e della fermezza con cui le Autorità di entrambe le nazioni, e tutti coloro che qui le hanno rappresentate, hanno esposto e difeso quello che consideravano patrimonio delle loro rispettive patrie, con documentazione abbondantissima ed argomenti molto vari, illustrati in centinaia di conversazioni. Credo che nessuno, - né ora, né in futuro - dovrebbe sentirsi autorizzato a rimproverare loro indolenza o inettitudine nella difesa dei legittimi interessi nazionali, sebbene l’accedere ora ai miei suggerimenti e consigli possa comportare una modifica delle posizioni da essi mantenute. Rimanga sempre tranquilla la vostra coscienza per aver compiuto diligentemente il vostro dovere.

9. All’inizio del mio discorso vi ho condiviso la mia emozione per questo incontro. Ora non posso finire senza comunicarvi che i miei sentimenti - o meglio presentimenti - si convertono in fondate speranze al constatare, non senza vedere in questo un segno della Provvidenza, che la nostra riunione di oggi si svolge sotto lo sguardo amorevole e incoraggiante della Vergine Maria, nostra Signora di Guadalupe. Infatti oggi è la sua festa e con essa comincia l’anno giubilare delle celebri apparizioni del dicembre del 1531. Come non potrebbe offrirci il suo sostegno e la sua protezione Colei alla quale i vostri popoli hanno dato il titolo di Imperatrice delle Americhe? Come non potrebbe Maria Santissima ascoltare le preghiere dei loro figli argentini e cileni, che con tanto affetto e fiducia la invocano sia a Lujan che a Maipù?

Con affetto di figli e con un cuore colmo di speranza, chiediamole che ci procuri la pace. Ella, che a Betlemme sentì il canto di pace degli angeli ci conceda che sin d’ora - e non soltanto durante le prossime festività di natale - risuoni quel meraviglioso inno come anelito, come consegna, come impegno, come saldo proposito, come testimonianza di una nuova realtà nelle vostre nazioni che si pregiano di essere “terra mariana”. Chiediamole che questo canto si faccia preghiera: “Maria, Madre nostra, Regina della Pace, fa che i nostri spiriti abbondino di desideri di pace e che questi si convertano in opere di pace, affinché tutti noi possiamo essere raggiunti dalla beatitudine promessa dal tuo Figlio, Principe della Pace!”.

10. Con questi sentimenti, con questa speranza e anche - perché non confessarlo? - con un certo tremore, che probabilmente anche voi sentite, vi consegno, Signori Ministri, in forma riservata, il testo della mia proposta, dei miei suggerimenti, dei miei consigli. Sono sicuro che i vostri Governi lo studieranno con serenità.

Mi piacerebbe che durante le feste natalizie, in cui i cristiani siamo pervasi dalla gioia della celebrazione liturgica del mistero di “Dio con noi”, possa maturare il frutto delle vostre risposte. A nessuno sorprenderà la mia speranza che queste risposte siano tali che possano aprire un buon cammino per la felice conclusione di questa lunga controversia, che in alcuni momenti è divenuta anche angosciante.

Per conto mio, sono disposto a continuare nel mio ruolo di Mediatore fino alla stipulazione di un accordo finale. Il Signore mi conceda anche di poter sancire la sua esecuzione.

A voi, alle vostre nazioni e a tutti i vostri connazionali, ai vostri governanti, i miei più fervidi auguri di pace, di pace vera, completa e definitiva; di pace che raggiunga e ricolmi di gioia i cari figli dei vostri paesi e si converta anche in frutti maturi di rispetto mutuo, di convivenza fraterna e benessere cristiano nella vita quotidiana delle vostre Nazioni!

Con la mia cordiale benedizione apostolica!

 

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