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VISITA PASTORALE A PARIGI E LISIEUX

VEGLIA DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI NEL PARC DES PRINCES

Parigi (Francia), 1 giugno 1980


Cari giovani di Francia.

1. Vi ringrazio per quest’incontro che avete voluto organizzare come una specie di dialogo. Avete voluto parlare con il Papa. Questo è molto importante per due motivi.

Il primo è che questo modo di fare ci rinvia direttamente a Cristo: in Lui si svolge un dialogo continuo: la conversazione di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio.

Cristo, l’avete sentito, è il Verbo, la Parola di Dio. Egli è il Verbo eterno. Questo Verbo di Dio, come l’uomo, non è la parola di un grande monologo, ma è la Parola del “dialogo incessante” che si svolge nello Spirito Santo. Io so che questa frase è difficile a capirsi, ma la dico lo stesso e ve la lascio perché voi la meditiate. Non abbiamo forse celebrato questa mattina il Mistero della Santissima Trinità?

Il secondo motivo è questo: il dialogo risponde alla mia convinzione personale, che, essere il servitore del Verbo, della Parola vuol dire “annunciare nel senso di rispondere”. Per rispondere, bisogna conoscere le domande. E per questo è bene che voi le abbiate proposte; altrimenti avrei dovuto indovinarle, per potervi parlare, per rispondervi! (È la vostra domanda numero ventuno).

Sono giunto a questa convinzione, non soltanto per la mia esperienza di un tempo come professore, attraverso le lezioni e i gruppi di lavoro, ma soprattutto attraverso la mia esperienza di predicatore; nelle omelie, e soprattutto predicando durante gli esercizi spirituali. La maggior parte del tempo io mi rivolgevo ai giovani, e sono i giovani che ho aiutato ad incontrare il Signore, e anche ad ascoltarlo e a rispondergli.

2. Rivolgendomi a voi adesso vorrei farlo in modo da rispondere, almeno indirettamente a tutte le vostre domande.

È per questo che non posso farlo elencandole una dopo l’altra, perché in tal caso le mie risposte non potrebbero che essere schematiche.

Permettetemi quindi di scegliere la domanda che mi pare più importante, la più centrale, e di partire da essa. In questo modo spero che le vostre altre domande emergeranno a poco a poco.

La vostra domanda centrale riguarda Gesù Cristo, e mi chiedete chi è per me Gesù Cristo (è la vostra tredicesima domanda).

Permettetemi di rinviarvi la stessa domanda e di dirvi: per voi chi è Gesù Cristo? In questo modo, e senza eludere la domanda, vi darei anche la mia risposta dicendovi ciò che Egli è per me.

3. Il Vangelo, tutto, è un dialogo con l’uomo, con le diverse generazioni, con le nazioni, con le diverse tradizioni..., ma è sempre, ininterrottamente un dialogo con l’uomo, con ogni uomo, uno unico, assolutamente singolare.

Nello stesso tempo si incontrano molti dialoghi nel Vangelo. Fra questi ritengo, particolarmente eloquente il dialogo di Cristo con il giovane ricco.

Vi leggo il testo, perché forse non tutti voi lo ricordate bene. Si trova nel capitolo XIX del Vangelo di Matteo.

“Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?” Egli rispose: “Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono, Dio. Se vuoi entrare nella vita osserva i comandamenti”. Ed egli chiese: “Quali?”. E Gesù rispose: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo come te stesso”. Il giovane gli disse: “Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?”. Gli disse Gesù: “Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. Udito questo, il giovane se ne andò triste poiché aveva molte ricchezze”.

Perché Cristo dialogò con questo giovane? La risposta si legge nel testo evangelico. E voi mi domandate perché ovunque io vada voglio incontrare i giovani (è anche la vostra prima domanda).

Io vi rispondo; perché il giovane è l’uomo che in maniera speciale, in maniera decisiva si sta “formando”. Ciò non vuol dire che l’uomo non si formi durante tutta la vita; si dice che l’educazione incominci già prima della nascita e duri fino all’ultimo giorno. Però dal punto di vista della formazione, la giovinezza è un periodo particolarmente importante, ricco e decisivo. E se voi riflettete sul dialogo di Cristo con il giovane ricco troverete la conferma di ciò che vi ho detto.
Le domande del giovane sono essenziali, le risposte lo sono pure.

4. Queste domande e risposte non sono essenziali solo per il giovane di cui si è parlato, importanti per la sua situazione di quel tempo, sono pure di primaria importanza ed essenziali per i tempi d’oggi. Perciò, al voler sapere se il Vangelo possa rispondere ai problemi degli uomini di oggi (e la vostra nona domanda) io rispondo: non solo ne è capace, ma si deve andare molto più in là: esso solo dà ad essi una risposta totale, che va fino al fondo delle cose, e completamente.

All’inizio ho detto che Cristo è il Verbo, la Parola di un dialogo incessante. Egli è il dialogo, il dialogo con ogni uomo, sebbene alcuni non lo facciano, o che non sappiano come portarlo avanti, e ce ne sono di quelli che rifiutano esplicitamente questo dialogo. Essi si allontanano... eppure... può essere che questo dialogo sia in corso anche con loro. Sono convinto che è proprio così. Più di una volta questo dialogo si “svela” in modo inatteso e sorprendente.

5. Voi mi chiedete anche di sapere perché, nei miei viaggi nei diversi paesi e anche a Roma, parlo con i diversi capi di stato (domanda numero due).

Semplicemente perché Cristo parla con tutti gli uomini, con ogni uomo. E inoltre penso, non dubitatene, che egli non ha meno cose da dire agli uomini che hanno così gravi responsabilità sociali, di quante abbia da dire al giovane del Vangelo e a ciascuno di voi.

Alla vostra domanda circa il tema delle mie conversazioni con i capi di stato, rispondo che molte volte parlo con loro proprio dei giovani. Infatti è dalla gioventù che dipende il “domani”. Queste ultime parole sono tratte da una canzone che i giovani polacchi della vostra età cantano spesso: “È da noi che dipende il domani”.

Anche io l’ho cantata più volte con loro. Inoltre mi dilettavo molto a cantare le canzoni con i giovani per la musica e le parole. Ricordo questo perché mi avete posto anche una domanda sulla mia patria (e la vostra settima domanda), ma per rispondervi dovrei parlare molto a lungo!

E mi chiedete pure ciò che la Francia potrebbe imparare dalla Polonia, e ciò che la Polonia potrebbe imparare dalla Francia.

Si pensa di solito che la Polonia ha imparato di più dalla Francia che questa dalla Polonia.

Storicamente, la Polonia è di alcuni secoli più giovane, penso tuttavia che la Francia potrebbe apprendere diverse cose. La Polonia non ha avuto una storia facile, particolarmente negli ultimi secoli; i polacchi hanno “pagato”, e non poco, per essere polacchi ma anche per essere cristiani...

Questa risposta è “autobiografica”, scusatemi, ma l’avete provocata voi. Permettetemi, però, di ampliare questa risposta autobiografica, con l’aiuto di altre domande che mi avete posto. Per esempio, quando mi chiedete se la Chiesa che è “occidentale”, può essere veramente la Chiesa “africana” o “asiatica” (domanda ventesima).

6. Certo, questo argomento, è più ampio e va oltre tutto ciò di cui vi ho parlato sul tema della Chiesa in Francia o in Polonia. Infatti: l’una e l’altra sono occidentali, appartengono alla stessa cultura europea e latina, ma la mia risposta sarà la stessa. Per sua natura la Chiesa è una ed universale. Essa diventa la Chiesa di ogni nazione, o dei continenti o delle razze, a mano a mano che queste società accettano il Vangelo e ne fanno per così dire una cosa propria. Poco tempo fa sono stato in Africa. Tutto dimostra che le giovani Chiese di questo continente hanno piena coscienza di essere africane. Esse aspirano consapevolmente a creare un legame fra il cristianesimo e le tradizioni delle loro culture. In Asia e soprattutto nell’estremo Oriente si pensa spesso che il cristianesimo e la religione occidentale, ma io non ho dubbio che le Chiese che si sono radicate laggiù siano Chiese asiatiche.

7. Ritorniamo ora al nostro tema principale, il dialogo di Cristo con il giovane.

In realtà direi che non ci siamo allontanati dal suo contesto. Il giovane chiese: “Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?” (Mt 19,16).

Ora mi ponete questa domanda: Si può essere felici nel mondo d’oggi? (E la vostra dodicesima domanda)... In verità mi ponete la stessa domanda di quel giovane! Cristo risponde - a lui e a voi, a ciascuno di voi: si può. È questo infatti ciò che lui risponde, anche se le sue parole sono queste: “Se vuoi entrare nella vita osserva i comandamenti” (Mt 19,17). E più tardi risponderà ancora: “Se vuoi essere perfetto, va, vendi ciò che possiedi, dallo ai poveri e seguimi” (Mt 19,21).

Tali parole vogliono dire che l’uomo può essere felice solo nella misura in cui è capace di accettare le esigenze che la propria umanità, la sua dignità d’uomo gli impongono. Quelle esigenze che Dio stesso gli impone.

8. Così Cristo non risponde solo alla domanda se si può essere felici, ma dice di più: ci dice come si può essere felici, a quale condizione. Questa risposta è del tutto originale, non può essere superata ed è sempre attuale. Dovete rifletterci bene, e adattarla a voi stessi. La risposta di Cristo comprende due parti: nella prima esorta a seguire i comandamenti, e qui farei una digressione, per rispondere ad una domanda sui principi che la Chiesa insegna nel campo della morale sessuale (è la diciassettesima).

Voi esprimete la preoccupazione nel vedere quanto siano difficili da seguire, e che i giovani potrebbero proprio per questo motivo allontanarsi dalla Chiesa: io vi dirò: se voi andate in fondo al problema, vi assicuro che vi renderete conto di una sola cosa: in questo campo la Chiesa pone soltanto le esigenze che sono strettamente legate con l’amore coniugale vero; cioè responsabile.

Essa esige ciò che richiede la dignità della persona e l’ordine sociale fondamentale. Io non nego che non ci siano delle esigenze. Ma è proprio lì che si trova il punto essenziale del problema: l’uomo realizza se stesso solo nella misura in cui sa imporsi delle esigenze. Nel caso contrario egli se ne va “triste”, come abbiamo letto nel Vangelo. La permissività morale non rende gli uomini felici, la società dei consumi non rende gli uomini felici, non l’hanno mai fatto.

9. Nel dialogo di Cristo con il giovane ci sono, come ho detto, due tappe. Nella prima si tratta dei comandamenti del decalogo, cioè le esigenze fondamentali di ogni morale umana. Nella seconda tappa Cristo dice: “Se vuoi essere perfetto, vieni e seguimi” (Mt 19,21).

Questo “vieni e seguimi” è un punto centrale e culminante di tutto questo episodio. Queste parole significano che non si può imparare il cristianesimo come una lezione composta da capitoli numerosi e diversi ma che lo si deve associare sempre ad una persona, ad una persona viva: Gesù Cristo.

Gesù Cristo è la guida: egli è il modello. Lo si può imitare in diverse maniere e in dimensioni diverse. Si può in diverse maniere e in dimensioni diverse fare di lui la propria “regola di vita”.

Ciascuno di noi è come un “materiale” particolare, da cui si può, seguendo Cristo, trarre una forma concreta, unica e assolutamente singolare della vita che possiamo chiamare la vocazione cristiana.

A questo proposito si sono dette molte cose nell’ultimo Concilio su ciò che riguarda la vocazione dei laici.

10. Ciò non cambia nulla al fatto che questo “seguimi” di Cristo, nel caso preciso, è e rimane la vocazione sacerdotale o la vocazione alla vita consacrata secondo i consigli evangelici. Lo dico per rispondere alla vostra decima domanda sulla mia vocazione sacerdotale. Lo farò brevemente, seguendo lo schema delle vostre domande. Dirò dunque per prima cosa: sono Papa da due anni, da più di venti sono vescovo, eppure la cosa più importante per me rimane sempre il fatto di essere un sacerdote. Potere ogni giorno celebrare l’eucaristia, poter rinnovare il proprio sacrificio di Cristo, riportando, attraverso lui, ogni cosa al Padre: il mondo, l’umanità, e me stesso. E in questo consiste, infatti, la giusta dimensione dell’eucaristia. Ed è per tutte queste cose che ho sempre vivo nella memoria lo sviluppo interiore in seguito al quale “ho udito” la chiamata di Cristo al sacerdozio.

Questo speciale “vieni e seguimi”.

Confidandovi ciò invito ciascuno e ciascuna di voi a prestar bene l’orecchio a queste parole evangeliche. E per mezzo di quest’ascolto, si modellerà completamente la vostra umanità, e si stabilirà la vocazione cristiana di ciascuno di voi. E forse anche voi sentirete la chiamata al sacerdozio o alla vita religiosa. Fino a poco tempo fa la Francia era ricca di vocazioni. Tra l’altro essa ha dato alla Chiesa tanti missionari e tante religiose missionarie! Certamente Cristo continua a parlare sulle rive della Senna e rivolge sempre la stessa chiamata. Ascoltate attentamente. Ci sarà sempre bisogno, nella Chiesa “di coloro che sono stati scelti fra gli uomini”, di quelli che Cristo stabilisce in modo particolare “per il bene degli uomini” (Eb 5,1) e che egli manda fra gli uomini.

11. Avete posto la domanda anche sulla preghiera (la quarta). Ci sono parecchie definizioni della preghiera. Il più spesso la si chiama colloquio, conversazione, trattenimento con Dio. Ma conversando con qualcuno, non soltanto noi parliamo, ma ascoltiamo. La preghiera quindi è anche un ascolto. Essa consiste nel mettersi in ascolto della voce interiore della grazia. In ascolto della chiamata. E, poiché mi chiedete come prega il Papa, vi rispondo: come ogni cristiano; egli parla e ascolta. Qualche volta prega senza parole, e allora ascolta ancora di più. Il più importante è precisamente ciò che “sente”. Cerca anche di unire la preghiera ai suoi obblighi, alle sue attività, al suo lavoro, e a unire il suo lavoro alla preghiera. In questo modo, giorno dopo giorno cerca di assolvere il suo “servizio” e il suo “ministero” che gli deriva dalla volontà di Cristo e dalla viva tradizione della Chiesa.

12. Voi mi chiedete pure come io vedo questo servizio adesso che da due anni sono stato chiamato ad essere il successore di Pietro (domanda sesta). Io lo vedo soprattutto come una maturazione nel sacerdozio e come la permanenza nella preghiera con Maria, Madre di Cristo, nel modo in cui gli apostoli erano assidui alla preghiera, nel cenacolo di Gerusalemme quando hanno ricevuto lo Spirito Santo. Oltre questo, troverete la risposta a questa domanda, affrontando gli argomenti successivi. E fra tutte, quella che concerne la realizzazione del Concilio Vaticano II (domanda quattordicesima). Voi mi chiedete se la realizzazione è possibile? Vi rispondo: non solo la realizzazione del Concilio è possibile, ma è necessaria. E tale risposta è prima di tutto la risposta della fede. È la prima risposta che ho dato all’indomani della mia elezione, ai Cardinali riuniti nella Cappella Sistina, è la risposta che ho dato a me stesso e agli altri, come Vescovo e come Cardinale, ed è la risposta che do continuamente. È il problema principale. Credo che attraverso il Concilio si sono realizzate per la Chiesa della nostra epoca le parole di Cristo con le quali egli ha promesso alla sua Chiesa lo Spirito di verità che guiderà gli spiriti e i cuori degli apostoli e dei loro successori permettendo loro di rimanere nella verità, e di guidare la Chiesa nella verità, interpretando i segni dei tempi alla luce di questa verità. É proprio ciò che ha fatto il Concilio in funzione delle necessità del nostro tempo, della nostra epoca. Credo che per merito del Concilio lo Spirito Santo “parla” alla Chiesa. Lo dico riprendendo l’espressione di san Giovanni. Il nostro dovere è di comprendere in modo fermo e onesto ciò che dice lo Spirito, e di realizzarlo, evitando di deviare, sotto tanti punti di vista, dalla strada che ha tracciato il Concilio.

13. Il servizio del Vescovo, e in particolare quello del Papa, è legato ad una responsabilità speciale per ciò che dice lo spirito: è legato per tutto ciò che riguarda la fede nella Chiesa e la morale cristiana. È infatti questa fede e questa morale che i Vescovi, con il Papa, devono insegnare nella Chiesa, e vegliare, alla luce della tradizione sempre viva, sulla loro conformità con la parola di Dio rivelata. Perciò essi devono talvolta constatare che alcune opinioni o pubblicazioni, mancano di questa conformità. Esse non costituiscono una dottrina autentica della fede e della morale cristiana.

Ne parlo poiché me lo avete chiesto (domanda quinta). Se noi avessimo più tempo, si potrebbe dedicare a questo problema un’esposizione più ampia, tanto più che in questo campo le informazioni false e le spiegazioni sbagliate non mancano, ma per oggi ci dobbiamo accontentare di queste parole.

14. Considero l’opera dell’unità dei cristiani, uno dei più grandi ed entusiasmanti doveri della Chiesa nel nostro tempo.

Voi vorreste sapere se aspetto quest’unità e come me la immagino. Vi darei la stessa risposta che vi ho dato a proposito della realizzazione del Concilio. Anche qui vedo una chiamata particolare dello Spirito Santo. Per ciò che riguarda la sua realizzazione, le diverse tappe di questa realizzazione noi troviamo nell’insegnamento del Concilio tutti gli elementi fondamentali. Sono questi che dobbiamo realizzare, cercare le loro applicazioni concrete, e soprattutto pregare sempre con fervore, costanza ed umiltà. L’unione dei cristiani può realizzarsi solo con una maturazione profonda nella verità, e una conversione costante dei cuori. Dobbiamo fare tutto ciò secondo le nostre capacità umane, riesaminando tutti i processi storici che sono durati dei secoli. Ma in definitiva quest’unione per la quale non dobbiamo risparmiare i nostri sforzi, né le nostre fatiche sarà il dono di Cristo alla sua Chiesa. Come è già un suo dono il fatto di essere avviati sul cammino dell’unità.

15. Proseguendo l’elenco delle vostre domande vi rispondo: ho già parlato molto spesso dei doveri della Chiesa nel campo della giustizia e della pace (quindicesima domanda) sulla scia dei miei grandi predecessori, Giovanni XXIII e Paolo VI. Domani, in particolare, ho intenzione di parlare alla sede dell’Unesco a Parigi. Mi riferisco a ciò perché voi mi chiedete: Che cosa possiamo fare noi giovani per questa causa? Possiamo fare qualcosa per impedire una nuova guerra, una catastrofe che sarebbe incommensurabile, più terribile della precedente? Nel contenuto stesso della vostra domanda troverete la risposta attesa. Leggete queste domande, meditatele, fatene un programma comunitario, un programma di vita. Voi giovani, avete già la possibilità di promuovere la pace e la giustizia laddove vi trovate, nel vostro mondo. Ciò comporta attitudini ben precise di benevolenza nel giudizio di verità su voi stessi e sugli altri, un desiderio di giustizia basato sul rispetto degli altri, delle loro differenze, dei loro diritti importanti; così si prepara per il domani un clima di fraternità quando voi avrete responsabilità più grandi nella società. Se si vuol costruire un mondo nuovo e animato dalla fraternità, bisogna preparare gli uomini nuovi.

16. E adesso la domanda sul Terzo Mondo (numero otto).

È un grande problema storico, culturale, di civiltà. Ma è soprattutto un problema morale. Voi mi chiedete, a ragione, quali devono essere le relazioni tra il nostro paese e i paesi del Terzo Mondo: dell’Africa e dell’Asia. Esistono infatti grandi doveri di natura morale. Il nostro mondo “occidentale” è nello stesso tempo “settentrionale” (europeo o atlantico). Le sue ricchezze e il suo progresso devono molto alle risorse e agli uomini di quei continenti. Nella situazione nuova in cui ci troviamo dopo il Concilio, non possiamo continuare a cercare laggiù le fonti di un ulteriore arricchimento e del nostro progresso. Bisogna con coscienza e nell’organizzazione aiutarli nel loro sviluppo. Tale è forse il problema più importante e che riguarda la giustizia e la pace nel mondo di oggi e di domani. La soluzione di questo problema dipende dalla generazione attuale, e dipenderà dalla vostra generazione e di quelle che seguiranno. Qui anche si tratta di continuare la testimonianza resa a Cristo e alla Chiesa da molte generazioni precedenti di missionari, religiosi e laici.

17. La domanda: come essere oggi testimoni di Cristo (numero diciotto) è la domanda fondamentale, la continuazione della meditazione che abbiamo posto al centro del nostro dialogo, il colloquio con un giovane. Cristo dice: “seguimi”. E ciò che ha detto a Simone, il figlio di Giona al quale ha dato il nome di Pietro, a suo fratello Andrea; ai figli di Zebedeo; a Natanaele. Dice: “seguimi”, per ripetere dopo la risurrezione: “voi sarete miei testimoni” (At 1,8). Per essere testimone di Cristo, per rendergli testimonianza, prima bisogna seguirlo. Bisogna imparare a conoscerlo; bisogna mettersi per così dire, alla sua scuola, penetrare tutto il suo mistero. È un compito fondamentale e centrale. Se noi non lo facciamo, se non siamo pronti a farlo costantemente e onestamente, la nostra testimonianza rischia di diventare superficiale ed esteriore.

Rischia di non essere più una testimonianza. Se al contrario, noi restiamo attenti a tutto questo, Cristo stesso ci insegnerà per mezzo del suo spirito, ciò che dobbiamo fare, come comportarci, in che cosa e come impegnarci, come condurre il dialogo con il mondo contemporaneo, questo dialogo che Paolo VI ha chiamato il dialogo della salvezza.

18. Infine, se voi mi chiedete: che dobbiamo fare nella Chiesa, soprattutto noi giovani? Risponderò: imparate a conoscere Cristo. Costantemente. Apprendere Cristo. In lui si trovano veramente tesori insondabili di saggezza e di scienza. In lui l’uomo, sul quale pesano limiti, vizi, debolezza e peccato, diventa veramente “l’uomo nuovo”. Diventa “l’uomo per gli altri”, diventa anche la gloria di Dio, perché la gloria di Dio, come ha detto nel II secolo sant’Ireneo di Lione, Vescovo e martire, è “l’uomo vivente”. L’esperienza di due millenni ci insegna che in questa opera fondamentale, la missione di tutto il popolo di Dio, non esiste alcuna differenza essenziale tra l’uomo e la donna.

Ognuno nel suo genere, secondo le caratteristiche specifiche della femminilità e mascolinità, diventa questo uomo nuovo, “cioè quest’uomo per gli altri”, e come uomo diventa la gloria di Dio. Se questo è vero, com’è vero che la Chiesa nella sua gerarchia è diretta dai successori degli apostoli, e dunque da uomini, è ancora più vero che nel senso carismatico, le donne la guidano come gli uomini e forse ancora di più. Vi invito a pensare spesso a Maria, Madre di Cristo.

19. Prima di concludere questa testimonianza basata sulle vostre domande, vorrei ancora una volta ringraziare in modo speciale i numerosi rappresentanti della gioventù francese che prima del mio arrivo a Parigi mi hanno mandato migliaia di lettere. Vi ringrazio di aver manifestato questo legame, questa comunione, questa corresponsabilità. Desidero che questo legame, questa comunione, questa corresponsabilità proseguano, si approfondiscano e si sviluppino dopo il nostro incontro di questa sera.

Vi domando anche di rinforzare la vostra unione con i giovani della Chiesa intera e del mondo nello spirito di questa certezza che Cristo è la nostra via, la verità e la vita (cf. Gv 14,6).

Uniamoci ora in questa preghiera che lui stesso ci ha insegnato, cantando il “Padre Nostro”, e ricevete tutti, per voi, per i ragazzi e le ragazze della vostra età, per le vostre famiglie, e gli uomini che soffrono di più, la benedizione del Vescovo di Roma successore di san Pietro.

Padre nostro che sei nei cieli, \ sia santificato il tuo nome,\ venga il tuo regno, \ sia fatta la tua volontà \ come in cielo così in terra. \ Dacci oggi \ il nostro pane quotidiano, \ e rimetti a noi i nostri debiti, \ come noi li rimettiamo \ ai nostri debitori. \ E non ci indurre in tentazione, \ ma liberaci dal male. \ Amen.

 

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