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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI BORSISTI DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO
PARTECIPANTI AL XVIII CORSO DI PERFEZIONAMENTO
PER QUADRI TECNICI E DIRETTIVI
ORGANIZZATO DALL'IRI

12 giugno 1980

 

Signor Presidente,
Illustri Signori,
Cari fratelli e sorelle,

Sono lieto di ricevervi e di rivolgervi il mio cordiale saluto. So che la maggior parte di voi, qui presenti, costituisce il gruppo dei Borsisti, che hanno frequentato il XVIII Corso di perfezionamento per quadri tecnici e direttivi di Paesi in via di industrializzazione, promosso e organizzato dall’Istituto per la Ricostruzione Industriale d’Italia. A tutti va il mio caloroso benvenuto, insieme con i vostri Docenti e Familiari, mentre ringrazio sinceramente il Presidente dell’IRI per le sue cortesi parole.

Anzitutto, non posso non esprimere il mio vivo compiacimento per l’iniziativa del Gruppo IRI in se stessa e per i buoni frutti che essa annualmente produce, ormai da quasi due decenni. Mi pare, infatti, di scorgervi una concreta e lodevole espressione di impegno a livello di cooperazione internazionale, che sottolinea ed esalta la bellezza, l’unità e persino la necessità di un mutuo scambio tra i popoli. Si tratta di un modo assai proficuo di reciproca comunione fra tradizioni culturali diverse, che oggi non possono più vivere nell’isolamento, e che anche la tecnica industriale, insieme alle varie forme di servizio sociale, contribuisce ad avvicinare: non per meschini interessi economici o politici, ma col fine primario di elevare il tenore di vita, e di favorire il progresso delle varie comunità nazionali e per promuovere veramente l’uomo, a prescindere dalle sue qualifiche di razza, sesso, cultura e religione. Quindi, non posso che incoraggiare gli sforzi compiuti in tal senso, tanto più validi quanto più sono accompagnati da competenza e dedizione. Del resto dobbiamo essere certi che ogni genuino servizio reso all’uomo è anche finalizzato alla maggior gloria di Dio, di cui egli è immagine.

E per voi, cari Borsisti, che rappresentate quasi tutti i continenti, voglio formulare un sincero e sentito auspicio. Tornando a lavorare nella vostra patria in diversi posti di responsabilità, fatevi un punto d’onore di essere sempre degni, non solo di quanto avete appreso in terra d’Italia, ma anche e soprattutto della vostra insita nobiltà di uomini, per essere anche sempre più degni del vostro Paese d’origine e di ciò che esso si attende da voi. Come più volte ho detto durante l’indimenticabile visita compiuta nel Continente Africano il mese scorso, e come più recentemente ho ripetuto a Parigi di fronte all’Assemblea dell’UNESCO, io guardo con gioia, ammirazione e speranza a tutte quelle Nazioni, che hanno preso nelle proprie mani la costruzione della loro identità e del loro destino, e sanno difendere la sovranità fondamentale della cultura loro propria “contro le influenze e le pressioni dei modelli proposti dall’esterno”.(Giovanni Paolo II, Allocutio ad UNESCO, 14, die 2 iunii 1980: vide supra, p. 1648) Perciò dico anche a voi: “Non permettete che questa sovranità fondamentale diventi la preda di qualche interesse politico o economico. Non permettete che diventi vittima dei totalitarismi, degli imperialismi o delle egemonie, per i quali l’uomo non conta che come oggetto di dominazione e non come soggetto della sua propria esistenza umana”.(Ivi) Quanti tra voi sono cristiani sanno che queste parole e, ancor più, questo impegno deriva naturalmente dal vincolo quanto mai intimo, che esiste tra il Vangelo di Gesù Cristo e l’uomo nella sua reale dignità di base, così che nulla di ciò che è autenticamente umano può essere estraneo al Cristianesimo, e viceversa.

Non mi resta, quindi, che augurare dal profondo del cuore ogni bene possibile a voi personalmente, ai vostri Cari, e più in generale ai Paesi a cui appartenete, i quali sono tutti a me ugualmente diletti. E mi è caro confermare questi voti, invocando i più abbondanti favori divini, dei quali è pegno la Benedizione Apostolica, che molto volentieri imparto al Signor Presidente dell’IRI, ai Docenti del Corso che sta per concludersi e a tutti i Borsisti del Corso medesimo con i loro Familiari, come segno della mia stima e della mia benevolenza.

          

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