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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELL'XI CONGRESSO
EUCARISTICO NAZIONALE DEL CILE

24 novembre 1980

Signor Cardinale Inviato Speciale,
Venerabili fratelli nel Episcopato,
Carissimi figli e figlie,

Si conclude oggi, all’ombra di questo Santuario Mariano di Maipù, che tanto dice al cuore di ogni cileno, l’XI Congresso Eucaristico Nazionale del Cile. L’Episcopato ha scelto un motto che mi è molto caro e che racchiude un vibrante invito ad un impegnato programma di vita: “Non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo!”.

Sono con voi in questa solenne circostanza, unendo la mia devozione alla vostra, il mio omaggio al vostro, per così insieme adorare Cristo, che nel sacramento della Eucarestia ci ha lasciato il pane della vita eterna (cf. Gv 6,48ss), il pane della fratellanza (cf. 1Cor 10,16ss), l’alimento per i viandanti in cammino verso la patria finale (cf. Sequentia Missae in festo Corporis et Sanguinis Christi).

So che nei mesi scorsi il Congresso si è svolto in ogni diocesi mediante un piano pastorale di evangelizzazione e catechesi, che è culminato in una solenne Eucarestia. Oggi coroniamo gli avvenimenti ecclesiali delle diverse comunità locali con questa celebrazione finale intorno al sacramento dell’Amore, uniti in stretta fratellanza con tutti i fratelli venuti dalle diverse parti del paese e con tanti altri che vivono questa giornata, associati spiritualmente agli atti di chiusura del Congresso.

Mi compiaccio nel ribadire oggi a voi quell’invito - la cui risonanza giunge ancora a me sin dagli albori del mio pontificato - a liberarvi da ogni timore ed a spalancare le porte a Cristo. Esso voleva essere un gesto di attenzione, una chiamata affinché i cristiani, le persone di buona volontà, le società e i sistemi si aprissero all’accettazione e al rispetto di quei valori genuinamente umani e che trovano la loro espressione più elevata nei piani divini. Per questo, molto opportunamente, tale invito si è fatto principio ispiratore di questo Congresso che ruota attorno all’Eucarestia, manifestazione somma dell’Amore, “Sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità” (Sacrosanctum Concilium,47).

Infatti, quando il Signore ci invita a partecipare al banchetto (cf. Lc 14,15ss)- chiamata che Egli rivolge a tutti, senza eccezione - scompare ogni differenza di razza o classe sociale, e la partecipazione di tutti è identica, perché significa ed esige la soppressione di tutto quando divide gli uomini, e facilita l’incontro di tutti ad un livello più elevato, dove ogni opposizione o differenza deve essere superata, dove si superino gli ostacoli e si stabiliscano nuovi rapporti interpersonali e intercomunitari. Ciò deve condurre alla soddisfazione delle esigenze della giustizia, precisamente per poter stabilire quei nuovi rapporti che la carità, originata nella Eucarestia, crea all’interno della stessa comunità.

Effettivamente, la forza vitale della Chiesa e del cristiano, uomo o donna che sia, raggiunge la sua pienezza precisamente nella Eucarestia(cf. Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis,20). Per questo la comunità cristiana non si edifica e consolida se non ha la sua radice e il suo punto di partenza nella celebrazione della Eucarestia(cf. Presbyterorum Ordinis, 6).

D’altra parte, se il culto eucaristico viene veramente vissuto, ciascuna comunità, ciascun cristiano in particolare, comproverà che esso accresce la sua coscienza della dignità di ogni uomo, la quale si convertirà in motivo di adeguato rapporto con il prossimo, a livello personale e istituzionale.

L’Eucarestia è anche sacramento di unità, giacché “Noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo, ma ogni membro è al servizio delle altre membra” (Rm 12,5). I cattolici del Cile vi siete congregati in questo Santuario, per rendere testimonianza di tale unità, partecipando dello stesso Corpo e Sangue di Cristo, che costruiscono la Chiesa come autentica comunità del Popolo di Dio.

Partendo da questa unità profonda che significa e realizza l’Eucarestia, è possibile chiamarci fratelli a vicenda. Che profonde conseguenze derivano da qui per la nostra vita individuale e sociale!

L’Eucarestia è anche vincolo di carità che rinforza la vita cristiana nell’adempimento dell’amore di Dio e del prossimo, un amore che trova la sua fonte nell’Amore per eccellenza. Infatti, ogni volta che partecipiamo coscientemente all’Eucarestia, “Si apre nella nostra anima una dimensione reale di quell’amore imperscrutabile che racchiude in sé tutto quello che Dio ha fatto per noi uomini e che continuamente attualizza” (Giovanni Paolo II, Epistula ad universos Ecclesiae Episcopos: de SS. Eucharistiae Mysterio et Cultu, 5, die 24 febr. 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III,1 [1980] 587). Come conseguenza, affinché la celebrazione dell’Eucarestia sia sincera e piena, deve orientare ogni cristiano verso l’efficace aiuto ai fratelli, così come alle diverse forme di vera testimonianza cristiana. Soltanto così potrà dirsi che il contatto con Cristo conduce ad aprirsi a Lui e, per mezzo Lui, a tutti gli altri, all’uomo come immagine di Dio.

La chiusura di questo Congresso Eucaristico Nazionale nella solennità di Cristo Re è un invito a spalancare il vostro cuore e la vostra società attuale a Cristo, affinché in un clima di costante rispetto individuale e sociale dei valori religiosi e umani di ciascuna persona, Egli stabilisca il suo “regno eterno ed universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace” (Praefatio in festo Christi Regis).

Infine, elevo la mia preghiera affinché la fede cristiana, nutrita dall’Eucarestia, ispiri la condotta privata e pubblica nella vostra società, in modo tale che il Cile possa costruire il suo futuro in un clima veramente cristiano di concordia, di giustizia, di rispetto dei diritti di ciascuno. Invocando la protezione materna di Nostra Signora di Maipù, vi impartisco con affetto la mia benedizione: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.

 

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