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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CONFEDERAZIONE DEI CONSULTORI FAMILIARI

29 novembre 1980

 

Cari fratelli e sorelle,

1. Il mio saluto cordiale a tutti voi, che state celebrando il convegno nazionale, promosso dalla confederazione nella quale si riconoscono i consultori familiari di ispirazione cristiana, a cui appartenete. Mi è gradito valermi della circostanza per esprimervi il mio apprezzamento: voi siete impegnati in un’azione di grande valore sia sul piano umano che su quello ecclesiale.

La famiglia costituisce un capitolo fondamentale della pastorale, a cui l’intera comunità cristiana nell’attuale momento storico è chiamata a prestare particolarmente attenzione. Non a caso il recente Sinodo dei Vescovi si è soffermato a riflettere sui “compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo”, allo scopo di individuare i problemi, analizzare le componenti, indicare le soluzioni. Mai come oggi si è avvertita l’urgenza di un intervento più adeguato e puntuale in questo settore dell’esperienza umana, che le trasformazioni culturali della nostra epoca hanno scosso e messo in crisi in modo particolarmente profondo.

Da molte parti vengono proposti “modelli” di interpretazione della realtà coniugale, che escludono qualsiasi riferimento ai valori superiori dell’etica e della religione. I comportamenti pratici, che ne vengono dedotti, si rivelano conseguentemente in contrasto non soltanto col messaggio cristiano, ma anche con una visione autenticamente umana di quell’“intima comunità di vita e d’amore”, che è il matrimonio (cf. Gaudium et Spes, 48).

2. È compito della comunità cristiana proclamare con forza, di fronte alla società odierna, l’annuncio gioioso dell’amore umano redento. Cristo ha “liberato” l’uomo e la donna alla possibilità di amarsi in verità e pienezza. Il grande pericolo per la vita della famiglia, in una società i cui idoli sono il piacere, le comodità, l’indipendenza, sta nel fatto che gli uomini siano indotti a chiudere il loro cuore di fronte ad una simile possibilità, rassegnandosi ad un “ideale ridotto” di vita di coppia. La comunità cristiana deve contestare una visione del rapporto coniugale che, in luogo del dono reciproco senza riserve, proponga la semplice coesistenza di due amori, preoccupati in definitiva soltanto di se stessi.

“Se il matrimonio cristiano - ho detto nel corso del mio pellegrinaggio in terra d’Africa - può essere paragonato ad una montagna molto alta che pone gli sposi nell’immediata vicinanza di Dio, bisogna riconoscere che la sua scalata richiede molto tempo e molta fatica. Ma sarà questa una ragione per sopprimere o per abbassare tale vetta?” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad christianos sponsos, Kinsasae in ecclesia S. Petri Ap. congregatos, habita, 1, die 3 maii 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III,1 [1980] 1075). È necessario aiutare le singole coppie ad interpretare rettamente il loro amore ed a fortificare le proprie convinzioni, approfondendo le intrinseche ragioni che giustificano la visione cristiana del matrimonio e della famiglia e cogliendone le intime connessioni con le esigenze essenziali di un’antropologia veramente umana.

A tal fine la comunità deve porsi accanto alla coppia con l’offerta di aiuti concreti nel cammino, che essa percorre, per giungere all’attuazione sempre più piena dell’ideale intravisto con quella profondità di intuizione, che l’amore dà agli occhi del cuore. L’uomo è un essere storico, che diviene e si costruisce giorno per giorno grazie ad un impegno molteplice e progressivo. Anche la vita coniugale è un cammino, ed un cammino non privo di ostacoli. È importante che gli sposi siano sorretti ed incoraggiati, così che non abbiano a piegarsi verso una prospettiva angusta, che non conosce gli “spazi dilatati della carità” (S. Agostino).

3. Uno dei modi concreti con cui la comunità cristiana si rende presente accanto alla coppia nella sua crescita e maturazione, è costituito indubbiamente dall’istituto dei consultori familiari. In questi anni essi sono andati moltiplicandosi e la vostra confederazione ne conta ormai una novantina. Altri ne verranno ancora, come auguro. Mi è caro darvi atto, carissimi, della funzione veramente importante che siete chiamati a svolgere al servizio della famiglia, “prima e vitale cellula della società”, “santuario domestico della Chiesa” (Apostolicam Actuositatem, 11).

È un impegno, il vostro, che ben merita la qualifica di missione, tanto nobili sono le finalità che persegue e tanto determinanti, per il bene della società e della stessa comunità cristiana, sono i risultati che ne derivano.

Al fine, tuttavia, di poter svolgere efficacemente la loro funzione, i consultori di ispirazione cristiana dovranno essere rigorosamente coerenti con la loro identità, che è quella di contribuire alla formazione di famiglie cristiane, conscie della loro specifica vocazione. Non potrà quindi mancare nella impostazione del loro lavoro, pur aperto sulla realtà globale del matrimonio e della famiglia, un’attenzione privilegiata all’aspetto etico-religioso, che ne caratterizza la fisionomia.

Infatti, solo privilegiando su ogni altro l’aspetto morale, si risolvono i problemi della coppia. Il richiamo alla norma etica, che deve regolare il comportamento dei coniugi, è “conditio sine qua non” del servizio ecclesiale, a cui sono chiamati i consultori. Tale richiamo, peraltro, deve essere fatto in piena conformità con l’insegnamento del magistero, che si è ripetutamente espresso a questo riguardo, escludendo tra l’altro sia i rapporti prematrimoniali che quelli extramatrimoniali e condannando la contraccezione e l’aborto. Compito dei consultori è di aiutare a superare le difficoltà, non di assecondare la resa di fronte ad esse.

4. In questa prospettiva desidero sottolineare l’urgenza di una testimonianza inequivocabile di servizio alla vita. I componenti del consultorio non solo debbono impegnarsi nel prestare interessamento ed assistenza a chi ricorre al loro aiuto, ma si devono sentire, altresì, in dovere di escludere ogni forma di partecipazione a procedure finalizzate ad interventi abortivi. I Vescovi italiani hanno parlato chiaro a questo proposito: occorre seguirli, senza lasciarsi sviare da altri maestri.

Un simile atteggiamento di coerente linearità rientra, peraltro, nell’ambito di quell’autonoma libertà d’indirizzo che anche la legge civile riconosce.

L’ispirazione cristiana dovrà d’altra parte, stimolare ciascuno di voi a porre il massimo impegno nel contribuire a fare del consultorio un’istituzione esemplare nel suo genere, capace cioè di svolgere la sua azione in forma altamente qualificata. Ciò non mancherà di attirarvi l’apprezzamento e la simpatia delle persone e delle coppie bisognose di aiuto ed eserciterà anche, col tempo, una benefica influenza sulle organizzazioni similari, spingendole ad assumere criteri di intervento più consentanei con una visione pienamente umana della realtà coniugale.

Proseguite, dunque, con fiducia ed entusiasmo nella vostra azione altamente meritevole. Il Papa vi incoraggia e, con lui, vi incoraggiano i vostri Vescovi e l’intera comunità cristiana. Tutto quello che riuscirete a fare a sostegno della famiglia e destinato ad avere una efficacia che, travalicando il suo ambito proprio, raggiunge anche altre persone ed incide sulla società. Il futuro del mondo e della Chiesa passa attraverso la famiglia.

Con questi voti, sono lieto di concedervi, quale auspicio di copiosi favori celesti, la mia apostolica benedizione, che volentieri estendo ai vostri cari ed a quanti con voi collaborano nei consultori familiari.

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