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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
DIRETTORI DIOCESANI FRANCESI DI PELLEGRINAGGI

17 ottobre 1980


Carissimi amici,

Arrivate da Loreto, al termine di giornate di amicizia, di riflessione e di preghiera che vi hanno dato nuova energia per compiere la missione particolare che i vostri rispettivi Vescovi vi hanno affidato.

Non vi aspetterete certo dal Papa, in questo breve incontro, un discorso sull’arte di essere oggi Direttore diocesano dei Pellegrinaggi. Lasciatemi dunque dire soltanto un cordiale grazie per la vostra visita e farvi sentire quanto io condivida le vostre gioie e le vostre preoccupazioni pastorali.

1. Non sarete mai abbastanza felici e riconoscenti verso il Signore per dover guidare i vostri fratelli cristiani in luoghi altamente spirituali, in momenti privilegiati della loro esistenza. Amate passionalmente il vostro servizio alla Chiesa! Forse un po’ eclissato nel recente passato, esso ritrova fortunatamente e quasi ovunque il suo giusto posto, spesso ben rivalorizzato. Se potessi intrattenermi con ognuno di voi, sono certo che mi confidereste le profonde e numerose gioie sacerdotali provocate dalle meraviglie compiute dal Signore nelle anime dei pellegrini.

2. Siete anche felici di aver contribuito ad allargare e qualificare i vostri gruppi diocesani o regionali di pastorale del pellegrinaggio. I vostri predecessori hanno diritto al vostro rispetto e alla vostra gratitudine. A voi, è stato dato il compito di cercare, formare e sostenere numerosi collaboratori, fra i laici come fra i vostri confratelli e i religiosi. Sappiate che il Papa vi approva e vi incoraggia.

Affinché la vostra gioia permanga nella freschezza evangelica, mantenete in primo luogo, all’interno dei vostri gruppi, i legami di una fede e di una preghiera ardente, usate spesso le vostre capacità di riflessione, le vostre esperienze, date incessantemente prova di felice immaginazione! Che nessun gruppo diocesano si vanti di aver finalmente trovato la formula ideale, ma che tutti siano svegli ed aiutino con il loro dinamismo tale o tal’altro gruppo che si trova in difficoltà.

3. La vostra gioia è, e deve sempre essere, di saper superare i problemi organizzativi, di trasporto, di alloggio, di budget - che hanno sicuramente la loro importanza - e di ingegnarvi a condurre gli animi e i cuori dei vostri pellegrini sul cammino della conversione. Su questo piano, il vostro esempio personale, come quello dei vostri collaboratori, è capitale. Avete la responsabilità del clima che conduce le anime verso la luce di Dio. Anche i giovani e gli adulti, più o meno allontanatisi dalla fede, sono commossi dalle assemblee di preghiera o di canto dei cristiani. Sappiamo che Agostino a Milano fu scosso dalla melodia dei salmi, e che Paul Clodel fu colto dalla grazia durante i Vespri di natale a Notre-Dame di Parigi. La vostra gioia di animatori non è altro che una partecipazione alla gioia di Dio, Pastore del suo popolo, che riluce attraverso la Bibbia e il Vangelo.

4. la vostra felicità è infine di sperimentare il pellegrinaggio come un passo avanti o una riscoperta della missione che incombe su tutti i cristiani. Numerose confidenze personali, come le testimonianze o le condivisioni spirituali che si verificano durante o dopo i pellegrinaggi, vi permettono di ammirare giovani o adulti che si risvegliano ad una fede meglio integrata nella loro vita concreta, a delle responsabilità precise nella Chiesa o nel loro ambiente di vita, mentre alcuni cominciano ad intravedere la chiamata di Cristo al dono totale.

5. Vorrei infine aiutarvi a sopportare le vostre preoccupazioni pastorali. Conosco la vostra inquietudine per incanalare o almeno educare un “turismo religioso” che tenda a svilupparsi parallelamente all’espansione dei pellegrinaggi veri e propri, con il solo scopo di visitare luoghi di alta spiritualità. In questo campo, è importante mantenere o suscitare, con i responsabili e gli animatori di tale turismo, relazioni e dialoghi che potranno i loro frutti con il passare del tempo.

6. Spetta a voi inoltre, da un pellegrinaggio all’altro, da un anno pastorale all’altro, la preoccupazione dell’educazione dottrinale delle folle riunite. Mettete sempre più alla prova questa vostra responsabilità. Ci sono temi dottrinali ed apostolici di grandissima importanza che bisogna avere il coraggio di riprendere e approfondire. I pellegrinaggi sono diventati, prima, durante e dopo il loro svolgimento, un momento originale della catechesi della Chiesa (cf. Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 47). Potete contribuire notevolmente alla rinascita di un bisogno dottrinale nel popolo di Dio, una condizione che resta sempre essenziale alla sua vitalità spirituale ed apostolica. Si potrebbero citare molti esempi di temi di pellegrinaggio scrupolosamente preparati, meditati ed integrati in seguito nella vita quotidiana.

7. Penso di unirmi a voi sottolineando anche la vostra preoccupazione per la qualità delle cerimonie che strutturano le giornate di pellegrinaggio, soprattutto la celebrazione dell’Eucarestia e il sacramento di riconciliazione la cui dimensione personale è molto importante difendere. Molto è già stato fatto per questo. Sappiamo che anche qui molti organismi, fra cui il Centro Pastorale d’accoglienza dei pellegrini di lingua francese, forniscono il loro contributo in merito. Vegliate attentamente e costantemente affinché ogni cerimonia sia degna, viva, raccolta, fedele alle norme saggiamente prescritte dal Papa e dai Vescovi, in una sola parola, esemplare. Le celebrazioni vissute durante un pellegrinaggio possono dare molto - o anche troppo poco - ai partecipanti che sono generalmente ben disposti. Ricordatevi anche che queste cerimonie servono da esempio a molte comunità parrocchiali diocesane. Misurate la vostra responsabilità.

8. Cari amici, avete in mano una delle chiavi dell’avvenire religioso dei nostri tempi: i pellegrinaggi cristiani, riscoperti e vissuti in tutte le loro dimensioni ed esigenze, e che possono corrispondere ad un’attesa più o meno cosciente di uomini e credenti insoddisfatti dalla realtà materialistica attuale.

Le riunioni religiose, troppo disprezzate da alcuni, potrebbero evitare loro l’avventura di un’adesione a gruppi che cercano presso fonti equivoche un certo calore umano e religioso. È tempo di accordare alla pastorale popolare dei pellegrinaggi un posto almeno uguale a quello che di deve dare all’indispensabile formazione di una élite. È auspicabile di promuovere entrambe, senza opporle, ma in modo complementare e dinamico. È con questa speranza che vi benedico di tutto cuore, voi e tutti i vostri devoti collaboratori.

 

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