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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SINDACI DELLE 60 CITTÀ PIÚ
POPOLOSE DEL MONDO

Castelgandolfo, 3 settembre 1980


Signore e Signori,
Cari amici,

1. Sono felice di esprimere il mio caloroso benvenuto a tutti voi venuti da così tanti paesi diversi per partecipare alla Conferenza Internazionale su "Popolazione e Futuro delle Città" che si svolge a Roma. Vi saluto, non come un esperto degli aspetti economici, sociali e politici che sono oggetto della vostra discussione; ma come persona profondamente interessata in ogni dimensione umana del vostro tema - come persona ansiosa di proclamare con voi, dal punto di vista dell' uomo e della sua inviolabile dignità, la grande importanza del vostro argomento.

2. Sono passati circa dieci anni da quando il mio predecessore Paolo VI, in un famoso documento del suo pontificato, fece la seguente riflessione: “Un importante fenomeno attira la nostra attenzione, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo: l'urbanizzazione”. Sollevò poi queste questioni: "Non è forse la nascita di una civiltà urbana... una vera sfida per la saggezza dell' uomo, per la sua capacità organizzativa e per la sua immaginazione?... L'urbanizzazione, una fase irreversibile nello sviluppo della società, pone all' uomo gravi problemi. Come controllarne la crescita, regolarne l' organizzazione e realizzarla per il bene di tutti?" (Paolo VI, Octogesima Adveniens, 9-10).

3. Ed oggi, spinti da interesse umanitario, vi sforzate di condividere esperienze utili e di chiarire alcuni aspetti posti dalla vasta questione del futuro urbano; sperate, inoltre, di concentrare la vostra attenzione su politiche e programmi, e di capire quali mezzi siano più adatti al vostro scopo.

l' attenzione che riservate a questo argomento è pienamente giustificata dalla sua importanza. Chi potrebbe contestare che il fenomeno dell' urbanizzazione, e di conseguenza dell' urbanesimo stesso, è profondamente collegato con il progresso del mondo di domani? Con il suo potere di operare modifiche sociali, economiche e politiche e di influenzare l' uomo, l' urbanizzazione dev' essere considerata come uno dei fattori che più riguardano la dimensione umana in questo secolo.

Permettetemi perciò di esprimere la mia convinzione del valore della vostra riflessione dal punto di vista del completo benessere dell' uomo - un punto di vista che rispetta la scala di valori materiali e spirituali dell' uomo - le diverse ramificazioni del fenomeno come la salute, l' istruzione, l' occupazione, l' alimentazione e la casa. Da parte sua, la Chiesa Cattolica considera la questione da un punto di vista religioso che non può mai prescindere dal prendere in considerazione tutta l' altra dimensione del problema: quella umana.

4. Nel documento che ho prima citato, Paolo VI parlò anche esplicitamente dei molti mali che scaturiscono dalla "crescita disordinata" della città: "Dietro le facciate si nasconde molta miseria...; altre forme di miseria si propagano dove la dignità umana viene meno: la delinquenza, la criminalità, l' abuso di droghe e erotismo. Sono i più deboli ad essere le vittime di condizioni di vita disumane, degradanti per la coscienza e dannose per la famiglia" (Paolo VI, Octogesima Adveniens, 10).

Comprendendo le conseguenze di un' urbanizzazione disordinata, Paolo VI non poteva che concludere: "È la grave responsabilità di quelli che sono responsabili cercare di controllare questo processo e dirigerlo" (Ivi, 11).

5. La sfida è formidabile, ma l' ingegnosità dell' uomo è grande. Anche le predizioni per il futuro, basate su proiezioni del passato, sono soggette alla causalità dell' uomo e al suo intervento concreto. Questo principio conferma l' importanza della discussione da voi intrapresa nella speranza di promuovere il bene dell' uomo. Per gli eredi della tradizione giudeo-cristiana o di altre religioni, emerge anche il grande aspetto della Provvidenza divina e della realtà della sua azione. l' antico salmista esprimeva questo così: "Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori" (Sal 127,1).

6. Il bene dell' uomo - l' uomo visto nella totalità della sua natura e nella piena dignità della sua persona - è infatti un fattore determinante per tutti gli interventi umani in questo campo. Quelli che vogliono servire l' uomo devono essere motivati dall' amore e dalla compassione fraterna che prendano effettivamente in considerazione l' uomo nella sua origine, nella sua composizione, nelle leggi che governano la sua natura, nel suo incomparabile ruolo, e nella grandezza del suo destino. È quest' ultimo fattore che, invece di negare il valore del presente o del futuro, cerca di metterlo in una prospettiva finale. La sacralità della vita umana e la sua trasmissione, l' inviolabilità dei diritti umani, l' importanza di ogni singolo individuo - tutto questo è la prospettiva da cui si può giustamente valutare ogni intervento nell' ambito del futuro delle città; questi sono i criteri per valutare successo e utilità.

7. La società esiste per l' uomo e per il progresso della sua dignità. Un contributo di fronte al testimone della storia per una vera e genuina città dell' uomo, è un grande contributo da compiere con l' aiuto di Dio. È un contributo degno di voi tutti. Il vostro Congresso si assume infatti una splendida iniziativa e una pesante responsabilità sforzandosi di promuovere il futuro urbano della città di domani. Con i vostri sforzi, e con il giusto ed illuminato contributo di molti altri uomini di buona volontà che hanno capito la posta in gioco, sia questa città del domani una città di dignità umana e servizio fraterno, una città di giustizia, d' amore e di pace.

 

© Copyright 1980 - Libreria Editrice Vaticana

 

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