Signor Presidente,
signore e signori,
1. Desidero innanzitutto porgervi il più cordiale benvenuto in questa sede, a
voi che avete incominciato proprio in questi giorni, nel cuore stesso della
Città del Vaticano, i lavori della trentaquattresima sessione ordinaria della
Commissione dei Programmi radio dell’Unione Europea di Radiodiffusione. Voi
siete gli apprezzati ospiti di un minuscolo Stato, la Città del Vaticano, minima
espressione territoriale di una sovranità il cui scopo principale è d’assicurare
la piena autonomia nell’esercizio di un’autorità spirituale, la Santa Sede,
centro e cuore d’una pacifica comunità di credenti che non conoscono frontiere
ma che sono tutti riuniti da un’unica fede. La Sede Apostolica si pone al di là
di ogni diversità ideologica, ma nello stesso tempo la nutre, da sempre, un
profondo rispetto per la grande varietà di culture entro le quali s’incarna il
messaggio evangelico presso i diversi popoli, ed è aperta a tutte le forme di
collaborazione fruttuosa con i cristiani di altre confessioni, con i credenti di
altre grandi religioni e con tutti gli uomini di buona volontà.
Non posso non rilevare senza soddisfazione una certa corrispondenza, su un
differente piano è vero, con i compiti dell’Unione che rappresentate qui così
degnamente. Questa, in effetti, è una organizzazione internazionale non
governativa, aperta a tutti gli organismi di radiodiffusione a servizio pubblico
dell’Europa intera e del bacino del Mediterraneo, comprendente numerosi membri
associati d’altre zone geografiche e avente legami stretti con le Unioni
regionali create in seguito in altre parti del mondo. La vostra associazione si
propone di assicurare ai suoi membri, rispettando in tutto la loro autonomia, la
rete più vasta possibile di servizi nel campo della tecnologia più avanzata,
delle informazioni di tutti i generi e degli scambi di programmi. Voi favorite
così lo sviluppo degli organismi nazionali di radiodiffusione che trovano, in
questo ambito di collaborazione internazionale, un aiuto efficace per il loro
arduo compito: quello di rispondere alle esigenze ed alle sfide sempre nuove
imposte alla radiodiffusione dai rapidi sviluppi che si realizzano continuamente
nella nostra epoca.
2. La Chiesa cattolica osserva con vivo interesse, con rispetto e simpatia
coloro che lavorano nell’ambito dei mass media, mostrandosi esigente e sollecita
per ciò che si attende da loro. Il Concilio Vaticano II ha voluto consacrare
agli strumenti di comunicazione sociale il decreto “Inter Mirifica”, il cui tema
è stato quindi sviluppato dall’Istruzione pastorale Communio et progressio,
redatto dalla Commissione pontificia per le comunicazioni sociali. Il suo titolo
comporta in se stesso una visione fiduciosa di ciò che ci si attende dagli
strumenti di comunicazione sociale, senza dimenticare pertanto i numerosi
ostacoli ed i pesi che s’oppongono alla realizzazione di questo nobile compito.
Una sezione di questa Istruzione è in modo particolare dedicata alle
trasmissioni della radio e della televisione (nn. 148-157).
3. Ma non si può portare prova più espressiva dell’interesse della Santa Sede
al vostro ambito di competenza che la creazione in questo minuscolo Stato di una
Stazione Radio, quasi immediatamente dopo la stipulazione dei Patti Lateranensi,
che sanzionarono la sovranità territoriale dello Stato. Ciò fu frutto della
lungimiranza di Pio XI, e della collaborazione di Guglielmo Marconi stesso, al
quale quel grande Papa aveva affidato la direzione dei lavori di installazione
della Radio Vaticana. Non e per puro caso che il vostro raduno, che per la prima
volta ha dato alla Santa Sede la piacevole opportunità di dare il benvenuto in
Vaticano ad un gruppo dell’Unione Europea di Radiodiffusione, si stia tenendo
proprio nell’anno in cui la Radio Vaticana celebra il cinquantesimo anniversario
della sua inaugurazione, che ebbe luogo il 12 febbraio 1931. È ugualmente
significativo che, per espresso desiderio di Pio XII, la Radio Vaticana abbia
aderito fin dall’inizio all’Unione Europea di Radiodiffusione come membro
fondatore.
La Radio Vaticana ha naturalmente un carattere particolare: il suo primo e
fondamentale compito è quello di diffondere l’insegnamento e la voce del Papa, e
di contribuire al rafforzamento della comunione ecclesiale. Compie ciò
specialmente attraverso la trasmissione di informazioni a vasto respiro,
regolari e tempestive, apprezzabili in speciale modo per le comunità locali che
vivono in precarie condizioni di libertà religiosa e che mancano di altre fonti
di informazione. Anche con riferimento ai servizi internazionali di altri enti
di radiodiffusione, che rientrano nel vasto raggio dei vostri interessi anche se
forse in proporzione minore, la Radio Vaticana non differisce soltanto per
l’assenza di interessi politici ed economici, per quanto legittimi essi possano
essere, ma anche e soprattutto perché essa non può essere l’espressione di una
cultura nazionale che debba essere diffusa oltre i confini del suo proprio
paese: nessuna nazione e nessuna cultura e “straniera” per quanto riguarda la
Santa Sede, dal momento che le abbraccia tutte nella sua essenziale
“cattolicità”.
4. Voi esercitate funzioni di alta responsabilità tra gli enti di
radiodiffusione al servizio pubblico. L’occasione di questo speciale raduno mi
induce a parlarvi di qualcosa che mi preoccupa profondamente, e cioè del rischio
di una frattura sempre più profonda tra l’esistenza e i bisogni della società e
degli esseri umani che la compongono, e le forme nelle quali questa realtà viene
presentata dai mezzi di comunicazione sociale. Questi mezzi esercitano un potere
enorme nel mondo di oggi, un potere che può essere facilmente usato male cedendo
alla tentazione di impiegarli al fine di dominare l’opinione pubblica ed al fine
di manipolare gli orientamenti della gente, la scala dei valori e il
comportamento. Posso ripetervi quanto ho recentemente detto ai rappresentanti
dei mass media ad Hiroshima: “Questo potere appartiene alla gente. Come tutte le
cose create, è universale nella sua destinazione, ed è inteso per il bene di
tutti. Voi siete, perciò, al servizio del potere del popolo e del benessere del
medesimo. La vostra è davvero una grande vocazione, una splendida missione;
tuttavia, essa richiede una dedizione retta e che va frequentemente rinnovata, e
una costante responsabilità verso la gente. E così vi chiedo di continuare
generosamente a dedicare i vostri sforzi alla causa del popolo, al miglioramento
della società, alla promozione dell’unità della famiglia umana intera”
(Hiroshima, 25 febbraio 1981). Svolgendo le vostre delicate responsabilità
abbiate sempre in mente i vostri figli, e in questo modo sarà più semplice per
voi contribuire, per quanto dipende da voi, alla costruzione di una società che
sia più giusta, più libera, e più unita, una società in cui i figli di ciascuno
possano vivere una vita che sia in armonia con la sublime dignità dell’uomo,
piena di significato ed aperta alla speranza.
Nello stesso tempo desidero ringraziarvi caldamente per l’esteso servizio di
informazioni dato dai vostri programmi ai miei viaggi apostolici, ed in
particolare per la pronta collaborazione offerta, in occasione di tali viaggi,
dagli enti di radiodiffusione di tutti i paesi visitati.
Per concludere, cari amici, vi chiedo di accettare i miei più cordiali auguri
per il successo dei lavori della vostra Commissione. Invoco le abbondanti
benedizioni di Dio, che è amore misericordioso, su di voi, le vostre famiglie, i
vostri colleghi, i vostri enti di radiodiffusione e sui paesi che voi
rappresentate.