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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI CANTORI DELLA CAPPELLA SISTINA

Sabato 18 aprile 1981

 

Carissimi cantori della Cappella Sistina!

1. Da tempo desideravo incontrarmi con voi, che tanta parte avete nel rendere col vostro canto solenni le cerimonie pontificie. Saluto cordialmente il vostro benemerito Maestro Direttore, Monsignor Bartolucci, e poi ciascuno di voi, che con generosa dedizione e con squisito gusto artistico, vi dedicate all’esecuzione della Sacra Polifonia, a servizio della liturgia, e perciò a servizio del Signore. Sono lieto di questo incontro, alla vigilia della solennità della Pasqua, che mi offre l’occasione di esprimervi il mio sincero affetto, il mio vivo apprezzamento e la mia grande riconoscenza. Il vostro canto è liturgia, è preghiera, è partecipazione al Sacrificio Divino che Gesù Cristo rinnova sull’altare durante ogni Messa. Esso aiuta i fedeli ad elevare il loro animo a Dio. E il nome di “Cappella Sistina”, voi lo sapete, è noto nel mondo, per le sue esecuzioni. Ebbene siatene santamente orgogliosi, ma questo vi sia anche di stimolo ad un impegno sempre più convinto e diligente.

2. Mi sarebbe gradito potermi intrattenere più a lungo e scorrere con voi i documenti del Magistero della Chiesa riguardanti la Musica e il Canto Sacro.

A cominciare da san Gregorio Magno fino ai miei immediati predecessori, sempre la Chiesa ha curato con particolare sollecitudine questa parte importante della liturgia.

Pio XII, nell’enciclica Musicae sacrae disciplinae (25 dicembre 1955) affermava che la musica deve annoverarsi tra i molti e grandi doni di natura dei quali Dio ha arricchito l’uomo creato a sua immagine e somiglianza: essa, insieme con le altre arti liberali, contribuisce al gaudio spirituale e al diletto dell’anima (Pio XII, Musicae sacrae disciplinae, parte I).

Tanto più questo deve essere detto della Musica Sacra. Infatti san Pio X, nel suo celebre Motu Proprio “Tra le sollecitudini” (22 novembre 1903), scriveva: “La Musica Sacra, come parte integrante della solenne liturgia, ne partecipa il fine generale, che è la gloria di Dio e la santificazione ed edificazione dei fedeli. Essa concorre ad accrescere il decoro e lo splendore delle cerimonie ecclesiastiche... affinché i fedeli con tale mezzo siano più facilmente stimolati alla devozione e meglio si dispongano ad accogliere in sé i frutti della grazia, che sono propri della celebrazione dei sacrosanti misteri”.

E a tal fine il santo pontefice aggiungeva che la Musica Sacra deve possedere nel grado migliore le qualità che sono proprie della liturgia, e precisamente la santità, la bellezza della forma e l’universalità.

La Costituzione Sacrosanctum Concilium del Vaticano II sulla Sacra liturgia ha ben sottolineato il grande valore del canto e lo ha aperto a nuove forme, sempre secondo il medesimo fine, che è “la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli” (cf. Sacrosanctum Concilium, 112-121).

È un complesso dottrinale prezioso e sempre valido, che vi esorto a meditare, a fare vostro, affinché la vostra fatica per ottenere esecuzioni sempre magnifiche sia accompagnata anche dalla vostra sensibilità spirituale e dalla gioia di servire Dio e le anime.

3. Carissimi, queste riflessioni vi spronino a cantare sempre meglio, con la voce e con il cuore! Possa la “Cappella Sistina” essere di esempio a tutte le Chiese della cristianità! Questo auspico con ansia apostolica!

E la letizia di Cristo Risorto colmi sempre i vostri animi! La Pasqua vi faccia sempre più comprendere che tutta la vita deve essere un canto di bontà e di innocenza, per mezzo della grazia, che Gesù ci ha meritato con la sua Passione, Morte e Risurrezione.

Vi accompagni nel vostro servizio Maria santissima, che con la sua vita compose una sinfonia di suprema bellezza. Fate in modo che il vostro canto sia sempre un “magnificat” in suo onore!
Mentre ricambio cordialmente a ciascuno di voi e a tutti i vostri familiari gli auguri di Buona Pasqua, vi imparto la mia benedizione apostolica.