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  DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE
"COMUNIONE E CORRESPONSABILIT
À ECCLESIALE
NELLE MUTUAE RELATIONES IN ITALIA"

Giovedì 30 aprile 1981

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Sono veramente lieto di darvi il benvenuto e di assicurarvi il mio cordiale compiacimento per potermi oggi incontrare con voi, che esprimete una cospicua parte della vitalità della Chiesa italiana. Saluto in voi i Vescovi e vicari episcopali incaricati dei religiosi e delle religiose nelle varie diocesi, ed inoltre saluto gli stessi religiosi e religiose, numerosi e qualificati, che qui rappresentano rispettivamente la Cism e l’Usmi. La vostra presenza mi conferma non solo il vostro encomiabile desiderio di comunione con il successore di Pietro, ma anche il proposito di trarre da questo appuntamento nuova fiducia e rinnovato impegno per i molteplici compiti di varia responsabilità, che caratterizzano il vostro ministero. E non posso tacervi che questa occasione offre anche a me la particolare possibilità di rivolgervi la mia sentita parola, che è di plauso, di incoraggiamento, di esortazione, ed in special modo di viva riconoscenza per tutto ciò che congiuntamente voi fate per la gloria di Dio e a bene della Chiesa.

Siete alla conclusione di un convegno nazionale, che ha avuto come tema: “Comunione e corresponsabilità ecclesiale nelle Mutuae Relationes in Italia”, e nelle vostre riflessioni siete stati aiutati da relazioni di validi maestri. Certo non spetta a me, qui e ora, proporvi una nuova lezione in aggiunta a ciò che già avete ascoltato e poi approfondito nei dibattiti del convegno. Ma l’importanza del tema scelto come oggetto di studio e di meditazione mi suggerisce di esporvi qualche breve considerazione.

2. Innanzitutto mi è caro ricordare che il carisma della vocazione religiosa ha un suo posto del tutto naturale nella vita della Chiesa. E si tratta di una naturalezza, che si fonda e deriva dalla stessa volontà di Gesù Cristo. Infatti, se quel primo invito evangelico rivolto da Gesù al giovane ricco, “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi...” (Mt 19,21), rimase purtroppo senza alcun esito positivo, poiché quegli “se ne andò triste” (Mt 19,22), quante innumerevoli volte, invece, esso fu accolto nella storia della Chiesa, con prontezza, con trasporto, e con gioia grande, da tante anime di uomini e di donne, che ne hanno fatto il proprio luminoso punto di riferimento e la propria ragion d’essere! Quanti religiosi e religiose hanno ripetuto e ancor più hanno sperimentato la profonda verità delle parole di Paolo apostolo: “Afflitti, ma sempre lieti: poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto” (2Cor 6,10), poiché sapevano e sanno che sono veritiere, riferendole a Cristo, le parole dell’autore del Libro della Sapienza: “Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni” (Sap 7,11).

Si tratta, pertanto, di un carisma che merita somma stima da parte di tutta la Comunità ecclesiale, non solo a motivo della peculiare consacrazione al Signore, che lo distingue, ma anche perché esso comporta una tale dimensione di servizio e di totale dedizione ai fratelli, che lo colloca al livello di una nuova e incomparabile maternità e paternità, cui tutti devono rispetto, amore e riconoscenza.

È necessario, però, che la vita religiosa realizzi la propria fecondità mediante un profondo inserimento nel contesto pastorale della Chiesa, in un armonico intreccio con gli altri carismi e ministeri, primo fra i quali il carisma e il ministero sacramentale-gerarchico.

3. Leggiamo, infatti, al n. 20 delle Mutuae Relationes: “La Chiesa non è stata istituita al fine di essere un’organizzazione di attività, ma piuttosto quale Corpo vivo di Cristo per dare testimonianza. Essa, tuttavia, necessariamente svolge un lavoro concreto di progettazione e di coordinamento di molteplici uffici e servizi, affinché insieme convergano in un’azione pastorale unitaria, nella quale si stabiliscono quali siano le scelte da seguire e quali gli impegni apostolici da preporre agli altri”. Ebbene, in questo ambito di idee e di direttive, occorre una stretta collaborazione della vita religiosa con la vita e la missione di tutta la Chiesa, quale è interpretata e promossa dai suoi legittimi Pastori. D’altronde, solo in un tale quadro il carisma della consacrazione religiosa può rifulgere totalmente nel suo senso e nella sua finalità di segno e di testimonianza, pur attraverso le vie diversissime con cui i membri dei vari Istituti realizzano la propria vocazione. Se, infatti, il sigillo dell’appartenenza ecclesiale è necessario per ogni battezzato, che deve pertanto sempre ricercare e nutrire la comunione con i propri Pastori, tanto più ciò è richiesto come tratto distintivo per chi nella Chiesa, fa esplicita professione di un’appartenenza a Cristo, che oltrepassa e porta a compimento quanto già è dato nel sacramento del Battesimo.

4. S’impone perciò la necessità di una stretta intesa e collaborazione dei religiosi e delle religiose con i Vescovi. E questo in senso molto concreto. In primo luogo, per una distribuzione o ridistribuzione degli Istituti, delle persone consacrate e delle opere, secondo le reali necessità della Chiesa particolare al giorno d’oggi, anteponendo ad altri pur fondati motivi l’ideale del più efficace servizio alla Comunità ecclesiale. In secondo luogo, e sommamente opportuno un accordo e uno scambio di informazioni con i Pastori diocesani, quando i rispettivi organismi dei religiosi e delle religiose programmano, anche a livello regionale o nazionale, i loro convegni ed i loro corsi di formazione o di aggiornamento, soprattutto quando in queste occasioni si toccano problemi pastorali di comune interesse; e ciò al fine di non slegare, o peggio, contrapporre iniziative, che devono tendere all’edificazione del popolo cristiano. In terzo luogo, la collaborazione s’impone in fatto di mezzi di comunicazione sociale. Questa esigenza è particolarmente viva in Italia dove è notevole la tanto provvidenziale fioritura di tali mezzi. Ciò vale in special modo per il settore dell’editoria gestita dai religiosi. In questo campo, moltissimo di ciò che si fa merita certamente l’elogio e la riconoscenza dei Vescovi e della Chiesa intera a motivo degli svariati servizi resi alle esigenze non solo devozionali, ma pedagogiche, culturali, o semplicemente informative del Popolo di Dio. È importante, tuttavia, che l’ampia attività in materia si svolga secondo criteri di effettiva edificazione, cioè di positiva costruzione del Popolo di Dio, in base alle norme già stabilite o da stabilirsi con la Conferenza Episcopale. È infatti a finalità di apostolato che devono sempre essere ordinate tutte le iniziative degli Istituti religiosi, cercando il vero bene delle anime ed evitando con vigilante premura quanto potrebbe turbare i fedeli per l’accondiscendenza ad atteggiamenti di critica corrosiva, o di smoderata ricerca del nuovo per il nuovo. Certo, vale sempre nella Chiesa l’augurio di Mosè: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!” (Nm 11,29), ma temperato dalle parole dell’apostolo Paolo, secondo cui nella Chiesa “una manifestazione particolare dello Spirito” deve avvenire “per l’utilità comune” (1Cor 12,7).

5. Carissimi fratelli e sorelle, mentre ancora vi ringrazio per questa visita odierna, voglio ulteriormente assicurare a voi ed a tutti i confratelli e le consorelle, che qui rappresentate, non solo la mia stima, ma soprattutto il mio affetto e la mia ferma fiducia nel valore dei vostri rispettivi ministeri. La mia parola, pertanto, si fa vivissimo incoraggiamento a proseguire con generosità, intelligenza e letizia nei preziosi impegni, che già vi assorbono e che vi attendono, a vantaggio della santa Chiesa di Dio.

Sappiate che il Papa costantemente vi pensa, prega per voi, e vi raccomanda sempre alla presenza ed alla grazia del Signore, da cui invoca su di voi i favori più abbondanti.

Di essi è pegno l’apostolica benedizione, che di cuore imparto a voi qui presenti e che amo estendere alle vostre diocesi ed alle vostre benemerite Famiglie religiose.


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