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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL XXXII CONVEGNO NAZIONALE
DELL'UNIONE GIURISTI CATTOLICI ITALIANI

7 dicembre 1981

 

Illustri Signori,

1. Sono sinceramente lieto di rivolgere oggi un cordiale saluto a voi, membri qualificati dell’Unione dei Giuristi cattolici italiani, che in questi giorni state celebrando il XXXII Convegno nazionale di studio, dedicato al tema: “La libertà di educazione”. Esprimo anche un vivo apprezzamento per la scelta dell’argomento delle vostre relazioni e dibattiti, in quanto esso ha una notevole e fondamentale importanza nel contesto della società attuale, perché l’educazione è il mezzo indispensabile per rendere la persona capace di partecipare alla vita sociale, politica, economica sempre più complessa ed esigente.

Il livello culturale odierno, intimamente legato ai progressi scientifici e tecnici, avanza continuamente.

Pertanto, perché l’uomo contemporaneo si inserisca armonicamente nella vita sociale e sviluppi pienamente tutte le proprie possibilità, si richiede una preparazione in sintonia con le istanze che urgono.

L’educazione è il mezzo che rende l’uomo idoneo a realizzare la propria vita in armonia con la sua dignità di figlio di Dio; lo aiuta a sviluppare la sua personalità e le sue capacità naturali per porle al servizio del bene comune; gli permette inoltre di entrare in relazione fraterna con i suoi simili e di raggiungere il destino ultimo e trascendente, al quale è chiamato da Dio.

L’educazione integrale mira allo sviluppo completo della personalità, dà un senso pieno alla vita; non si limita alla semplice acquisizione di pur vaste conoscenze, ma penetra anche nel campo dell’affettività e della volontà: tende alla formazione di convinzioni, di attitudini e di comportamenti, facilitando così le opzioni etiche, sociali, religiose.

Soltanto un’educazione, alla quale abbiano accesso tutti i cittadini, può collocare questi in una posizione di vera uguaglianza di fronte alle varie occasioni, che si offrono loro per affermarsi e per progredire nella vita al servizio dei propri simili e per essere docili alla chiamata di Dio.

L’uomo contemporaneo acquista una sempre maggiore conoscenza del diritto della persona all’educazione, ed è quindi sempre più geloso di tale diritto; chiede ed esige che esso sia rispettato, tutelato, difeso.

2. Il Concilio Vaticano II, nella dichiarazione sull’Educazione cristiana, afferma che, avendo i genitori il dovere-diritto primario ed irrinunciabile di educare i figli, debbono godere di una reale libertà nella scelta delle scuole (cf. Gravissimum Educationis, 6). Una simile affermazione si riscontra nella “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” delle Nazioni Unite (art. 26,3).

Sebbene i genitori debbano prepararsi con molto impegno a compiere questo dovere-diritto nella misura delle loro forze, tuttavia, nella struttura della società moderna sembra che, molte volte, la funzione educativa superi largamente le possibilità e la preparazione della famiglia, soprattutto per l’ingente cumulo di conoscenze, che costituiscono oggi il patrimonio culturale.

A ciò si aggiunge la difficoltà per i genitori di compiere, in maniera globale, la loro missione educativa, a motivo dell’allontanamento forzato per raggiungere i posti di lavoro, della mancanza di aggiornamento per il rapido progresso delle conoscenze, della distanza tra le generazioni, della sempre più precoce autonomia dei figli nei confronti degli stessi genitori, dell’imponente influsso degli strumenti della comunicazione sociale sull’intelligenza e sulla fantasia dei figli fin dalla tenera età.

È conseguenza indispensabile quindi, nell’ambito educativo, la collaborazione complementare e sussidiaria della società, collaborazione che si realizza principalmente nella scuola e per mezzo della scuola.

3. Se i genitori sono il primo soggetto di doveri e di diritti nel campo dell’educazione, e la scuola è un complemento di questa, i genitori debbono poter scegliere il tipo di scuola, che meglio risponda al modello di educazione, che essi desiderano per i loro figli.

Il principio della libertà di insegnamento ha il suo fondamento nella natura e nella dignità della persona umana. Poiché questa è una realtà anteriore ad ogni organizzazione sociale – sebbene destinata ad inserirsi in essa – ha diritto all’autodeterminazione del proprio sviluppo ed ai mezzi necessari, senza che questa capacità di autodeterminazione sia limitata da imposizioni arbitrarie dall’esterno.

L’educazione, per essere un autentico progresso di acquisizione e di maturazione, deve essere contrassegnata da questa libertà, che è “nell’uomo segno eminente dell’immagine divina” (Gaudium et Spes, 17) ed è essenziale alla persona. Senza libertà la persona rimarrebbe spoglia della sua autonomia nella formazione di se stessa e nella scelta delle motivazioni e dei valori, che devono ispirare la sua condotta, in armonia con le sue convinzioni più profonde, specialmente con quelle concernenti il significato totale della propria esistenza.

La convivenza pacifica e rispettosa di tutti i gruppi umani, in seno ad una società pluralistica, non significa che si debba adottare nella scuola un neutralismo filosofico e religioso, perché ciò equivarrebbe ad imporre arbitrariamente agli alunni una visione del mondo agnostica o evasiva, e impedire loro di dare un senso unitario e armonioso alle proprie conoscenze.

È ovvio che, quando si tratti di una Nazione prevalentemente cattolica, il progetto educativo dello Stato – pur nel doveroso rispetto per la conoscenza degli alunni, e rispettive famiglie, di altra fede o convinzione – deve offrire un sistema educativo e culturale che non contraddica, anzi si ispiri alla tradizione cattolica.

4. Poiché è compito della scuola la formazione integrale dell’alunno, in tale formazione non si può prescindere dalla dimensione religiosa.

L’insegnamento religioso dovrà caratterizzarsi in riferimento agli obiettivi ed ai criteri propri di una struttura scolastica moderna. Esso, da una parte, si proporrà come adempimento di un diritto-dovere della persona umana, per la quale l’educazione religiosa della coscienza costituisce una manifestazione fondamentale di libertà; dall’altra parte, dovrà essere visto come un servizio, che la società civile rende agli alunni cattolici, là dove costituiscono la quasi totalità degli studenti, ed ai loro genitori, che, come logicamente si presume, esigono una educazione ispirata ai propri principi religiosi, e desiderano di poter scegliere in piena libertà le scuole per i propri figli.

Carissimi Giuristi cattolici, mi compiaccio sinceramente per il vostro impegno e per i sentimenti che ispirano le vostre iniziative.

Auspico di cuore che i risultati di questo vostro Convegno animino voi e tutti i membri dell’Unione dei Giuristi cattolici italiani a lavorare con intensa dedizione per la nobile causa della libertà dell’educazione e dell’insegnamento.

Nel confermarvi la grande speranza che pongo in voi per il bene della Chiesa e della società civile, vi imparto volentieri la mia benedizione apostolica, che estendo ai familiari ed alle persone a voi care.

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