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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA SICILIA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

11 dicembre 1981

 

Signor Cardinale,
venerati fratelli nell’Episcopato!

1. È un giorno di sincera letizia, questo, per me e per voi, in quanto il presente incontro comunitario, a conclusione dei colloqui che ho avuto con ciascuno di voi, è una vivida ed efficace testimonianza di fede e di comunione nella carità. Con le visite “ad limina” voi avete voluto rendervi interpreti e garanti della fede delle vostre Chiese particolari ed altresì dell’unione nella carità, che tutte le unisce fra di loro e, in modo speciale, con la Chiesa di Roma e con il suo Vescovo, che, in quanto successore di san Pietro nella sede di Roma, è Vicario di Cristo in terra, Supremo Pastore e Capo Visibile di tutta la Chiesa, e “perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli” (Lumen Gentium, 23).

In questi giorni ognuno di voi mi ha riferito con molta sincerità e schiettezza quali siano, in questo tempo drammatico ed esaltante, le gioie e le speranze, le attese e le esigenze del buon popolo di Sicilia, al quale in questo momento così significativo desidero rivolgere il mio affettuoso saluto e manifestare la mia cordiale simpatia.

Una simpatia, che è motivata dalla nativa bontà del popolo siciliano, che porta nel proprio cuore – insieme con le ricchezze della sua lunga e travagliata storia – una intensissima carica di forza indomabile nell’affrontare le avversità; di generosa dedizione verso i deboli ed i piccoli; di fervido entusiasmo per i nobili ideali; di rispettosa gentilezza per l’ospite; e ha altresì trasmesso, da generazione a generazione, il senso della sacralità del nucleo familiare; la gioia per la presenza dei bimbi salutati sempre come un prezioso dono del Padre celeste, oltre che come garanzia e speranza per il futuro; la fiducia tenera e filiale nei confronti della divina Provvidenza; un accentuato e profondo “senso religioso”, che si è espresso e si esprime in quella “pietà popolare”, così carica di simboli, di segni, di gesti, che coinvolgono il fedele in tutte le molteplici dimensioni della sua personalità.

2. Fin dagli inizi del suo annuncio, il messaggio cristiano ha trovato nel cuore dei siciliani un terreno fertilissimo per dare alla Chiesa frutti mirabili di santità e di grazia. La Sicilia è veramente un’isola di santi. Ho potuto scorrere con commossa ammirazione il Calendario Liturgico delle vostre Chiese particolari e ho notato come Dio, in ogni secolo, abbia loro fatto dono di santi e di sante, appartenenti ad ogni condizione. È una lunga ieratica teoria di uomini e donne, che nella vostra terra, in mezzo a difficoltà e persecuzioni, hanno vissuto in semplicità ed integralità il Vangelo: Agata, Lucia, Rosalia, Libertino, Euplo, Filippo di Agira, Berillo, Marciano, Calogero, Agatone Papa, Metodio, Leone, Giuseppe Innografo, Simeone, Silvestre, Nicolò Politi, Lorenzo da Frazzano, Corrado Confalonieri, Alberto da Trapani, Pietro Tommaso, Benedetto da San Fratello, e tanti altri santi e sante, Beati e Beate, degni figli di una terra naturalmente religiosa. Né posso non ricordare, in questo momento, il Beato Giordano Ansalone, martire, che ho avuto la gioia di elevare agli onori degli altari a Manila il 18 febbraio scorso, durante il mio pellegrinaggio apostolico nell’Estremo Oriente.

3. In mezzo a queste luci di grazia e santità, al tesoro veramente prezioso dei valori umani e cristiani che la buona gente di Sicilia si trasmette gelosamente da secoli, appaiono tuttavia alcune ombre, che debbono far riflettere tutti gli uomini pensosi dell’autentica promozione umana, spirituale e sociale della Regione. Esistono purtroppo alcuni fenomeni aberranti, ormai secolari. Si tratta di quella mentalità o struttura cosiddetta mafiosa che crea, a vari livelli e con diverse manifestazioni, misfatti deleteri per il buon nome stesso della Sicilia e della sua gente; tale mentalità deviata e deviante pretende di fare a meno della legge e di poterla impunemente violare; di qui il moltiplicarsi della violenza e degli omicidi, i cui mandanti ed esecutori sono protetti dall’omertà, purtroppo generalizzata per il timore di ritorsioni e di vendette. Una non bene intesa concezione dell’onore si associa a questo atteggiamento. Tali fenomeni provocano una lacerazione nel tessuto etico della società. So che la Chiesa, che è in Sicilia, ha sempre reagito con forza contro tale tipo di violenza – ricordo la vostra Nota dell’ottobre 1974 – e recentemente il Cardinale Arcivescovo di Palermo, per la solennità di Cristo Re, ha invitato fedeli ed autorità a pregare insieme ed a meditare, alla luce della Parola di Dio, su tali piaghe morali e sociali, per resistervi fermissimamente.

Sì, carissimi fratelli nell’Episcopato, occorre reagire, non bisogna assolutamente rassegnarsi!

Dinanzi a queste aberrazioni bisogna aiutare i fedeli a formarsi e a maturare una retta coscienza etica; occorre fare in modo – e qui mi rivolgo in particolare alle competenti Autorità – che a tutti sia dato un lavoro dignitoso, una opportuna istruzione e che tutti si sentano e siano veramente uguali di fronte alla legge.

Né si può passare sotto silenzio il grave problema della disoccupazione giovanile, che conduce a facili sbocchi nella delinquenza, nella violenza, nella droga, e che pone i giovani nella impossibilità concreta di formarsi una famiglia; come pure quello dell’emigrazione, che tante lacerazioni provoca nel campo affettivo e familiare, oltre ai seri problemi sul piano pastorale.

4. Per venire incontro alle giuste e legittime attese del popolo siciliano, la Chiesa deve fare ogni sforzo per dare il proprio contributo specifico, originale, concreto, efficace.

È necessaria la presenza operosa e la testimonianza instancabile dei sacerdoti. La Sicilia ha bisogno di sacerdoti, numerosi, zelanti, culturalmente preparati. Tutta la Comunità ecclesiale deve operare e pregare il Signore perché non manchino le vocazioni ecclesiastiche; perché fioriscano i Seminari minori di Ginnasio-Liceo e quelli maggiori. Auspico che gli Istituti Teologici – quello di “san Paolo” di Catania, l’“Ignatianum” e il “san Tommaso” di Messina, e in particolare, la Facoltà Teologica di Sicilia “san Giovanni Evangelista”, che ho recentemente eretto – siano centri di studio ad alto livello scientifico ma anche fervide fucine di preparazione spirituale, specie per i candidati al sacerdozio. A tutti i seminaristi della Sicilia il mio saluto ed ai suoi 2.500 sacerdoti e 1.300 religiosi la mia parola di affettuoso compiacimento e di fraterno incoraggiamento per il loro insostituibile ministero. Che siano vicini al loro popolo, ne percepiscano le ansie, le esigenze. La vita, l’insegnamento e l’esempio di Don Luigi Sturzo – il quale nella piena fedeltà al suo carisma sacerdotale seppe infondere non solo nei siciliani ma nei cattolici italiani il senso del diritto-dovere della partecipazione alla vita politica e sociale alla luce dell’insegnamento della Chiesa – siano presenti ed ispirino il loro apostolato di evangelizzazione e di promozione umana. Saranno i sacerdoti i principali artefici della pastorale catechistica in Sicilia, in conformità con le suggestioni e le indicazioni, contenute nella mia esortazione apostolica Catechesi Tradendae come pure nel vostro documento pubblicato nella prima domenica di Avvento del 1980. Saranno i sacerdoti i principali formatori e plasmatori della retta coscienza morale dei loro fedeli; le guide sagge perché la ricca “religiosità popolare” non si esaurisca in segni esterni o in manifestazioni di semplice sentimento, ma sia incanalata in un continuo cammino di fede; una fede fondata su una catechesi permanente, a tutti i livelli, mediante la riflessione sulla Parola di Dio e sull’insegnamento della Chiesa, e vissuta, giorno dopo giorno, nella coerenza morale, richiesta dalle esigenze del Vangelo. Forse – come voi avete raccomandato nel documento del 1972 su “Le feste cristiane in Sicilia” e come avete ribadito in quello del 1980 sulla “Pastorale catechistica” – “sarà necessario ripulire le feste da eventuali incrostazioni superstiziose e sconvenienti o comunque aliene dalla sensibilità moderna”.

Per essere autentici “ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (cf. 1Cor 4,1), i sacerdoti dovranno dare una testimonianza di intensa vita spirituale radicata nella preghiera, nella meditazione; con momenti o pause di riflessione come gli Esercizi spirituali possibilmente annuali, per un incontro silenzioso con il Signore.

Sarà anche opportuno studiare, con vigile attenzione e con il necessario discernimento, il problema di una distribuzione del Clero, perché ci sia un equo equilibrio di energie nel vasto campo della attività pastorale, che oggi di fronte ad una popolazione di circa 5 milioni di persone, deve affrontare problemi sempre più complessi, quali quello dei Seminari, delle parrocchie, della catechesi permanente, della formazione cristiana dei giovani, delle nuove coppie, delle famiglie, del mondo operaio, degli strumenti della comunicazione sociale, della cultura.

Accanto all’opera dei sacerdoti e dei religiosi, ci sarà quella non meno preziosa e meritoria di ottomila suore, che lavorano nell’Isola nel campo della educazione, della catechesi, dell’assistenza agli infermi e in quello, apparentemente anonimo e sconosciuto, del silenzio orante nei monasteri di clausura, dove con l’adorazione eucaristica perpetua, con la “laus perennis”, con la mortificazione si implorano le divine benedizioni.

Un particolare impegno apostolico la Chiesa attende dal laicato cattolico, che in Sicilia ha una lunga e nobile tradizione. Le numerose confraternite, i vari rami dell’Azione Cattolica, i Gruppi, i Movimenti e le Comunità agiranno certamente in modo da non rinchiudersi in se stesse, da non assolutizzare le proprie esperienze, ma vivranno ed opereranno, insieme con gli altri, nelle più ampie comunità parrocchiali, in leale adesione ai loro Pastori. La promozione del laicato sarà pertanto una delle principali sollecitudini del vostro servizio episcopale.

5. Carissimi fratelli nell’Episcopato!

A conclusione delle vostre visite “ad limina”, sento il bisogno di rivolgervi una parola di compiacimento per l’esemplare comunione di cuore e di anima, che qualifica la vostra Conferenza Episcopale, e per lo zelo indefesso, che dedicate al vostro servizio ecclesiale; una parola altresì di incoraggiamento per il lavoro vasto e spesso difficile che dovete quotidianamente affrontare. E mi rallegro anche tanto per l’esempio che date nel campo delicato e promettente dei rapporti sul piano dell’Ecumenismo.

Affido voi e tutta la diletta Sicilia alla Vergine santissima, che il vostro popolo, con commossa tenerezza chiama “La Bella Madre”. A Lei, Madre di Dio e Madre della Chiesa, al suo Cuore Immacolato, presento i miei e i vostri voti; a Lei, che nell’Isola è devotamente venerata in tanti Santuari, intimamente legati alla storia, ora triste ora lieta, della vostra Regione: il Santuario di Gulfi, in diocesi di Ragusa; di Montalto, in diocesi di Messina; del Terzito, in diocesi di Lipari; di Valverde, in diocesi di Acireale; di Custonaci, in diocesi di Trapani; di Gibilmanna, in diocesi di Cefalù; di Tindari, in diocesi di Patti; della “Madonna della Sciara”, di Mompileri, in diocesi di Catania; della Madonna delle Lacrime, in Siracusa. Sono, questi, luoghi privilegiati di grazia e di preghiera; sono roccaforti spirituali, in cui i siciliani ritemprano la loro fede in Cristo, sull’esempio di Maria, l’incomparabile modello di fede, l’umile e alta “ancella del Signore”.

Pegno della mia continua comunione con voi e con tutti i fratelli e sorelle della Sicilia, sia la benedizione apostolica, che vi imparto di vero cuore.

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