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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA SARDEGNA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

15 dicembre 1981

 

Carissimi fratelli nell’Episcopato!

1. Oggi ho la grande gioia di potermi incontrare con tutti voi, Arcivescovi e Vescovi che presiedete alle undici diocesi della Regione sarda. Vi porgo il mio fraterno e affettuoso saluto nel Signore!

Insieme con voi mi è presente anche il popolo a voi affidato che, per mezzo vostro, desidero salutare cordialmente. Mi immagino la vostra Sardegna, “isola rupestre e antica – come la definì Paolo VI di venerata memoria –, ricca di monumenti di arte e di fede... nobile e forte, generosa e paziente, laboriosa e fiera” (Insegnamenti di Paolo VI, VIII [1970] 350); mi raffiguro le vostre città, i territori dove svolgete la vostra missione insieme con i sacerdoti e i religiosi, i villaggi e le montagne, le coste marine e le altre isole, dove operai, minatori, pescatori e pastori lavorano con fatica e tenacia per il mantenimento delle loro famiglie e per il progresso della Regione; cerco di comprendere sia le difficoltà del vostro ministero di maestri e di guide, sia le varie situazioni dei fedeli inseriti nella società attuale, con le sue luci e le sue ombre; vedo il bene compiuto in grande abbondanza, l’infaticabile impegno del clero, il dinamismo di tanti laici qualificati, la particolare cura per le vocazioni sacerdotali e religiose, l’ansia apostolica per l’animazione della vita cristiana, per l’avvicinamento dei lontani, per la pastorale del turismo, fenomeno così importante e significativo per la vostra Isola. E pertanto vi manifesto il mio apprezzamento, la mia stima, la mia piena adesione alla vostra sollecitudine e anche il mio incoraggiamento, unito al ricordo nella preghiera.

2. La Sardegna ha indubbiamente dei connotati geografici, psicologici, linguistici che la rendono un “mondo” particolare, una specie di piccolo continente, con strutture ed atteggiamenti originali e diversi. Tuttavia, si può e si deve dire che le radici del popolo sono profondamente religiose e cristiane: tale è la cultura sarda, e tale si è mantenuta attraverso i secoli. Si deve pure dire che tale senso religioso e cristiano, come ormai in tutte le Regioni della terra, è insidiato, e nello stesso tempo anche purificato, dai vari fenomeni della società moderna, come l’urbanizzazione, il turismo internazionale, la mentalità consumistica, il permissivismo morale, il pericolo della disoccupazione, della disaffezione, dell’inflazione. Sono fenomeni ben noti, che hanno provocato in ogni luogo la cosiddetta “crisi dei valori”. Ebbene, è in tale quadro che la visita “ad limina” costituisce un punto di riferimento fondamentale: siete venuti dal successore di Pietro, dal Vicario di Cristo, per ascoltare la sua voce di conforto e di conferma, per accogliere i suoi sentimenti di apprezzamento e di incoraggiamento, per ricominciare poi con nuovo slancio e nuovo fervore il vostro lavoro nelle diocesi a voi affidate. Nessun timore deve sorprendere e agitare i vostri cuori! La Chiesa, in nome di Cristo, non si spaventa delle difficoltà, e va avanti, trepidante ma sicura di dover essere la luce per gli uomini, i quali attraverso gli affanni della vita e i contrasti della storia, aspirano all’Eterno e all’Infinito; certa di dover essere il lievito nella massa dell’umanità. Perciò, parafrasando san Paolo nella sua lettera a Timoteo, vi dico: annunziate la Parola, insistete in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonite, rimproverate, esortate con ogni magnanimità e dottrina... Vigilate attentamente, sappiate sopportare le sofferenze, compite la vostra opera di annunziatori del Vangelo, adempite il vostro ministero! (cf. 2Tm 4,1-5).

3. Per l’efficacia del vostro ministero, sempre confidando nell’aiuto del Signore, che dà forza a quanti in Lui sperano (cf. Is 40,28-31), desidero suggerirvi alcune direttive pratiche, che ritengo utili nelle circostanze attuali.

- Curate in primo luogo e in modo particolare le vocazioni sacerdotali. Ho appreso che ogni diocesi ha il suo Seminario minore, con alunni dalla Scuola media al Liceo. C’è poi il Seminario regionale, con sede e direzione a Cagliari, che praticamente ha formato quasi la totalità del Clero sardo, creando un clima di fraternità e di aiuto reciproco. Mi compiaccio di questa realtà consolante e vi esorto a potenziare sempre più tali istituzioni. Certamente c’è stata ovunque una diminuzione di alunni nei nostri Seminari minori e maggiori, determinato da tante cause, non ultima l’atmosfera di secolarizzazione di cui è impregnata la società. Tale situazione significa che ora e in futuro la presenza nei Seminari non ha più motivazioni ambientali, sociologiche, tradizionali, ma è una vera scelta personale, decisiva, coraggiosa, che avviene dopo la misteriosa chiamata del Signore, verificata dal Vescovo e col contributo convergente e cosciente della famiglia e di tutta la comunità cristiana. Inoltre, la situazione sociale, diventata notevolmente più difficile, esige un maggior fervore personale ed apostolico sia nel Clero, in qualunque mansione si trovi, sia nell’ambiente del Seminario stesso. Mentre l’Opera diocesana delle vocazioni deve incrementare sempre più e sempre meglio il suo lavoro, specialmente mediante la preghiera e la pastorale dei ministranti, dei lettori, dei giovani cantori, il Seminario da parte sua deve impegnarsi con grande serietà e metodo alla formazione dei ragazzi e dei giovani, in maniera che essi possano specificare chiaramente la propria vocazione e formarsi positivamente e decisamente alla vita apostolica, qualora abbiano scelto di essere sacerdoti. A questo proposito, è sommamente importante che i responsabili del Seminario, specialmente il Direttore spirituale, siano sacerdoti illuminati da una sana ed equilibrata pedagogia e, soprattutto, infiammati di amor di Dio.

- Curate poi il buon andamento del Consiglio presbiterale. La principale preoccupazione del Vescovo deve essere la santità dei suoi sacerdoti. E certamente il primo mezzo di santificazione è il ministero quotidiano di ogni singolo presbitero, in modo che si senta sempre impegnato, fervoroso, dinamico. Nella Lettera che scrissi per il Giovedì Santo del 1979 dicevo: “È necessario avere un profondo spirito di fede... Infatti per gli uomini è unicamente necessario il sacerdote che è pienamente cosciente del significato del suo sacerdozio: il sacerdote che crede profondamente, che manifesta apertamente la sua fede, che prega con fervore, che insegna con convinzione intima, che serve, che nella sua vita mette in pratica il programma delle Beatitudini, che sa amare disinteressatamente, che sta vicino a tutti, ma specialmente ai più bisognosi” (Giovanni Paolo II, Epistula ad universos Ecclesiae Sacerdotes adveniente Feria V in Cena Domini anno MCMLXXIX, 7, 8 aprile 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II [1979] 850). Per riuscire a coordinare una “pastorale d’insieme”, in modo che ogni sacerdote possa esprimere se stesso ed essere giustamente valutato, possa far sentire le sue difficoltà ed avere un aiuto ed un sostegno, è sommamente utile il Consiglio presbiterale. Certamente, tale Consiglio, che non elimina il compito del Capitolo dei Canonici, può essere o diventare una forma di ascetica per il Vescovo, perché è impegnativo e assillante. Infatti bisogna saper ascoltare; saper individuare, considerare, rispettare, valutare le attitudini e i doni di ciascuno, e farli convergere per il bene comune; bisogna nello stesso tempo anche proporre, dirigere ed esigere sempre con carità e prudenza, perché la responsabilità ultima rimane sempre del Vescovo. Ma il Consiglio presbiterale può servire a creare quel clima di fraternità e di amicizia necessari perché ognuno sia sempre santamente impegnato nel proprio lavoro.

A questo proposito non posso non ricordare l’opera assidua ed indimenticabile del Signor Manzella, l’apostolo della Sardegna, che catechizzò per circa quarant’anni, percorrendola in lungo e in largo: egli, prima come Direttore spirituale nel Seminario di Sassari, e poi nelle sue “missioni”, ebbe sempre come ideale appassionato l’amore e l’aiuto al clero, sostenendolo con la sua fede integerrima e con la sua opera infaticabile. E proprio l’intera esistenza del Signor Manzella dimostra quanto è necessaria la sintonia tra Clero e religiosi nelle varie attività parrocchiali, diocesane e regionali e come è facile realizzarla, se si vuole, secondo le direttive date recentemente dal documento Mutuae Relationes.

4. Carissimi confratelli!

Concludendo questa mia amichevole conversazione, mi piace ricordare le parole che disse Paolo VI durante il pellegrinaggio apostolico nella vostra Isola: “Non turbetur cor vestrum” (Gv 14,1-27) –diceva –. “Non lasciatevi prendere da alcun turbamento”. Il momento che attraversiamo – la Chiesa, il mondo – è un momento di grandi mutazioni. Possiamo soffrire di vertigini, come quando si naviga nella burrasca. E per di più in questo momento, la Chiesa, dopo il Concilio, si è prefissa di riavvicinare il mondo; il mondo qual è. Vi può essere il pericolo che, per avvicinare il mondo, ci assimiliamo al mondo anche nei suoi aspetti irriducibili all’integrità del nostro cristianesimo. Occorre anche a questo riguardo, vigilare” (Insegnamenti di Paolo VI, VIII [1970] 371). Vi aiuti e vi ispiri nel vostro quotidiano ministero Maria santissima, che è particolarmente venerata nel Santuario di Bonaria ed è tanto invocata dal buon popolo sardo: Ella interceda affinché tutti i fedeli della Sardegna siano nella Chiesa “attivi, perseveranti, disciplinati, uniti, fiduciosi” (Ivi). Vi aiutino gli antichi martiri venerati nelle Chiese locali, tra cui san Ponziano Papa († 235), i santi Salvatore da Horta († 1567) e Ignazio da Laconi († 1791) e i Servi di Dio Suor Maria Gabriella Sagheddu e Nicola da Gesturi, di cui sono in corso le cause di Beatificazione.

E vi accompagni anche la mia propiziatrice benedizione apostolica, che di gran cuore vi imparto e che estendo a tutti i cari fedeli della Sardegna!

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