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INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LA COMUNITÀ POLACCA DI ROMA

Sala Clementina, 24 dicembre 1981

 

Traduzione italiana del discorso pronunciato in lingua polacca


Carissimi miei connazionali,

Desidero ringraziarvi per la vostra presenza in questo giorno di Vigilia. Ringrazio per le parole del signor vescovo. Credo che anticipiamo di qualche ora la “Notte di Natale” e anticipiamo la Mezzanotte del Natale. Abbiamo infatti già cantato il canto che solitamente si canta a Mezzanotte o, al massimo, nel corso della cena di Vigilia. Però tutto ciò rientra nella norma. Desidero ancora ringraziarvi per la vostra così numerosa presenza. L’anno scorso ci siamo incontrati nella sala accanto, più piccola di questa, e quest’anno a malapena riusciamo a stare qui in questa sala più grande. È la prova che i polacchi a Roma e in Italia sono numerosi. E forse questo è un buon segno, o forse è un segno non del tutto buono. In ogni caso, a prescindere dal numero dei connazionali che in questo momento stanno in Italia e a Roma, desidero esprimere i miei auguri a tutti i presenti e a tutti quelli che non son venuti qui – anche se, vista la loro presenza a Roma o in Italia, avrebbero potuto e dovuto farlo! –. E vi ringrazio ancora per quello che voi avete fatto a me.

Auguri reciproci, dunque, perché in questo consiste lo spezzare insieme l’“Oplatek”, simbolo cioè, ed insieme segno esteriore dei reciproci auguri che si scambiano persone vicine e lontane. Anche se si è lontani, infatti, tramite lo spezzare dell’“Oplatek” e lo scambio degli auguri ci si sente sempre vicini. Per questo, anche noi qui radunati siamo vicini attraverso l’“Oplatek”, grazie alla consapevolezza di appartenere ad una famiglia, ad un’unica famiglia-patria. Questi nostri vicendevoli auguri desidero esprimerli a tutti i presenti e a tutti gli altri che prima ho ricordato. Il Vescovo ha ricordato tutti i polacchi che vivono fuori i confini della patria: si estendano così i miei auguri a tutti i polacchi residenti fuori della Patria. Che non ci siano di ostacolo le distanze: nonostante esse, che si incontrino, se non addirittura le nostre mani, almeno i nostri cuori, durante l’“Oplatek” della Vigilia. È questo il nostro desiderio comune, l’augurio del bene reciproco, da uomo a uomo, da polacco a polacco. E quando si parla di bene comune i nostri pensieri, i nostri cuori necessariamente si concentrano su quella terra sulla quale siamo tutti cresciuti, sulla patria che è la nostra madre comune.

La misura del bene comune è la misura del bene della patria. Il Vescovo ha accennato giustamente alle minacce che incombono su questo bene, così come sembrano rivelare questi ultimi giorni e settimane. Ad ogni modo per quanto riguarda l’inquietudine dei cuori dei polacchi per gli eventi in patria, anch’io sento queste inquietudini, ne risento molto profondamente e lo esprimo: qui bisogna aggiungere che se noi sentiamo inquietudine per ciò che accade in Polonia, tuttavia in queste nostre vicende siamo sostenuti in vari ambienti di tutto il mondo. Le vicende della nostra patria sono diventate in modo particolare le vicende di tante nazioni, di tante società, quasi dell’umanità intera.

Evidentemente gli avvenimenti della Polonia hanno un loro peso specifico, avvertito ampiamente non solo da noi, che siamo direttamente protagonisti indipendentemente dal fatto di essere al di dentro o al di fuori dalla Polonia, ma anche da molta altra gente.

Evidentemente sono fatti importanti, essenziali. Ebbene se così è, se interpretiamo bene i segni dei tempi, di questo tempo del Natale dell’Anno del Signore 1981, se, ripeto, interpretiamo bene allora i nostri auguri per il bene comune dovrebbero essere semplicemente una preghiera: una preghiera affinché ai nostri connazionali ovunque siano, ma soprattutto a quelli che sono rimasti in patria, non manchino le forze interne ed esterne necessarie per far fronte ai compiti che proprio in questo momento emergono dinanzi alla Polonia; che in questo momento la Polonia, come nazione, come società mette davanti a tutto il mondo. Infatti si tratta dei valori così essenziali quali sono la dignità dell’uomo, del lavoro umano, il diritto della nazione di autodeterminazione; tutto ciò, con il linguaggio delle esperienze della nostra patria, parla all’umanità intera. E l’umanità è consapevole della portata di queste vicende e recepisce, o almeno mostra di aver recepito, l’importanza di questi fatti e dimostra di essere con noi.

Pertanto i nostri più profondi auguri diventino per noi una preghiera affinché noi possiamo da soli far sì che la forza del bene trionfi in noi stessi sulla forza del male, affinché la forza della giustizia, del rispetto per l’uomo, dell’amor patrio trionfino su queste forze avverse che sono l’odio, la distruzione, sia essa fisica che morale. Una preghiera affinché noi possiamo essere da soli gli artefici, i creatori del nostro destino, responsabili creatori del nostro avvenire; che nessuno interferisca dall’esterno; che questo non ci venga imposto dall’esterno.

Queste sono le preghiere-auguri, auguri-preghiere che sgorgano dall’animo polacco in questi giornata di vigilia, nella notte di Natale. Ed io approfittando della vostra presenza formulo, non solo a voi qui presenti, ma anche alla mia patria, a tutte le sue varie componenti, a tutti i polacchi proprio questi auguri impregnati della giusta sollecitudine ed insieme segnati dalla speranza. Gli auguri natalizi sono sempre espressione di sollecitudine e di speranza; o forse son buoni soltanto quando esprimono sollecitudine e speranza. E così nello spirito di sollecitudine e speranza formulo tali auguri della vigilia alla mia patria. Desidero che la Chiesa in Polonia, così come nel corso delle generazioni, così anche nel nostro tempo decisivo sia buon ministro dei misteri di Dio. In tutto questo certamente un mistero della Provvidenza divina sovrasta sulla nostra terra, sul cuore dei polacchi e sulla storia del mondo.

Perché la Chiesa sia buon ministro dei misteri della Provvidenza, buon servitore dei suoi fratelli e sorelle, di tutti i connazionali in patria e nel mondo e perché in tutto ciò sia guidata in modo infallibile dal cuore materno della Signora di Jasna Góra. Ecco tutto.

Il Natale è nello stesso tempo la più grande festa della Madre: festa della maternità di Maria e perciò concludo con Lei. Nelle sue mani offro questi auguri, tramite Lei, Signora di Jasna Góra, Madre di Cristo, a voi tutti qui presenti e a tutta la Patria. Confido che consegnati in questo modo tali auguri portino frutti.

 

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