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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AI DOCENTI E AGLI ALUNNI DEL 57° CORSO
DEL COLLEGIO DI DIFESA DELLA NATO

Lunedì, 2 febbraio 1981

 

Cari amici,

Sono felice di dare il benvenuto ai membri del Collegio di Difesa della NATO e alle loro famiglie. Mi è stato riferito che nei sei mesi scorsi siete stati impegnati in un programma educativo riguardante gli obiettivi morali e culturali finalizzati al rafforzamento della solidarietà internazionale. Apprezzo l’importanza di questo impegno poiché il suo scopo ultimo è la promozione della pace nel mondo.

Come sapete, ho parlato molte volte della mia preoccupazione per la pace. Sono convinto che, con l’aiuto di Dio, il raggiungimento della pace per tutti i popoli e fra tutte le nazioni rientri nelle nostre capacità umane. Spesso però la pace rimane al di fuori della nostra portata perché la consideriamo più come uno schema da imporre dall’esterno che come un processo da coltivare dall’interno. La pace esprime una realtà dinamica fondata sull’armoniosa relazione fra le persone e, come tale, richiede il nostro costante impegno. Per raggiungere una pace duratura, dobbiamo prima studiarne le componenti e, fra queste, lo studio dei pericoli che minacciano la pace.

Nella mia recente Enciclica ho sottolineato come fra le principali minacce alla pace non sia solo la produzione di armi atomiche, ma anche la manipolazione della nozione stessa di pace per gli scopi delle parti interessate. A questo proposito ho affermato: “I mezzi tecnici a disposizione della società moderna nascondono non solo la possibilità dell’autodistruzione a causa di un conflitto militare, ma anche la possibilità di una “pacifica” sottomissione degli individui, dell’ambiente, di intere società e nazioni, che per una ragione o per l’altra si rivelino sconvenienti per quelli che posseggono i mezzi necessari e sono pronti ad usarli senza scrupoli. Esempio ne è la continua pratica della tortura, sistematicamente usata dalle autorità come mezzo di dominio e di oppressione politica, e praticata dai subordinati con impunità” (Giovanni Paolo PP. II, Dives in Misericordia, 11). 

Non ci può essere pace dove la dignità degli individui è calpestata. Dovunque si riscontri il dominio di una persona sulla libera scelta del proprio destino da parte di un’altra o sul giusto accesso alla verità, si possono già trovare le origini di un amaro risentimento o di una profonda animosità. Sì, garantire la pace è parte essenziale della cooperazione per la pace. Per questo ho scelto come tema per la Giornata Mondiale per la Pace: “Servire la pace, rispettare la libertà”.

In questi mesi a Roma avete studiato la complessità della pace mondiale e avete raggiunto una maggiore consapevolezza della necessità di raggiungerla. La vostra riflessione vi pone ora fra quelli a cui gli altri uomini guarderanno come guide in questo campo.

Prego che la vostra visione della dignità umana non vi venga mai meno durante la ricerca della pace. Possiate sempre riconoscere l’incomparabile valore di ogni vita umana, sin dal concepimento. Possiate contribuire alla costruzione della pace appellandovi sempre a ciò che vi è di più nobile nel cuore di ogni persona.

E che la pace, riflesso della bontà di Dio, riempia i vostri cuori e le vostre case, incoraggiandovi ad essere infaticabili operatori nella causa della pace. 

 

© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana

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