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Pakistan, Filippine I, Guam (Stati Uniti II), Giappone, Anchorage (Stati Uniti II)
16-27 febbraio 1981

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AI RAPPRESENTANTI DELLA COMUNITÀ MUSULMANA

Aeroporto di Davao: 20 febbraio 1981 

 

Cari fratelli, 

È sempre un piacere per me incontrare i membri delle comunità Musulmane durante i miei viaggi e porgere loro i miei saluti personali e quelli di tutti i loro fratelli e sorelle Cristiani del mondo. 

1. Deliberatamente mi rivolgo a voi come a fratelli: è certo che lo siamo perché membri della stessa famiglia umana i cui sforzi – se ne rendano conto gli uomini o meno – tendono a Dio e alla verità che viene da Lui. Ma siamo specialmente fratelli in Dio che ci ha creati e che cerchiamo di raggiungere, ciascuno per la sua via, attraverso la fede, la preghiera, il culto, la fedeltà alla sua legge e la sottomissione al suo volere. 

Ma non siete voi soprattutto fratelli dei cristiani di questo grande paese per i vincoli di nazionalità, di storia, di geografia, di cultura e di speranza per un migliore avvenire, un avvenire che state costruendo insieme? Non è giusto pensare che, nelle Filippine, Musulmani e Cristiani stanno realmente viaggiando sulla stessa barca, nella buona e nell’avversa fortuna, e che nelle tempeste che si abbattono sul mondo la sicurezza di ciascun individuo dipende dagli sforzi e dalla cooperazione di tutti? 

Lasciatemi svolgere un po’ quest’ultimo punto. 

2. Mi rivolgo a voi come capo spirituale della Chiesa cattolica che non ha potere in campo politico. Posso solo trasmettere a voi l’insegnamento e la parola li Gesù: “Beati gli operatori di pace” Egli dice nel Vangelo, “perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). In un altro passo dice: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro; questa infatti è la Legge e i Profeti” (Mt 5,9). Queste parole, che ho ripetuto ai miei fratelli e sorelle, ai miei figli e figlie nella Chiesa cattolica, mi permetto di ripeterle a voi in questo momento. 

3. Voi condividete con i cristiani la stessa cittadinanza che avete acquistata vivendo qui e partecipando alla vita della nazione, con tutti gli obblighi e i doveri che questo comporta. Oltre alla vostra nazionalità filippina e alle altre qualità e ai valori comuni a tutti i Filippini, voi siete coscienti di essere i portatori di alcune specifiche qualità, fra cui la cultura dell’Islam è forse la più evidente. Questo è ciò che aggiunge alla vostra condivisa identità nazionale un elemento originale che merita attenzione e rispetto. 

Il vostro benessere e quello dei vostri fratelli e sorelle cristiani richiede un clima di mutua stima e fiducia. Voi sapete come me che nel passato questo clima è stato troppo spesso deteriorato, a detrimento di ogni relazione. 

Ma, cari amici, sappiamo anche troppo bene che non vi è alcuna ragione positiva perché tale passato debba rivivere oggi. Se mai, dovremmo guardare indietro con dolore al passato, per assicurare lo stabilirsi di un migliore futuro. E voi avete il compito, al tempo stesso invidiabile e decisivo, di aiutare a costruire questo futuro, il futuro dei vostri figli Musulmani, così come l’armonioso futuro di tutta la nazione Filippina. 

So che voi ed i vostri fratelli e sorelle Cristiani state diventando sempre più consapevoli delle responsabilità che gravano sulla vostra generazione. Da alcuni anni avete sentito l’urgente necessità di sedervi insieme, affrontare i vostri problemi e ristabilire una mutua stima e fiducia. Un dialogo fruttuoso è cominciato così e, da quel tempo, non passa un anno senza che incontriate i vostri concittadini cristiani, sotto gli auspici di organi governativi o di private istituzioni, in Marawi City, Cotabato, Cagayan de Oro, Jolo, Zam boanga, Tagaytay e anche in questa amena città di Davao. 

4. Saluto tutti questi sforzi con grande soddisfazione e vivamente incoraggio il loro estendersi. La società non può portare ai cittadini la felicità che aspettano senza che la società stessa sia costruita sul dialogo. Il dialogo, a sua volta, si costruisce sulla fiducia e la fiducia presuppone non solo la giustizia, ma la misericordia.Senza dubbio, uguaglianza e libertà, che sono il fondamento di qualsiasi società, richiedono legge e giustizia. Ma, come ho detto in una recente lettera indirizzata a tutta la Chiesa cattolica, la giustizia per se stessa non basta: “...l’uguaglianza introdotta mediante la giustizia si limita all’ambito dei beni oggettivi ed estrinseci, mentre l’amore e la misericordia fanno sì che gli uomini si incontrino tra loro in quel valore che è l’uomo stesso, con la dignità che gli è propria” (Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia, 14). 

Cari musulmani, fratelli miei: mi piacerebbe di aggiungere che noi cristiani, come voi, cerchiamo la base e il modello della misericordia in Dio stesso, il Dio al quale il vostro Libro dà il bellissimo nome di al-Rahman, mentre la Bibbia lo chiama al-Rahum, il Misericordioso. 

5. Solo all’interno di questa struttura di religione e delle sue comuni promesse di fede si può effettivamente parlare di mutuo rispetto, apertura e collaborazione fra cristiani e musulmani. Allora viene la volontà di lavorare insieme, di costruire una società più fraterna. Malgrado la natura geografica del vostro grande paese, è opportuno oggi più che mai ripetere il detto: “nessun uomo è un’isola”. 

Miei cari amici, desidero che siate convinti che i cristiani vostri fratelli e sorelle hanno bisogno di voi e hanno bisogno del vostro amore. E il mondo intero, con il suo ardente desiderio di maggiore pace, fraternità e armonia, ha bisogno di vedere una fraterna coesistenza fra cristiani e musulmani in una moderna, credente e pacifica nazione Filippina. 

 

 

 

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