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Pakistan, Filippine I, Guam (Stati Uniti II), Giappone, Anchorage (Stati Uniti II)
16-27 febbraio 1981

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AI PROPRIETARI E OPERAI 
DELLE PIANTAGIONI DI CANNA DA ZUCCHERO

“Reclaimed Area” di Bacolod City, 20 febbraio 1981 

 

Diletti fratelli e sorelle

1. “Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (Fil 1,2). Con questa benedizione dell’apostolo Paolo vi saluto tutti molto cordialmente. È una grande gioia per me venire a voi oggi, in questa città di Bacolod per incontrare il popolo delle isole Negros Occidental. Sono solamente dispiaciuto per la brevità di questa mia visita fra voi, ma ancora molte sono le comunità delle Filippine che mi hanno invitato, dal nord al sud di queste belle isole. Anche se non ho che poche ore per stare con voi, desidero che voi sappiate che ogni incontro con il popolo filippino è per me particolare perché siete voi, giovani e anziani, che lo rendete tale. E perciò, dal profondo del mio cuore vi dico: grazie per essere venuti insieme, qui, questo pomeriggio, grazie, per farmi sentire a casa in Bacolod. 

“Madamo guid nga Salomat!” (Grazie vivissime!) 

Vengo nel nome del Signore Gesù e come suo servitore. Vengo come Vescovo di Roma, Vicario di Cristo e vostro fratello nella fede. Vengo come un amico di tutto il popolo, e specialmente dei giovani che sono così numerosi qui, e i cui volti ridenti mi procurano una così profonda gioia. I miei fraterni saluti sono rivolti in primo luogo al vostro pastore, il Vescovo Antonio Yapsutco Fortich, che gentilmente mi ha invitato in quest’isola e agli altri Vescovi e sacerdoti presenti. Nei sacerdoti, diocesani e religiosi, nelle suore, io saluto i successori dei primi missionari che, più di quattrocento anni fa, stabilirono fiorenti comunità cristiane su queste terre. In essi saluto gli instancabili lavoratori per la fede, che mantengono vivo fra la gente il messaggio del Vangelo con il loro disinteressato servizio e con generosa dedizione, collaborando con il Vescovo, in spirito di unità e nella “obbedienza alla fede” (Rm 1,5). 

2. In particolare, però, i miei sinceri saluti vanno a voi, miei fratelli e sorelle del laicato cattolico in Bacolod, a voi che siete una così grande parte dell’unico Popolo di Dio, rinati in Cristo e uniti dal suo Spirito Santo. Poiché credete in Cristo e siete stati rigenerati nel Sacramento del Battesimo, siete figli di Dio. Poiché credete in Cristo, voi potete avvicinarvi a Lui nel Sacramento della Penitenza e ricevere il suo amore nella Santa Eucaristia. Conosco in quale considerazione avete i Sacramenti e voglio incoraggiarvi a restare sempre fedeli ad essi. Essi sono la vostra fonte di vita e di speranza, e daranno la forza per rimanere fedeli alla vostra chiamata di cristiani, di veri cristiani. E, osservati dagli altri, si dovrebbe dire di voi: “Guarda quanto mi amano”. Amatevi gli uni gli altri, miei fratelli e sorelle, amatevi in Gesù Cristo, facendo così sarete veri testimoni di Gesù, del suo immenso amore per ogni essere umano. Gesù ha bisogno di voi, diletto popolo della Chiesa in Bacolod. Gesù ha bisogno di voi, il suo amore infatti non raggiungerà il mondo senza la testimonianza della vostra vita cristiana. Gesù non può essere pienamente presente nelle vostre città e villaggi, nelle vostre famiglie e scuole, nei vostri posti di lavoro e nei campi, se voi, fedeli, non lo portate là, non lo rendete manifesto attraverso ciò che dite o fate, rendendolo visibile attraverso l’amore che avete gli uni per gli altri. 

3. Il messaggio che oggi vi porto è un messaggio di amore, lo stesso messaggio che la Chiesa ha portato agli uomini di tutto il mondo nelle epoche passate, e che non cesserà mai di portare alle generazioni future. È lo stesso messaggio che voi, Chiesa di Bacolod, dovete proclamare a tutti gli uomini di questa isola. 

È nel nome di Cristo, poiché deve annunciare il suo messaggio di amore al mondo intero, che la Chiesa parla a favore della dignità dell’uomo, creato ad immagine di Dio (cf.Gen 1,26) e redento da Gesù Cristo. Poiché la Chiesa crede nella dignità data da Dio ad ogni essere umano, essa vede come sua missione l’abbracciare, con la sua sollecitudine, l’uomo nella sua totalità: l’uomo il cui definitivo destino è Dio, l’uomo che deve vivere nella sua concreta realtà quotidiana, secondo la dignità che gli è propria. Per queste ragioni la Chiesa desidera portare il messaggio di salvezza, che Cristo le ha affidato, ad ogni essere umano, ad ogni cultura e ambiente sociale, all’intero genere umano, ma in primo luogo a coloro che versano in difficoltà. Senza abbandonare il suo specifico compito di evangelizzazione, essa cercherà, anche, di assicurare che tutti gli aspetti della vita umana e della società, di cui l’uomo fa parte, siano impregnati del rispetto per la dignità umana e quindi della giustizia. 

4. Nel mondo d’oggi esistono troppe situazioni di ingiustizia. L’ingiustizia regna quando alcune nazioni accumulano ricchezze e vivono nell’abbondanza, mentre altre nazioni non possono offrire alla maggioranza della popolazione le risorse di prima necessità. L’ingiustizia regna quando all’interno della stessa società, alcuni gruppi possiedono la maggior parte di beni e poteri, mentre larghi strati di popolazione non possono provvedere decentemente ai mezzi di sussistenza per le loro famiglie, nemmeno con lunghe ore di estenuante lavoro nelle fabbriche o nei campi. L’ingiustizia regna quando le leggi di crescita economica e di sempre maggiore profitto determinano le relazioni sociali, lasciando nella povertà e miseria coloro che non hanno altro da offrire se non il lavoro delle proprie mani. Consapevole di tale situazione, la Chiesa non esiterà di farsi carico della causa del povero e di diventare la voce di coloro che non sono ascoltati quando parlano per chiedere giustizia, e non per domandare elemosina. 

Sì, la preferenza per il povero è una preferenza cristiana! È una preferenza che esprime la sollecitudine di Cristo che è venuto per proclamare un messaggio di salvezza ai poveri; i poveri infatti sono veramente amati da Dio, e Dio è Colui che garantisce i loro diritti. La Chiesa proclama la sua preferenza per i poveri all’interno della totalità della sua missione di evangelizzazione. che è diretta a tutte le genti. Nessuna area della sua missione pastorale sarà omessa nella sua sollecitudine per i poveri: essa predicherà loro il Vangelo, li inviterà alla vita sacramentale della Chiesa ed alla preghiera, parlerà loro del sacrificio e della risurrezione, li includerà nel suo apostolato sociale. 

5. Mi hanno detto che molti di voi qui presenti fanno parte del settore agricolo, e più specificamente di quello della coltivazione della canna da zucchero, come proprietari, piantatori o operai. Tutti voi vivete vicino alla terra e questa vi provvede i mezzi di sussistenza. A voi tutti desidero rivolgere qualche speciale parola in riferimento alle vostre particolari situazioni e al messaggio sociale della Chiesa. 

Voi amate la terra, curate teneramente la fertile pianura. Voi appartenete a questa terra e questa terra vi appartiene. Nel suo amore gratuito Dio non solamente creò l’uomo e la donna, ma diede loro la terra affinché la vita umana potesse essere sostenuta dai loro sforzi. Sin dall’inizio, e a beneficio di tutti, Dio ha voluto la interazione della terra e del lavoro affinché la piena dignità dell’uomo potesse essere sempre protetta e promossa. 

6. Sì, la dignità umana deve essere promossa dalla terra. Poiché la terra è un dono di Dio a beneficio di tutti, non è ammissibile l’uso di questo dono in modo tale che i benefici da essa prodotti servano soltanto per un limitato numero di persone, mentre gli altri – la quasi totalità – sono esclusi dai benefici che la terra produce. 

Una provocazione veramente cristiana e perciò presentata a coloro che possiedono o controllano la terra. Io so che molti di voi, possidenti di piantagioni o piantatori sono veramente interessati al benessere dei propri lavoratori; la Chiesa però, consapevole della sua responsabilità, si sente stimolata a presentarvi molte volte gli ideali di amore e di giustizia, e ad incoraggiarvi a confrontare costantemente le vostre azioni e i vostri atteggiamenti con i principi etici riguardanti la priorità del bene comune e riguardanti il fine sociale dell’attività economica. Il diritto a possedere è legittimo in se stesso, ma non può essere separato dalla sua dimensione sociale più vasta. Nella sua enciclica Populorum Progressio, Paolo VI, riecheggiando l’insegnamento del Concilio Vaticano II, stabilì questo principio in modo veramente chiaro quando scrisse: “Dio ha destinato la terra e tutto ciò che contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, di modo che i beni della creazione devono equamente affluire nelle mani di tutti, secondo la regola della giustizia, che è inseparabile dalla carità” (Gaudium et Spes, 69). Tutti gli altri diritti, di qualunque genere, ivi compresi quelli della proprietà e del libero commercio, sono subordinati ad essa: non devono quindi intralciarne, bensì, al contrario, facilitarne la realizzazione, ed è un dovere sociale grave ed urgente restituirli alla loro finalità originaria (cf. Paolo VI, Populorum Progressio, 22). I proprietari ed i piantatori non dovrebbero perciò lasciarsi guidare principalmente dalle leggi economiche di crescita e di profitto, ne dalle esigenze di competizione o di accumulazione egoistica dei beni; essi dovrebbero invece lasciarsi guidare dalle esigenze della giustizia e dall’imperativo morale che spinge a contribuire alla realizzazione di un decente livello di vita e di condizioni di lavoro tali da rendere possibile ai lavoratori e alla società rurale di vivere una vita veramente umana, e di vedere rispettati tutti i loro fondamentali diritti. 

7. Allo stesso modo i lavoratori, siano essi duma-ans, sacadas o operai delle industrie, devono farsi guidare da un concetto veramente umano e cristiano del loro dovere. Il lavoro umano rimane l’elemento più importante nell’impresa economica, poiché è attraverso questo che l’uomo esercita il suo dominio sul mondo materiale per la costruzione e l’edificazione della sua propria dignità umana (cf. Gaudium et Spes, 67). L’uomo o la donna che lavora, diventa un cooperatore di Dio. Creato ad immagine di Dio, l’uomo ha ricevuto la missione di governare l’universo affinché le sue ricchezze possano essere sviluppate ed usate a beneficio di tutti. in modo da offrire ad ogni persona umana la possibilità di vivere secondo la sua propria dignità e, quindi, dare gloria a Dio. A tutti i lavoratori della canna da zucchero dico, come ugualmente dico a qualsiasi altro lavoratore dovunque si trovi: non dimenticate mai la grande dignità che Dio vi ha dato, non lasciatevi mai degradare dal vostro lavoro; ricordate invece, sempre. La missione che Dio vi ha affidato: essere, per mezzo del lavoro delle vostre mani, i suoi collaboratori nella continuazione dell’opera della creazione. Vedete nel vostro lavoro un’opera di amore, esso infatti esprime l’amore per i vostri cari e il vostro impegno per il benessere della vostra famiglia. Siate orgogliosi di lavorare la terra. 

Allo stesso tempo, sappiate che la Chiesa vi sostiene nei vostri sforzi per vedere rispettati i vostri diritti di lavoratori. Già novanta anni fa, la grande enciclica sociale Rerum Novarum diceva molto chiaramente che il lavoratore ha diritto ad un salario che gli dia una giusta parte della ricchezza che egli contribuisce a produrre, e che le condizioni di lavoro non dovrebbero essere dirette al fine di incrementare sempre più il profitto economico dell’impresa, bensì devono tendere a salvaguardare l’inviolabile dignità dell’uomo come individuo, come sostegno della sua famiglia, e come costruttore della società alla quale appartiene. È stato un costante insegnamento della Chiesa che i lavoratori abbiano il diritto ad unirsi in libere associazioni con lo scopo di difendere i loro interessi e contribuire come collaboratori responsabili al bene comune. Tali associazioni dovrebbero essere protette da appropriate leggi che, più che limitare le loro attività, dovrebbero garantire la libera ricerca per il benessere sociale di tutti i loro membri e dei lavoratori in genere. 

Dovunque la gente lavora insieme, ispirata dallo scopo di assicurare la dignità di ogni essere umano e di costruire una società basata sulla giustizia. sarà sempre viva la speranza per un mondo migliore, e sarà possibile trovare le vie ed i mezzi che diano la possibilità di condividere i frutti del progresso con tutti, nella comunità. Quando i diritti legittimi di ogni categoria sono rispettati, sarà possibile trovare vie pacifiche per la realizzazione del bene comune e nessuno esiterà a porre a servizio dei suoi fratelli, in una comune ricerca di una giusta società, la piena ricchezza dei propri talenti, abilità e influenza. Le agenzie governative”, che sono guidate da una giusta attenzione per la dignità umana, non diventeranno strumenti di oppressione o potere per una classe o categoria. 

Le libere associazioni dei lavoratori, che basano la loro azione sulla impareggiabile dignità dell’uomo, ispireranno confidenza come interlocutori di pari grado in una ricerca di giuste soluzioni. I lavoratori e i datori di lavoro, che imparano a riconoscersi gli uni gli altri come fratelli, non saranno prigionieri di amare dispute che lasciano i problemi irrisolti e l’umana solidarietà indebolita o in rovina. Quando è l’uomo stesso, l’uomo con la sua insuperata dignità, la misura che viene applicata ai problemi sociali, allora non ci sarà spazio per la violenza nella lotta per la giustizia. Adottare l’uomo come criterio di tutta l’attività sociale, significa impegnarsi per la trasformazione di ogni ingiusta situazione società basata sulla fratellanza, sulla giustizia e sull’amore. La violenza mai può essere un mezzo per risolvere i conflitti sociali; e la lotta di classe, che oppone un gruppo all’altro, non può essere fonte di giustizia avendo come sue premesse la distruzione e il disprezzo per l’uomo. Per costruire una società veramente umana nelle Filippine, ogni uomo e donna deve fare una scelta per la giustizia e l’amore, per la solidarietà e la fratellanza, contro l’egoismo e l’odio. Scegliete la dignità umana e un futuro migliore sarà vostro! 

9. Miei cari amici di Bacolod, delle isole Negros Occidental, e voi tutti che siete venuti da lontano per stare con me oggi, so che non vi manca generosità e coraggio. Nelle vostre comunità, nelle città e nei villaggi, mantenete viva la meravigliosa eredità di valori e di qualità che è la vostra forza per il futuro. Rimanete fedeli a ciò che siete: conservate sempre la vostra gioia, il vostro amore per la famiglia, la vostra solidarietà all’interno di ogni comunità, e soprattutto la vostra ferma volontà di condividere tutto ciò che siete e tutto ciò che avete – anche se piccolo od umile – con i vostri fratelli e le vostre sorelle che sono nel bisogno. Nel fare ciò, la vostra comunità sarà contraddistinta dal segno dell’umanità. 

A tutti i miei fratelli e sorelle in Cristo io dico: mantenete viva nei vostri cuori la confidenza in Dio, la fedeltà alla Chiesa e la devozione alla Beata Vergine Maria. 

È giunto il momento di lasciarvi. Avrei tanto desiderato di stare con voi più a lungo, ma altri stanno aspettando di celebrare con me nel vincolo di amore che ci unisce in Gesù Cristo. Grazie per la vostra presenza qui e per aver condiviso insieme quest’ora. Mi sento tanto più ricco per avervi incontrato e per aver constatato il vostro orgoglio di filippini e di cristiani. 

Quando tornate nei vostri villaggi e nelle vostre famiglie, portate con voi la benedizione del Papa. E dite a tutti coloro che erano nella impossibilità di essere presenti, qui, oggi, agli anziani e agli ammalati, che il Papa li ama e li porta sempre nel suo cuore e nelle sue preghiere. Vi benedico tutti nel nome di Gesù Cristo, nostro misericordioso Salvatore. 

Possa Iddio benedirvi, mentre vi allontanate con il mio amore e la mia sollecitudine. 

“Kabay pa nga bendisyonan kamo sang Dios!”. 

 

 

 

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