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Pakistan, Filippine I, Guam (Stati Uniti II), Giappone, Anchorage (Stati Uniti II)
16-27 febbraio 1981

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
DALL'AUDITORIUM DI "RADIO VERITAS" ASIA

21 febbraio 1981 

 

A voi popoli dell’Asia 

A voi, centinaia di milioni di uomini, donne e bambini che vivete nelle immense regioni di questo continente e nei suoi arcipelaghi, 

A voi specialmente, che soffrite o siete bisognosi, 

A voi tutti io rivolgo il mio affettuoso saluto. L’Onnipotente Iddio benedica voi tutti con pace e tranquillità durevole. 

1. Con grande gioia sono venuto in Asia per la prima visita come Vescovo di Roma e successore dell’apostolo Pietro. Sono venuto a visitare le comunità cattoliche e a portare un messaggio di amore fraterno a tutti i popoli delle Filippine e del Giappone, due paesi tra i molti che formano l’Asia. Il mio viaggio vuol essere un itinerario di fraternità, in adempimento di una missione che è interamente religiosa. Ma io sono venuto con il desiderio di poter visitare, in avvenire, anche altri paesi asiatici, per esprimere ad essi personalmente i miei sentimenti di profondo rispetto e di stima. Nello stesso tempo, sono felice di inviare da Manila un messaggio di speranza a tutti i popoli dell’Asia. Lo faccio attraverso “Radio Veritas”, che già da alcuni anni trasmette regolarmente la parola del Papa e una vasta gamma di informazioni religiose in molti idiomi. 

2. La mia missione e di natura religiosa e spirituale. Rivolgendomi a tutti i popoli dell’Asia, non lo faccio come uomo di Stato, ma come servo ed apostolo di Gesù Cristo cui sono affidati “i misteri di Dio” (cf. 1Cor 4,1). Sono venuto in Asia per essere un testimone dello Spirito, che agisce nella storia dei popoli e delle nazioni, dello Spirito che procede dal Padre e dal Figlio del quale fu scritto: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Nello Spirito Santo, ogni individuo ed ogni popolo è diventato – attraverso la Croce e la Risurrezione di Cristo – figlio di Dio, partecipe della vita divina ed erede della vita eterna. Tutti sono stati redenti e chiamati a partecipare alla gloria in Gesù Cristo, senza distinzione alcuna di lingua, razza, nazione o cultura. La Buona Novella proclamata da Cristo e che la Chiesa continua a proclamare, in armonia con la volontà del Signore dev’essere predicata “ad ogni creatura” (Mc 16,15) e “fino ai confini della terra” (At 1,8). 

Fin dagli inizi i seguaci di Cristo, gli apostoli e i loro successori, vennero nelle contrade di quest’immenso continente asiatico: prima in India – la terra dell’apostolo san Tommaso – poi nel corso dei secoli, altre terre ed arcipelaghi furono visitati da san Francesco Saverio, dal gesuita Matteo Ricci e da molti altri ancora. Oggi sono venuto in Asia seguendo l’esempio del Papa Paolo VI, ricalcando i passi dei grandi apostoli missionari. Oggi sono venuto portando la medesima verità circa l’ineffabile amore del Padre, un amore attraverso il quale ogni uomo raggiunge, in Cristo, la pienezza della sua dignità e del suo destino finale. 

3. Venendo ai popoli dell’Asia – proprio come tutti coloro che prima di me, nei diversi periodi della storia, annunziarono qui Gesù Cristo – io incontro oggi, allo stesso modo, l’eredità locale e le antiche culture che contengono encomiabili elementi di crescita spirituale, indicanti modelli di vita e di condotta spesso tanto vicini a quelli che si ritrovano nel Vangelo di Cristo. Le diverse religioni si sono sforzate di rispondere agli interrogativi dell’uomo intorno alle spiegazioni ultime della creazione ed al significato del viaggio dell’uomo in questa vita. L’induismo si serve della filosofia per rispondere all’uomo, e gli indù praticano l’ascetismo e la meditazione nella loro ascesa verso Dio. Il buddismo insegna che, mediante una devota fiducia, l’uomo ascende alla libertà ed all’illuminazione. Altre religioni seguono strade analoghe. I musulmani adorano l’unico Dio e si rifanno ad Abramo, riveriscono Cristo, onorano Maria, professano stima per la vita morale, la preghiera e il digiuno. La Chiesa cattolica accetta gli elementi di verità e di bontà che si ritrovano in queste religioni, e vi scorge dei riflessi della verità di Cristo da essa proclamato come “via, verità e vita” (Gv 14,6). Essa desidera fare tutto il possibile per cooperare, con gli altri credenti, a preservare tutti gli elementi sani delle loro religioni e culture, sottolineando quanto si ha in comune, ed aiutando tutti a vivere come fratelli e sorelle (cf. Nostra Aetate, 1-3). 

4. La Chiesa di Cristo in questo tempo prova un profondo bisogno di entrare in contatto e in dialogo con tutte queste religioni. Rende omaggio ai molti valori morali in esse contenuti, come pure al potenziale di vita spirituale che contraddistingue così profondamente le tradizioni e le culture di intere società. Ciò che sembra accomunare e unire insieme, in modo particolare, cristiani e credenti di altre religioni, è il riconoscimento della necessità della preghiera come espressione della spiritualità dell’uomo orientata verso l’Assoluto. Anche quando, per qualcuno, è il Grande Sconosciuto, egli rimane tuttavia sempre in realtà lo stesso Dio vivente. Nutriamo fiducia che dovunque lo spirito umano si apre in preghiera a questo Dio Sconosciuto, sarà percepita un’eco di quello stesso Spirito che, conoscendo i limiti e la debolezza della persona umana, prega Lui stesso in noi e a nostro nome, “intercedendo per noi con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26). L’intercessione dello Spirito di Dio che prega in noi e per noi frutto del mistero della redenzione operata da Cristo, nella quale l’amore universale del Padre è stato manifestato al mondo. 

5. Perciò tutti i cristiani devono essere impegnati nel dialogo coi credenti di tutte le religioni, in modo da far crescere la comprensione e la collaborazione, per rafforzare i valori morali, perché Dio sia lodato in tutta la creazione. Bisogna sviluppare nuovi modi affinché questo dialogo divenga dappertutto realtà, ma specialmente in Asia, continente che è la culla di antiche culture e religioni. Similmente i cattolici e i cristiani di altre Chiese devono unirsi insieme alla ricerca di una più completa unità, affinché il Cristo possa essere più manifesto attraverso l’amore dei suoi seguaci. Le divisioni ancora esistenti fra quanti professano il nome di Gesù Cristo devono costituire uno sprone a fervente preghiera e alla conversione del cuore, per poter dare una più perfetta testimonianza al Vangelo. Inoltre i cristiani vorranno stringere la mano con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che condividono la fede nell’inestimabile dignità di ogni persona umana. Lavoreranno insieme per costruire una società più giusta e pacifica, nella quale il povero sarà il primo ad essere servito. L’Asia è un continente in cui i valori spirituali sono tenuti in grande stima e dove il senso religioso è profondo ed innato: preservare questa preziosa eredità è dovere di tutti. 

6. Ricordando le grandi tradizioni spirituali e religiose dell’Asia, ed esortando alla fraterna collaborazione fra tutti i suoi abitanti, vorrei anche parlare dei problemi che ancora s’impongono a molte nazioni dell’Asia ed al continente nel suo insieme. Le difficoltà economiche e il persistente bisogno di un più rapido e sano sviluppo hanno giustamente preoccupato i vostri capi e le vostre popolazioni. La povertà grava ancora pesantemente su larghi strati e classi in molti Paesi. Non solo esistono profondi contrasti nella situazione economica e sociale di diverse nazioni, ma anche all’interno di esse un gran numero di persone manca ancora del minimo essenziale necessario perché un essere umano possa vivere dignitosamente e partecipare al progresso della propria comunità. La fame è ancora una tragica realtà per molti genitori e bambini, come pure la mancanza di decenti abitazioni, di cure sanitarie e di possibilità di educazione. Grandi sforzi sono stati compiuti, diversi modelli sono stati applicati, nuove ideologie sono state adottate, ma i risultati non sempre sono stati soddisfacenti. In alcune zone il progresso economico non è stato accompagnato da un miglioramento qualitativo della vita; talvolta, infatti, sono stati purtroppo oscurati valori importanti ed essenziali. 

7. Molti fattori hanno contribuito a questo stato di cose: sia fattori che agiscono all’interno delle differenti comunità, sia elementi che vengono imposti dal di fuori. Oggi più che in passato ci si rende conto del fatto che non è possibile spiegare in maniera soddisfacente i problemi dei Paesi in via di sviluppo unicamente evidenziando l’insufficienza o il ritardo nel progresso scientifico e tecnologico rispetto ai paesi più avanzati o più industrializzati. Bisogna anche riconoscere che il mondo industrializzato ha spesso imposto il peso dei suoi centri decisionali o il suo stile di vita, causando così ulteriormente la disorganizzazione proprio nelle strutture e nelle possibilità delle nazioni meno avanzate. 

8. Giustizia ed equità esigono che ogni nazione ed ogni comunità internazionale, in quanto tale, assuma la propria parte di responsabilità per lo sviluppo dell’Asia in una vera solidarietà internazionale. Tale solidarietà è basata sul fatto che tutti i popoli hanno un’eguale dignità e costituiscono insieme una comunità di dimensione mondiale. Per rispettare tale solidarietà, difficili decisioni devono essere prese, e dovranno essere create le strutture necessarie che daranno l’avvio a un nuovo ordine di rapporti internazionali come condizione per il vero sviluppo di tutte le nazioni. Tutte le nazioni hanno diritto di esigere la solidarietà internazionale, ma quelle la cui stessa dignità ed esistenza è minacciata hanno uno speciale diritto e una giusta priorità alla solidarietà internazionale. 

9. Soprattutto, dev’essere ben compresa la vera natura del processo di sviluppo. Lo sviluppo non è uno stato di cose raggiunto una volta per tutte. Esso è un processo lungo, difficile e al tempo stesso incerto, per il quale ogni nazione assume la condotta dei suoi propri affari ed ottiene i mezzi necessari per assicurare che tutti, individui e comunità, abbiano la piena possibilità di esistere e di crescere. Il vero sviluppo dipende dall’impegno personale degli uomini e donne che compongono la comunità. Indubbiamente le strutture sono importanti, ma esse possono aiutare o distruggere le persone. Perciò debbono essere poste sempre a servizio dell’uomo, perché esse esistono solo per l’uomo e devono costantemente essere adattate per servire effettivamente la causa dell’umano progresso. 

10. Dal più umile lavoratore dei campi a colui che occupa un’elevata posizione di responsabilità, tutti gli uomini e donne devono essere consapevoli del bene comune e sforzarsi di promuovere il progresso comune nello sviluppo sociale ed economico. In tale contesto, vorrei insistere sull’importanza di creare per tutti un impiego degno di rispetto, come pure sull’importanza di promuovere una vera comprensione del significato del lavoro. Nel settore agricolo, come pure nell’industria e nei servizi, il lavoro dell’uomo lo coinvolge nel processo di sviluppo e lo mette anche in grado di adempiere a quei doveri che – oltre l’amore – egli si assume nei confronti dei membri della propria famiglia. Il lavoro umano, mentre promuove lo sviluppo sociale ed economico, deve anche promuovere il benessere integrale e il vero progresso della persona umana. 

11. Per avere successo, lo sviluppo delle nazioni deve effettuarsi in un’atmosfera di pace. Non posso rivolgermi a voi, popoli dell’Asia, senza toccare quest’importante argomento, perché la pace è condizione necessaria per ogni nazione e per ogni popolo perché possano vivere e svilupparsi. Il mio cuore è rattristato quando penso alle molte parti del vostro continente dove il fragore della guerra non è ancora scomparso, dove può essere cambiata la popolazione che vi è coinvolta ma non la realtà della guerra, dove si pensa che solo le armi possano dar sicurezza, o dove il fratello lotta contro il fratello per correggere ingiustizie vere o presunte. All’Asia non è stata risparmiata la sorte di molti altri paesi del mondo in cui la pace – la pace vera nella libertà, nella fiducia reciproca e nella collaborazione fraterna – rimane ancora soltanto un sogno! Troppi uomini, donne e bambini soffrono e muoiono sul suolo asiatico; troppe famiglie sono smembrate o forzate ad abbandonare le loro case e i loro villaggi; troppo odio crea dolori e distruzioni. Non cesserò di elevare la mia voce per la causa della pace. Come ho sempre fatto in pubblici appelli ed in conversazioni private con i capi del mondo, così ora di nuovo supplico tutti e ciascuno a rispettare i valori e i diritti dei popoli e delle nazioni. 

12. Non possono terminare senza inviare un cordiale saluto ai miei fratelli e sorelle nella fede cristiana, a tutti coloro insieme ai quali io confesso il nome di Cristo e, in particolare, a quanti io amo come membri della Chiesa che sono stato chiamato a guidare e a servire. A tutti i Vescovi cattolici, sacerdoti, religiosi e laici uomini e donne, lo dico: Il Signore sia con voi! “Pax Domini sit semper vobiscum”! La Chiesa è stata presente in Asia fin dalle sue prime origini, e voi siete i successori di quei primi cristiani che diffusero il messaggio evangelico di amore e di servizio attraverso l’Asia. In molti paesi di questo continente siete ancora in piccolo numero, ma dappertutto la Chiesa ha posto radici. Nei membri della sua Chiesa – in voi – Cristo è asiatico. 

13. Cristo e la sua Chiesa non possono essere estranei a nessun popolo, nazione o cultura. Il messaggio di Cristo appartiene a tutti ed è rivolto a tutti. La Chiesa non ha mire mondane, non ambizioni politiche o economiche. Essa desidera essere, in Asia come in ogni altra parte del mondo, il segno dell’amore misericordioso di Dio, nostro Padre comune. Missione della Chiesa è annunziare Gesù Cristo, nato dalla Vergine Maria, come eterno Figlio di Dio e Salvatore del mondo; testimoniare il suo amore sacrificale; servire in suo nome. Come Cristo, suo Maestro, la Chiesa desidera il bene di tutta l’umanità.Dovunque è presente, la Chiesa deve affondare le sue radici profondamente nel terreno spirituale e culturale del Paese, assimilare tutti i valori genuini arricchendoli anche con quelle intuizioni che essa ha ricevuto da Cristo, che è “via, verità e vita” (Gv 14,6) per tutta l’umanità. I membri della Chiesa saranno al tempo stesso buoni cristiani e buoni cittadini, apportando il proprio contributo alla costruzione della società di cui sono membri a pieno titolo. In seno ad ogni società, essi vogliono essere i figli e le figlie migliori della propria terra natale, lavorando disinteressatamente con gli altri al vero bene del Paese. 

La Chiesa non pretende privilegio alcuno; vuole solo essere libera e non ostacolata nel perseguire la propria missione. Il principio di libertà di coscienza e di religione e incluso nelle leggi e nelle usanze di quasi tutti i paesi; possa esso effettivamente garantire a tutti i figli e figlie della Chiesa cattolica la libera e pubblica professione della loro fede e delle loro convinzioni religiose. Ciò comporta anche per la Chiesa la possibilità di stabilire liberamente programmi ed istituzioni educative e caritative. Tali attività, inoltre, saranno a vantaggio degli interessi dell’intera società. I cristiani, infatti, considerano come loro compito contribuire alla salvaguardia di una profonda moralità nella vita personale, familiare e sociale. Considerando come loro dovere servire Dio nella persona dei propri fratelli e sorelle. 

14. Come veri figli e figlie della propria nazione veri figli dell’Asia, i cristiani danno eloquente testimonianza al fatto che il Vangelo di Cristo e l’insegnamento della Chiesa fioriscono nei cuori e nelle coscienze dei popoli di ogni nazione sotto il sole. 

Molti sono gli uomini e le donne che hanno testimoniata questa verità dando la propria vita per amore di Cristo in diverse parti del continente asiatico. Fecero questo, così come altri avevano fatto prima di loro, nei primi secoli della cristianità in Roma o, in diverse parti del mondo, nel corso di due millenni. Il mio attuale pellegrinaggio in Asia è intimamente legato alla testimonianza cristiana di fede data dai martiri giapponesi. La Chiesa li onora, nella convinzione che questo sacrificio delle loro vite servirà ad ottenere salvezza e pace, fede e amore per tutti i popoli di questo continente. 

15. La mia parola conclusiva è una preghiera per l’Asia. Sui Capi di Stato e sui Governanti dell’Asia invoco saggezza e forza, affinché possano guidare le loro nazioni verso mete di pieno benessere umano e di progresso. Sui Capi delle religioni in Asia invoco assistenza dall’alto, affinché possano sempre incoraggiare i credenti alla ricerca dell’Assoluto. Prego per i genitori e per i bambini dell’Asia, affinché crescano nell’amore reciproco e nel servizio dei loro concittadini. E raccomando a Dio Onnipotente e Misericordioso la dignità e il destino di ogni uomo, donna e bambino in questo continente; la dignità e il destino di tutta l’Asia! 

 

 

 

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