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VIAGGIO APOSTOLICO IN ESTREMO ORIENTE:
Pakistan, Filippine I, Guam (Stati Uniti II), Giappone,
Anchorage (Stati Uniti II) 16-27 febbraio 1981

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AL "PEACE MEMORIAL" DI HIROSHIMA

Mercoledì, 25 febbraio 1981

 

La guerra è opera dell’uomo. La guerra è distruzione della vita umana. La guerra è morte.

In nessun luogo queste verità si impongono con così tanto vigore come in questa città di Hiroshima, presso questo Monumento alla Pace. Due città, avranno per sempre i loro nomi uniti, due città giapponesi, Hiroshima e Nagasaki, come le sole città al mondo che hanno subito la cattiva sorte di essere un memoriale di come l’uomo sia capace di una distruzione incredibile. I loro nomi si distingueranno sempre come i nomi delle sole città del nostro tempo che sono state scelte per mettere in guardia le generazioni future su come la guerra possa distruggere gli sforzi umani intesi a creare un mondo di pace.

Signor Sindaco,

Cari amici qui presenti, voi tutti che state ascoltando la mia voce ed ai quali giungerà il mio messaggio.

1. È con profonda emozione che sono venuto oggi qui come pellegrino di pace. Desideravo rendere questa visita al Monumento alla Pace di Hiroshima per una personale ed intima convinzione che ricordare il passato e impegnarsi per il futuro.

Consideriamo insieme quella che è una delle tristi imprese dell’umanità e cioè che su tutta la superficie terrestre i nomi di molti – troppi – luoghi vengono ricordati soprattutto perché hanno testimoniato l’orrore e la sofferenza prodotti dalla guerra; i monumenti ai caduti che, se da un lato ricordano la vittoria, dall’altro rammentano però anche la sofferenza e la morte di innumerevoli esseri umani; i cimiteri in cui riposano coloro che hanno sacrificato la loro vita al servizio del proprio Paese o di una nobile causa ed i cimiteri in cui giacciono le innocenti vittime civili della furia distruttrice della guerra; i resti dei campi di concentramento e sterminio in cui il disprezzo per l’uomo e per i suoi diritti inviolabili aveva raggiunto la sua espressione più indegna e crudele; i campi di battaglia in cui la natura ha misericordiosamente sanato la ferite della terra, senza riuscire tuttavia a cancellare dalla storia umana del passato l’odio e l’inimicizia. Hiroshima e Nagasaki si distinguono da tutti gli altri luoghi e monumenti come le prime vittime della guerra nucleare.

Chino il capo al ricordo di migliaia di uomini, donne e bambini che persero la vita in un momento terribile e di chi per lunghi anni ha riportato nel corpo e nella mente quei germi di morte che inesorabilmente portarono avanti il loro processo di distruzione. Il bilancio definitivo della sofferenza umana iniziata qui, non è stato ancora interamente steso né è stato ancora calcolato il costo umano complessivo che è stato pagato, soprattutto se si considera ciò che la guerra nucleare ha arrecato – e potrebbe ancora arrecare – alle nostre idee, ai nostri atteggiamenti ed alla nostra civiltà.

2. Ricordare il passato è impegnarsi per il futuro. Non posso non rendere onore e plauso alla saggia decisione delle autorità di questa città secondo cui il monumento in memoria del primo bombardamento nucleare dovrebbe essere un monumento alla pace. Così facendo, la città di Hiroshima e tutto il popolo del Giappone hanno vigorosamente espresso la loro speranza per un mondo di pace e la loro convinzione secondo cui l’uomo che fa la guerra è anche in grado di costruire con successo la pace. Da questa città, e dall’evento che il suo nome ricorda si è andata originando una nuova consapevolezza mondiale contro la guerra ed una rinnovata determinazione ad operare in favore della pace.

Alcune persone, persino tra quelle che erano vive all’epoca degli eventi che oggi ricordiamo, potrebbero preferire non ricordare l’orrore della guerra nucleare e le sue terribili conseguenze. Tra coloro che non hanno mai provato personalmente la realtà di un conflitto armato tra nazioni, c’è chi potrebbe tentare di non prendere nemmeno in considerazione l’autentica possibilità di una guerra nucleare. Altri potrebbero voler prendere in considerazione la potenza nucleare come un mezzo insostituibile per mantenere l’equilibrio del potere attraverso l’equilibrio del terrore. Non vi è però giustificazione per non sollevare il problema della responsabilità di ciascuna nazione e di ciascun individuo di fronte ad eventuali guerre ed alla minaccia nucleare.

3. Ricordare il passato è impegnarsi per il futuro. Ho preferito prima rievocare il 6 agosto 1945 in modo da poter meglio afferrare il significato della sfida di oggi. Da quel giorno fatale, le armi nucleari sono aumentate nella quantità e nel potere distruttivo. L’armamento nucleare continua ad essere costruito, collaudato e spiegato. Le totali conseguenze di una guerra nucleare su vasta scala è impossibile prevederle, ma, anche se dovesse essere impiegata solo una parte delle armi disponibili, ci si deve chiedere se è impossibile immaginare l’inevitabile scalata e se la completa distruzione dell’umanità non sia una realtà possibile. Desidero ripetere qui ciò che dissi nel corso dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: “I continui preparativi per la guerra, comprovati dalla produzione in diversi paesi di armi sempre più numerose potenti e sofisticate, indicano che vi è un desiderio di essere pronti per la guerra ed essere pronti vuol dire essere in grado di iniziarla; stanno altresì a significare che sussiste il rischio che in qualunque momento, in qualunque luogo, in qualunque modo, qualcuno potrebbe mettere in moto il terribile meccanismo della distruzione generale” (Giovanni Paolo II, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, 2 [1979] 529).

4. Ricordare il passato è impegnarsi per il futuro. Ricordare Hiroshima e aborrire la guerra nucleare. Ricordare Hiroshima è impegnarsi per la pace. Ricordare ciò che la gente di questa città ha sofferto è rinnovare la nostra fede nell’uomo, nella sua capacità di fare ciò che è buono, nella sua libertà di scegliere ciò che è giusto, nella sua determinazione di tradurre un disastro in un nuovo inizio. Di fronte alla calamità creata dall’uomo che è ogni guerra, dobbiamo affermare e riaffermare, ancora e ancora che il ricorso alla guerra non è inevitabile o insostituibile. L’umanità non è destinata all’autodistruzione. Le divergenze di ideologie, aspirazioni ed esigenze possono e devono essere appianate e risolte con mezzi che non siano la guerra e la violenza. L’umanità è in obbligo verso se stessa di regolare differenze e conflitti attraverso mezzi pacifici. Il vasto spettro di problemi che stanno di fronte ai popoli nei differenti stadi di sviluppo culturale, sociale, economico e politico danno vita a tensioni e conflitti internazionali. È essenziale per l’umanità che questi problemi vengano risolti in armonia con i principi etici di equità e giustizia consacrati significativamente negli accordi e nelle istituzioni. La comunità internazionale dovrebbe così darsi un sistema di leggi per regolare i rapporti internazionali e mantenere la pace, così come la norma di legge tutela l’ordine nazionale.

5. Tutti coloro che amano la vita sulla terra devono esortare i governi e coloro che prendono le decisioni in campo economico e sociale ad agire in armonia con le richieste di pace piuttosto che per un ottuso interesse egoistico. La pace deve essere sempre il fine, la pace deve essere perseguita e difesa in ogni circostanza. Non ripetiamo il passato, un passato di violenza e distruzione. Immettiamoci nel che si adatti alla dignità umana, l’unico che conduca verso il vero compimento del destino dell’uomo, il solo che guidi verso un futuro in cui l’equità, la giustizia e la solidarietà siano realtà e non soltanto dei sogni lontani.

6. E quindi, in questo luogo in cui, trentacinque anni fa, in un bagliore di fuoco la vita di tanta gente si spegneva, desidero rivolgere un appello a tutto il mondo in nome della vita, dell’umanità, del futuro.

Ai Capi di Stato e di Governo, a coloro che detengono il potere politico ed economico, io dico: impegniamoci per la pace nella giustizia; prendiamo una solenne decisione, ora, che la guerra non venga mai più tollerata e vista come mezzo per risolvere le divergenze; promettiamo ai nostri simili che ci adopreremo infaticabilmente per il disarmo e l’abolizione di tutte le armi nucleari, sostituiamo alla violenza e all’odio la fiducia e l’interessamento.

Ad ogni uomo e donna di questo Paese e del mondo, dico: assumiamo la responsabilità per gli altri e per il futuro senza limitazioni di frontiere e distinzioni sociali; istruiamo noi stessi e gli altri sulle strade della pace, mai più l’umanità divenga vittima di lotte tra sistemi rivali; mai più ci sia un’altra guerra.

Ai giovani di tutto il mondo, dico: creiamo insieme un nuovo futuro di fraternità e solidarietà; muoviamoci verso i nostri fratelli e sorelle bisognosi, saziamo la fame, offriamo un riparo ai senza tetto, liberiamo gli oppressi, portiamo la giustizia laddove si ode solo la voce delle armi. I vostri giovani cuori hanno una straordinaria capacità di bene e di amore: poneteli al servizio dei vostri simili.

Ad ognuno ripeto le parole del profeta: “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra” (Is 2, 4).

A coloro che credono in Dio, dico: sentiamoci forti nella sua forza che supera la nostra infinitamente, manteniamoci uniti sapendo che Egli ci chiama all’unità; rendiamoci consapevoli del fatto che l’amore e la partecipazione non sono ideali lontani, ma la via verso il rafforzamento della pace, la pace di Dio. 

Ed al Creatore della natura e dell’uomo, della verità e della bellezza, levo una preghiera:

Ascolta la mia voce
perché è la voce delle vittime
di tutte le guerre
e della violenza tra gli individui e le nazioni;

Ascolta la mia voce,
perché è la voce di tutti i bambini
che soffrono e soffriranno
ogni qualvolta i popoli ripongono la loro fiducia
nelle armi e nella guerra;

Ascolta la mia voce,
quando Ti prego di infondere
nei cuori di tutti gli esseri umani
la saggezza della pace,
la forza della giustizia
e la gioia dell’amicizia; 

Ascolta la mia voce,
perché parlo per le moltitudini di ogni Paese
e di ogni periodo della storia
che non vogliono la guerra
e sono pronte a percorrere
il cammino della pace;
Ascolta la mia voce e donaci la capacità
e la forza per poter sempre rispondere all’odio
con l’amore, all’ingiustizia
con una completa dedizione alla giustizia,
al bisogno con la nostra stessa partecipazione,
alla guerra con la pace.
O Dio, ascolta la mia voce
e concedi al mondo per sempre
la Tua pace.

 

© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana

 

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