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Pakistan, Filippine I, Guam (Stati Uniti II), Giappone, Anchorage (Stati Uniti II)
16-27 febbraio 1981

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
DURANTE LA CERIMONIA DI CONGEDO 
AL CATHOLIC CENTER

Nagasaki (Giappone), 26 febbraio 1981

  

Dopo aver sperimentato per quattro giorni la cordiale ospitalità del Giappone, è giunto per me il momento di ritornare a Roma. 

Ma prima di lasciare questo Paese, desidero adempiere al debito di gratitudine verso tutti coloro che mi hanno mostrato tanta cortesia. 

Esprimo la mia gratitudine alle autorità di questa nazione, e in primo luogo a Sua Maestà Imperiale. Sono molto lieto di aver avuto la possibilità di presentargli personalmente, l’espressione del mio rispetto e onore per il ruolo che egli svolge nella vita del popolo giapponese. 

Rinnovo il mio apprezzamento al Governo del Giappone per il modo cortese con il quale mi ha ricevuto, e per tutto ciò che è stato fatto per facilitare la mia visita e i miei viaggi da una città all’altra. Ringrazio tutti coloro che sono stati impegnati nel provvedere all’ordine pubblico e coloro che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito alla buona riuscita della mia visita. 

Alla comunità Cattolica alla quale ho reso una visita pastorale, esprimo la mia più profonda gratitudine: ai miei fratelli nell’episcopato che mi hanno invitato e che hanno tanto lavorato per organizzare la mia visita; all’amato clero, religiosi e laici che mi hanno ricevuto come un padre, un fratello e un amico in Cristo. 

A tutti lascio l’assicurazione della mia unione nella fede. Desidero che tutti coloro che ho visitato, come anche coloro dai quali mi è stato impossibile andare, siano certi della mia solidarietà nell’amicizia e nella preghiera. Esorto tutti a rimanere saldi nei grandi ideali che San Francesco Saverio trasmise loro quando, nel 1549, proclamò la chiamata al servizio e all’amore cristiano. È una soddisfazione vedere che il messaggio, da lui proclamato e liberamente accettato da un così gran numero di persone ha messo salde radici in terra giapponese e portato gioia e letizia a innumerevoli cuori. 

A tutto il popolo giapponese esprimo la mia profonda gratitudine per il calore con cui mi ha ricevuto e per la sua cordiale ospitalità. Nutro la speranza che esso possa lungamente coltivare i grandi valori, umani e religiosi, che hanno fatto parte della sua cultura per generazioni. È mia ardente speranza che, come popolo unito, possa mettere tutti i suoi talenti al servizio di un mondo bisognoso di assistenza fraterna, di sviluppo, di speranza e di incoraggiamento. 

Prego che il popolo giapponese possa sempre coltivare l’ideale della pace e difenderlo mediante la protezione della vita e della dignità umana e la costante ricerca della giustizia; che il Giappone possa giungere alle altezze, ancora sconosciute, del servizio umano nella costruzione di un mondo in cui i valori spirituali siano il sostegno dell’uomo, nella pienezza della sua umanità, e non vengano mai estinti da una incompleta idea di progresso. 

È stata per me una gioia viaggiare da Tokyo a Hiroshima e finalmente a Nagasaki. Grazie alla esperienza e alla cooperazione dei giapponesi e dei mezzi di comunicazione che raggiungono tutto il mondo, il mio appello per la pace e per la causa dell’uomo è stato portato fino ai confini della terra. 

Ed ora la mia preghiera finale è che la sapienza dell’Altissimo discenda su tutti coloro che guidano il destino del Giappone, che la sapienza di Dio sia con tutto il popolo giapponese. E a tutti voi lascio l’espressione della mia gratitudine e stima, il costante amore del mio cuore. 

 

 

 

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