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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
AL "GRUPPO DI SPIRITUALITÀ" DI PARLAMENTARI FRANCESI

3 marzo 1981

    

Signor Presidente, Signore, Signori, 

Lasciate innanzitutto che vi ringrazi per i sentimenti di deferenza e di fiducia che mi avete espresso, con tanta gentilezza, a nome di tutti i partecipanti, e ancora per la breve presentazione del vostro ragguardevole gruppo. Apprezzo vivamente lo spirito di pellegrini che vi ha portati in così gran numero a Roma e dal Papa. 

1. La vostra assemblea presenta una particolarità poco comune. Voi assumete, o avete assunto, delle alte funzioni, delle gravi responsabilità – specificamente d’ordine legislativo – al servizio del vostro paese, nell’ambito della Camera dei deputati, del Senato, del Consiglio economico e sociale e di altri organi. Condividendo la stessa fede cattolica, vi ritrovate in questo “gruppo di spiritualità” per approfondire la vostra fede e per meglio ispirarvi la vostra vita di uomini politici. 

Sono lieto di conoscere i tempi forti che segnano la vita del vostro gruppo: le serate di meditazione e di confronto sulla base della Parola di Dio, dei principali documenti del Magistero, o delle testimonianze sui maggiori problemi della Chiesa; le celebrazioni eucaristiche, e fra queste, la Messa solenne di riapertura celebrata coll’arcivescovo di Parigi; i pellegrinaggi ai quali partecipate; il vostro ritiro spirituale: questi momenti protratti di contemplazione vi sono particolarmente necessari per ritrovare nel profondo di voi stessi l’identità cristiana, e per collocarvi nel disegno di Dio che la società secolarizzata cerca di sfumare. Mi auguro che i vostri colleghi cattolici delle Assemblee parlamentari, soprattutto i giovani, abbiano vasto accesso, come voi, a questo tipo di attività, e che si sentano a loro agio: c’è forse bisogno d’aggiungere che più queste attività risponderanno ad un impegno regolare più daranno frutto? Mi congratulo anche con i sacerdoti che vi assistono. 

Certamente le molteplici responsabilità vi impongono un ritmo di lavoro molto intenso, e poi, avete ancora un compito da svolgere nelle vostre comunità cristiane abituali, parrocchia o altre associazioni. Ma, dato che avete un campo specifico d’azione, è logico che abbiate anche un luogo di riflessione cristiana in questo ambito. Ed eccomi dunque a ciò che vi caratterizza. 

2. Come ben saprete, ricevo io stesso i gruppi più svariati. Tra gli altri figurano anche gli incontri con uomini politici di ogni tendenza. Penso, infatti, che questi abbiano diritto ad un particolare dialogo con la Chiesa, dato il peso delle responsabilità che portano: innanzitutto nell’interesse della loro vita di credenti per quelli che, come voi, si presentano come tali poi, per tutti gli altri, la cosa può essere fruttuosa per la qualità del loro servizio nella società nazionale ed internazionale. I Pastori debbono contemporaneamente dar loro ascolto per cogliere appieno la complessità dei loro problemi, a testimoniare loro la luce e la forza del Vangelo. 

Quanto a voi, la funzione di parlamentare rappresenta, tra le varie istituzioni di un regime democratico, una funzione chiave per assicurare il buon andamento della vita sociale e lo svolgimento degli affari nazionali in un clima leale di libero dibattito che permetta a chi è stato eletto a questo alto incarico di contribuire con il proprio aiuto, opinione e decisione in un grande spirito di responsabilità. So che molto spesso voi aggiungete a questo altri incarichi locali, ma la vostra prima funzione, sul piano nazionale, sembra richiedere la priorità nel vostro studio, nella vostra competenza e nella vostra presenza. Poiché il testo della legge meno significativa merita il massimo di vigilanza, di saggezza e d’equità, e questo ad ogni tappa del suo iter: preparazione in seno alla commissione, proposta, introduzione degli emendamenti, discussione e voto. È in gioco il bene comune di tutta la nazione, e le ripercussioni, a breve o lungo termine, avranno un peso notevole, sia che si tratti della giusta ripartizione dei vantaggi o degli oneri, o del progetto educativo, o dei costumi stessi, in tutto ciò che riguarda la condotta morale: infatti avrete constatato voi stessi come ciò che è legalmente permesso pur essendo moralmente un male, produce in breve confusione nelle coscienze e degradazione dei costumi. Mi auguro che voi meritiate sempre la stima e la riconoscenza dei vostri compatrioti per avere adempiuto questo servizio qualificato la cui importanza tenevo a sottolineare, e prego Dio che vi assista in questo. 

3. E quando vi riunite nell’ambito di questo gruppo di spiritualità assieme a un animatore, cosa cercate? Non vi mettete certo ad esaminare la risposta concreta da dare ai problemi precisi posti dal dibattito politico, tanto più che avete scelto di appartenere a formazioni politiche diverse, secondo un pluralismo legittimo, in democrazia. Ma, prima d’ogni altra cosa, fortificate il vostro essere cristiani, il che vi permetterà d’agire da cristiani; e il fatto d’avere un certo comune patrimonio spirituale in queste condizioni costituisce già di per sé una importante testimonianza in una società nella quale le opposizioni tendono a radicalizzarsi e a trasporsi in tutta la vita. In questo modo voi dimostrate che le vostre opinioni politiche personali, o quelle del vostro partito – giacché la disciplina di partito non potrebbe mai dispensare dall’agire personalmente secondo coscienza – non sono il fulcro della vostra vita, non vi hanno l’ultima parola; che al di là di queste scelte parziali c’è la vostra vita di fede propriamente detta, la vostra comune appartenenza alla Chiesa. C’è il Cristo, al quale voi tutti vi rivolgete, per riceverne la vita di Dio; c’è la sua Parola ed i Sacramenti, ai quali voi tutti attingete; c’è la preghiera, in cui s’esprime la vostra comune figliazione divina e la vostra profonda fraternità; c’è la stessa dottrina della Chiesa che struttura la vostra fede; c’è lo scambio cordiale e caloroso tra fratelli, e la testimonianza, che voi insieme portate, della preminenza dei valori spirituali e della carità. Quest’esperienza unisce in ciò che è fondamentale, come del resto avviene in molti altri movimenti ed ambiti ecclesiali, nei quali persone con orizzonti differenti si rispettano, si avvicinano e fraternizzano. 

4. Ma penso che al di là di questa comunione spirituale, potrete consolidare le vostre convinzioni anche su alcuni punti etici essenziali, che vi permetteranno di formulare dei giudizi e d’orientare l’azione secondo una coscienza retta ed illuminata. Del resto si tratta del problema di ogni uomo e di ogni cristiano, qualunque sia il suo campo d’attività. 

Certamente al di fuori dei punti manifestamente e direttamente precisati dall’ordinamento morale (cf. Gaudium et Spes, 74, par. 4), la fede non determina in modo apodittico l’atteggiamento concreto da prendere in funzione di ogni singola situazione o progetto politico, poiché qui entrano in gioco molti elementi che non appartengono all’ordine della fede e che richiedono prudenza, al punto che si può parlare di una legittima autonomia della politica. Tuttavia per pesare le proprie decisioni politiche, ogni cristiano dovrà prendere in considerazione non solo gli imperativi inviolabili della morale fondamentale, di cui ogni uomo ed ogni autorità pubblica dovrebbe tener conto, ma anche un certo numero di obiettivi che sono parte integrante del Vangelo o ad esso coerenti. Infatti, se il Vangelo non ha il monopolio in questo atteggiamento comune ai credenti e agli uomini di buona volontà, ne afferma però le esigenze, dando loro un significato più profondo e rinnovato. Non è forse questo il senso della costituzione conciliare sulla Chiesa nel mondo d’oggi, e dei documenti che ne sono il prolungamento? 

5. Permettetemi di citare qualche esempio. 

Il cristiano dapprima considera il proprio ruolo politico come un servizio all’uomo e come la ricerca rigorosa delle condizioni sociali che ne permettano la prosperità sotto ogni aspetto: servizio, questo, che ha risonanze profondamente evangeliche di disinteresse, lealtà, giustizia, lucidità, attenzione caritatevole alle persone e alle situazioni. 

Servire l’uomo significa considerare tutta “la dignità dell’essere umano visto nella sua integralità, e non ridotto ad una sola dimensione”: significa dunque considerare l’insieme dei suoi diritti inalienabili che ho rievocato davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite (Giovanni Paolo II, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II/2 [1979] 532). Il rispetto della vita umana, in tutti gli stadi del suo sviluppo, e il primo di questi diritti, è dunque il primo dovere collettivo dei cittadini, e in modo particolare di quanti hanno responsabilità legislative. 

Servire la società significa promuovere ardentemente il senso del bene comune, il bene di tutta la nazione, di tutto il popolo; significa fare in modo che siano superati gli egoismi degli individui o di gruppi particolari che portano pregiudizio all’interesse degli altri. Ma significa allo stesso tempo evitare che si soffochi la giusta libertà, evitare che mai venga sacrificata la trascendenza della persona che, per la fede cristiana, non sarà mai un mezzo, ma sempre un fine. 

Come ha sottolineato ancora una volta il recente Sinodo, il cristiano presta un’attenzione privilegiata alla famiglia che è la cellula prima e fondamentale della società, e che deve trovare nella legge massima protezione ed aiuto; inoltre egli tiene anche conto del contributo dei corpi intermedi. 

Il cristiano considera suo compito fondamentale quello di salvaguardare e promuovere le condizioni per l’educazione morale e spirituale: come non ricordarcene quando si va accentuando una visione puramente materialistica ed edonista della vita, quando si oscurano le ragioni di vivere? 

Le diseguaglianze sociali devono preoccupare in particolar modo il cristiano, soprattutto la sorte di coloro che, per le condizioni d’alloggio, di salario, di lavoro, o disgraziatamente, di disoccupazione, non hanno una vita decente e ne hanno la vita familiare rovinata; e ancora la situazione precaria degli handicappati e degli emigrati. 

D’altro canto il cristiano rifiuta di lasciarsi rinchiudere nei problemi, sia pur gravi, del suo ambiente o del suo paese, giacché si sente solidale con i paesi molto meno fortunati, con le enormi masse che non hanno il minimo vitale di cibo, di cure, di libertà. Non potrà accettare tutto ciò che può in qualche modo prolungare o attizzare, direttamente o meno, le opposizioni e le guerre, anche se questo fosse nel suo interesse. Considera con estrema serietà le minacce di distruzione di cui ho da poco parlato a Hiroshima.Cerca positivamente di orientare alla soluzione del problema della fame, al problema della salute, le immense risorse della scienza e della tecnica.  

Al di là delle divergenze legittime nello strumento politico, il cristiano si preoccupa sempre della verità e del rispetto della persona. Egli punta sulla capacità di riconciliazione e sul progresso dell’unità. E sa che senza amore una civiltà e destinata a fallire.  

Sono certo, signore e signori, che questi pochi principi cristiani, per altro molto generali, vi sono familiari. Se non altro danno conferma che, come ricordava il Vaticano II, “la fede tutto rischiara di una luce nuova e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo, e perciò guida l’intelligenza verso soluzioni pienamente umane” (Gaudium et Spes, 11, par. 1). Mi auguro che il vostro gruppo di spiritualità vi permetta di approfondire tali principi, di svilupparli, perché sempre più vi ispirino nell’assumere le vostre importanti responsabilità, soprattutto quando elaborate o votate le leggi nella vostra Assemblea. Infatti la testimonianza e l’azione dei cristiani vi si devono manifestare in tutta chiarezza e coerenza col Vangelo. Mi proponevo di incoraggiarvi a questo, pur conoscendo la complessità del vostro compito.  

6. Io mi rivolgo a dei cristiani e alle loro famiglie nel momento in cui tutta la Chiesa si prepara ad entrare in Quaresima: vi invito a volgervi a Dio, a lasciarvi interpellare dalla sua Parola: “convertitevi – dirà la liturgia di domani – e credete al Vangelo”, per purificare tutto ciò che, nelle vostre scelte personali, familiari, politiche, non corrisponde alla verità e alla carità di Cristo. E soprattutto, che la speranza abiti in voi, la speranza in un mondo rinnovato dallo Spirito di Cristo!  

Vi ringrazio della visita, e benedico di tutto cuore le vostre persone, le vostre famiglie e tutti i vostri. Prego Dio di benedire anche il vostro paese; mi è ancor più vicino dall’anno scorso, dopo la mia visita a Parigi e a Lisieux: vi auguro di contribuire personalmente al suo progresso e al suo onore.

 

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