 |
DISCORSO DEL SANTO
PADRE GIOVANNI PAOLO II AI FEDELI BRASILIANI IN OCCASIONE
DELL'APERTURA DELLA "CAMPAGNA DI FRATERNITÀ"
9 marzo 1981
Amatissimi
fratelli e sorelle,
si apre oggi di nuovo in
Brasile una Campagna della Fraternità. Sono ancora vive nel mio spirito, e le
ricordo con nostalgia, le immagini – soprattutto degli amati giovani – che
chiamavano il Papa loro fratello quando visitava il vostro Paese. Ciò voleva
dire che i brasiliani si sentono fratelli fra di loro. La fraternità, infatti,
è qualcosa di vivo che deve essere compiuto continuamente. Di qui
l’opportunità di questa Campagna, del cui slogan mi servo per salutarvi
cordialmente: “Salute a tutti”, con grazia e pace da parte di Dio, nostro
Padre, e del Signore Gesù Cristo!
Rivolgendomi oggi stesso
alla Chiesa universale, dicevo che la “Quaresima è un tempo di verità”.
Un tempo nel quale il cristiano è chiamato particolarmente all’orazione,
alla penitenza, al digiuno, a spogliarsi di se stesso e a vedere se stesso in
piena verità, davanti a Dio: “Ricordati, uomo, che sei polvere e che in
polvere ritornerai”, ricorda la liturgia in questo Mercoledì delle Ceneri.
Ma, per la sua dimensione
spirituale, l’uomo, provenendo da Dio e dovendo ritornare a Dio, è chiamato
a qualcosa di diverso dei beni terreni e materiali. Perciò, deve camminare
nella vita nel senso indicato da Cristo Signore, con la sua morte e
risurrezione: camminare, alla luce del mistero pasquale, nel senso della Vita,
per le vie dell’amore al Padre che sta nei cieli e dell’amore ai fratelli,
perciò facendo appello alla carità, alla solidarietà e alla condivisione
fraterna del “povero di cuore”, capace di aver compassione dei meno
favoriti: invalidi, addolorati, marginalizzati o vecchi...
“Salute a tutti”: è
un enunciato peraltro denso di interrogativi e di problematica, una vera sfida
stimolante perché ci si impegni nella ricerca di nuovi ideali e di nuovi modi
di vedere la realtà, in un mondo che sembra dare mostra di stanchezza,
segnato com’è dell’egoismo e senza che in esso vi sia spazio per la
misericordia.
La buona salute, lo
sappiamo, non è appena assenza di dolore: è vita pienamente vissuta, in
tutte le sue dimensioni, personali e sociali. Come al contrario, la mancanza
di salute, non è solo la presenza di dolore o di male fisico. Ci sono tanti
nostri fratelli infermi, per cause inevitabili o evitabili, che soffrono, che
sono paralizzati, “al margine della strada”, in attesa della misericordia
del prossimo senza che mai potranno superare lo stato di “semimorti”...(cf.
Lc 10,33ss).
Alla luce della fede, ogni
dolore ha il suo significato; e può anche servire “per completare ciò che
manca ai patimenti di Cristo a favore del suo Corpo, che è la Chiesa” (cf.Col
1,24). In ogni uomo
che soffre è presente, in qualche modo, il mistero della morte e risurrezione
del Signore. Ciò nondimeno, la salute è un diritto e un dovere per tutti.
Nel suo impegno nel vivere
bene, con salute, ogni uomo si rende conto dei suoi limiti, della sua
transitorietà, delle sue illusioni e ambiguità; e scopre di aver bisogno
degli altri, della “misericordia” del prossimo.E talvolta dolente
si interroga: “E chi è il mio prossimo?”.
Oggi, iniziando la Quaresima, e questa Campagna di Fraternità che si
propone di animarla, ognuno deve sentirsi interpellato e interrogarsi: e io,
nella mia vita, alla luce della figura evangelica del Buon Samaritano, che
personaggio impersono? Sono colui che è colpito dalla sventura? Sono il
viaggiatore distratto, frettoloso e che non si interessa degli altri? Sono il
“Buon Samaritano”?
“E chi è il mio prossimo”? Udite, fratelli e sorelle: la risposta
giusta è quella che si deve allo stesso Signore Gesù Cristo: “colui che
usa misericordia”, è l’immagine del Buon Samaritano, è l’immagine di
Dio, “ricco di misericordia”. Cristo ci chiama e i nostri fratelli ci
attendono!
Con auguri di “salute a tutti”, vi invito a pensare, dinanzi a Dio,
e ad essere generosi nella condivisione fraterna, e assicurandovi della mia
preghiera per tutti vi benedico.
In nome del Padre / e del Figlio / e dello Spirito
Santo. Amen.
|