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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI CONIUGI PARTECIPANTI AL CONVEGNO
"SULLA FAMIGLIA E L'AMORE"

Domenica 3 maggio 1981

 

Carissimi fratelli e sorelle del “Movimento Famiglie Nuove”!

1. “Veni Creator Spiritus!”.

Vi saluto con questa invocazione, che si inquadra in modo particolare in questo tempo pasquale, in cui, dopo la risurrezione di Cristo, per cinquanta giorni ci prepariamo alla venuta dello Spirito Santo, pienezza del mistero.

Tale invocazione tanto più si inquadra nel presente anno in cui, dopo 1600 anni dal Primo Concilio Costantinopolitano, commemoriamo solennemente lo storico avvenimento e desideriamo ravvivare in modo particolare la nostra fede “nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita”, così come è stato ricordato nella lettera inviata ai Vescovi e a tutta la Chiesa, il 25 marzo scorso.

“Veni Creator Spiritus”.

Saluto voi, coniugi, con questa invocazione, che ricorda a ciascuno di voi quel grande momento della vostra vita, quando vi siete trovati davanti all’altare, per dare, nello Spirito Santo, l’uno all’altro la reciproca testimonianza dell’amore, della fedeltà e dell’onestà matrimoniale, giurando di mantenerli fino alla morte: “Io prendo te come mia sposa – come mio sposo – e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.

Se la Chiesa ha invocato lo Spirito Santo particolarmente per questa circostanza: Vieni!, vuol dire che è veramente un momento grande, “sacramentum magnum”. Infatti, il matrimonio porta in sé un’analogia con lo sposalizio di Cristo con la Chiesa e con il momento in cui lo Spirito Santo – nel rombo del vento e nel bagliore delle lingue di fuoco – discese sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste. Il consenso matrimoniale, quell’attimo così decisivo nella vostra vita, porta con sé anche una certa analogia con l’episodio unico avvenuto, quando lo Spirito Santo discese sulla Vergine di Nazaret e “il Verbo si fece carne” (Gv 1,14).

Faccio riferimento a questi particolari momenti e vi affido, cari fratelli e sorelle, coniugi del Movimento dei “Focolari”, allo Spirito Santo, a quello Spirito con il quale è collegata l’origine della creazione, l’origine della Redenzione e l’origine del vostro stesso matrimonio in Cristo e nella Chiesa.

2. Per opera dello Spirito Santo, voi siete diventati un’unità in due. La forza che vi unisce è l’amore. Questo vostro amore umano, che è maturato nei cuori e nelle decisioni, si è manifestato davanti all’altare, quando alle parole del sacerdote che vi invitava ad esprimere il vostro consenso, generoso e definitivo, avete risposto il vostro “sì” reciproco, e vi siete donati l’anello benedetto, simbolo della vostra perenne fedeltà nell’amore.

L’amore si forma nella persona umana, abbraccia il corpo e l’anima, matura nel cuore e nella volontà; l’amore per essere “umano” deve comprendere la persona nella sua totalità fisica, psichica, spirituale.

Contemporaneamente “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato dato” (Rm 5,5).

Dal giorno del vostro matrimonio perdura la reciproca compenetrazione dell’amore divino e dell’amore umano. Infatti l’amore divino penetra in quello umano, donandogli una dimensione nuova: lo rende profondo, puro e generoso; lo sviluppa verso la pienezza, lo nobilita, lo spiritualizza, lo fa pronto anche ai sacrifici e alle rinunce, e al tempo stesso gli dà modo di produrre come frutto la pace e la gioia.

Per mezzo di questo amore voi costituite l’unità in Dio: la “communio personarum”. Voi costituite l’unità dei due riuniti nel suo nome ed Egli è in mezzo a voi (cf. Mt 18,20).

Questa unità in Cristo cerca, in un certo senso, spontaneamente l’espressione nella preghiera. Infatti l’amore è dono ed è comandamento: è un dono di Dio, perché Egli per primo ci ha amati (cf. 1Gv 4,10) ed è anche il comandamento fondamentale di tutto l’orientamento morale. Come dissi nell’omelia alla Messa per le Famiglie, il 12 ottobre dello scorso anno: “Adempiere il comandamento dell’amore vuol dire realizzare tutti i doveri della famiglia cristiana: la fedeltà e l’onestà coniugale, la paternità responsabile e l’educazione. La “piccola Chiesa” – la Chiesa domestica – vuol dire la famiglia vivente nello spirito del comandamento dell’amore; la sua verità interiore, la sua fatica quotidiana, la sua bellezza spirituale e la sua forza”. Ma per vivere in tal modo questo poema di amore e di unità avete bisogno assolutamente di pregare. In questo senso la preghiera diventa veramente essenziale per l’amore e per l’unità: infatti, la preghiera rafforza, solleva, purifica, sublima, aiuta a trovare la luce e il consiglio, approfondisce il rispetto che particolarmente i coniugi devono nutrire reciprocamente verso il loro cuore, verso la coscienza, verso il corpo, mediante il quale essi sono così vicini l’uno all’altro. Giustamente a questo proposito il Concilio Vaticano II scrive: “Per far fede costantemente agli impegni di questa vocazione cristiana si richiede una virtù fuori del comune; ed è per questo che i coniugi, resi forti dalla grazia per una vita santa, coltiveranno assiduamente la fermezza dell’amore, la grandezza d’animo, lo spirito di sacrificio e l’impetreranno con la preghiera” (Gaudium et Spes, 49d.).

Vi auguro che costantemente si ripeta nella vostra vita l’avvenimento di Emmaus: che conosciate il Cristo allo spezzare del pane e che lo ritroviate sempre presente in mezzo a voi, nei vostri cuori, dopo questo “spezzare il pane”!

E raccomando voi tutti, ogni coppia, a Cristo, il quale vuole accompagnarvi nel vostro cammino, così come ha accompagnato i discepoli sulla strada di Emmaus. Affido voi tutti a Cristo, conoscitore dei cuori umani!

3. Quando Gesù mandò per la prima volta i discepoli ad annunziare la Buona Novella, li mandò “a due a due” (cf. Mc 6,7). Anche voi siete mandati in coppia mediante quel grande sacramento, che facendo di voi marito e moglie, vi fa nello stesso tempo testimoni del Cristo crocifisso e risorto.
Infatti, nel sacramento ricevete, come cristiani, una nuova dignità: la dignità di marito e di moglie ed una nuova missione, e cioè la partecipazione alla missione che è propria di tutto il Popolo di Dio e che, in diversi modi, si inserisce nella triplice missione – tria munera – di Cristo stesso.

Dovete adempiere questa missione con tutta la vostra vita, realizzandola specialmente mediante la testimonianza. E ancora il Concilio Vaticano II che a questo proposito illumina con forza sintetica e persuasiva: “L’autentico amore coniugale godrà più alta stima e si formerà al riguardo una sana opinione pubblica, se i coniugi cristiani danno testimonianza della fedeltà e dell’armonia nell’amore oltre che nella sollecitudine dell’educazione dei figli, e se fanno la loro parte nel necessario rinnovamento culturale, psicologico e sociale a favore del matrimonio e della famiglia” (Gaudium et Spes, 49e).

Quanto fondamentale è questa vostra testimonianza! Quanto umana essa deve essere e nello stesso tempo quanto profondamente cristiana! Ma proprio per svolgere questo essenziale compito di testimonianza di fede e di amore, voi coniugi avete un proprio “carisma”, così descritto dal Concilio: “L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dall’azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace, siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della sublime missione di padre e di madre. Per questo motivo i coniugi cristiani sono corroborati e quasi consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato. Ed essi, compiendo in forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare, nello spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, di speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, ed assieme rendono gloria a Dio” (Gaudium et Spes, 48d).

Con tutta la vostra vita, con la convivenza, con lo stile della vostra esistenza, voi costruite la Chiesa nella sua dimensione più piccola ed insieme fondamentale: la “Ecclesiola”!

Infatti, anche la piccola “Chiesa domestica” è voluta espressamente da Dio ed è fondata da Cristo e su Cristo; ha come missione essenziale l’annunzio del Vangelo, la trasmissione della salvezza eterna dei suoi membri e possiede come forza interiore la luce e la grazia dello Spirito Santo.

Ed ecco oggi, in occasione di questo nostro incontro, come Vescovo e come Pastore della Chiesa, desidero riconfermare il vostro particolare “posto” nella grande comunità del Popolo di Dio; desidero indirizzare a questa Chiesa più piccola, che voi costituite, l’espressione di un particolare amore e di una speciale tenerezza, che si manifesta anche nello stesso termine: “Ecclesiola”. E desidero ridarvi di nuovo alla Chiesa, intesa come il grande mistero Divino, che si compie nella storia dell’uomo, e nella quale l’uomo realizza se stesso e adempie il suo destino e la sua vocazione.
Siate dunque la “Chiesa”!

Costruite la Chiesa!

Oh, quanto dipende da voi questo sacro costruire!

Vi possa aiutare in questo impegno anche la vostra tipica spiritualità. Il “Movimento Focolarini”, approvato dai miei predecessori Giovanni XXIII e Paolo VI, si è dilatato in questi anni e si è ristrutturato in vari rami e con diverse attività: dai “focolarini” di vita comune ai focolarini sposati; dal Movimento Sacerdotale al collegamento con religiosi e religiose; dal Movimento Gen al Movimento Famiglie Nuove, al cui inizio e sviluppo contribuì Igino Giordani, che avete opportunamente voluto ricordare ad appena un anno dalla sua morte, in questa Giornata dedicata alla famiglia. Molte indubbiamente sono le vostre iniziative e commoventi le tante vostre esperienze; ma la ricchezza sta e deve stare nella idea-forza della vostra spiritualità, che è la certezza su Dio-Amore e sulla volontà, espressione di amore. In questo senso la vostra spiritualità è aperta, positiva, ottimistica, serena, conquistatrice: voi volete costruire la Chiesa negli animi, con l’amore e nell’amore, vivendo in Cristo e con Cristo presente nella storia quotidiana di ogni persona abbandonata, delusa, impaurita, sofferente e smarrita.

Continuate a realizzare questo vostro ideale, in unione con le iniziative delle diocesi e degli altri movimenti ecclesiali, per aiutare in modo concreto ed efficace l’istituto familiare in tutte le sue necessità spirituali e materiali.

4. Nel Sacramento del Matrimonio siete chiamati a divenire, come marito e moglie, i genitori: padre e madre.

Quale vocazione e quale dignità! Ma anche quanta responsabilità!

Vorrei adoperare le parole più perspicaci per esprimere la bellezza di questa dignità e la grandezza della vocazione che a voi viene partecipata per la potenza dello Spirito Santo, quando come “una sola carne” manifestate la vostra disponibilità di genitori e date così un posto nella vostra vita alla nuova creatura. A nuove persone umane!

Quel “nuovo” sarà il vostro figlio: carne della vostra carne e osso delle vostre ossa (cf. Gen 2,23).

Dovete trasmettere ciò che avete di migliore nella carne e nell’anima! Generare vuol dire al tempo stesso educare; ed educare significa generare. Nella persona umana ciò che è carnale e ciò che è spirituale si compenetrano reciprocamente e perciò si compenetrano anche in modo reciproco le due grandi dimensioni della paternità e della maternità: procreazione ed educazione!

Educare significa molto! Voi stessi sapete quanti sono i compiti di questo processo grande, lungo, paziente, attraverso il quale insegnate semplicemente il comportamento umano a coloro che sono nati da voi, genitori. E poiché sul terreno di questa umanità è stata innestata la figliolanza divina, dobbiamo insegnare a questa persona, nata dai genitori in quanto al corpo e da Dio in quanto allo spirito, la pienezza della vita, quella pienezza che si ha dal Padre nel Figlio, in Cristo, per mezzo dello Spirito Santo.

A tal proposito conviene di nuovo leggere le parole del Vaticano II: “La vera educazione deve promuovere la formazione della persona umana sia in vista del suo ultimo fine sia per il bene delle varie società, di cui l’uomo è membro ed un cui, divenuto adulto, avrà missioni da svolgere.

Pertanto i fanciulli ed i giovani, tenuto conto del progresso della psicologia, della pedagogia e della didattica, debbono essere aiutati a sviluppare armonicamente le loro capacità fisiche, morali e intellettuali, ad acquistare gradualmente un più maturo senso di responsabilità nell’elevazione ordinata ed incessantemente attiva della propria vita e nella ricerca della vera libertà, superando con coraggio e perseveranza tutti gli ostacoli. Debbono anche ricevere, man mano che cresce la loro età, una positiva e prudente educazione sessuale. Debbono inoltre essere avviati alla vita sociale, in modo che, forniti dei mezzi ad essa necessari ed adeguati, possano attivamente inserirsi nelle diverse sfere della umana convivenza, siano disponibili al dialogo con gli altri e contribuiscano di buon grado all’incremento del bene comune” (Gravissimum Educationis, 1,a-b; cf. 3,a).

Oh, quanto ardentemente desidero raccomandare questa vostra funzione di genitori, questa vostra umana paternità e maternità allo stesso Eterno Padre! Siate uniti a Lui con Cristo! Per opera dello Spirito Santo, pronunciate spesso la parola “Abbà” e recitate il “Padre nostro”, per imparare incessantemente da Dio stesso che cosa vuol dire essere padre e madre; che cosa vuol dire sostituire il Padre celeste e portare in sé la sua autorità!

Voi, che siete chiamati a collaborare all’opera dello stesso Creatore – padri e madri – vi raccomando al Padre!

5. La dignità di “genitori” getta luce fondamentale su ciò che siete per voi stessi, reciprocamente, come coniugi; illumina, cioè tutto il vostro amore, che si realizza mediante il corpo e l’anima. Voi, infatti, siete chiamati ad un amore del tutto speciale.

Anche su questo argomento così importante e delicato, il Concilio Vaticano II ci è di guida. “Un tale amore – si legge nella Gaudium et Spes – unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, provato da sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi; anzi diventa più perfetto e cresce mediante il generoso suo esercizio. È ben superiore perciò alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce” (Gaudium et Spes, 49b).

Ed ancora sottolinea che l’indole sessuale dell’uomo e la facoltà umana di generare, sono meravigliosamente superiori a quanto avviene negli stadi inferiori della vita; perciò anche gli atti stessi, propri della vita coniugale, ordinati secondo la vera dignità umana, devono essere rispettati con grande stima. Perciò quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita... non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale” (Ivi 51c).

Bisogna imparare con costanza questo amore. Bisogna discernere i suoi segni autentici. Bisogna tutelare la sua verità interiore. Voi sapete bene che tutto ciò che la Chiesa insegna nel suo per così dire “Catechismo dell’amore coniugale” ha come scopo proprio questo: quell’interiore verità dell’amore, alla quale siete chiamati come coniugi.

Bisogna costantemente imparare questo amore. Bisogna impararlo pazientemente, in ginocchio. Bisogna scavare a poco a poco in tutta la bellezza profonda della unione dei due. Questa bellezza è di natura spirituale, non soltanto di natura sensuale. Ed è nello stesso tempo la bellezza dell’unità coniugale, “l’unita nel corpo”. Eppure quel che è corporale nell’uomo attinge in definitiva dallo Spirito la sua bellezza, la sua luce, la sua verità.

In questi nostri tempi, nei quali la bellezza autentica dell’amore coniugale viene minacciata in tanti modi – minacciata insieme con la dignità della paternità e della maternità – abbiate coraggio!

Abbiate coraggio inflessibile per cercarlo, per rendere testimonianza ad esso dinanzi a voi stessi reciprocamente. E dinanzi al mondo. Siate apostoli della dignità della paternità e maternità. Siate apostoli del bell’amore. Raccomando quindi voi, cari fratelli e sorelle, alla Genitrice di Dio – a Colei che la Chiesa professò come Theotokos 1550 anni fa nel Concilio di Efeso e che ricordiamo anche quest’anno.

Raccomando voi, coniugi, del movimento focolari – alla Madre del bell’amore! E imparto con grande affetto a voi tutti e ai vostri familiari la propiziatrice benedizione apostolica.

  

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