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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALL'ASSEMBLEA PLENARIA DELLA
SACRA CONGREGAZIONE PER I RELIGIOSI
E GLI ISTITUTI SECOLARI

20 novembre 1981


Cari fratelli nell’Episcopato,
Cari figli e figlie,

È sempre una grande gioia per me venire a conoscenza dell’opera promossa e realizzata dalla vostra Congregazione per far sì che la vita religiosa brilli di un più vivo splendore in seno alla Chiesa e porti il suo contributo specifico all’evangelizzazione. Per questa Assemblea plenaria, avete scelto come tema una revisione della natura, del ruolo e della funzione delle Conferenze o Unioni dei Superiori generali degli Istituti religiosi, sul piano nazionale e internazionale, alla luce dei documenti conciliari e in modo particolare del Documento Mutuae Relationes sui rapporti tra i Vescovi e i religiosi nella Chiesa.

1. L’ampia consultazione che ha preparato questa riunione vi ha portato alla formulazione di precise indicazioni sulla sollecitudine dei religiosi a vivere sempre meglio la loro vocazione e sul desiderio dei Pastori di promuovere il loro rinnovamento attraverso un atteggiamento di benevolo incoraggiamento, di attenzione piena di comprensione, di sostegno morale e di sicurezza dottrinale.

Essa ha mostrato nello stesso tempo i reciproci sforzi intrapresi da tre anni alla luce del Documento Mutuae Relationes la cui pubblicazione è stata accolta da tutti con riconoscenza e disponibilità che si sono manifestate attraverso uno studio approfondito per una sua migliore attuazione. Ben volentieri, vi incoraggio a proseguire su questa strada nell’approfondimento di questo importante tema.

2. La base dei vostri lavori e dei vostri scambi, voi l’avete ben compreso, è il legame profondo col Cristo, la Chiesa e l’evangelizzazione. È la Chiesa in quanto tale che ha ricevuto da Cristo il compito dell’evangelizzazione; la diversità dei ministeri deve contribuire alla realizzazione di questa missione che non si può compiere al di fuori di essa: l’incontro con Gesù Cristo è legato alla qualità della vita ecclesiale.

In questa Chiesa, i Vescovi, successori degli apostoli, assicurano, in unità con il successore di Pietro e sotto la sua autorità, la continuità perenne dell’opera di Cristo, Pastore eterno. Questo ministero dei Vescovi è il fondamento di tutti i servizi ecclesiali: “Nessuno ha il potere di esercitare le funzioni del magistero, della santificazione o della autorità se non in cooperazione e in comunione con loro” (Mutuae Relationes, 9a). I Pastori di tutto il gregge, sono per tutti autentici maestri e guide alla perfezione e dunque anche i garanti della fedeltà alla vocazione religiosa nello spirito di ogni Istituto, educatori delle vocazioni e validi tutori per le famiglie religiose secondo il carattere loro proprio sui piani spirituale e apostolico (cf. Ivi 28).

Dunque lo stato di vita costituito dalla pratica dei consigli evangelici, pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia fermamente alla sua vita e alla sua santità (Lumen Gentium, 44). Per la Chiesa è un tesoro prezioso, la testimonianza evidente del dono totale all’amore e al servizio di Dio. Come ricorda Paolo VI nell’esortazione apostolica Evangelica Testificatio di Paolo VI (n. 3), “senza questo segno concreto, la carità della Chiesa tutta rischierebbe di raffreddarsi, il paradosso salvifico del Vangelo rischierebbe di affievolirsi, il “sale” della fede di diluirsi in un mondo in via di secolarizzazione”.

3. Alla luce di questi principi e orientamenti dati dal Documento Mutuae Relationes (n. 60-65), voi avete esaminato la attuale situazione delle Unioni e delle Conferenze dei Superiori generali (dei religiosi, delle religiose o misti), i loro rapporti con le diverse istanze ecclesiali, i frutti già raccolti, i mezzi indirizzati al fine di moltiplicarli come pure le difficoltà o le tentazioni che si presentano qui e là insieme ai mezzi per porvi rimedio.

I Vescovi si mostrano sempre più coscienti del valore della vita religiosa e della loro responsabilità a questo riguardo. La loro sollecitudine per una migliore conoscenza dello stato religioso in quanto tale e non solo nella sua azione apostolica, si manifesta, tra l’altro, nei loro sforzi per dare ai seminaristi e ai sacerdoti una informazione sempre più profonda e più completa. Come ho già detto nel messaggio rivolto alla precedente Plenaria, è essenziale che essi provvedano a procurare ai religiosi un aiuto spirituale qualificato grazie a sacerdoti di valore. È inoltre necessario che il clero diocesano rispetti sempre il carattere proprio dei diversi Istituti per quanto riguarda la loro spiritualità, la loro finalità apostolica, la loro vita comunitaria. Solo religiosi autentici possono collaborare fruttuosamente ad una autentica evangelizzazione.

Garanti della dottrina e della liturgia, i Pastori provvederanno dunque con cura a dare a tutto il loro gregge, ma specialmente a quella sua porzione scelta costituita dai religiosi e dalle religiose, un nutrimento spirituale e dottrinale sano e ricco, badando a preservarli da deviazioni dottrinali e da abusi pratici che potrebbero nuocere alla fecondità apostolica e all’esistenza stessa della vita consacrata.

Benché il tema della vostra Assemblea non concerna direttamente la vita contemplativa, voglio qui confermare tutta la riconoscenza della Chiesa per il sostegno inestimabile conferito nell’evangelizzazione dalle preghiere e dai sacrifici dei monaci e delle monache. So che i Pastori condividono tutti questo punto di vista e che ciascuno di loro desidera ardentemente beneficiare nella sua diocesi della presenza di uno o di più monasteri.

Desidero inoltre incoraggiare in modo particolare i religiosi laici associati all’opera pastorale dei Vescovi; la loro collaborazione è una ricchezza, specialmente per l’educazione cristiana e la catechesi dei giovani.

4. I religiosi non dovranno mai temere di mettere in rilievo gli elementi essenziali della loro vita: l’unione con Dio, nella preghiera e nella contemplazione, la pratica dei consigli evangelici, la vita fraterna. La sollecitudine pastorale non dovrà mai prevalere indebitamente su questi valori fondamentali, ma dovrà nutrirsi di essi.

Dovranno inoltre sviluppare il loro senso ecclesiale per un migliore inserimento nella Chiesa particolare e nella Chiesa universale. Soprattutto bisogna che essi evitino una separazione che porterebbe a dividere la Chiesa in compartimenti tra loro quasi non comunicanti a causa di una erronea concezione della esenzione. Questa non può causare alcuna difficoltà nelle relazioni in seno alle Chiese particolari; perché per le opere di apostolato, i religiosi, come tutti i fedeli, sono posti sotto la giurisdizione dei Vescovi.

Questo riferimento ai Vescovi è particolarmente necessario nel momento attuale in cui un buon numero di Istituti soffrono di una insufficienza delle vocazioni e in cui si compiono raggruppamenti di case o ristrutturazioni di opere. Di queste misure devono sempre essere informati in collaborazione con l’Ordinario che ha la responsabilità pastorale degli orientamenti apostolici.

5. Su tutte queste questioni, le Unioni dei Superiori generali possono rivelarsi di grande utilità se esse rispondono adeguatamente alla finalità stabilita al tempo della loro erezione. È allora desiderabile che esse rivedano periodicamente la loro attività e il loro funzionamento secondo le condizioni stabilite nei loro Statuti.

Il ruolo delle Conferenze è di primaria importanza per l’accoglimento degli orientamenti della Santa Sede; compete loro spesso di farle conoscere, di diffonderle, di studiarle in vista di una loro migliore applicazione da parte dei religiosi.

I temi scelti dalle Assemblee generali saranno determinati di preferenza al fine di valorizzare e di promuovere i valori propri della vita religiosa.

Il ruolo delle Unioni è particolarmente apprezzabile nei rapporti degli Istituti tra di loro e con la Gerarchia, per quanto riguarda l’azione pastorale. È altamente desiderabile che le questioni relative al raggruppamento delle Case e alla ristrutturazione delle Opere siano esaminate secondo il piano dell’Unione perché la cooperazione permetta una migliore ripartizione di coloro che lavorano per il Vangelo.

Il dialogo con l’Episcopato è grandemente facilitato là dove esistono commissioni miste o analoghi organismi di Vescovi e di religiosi e dove quest’ultimi partecipino ai consigli della pastorale. Le forme di dialogo possono essere multiformi e varie; esse sono fruttuose quando si fondano sulla carità e la mutua fiducia.

Per terminare, desidero di tutto cuore che i Pastori, i Superiori religiosi e le loro Unioni collaborino strettamente al fine di aiutare i religiosi e le religiose a portare nel mondo attuale una testimonianza fedele, generosa e serena: essi costituiscono in modo particolare l’immagine di Cristo, imitando più da vicino e rappresentando continuamente, a causa del loro stato di vita, la forma di vita del Signore e dei suoi discepoli (cf. Lumen Gentium, 44).

Che la vergine Maria, Madre della Chiesa, modello delle anime consacrate, vi aiuti tutti nel compimento di questo compito magnifico: tale è la mia preghiera per voi mentre vi benedico di tutto cuore, e benedico, tramite le vostre persone, tutti coloro, uomini e donne, che praticano la vita religiosa in tutto il mondo.

 

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