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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PONTIFICIO CONSIGLIO "COR UNUM"

23 novembre 1981


Cari amici,

Sono particolarmente lieto di accogliervi questa mattina in occasione della decima Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, al quale portate la vostra preziosa collaborazione.

Ringrazio il Cardinale Bernardin Gantin per i sentimenti che mi ha espresso a vostro nome e formulo voti cordiali per un pronto ristabilimento di Padre Roger du Noyer, attualmente ricoverato alla Clinica Gemelli dove io stesso ho beneficiato di cure competenti e sollecite. In questo incontro familiare, vorrei invitarvi a rendere grazie al Signore per il primo e fruttuoso decennio di attività del Consiglio “Cor Unum”, a rinnovare e diffondere le vostre fondamentali convinzioni sulla necessità di questo grande servizio ecclesiale e a progredire nel concreto cammino intrapreso verso gli obiettivi fissati fin dall’inizio e sempre d’attualità.

Sia lodato Iddio per aver ispirato a Papa Paolo VI la creazione di questa moderna diaconia di carità, nel cuore stesso della Chiesa! Il Documento con il quale l’ha istituita, il 15 luglio 1971, come l’espressione, spesso ripetuta in seguito, del suo appoggio, rimangono riferimenti sicuri e luminosi, giustamente ricordati nel Documento che riassume la storia dei dieci anni passati. È inoltre doveroso rendere grazie per l’illuminato appoggio del primo Presidente del Consiglio “Cor Unum”, il caro e rimpianto Cardinale Jean Villot, per l’illimitata devozione del suo primo Segretario, Padre Henri de Riedmatten, per l’opera spesso gravosa dei collaboratori attualmente in forze, per l’apprezzata collaborazione dei membri e dei consulenti. Senza sconfinare nell’autocompiacimento, non possiamo – sia voi che io – che essere colpiti e meravigliati per tutte le attività espletate in dieci anni con mezzi umani ben modesti, sia che si tratti dei lavori delle Assemblee plenarie con le loro discussioni tematiche o dei gruppi di riflessione organizzati nel corso dell’anno, o che si tratti delle riunioni convocate “ad hoc” in vista di importanti interventi caritativi o ancora di viaggi e missioni compiute dai responsabili. Sì, benediciamo il Signore per i numerosi sforzi convergenti: essi hanno certamente fatto progredire le Chiese locali nella comprensione e nella realizzazione del mistero della Chiesa, che è per essenza e per vocazione una vasta comunione di comunità di carità.

Questa riconoscenza a Dio e ai collaboratori della Commissione “Cor Unum”, come la nostra ammirazione per la vitalità degli organismi caritativi internazionali, nazionali e diocesani, riassumono in verità tutta la storia passata e presente della Chiesa, costantemente intessuta di attività e di epopee di carità.

Attualmente si ha la tendenza – persino all’interno di gruppi cristiani – a far credere che la giustizia debba prendere il posto della carità. Io stesso ho tenuto a rivelare questa propensione nell’enciclica Dives in Misericordia (n. 12). Vi voglio incoraggiare vivamente a contribuire alla riabilitazione della carità evangelica. Sforzatevi di promuovere sempre più quella che è la vera concezione della Chiesa, quale l’ha voluta e la vuole il Cristo, quale il Concilio Vaticano II (cf. Lumen Gentium, 1) ha cercato di far capire ai cristiani del mondo d’oggi, nella fedeltà alle fonti stesse della Rivelazione e della Tradizione ecclesiale più ricca, cioè una Chiesa che sia una comunità di carità concreta e disinteressata, che abbia come scopo lo sviluppo umano e spirituale di tutti. Senza venir meno ai vostri compiti di riflessione, di intervento, di coordinamento, desidero che voi aiutiate i cristiani di oggi ad accostarsi maggiormente alle sorgenti tonificanti della loro missione individuale e collettiva di carità. La prima di queste sorgenti è certamente una conoscenza rinnovata del mistero d’amore che è Dio stesso nella sua vita trinitaria. Una catechesi che non si appoggi su questo dogma fondamentale resterà ad un livello troppo orizzontale e si priverà di ricchezze di luce e di energia assolutamente vitali. Aiutate inoltre i cristiani e familiarizzarsi con le esperienze comunitarie e intercomunitarie dei tempi apostolici e dei primi secoli. Esse susciteranno l’ammirazione dei non-cristiani. Il “vedete come si amano” ci interpella ancora. La società contemporanea, tentata e sfigurata dal materialismo pratico e multiforme, ha un bisogno profondo di incontrare comunità di credenti che vivono, con umiltà e convinzione, la vocazione alla quale ogni uomo è chiamato: quella della figliolanza divina e della fraternità umana.

A questa missione catechetica del Consiglio “Cor Unum”, vorrei aggiungere ancora alcune indicazioni pratiche. La prima sarà di farvi conoscere di più, per lo meno i responsabili. Molte Chiese locali hanno ancora bisogno di scoprire, se non l’esistenza di “Cor Unum”, almeno la sua ragione d’essere e i suoi metodi d’azione. Proseguite dunque quest’opera delicata e necessaria di coordinamento tra le Chiese o gli organismi che danno e le Chiese e gli organismi che ricevono. Tutti i casi individuali dovranno essere soccorsi. Tuttavia è indispensabile che le istanze caritative interessate determinino i bisogni realmente prioritari, la cui soluzione avrà ripercussioni importanti sul bene comune di tutta una regione, con frutti immediati oppure più remoti.

D’altra parte, come ho recentemente sottolineato alla speciale riunione in favore del Sahel, continuate a perseguire una crescente cooperazione tra chi collabora a tutta l’importante azione caritativa. Non si tratta solamente di evitare, da un lato, le critiche di una assistenza paternalistica e dall’altra, i rischi di una passività sempre possibile, ma bisogna aiutare tutti coloro che collaborano a porsi in modo corretto nei loro ruoli di assistenti disinteressati e di assistenti pronti alla cooperazione, in vista di un autentico sviluppo umano e spirituale. Tutti, d’altronde, in un certo senso, beneficiano dell’instaurazione di questo scambio. Vi sono segni incoraggianti per voi in questo campo. Ricordo, tra gli altri, il recente incontro dei delegati della Chiesa e degli organismi al servizio delle popolazioni del Sahel. Penso poi a ciò che è stato abbozzato il giugno scorso tra “Cor Unum”, il CELAM e il Segretariato episcopale dell’America Centrale e Panama (SEDAL). Infine, secondo le vostre possibilità, con uno spirito realistico che tenga conto degli immensi bisogni e delle limitate risorse a vostra disposizione, sviluppate i contatti e la collaborazione con gli Organismi governativi o non governativi che desiderano porsi al servizio delle popolazioni bisognose. Nel contesto di un rispetto reciproco, esse possono contribuire molto a meglio organizzare la vostra azione caritativa e voi potete, da parte vostra, condividere con loro lo spirito che vi anima.

Questi sono alcuni pensieri che ho creduto bene di esprimervi. Desidero che essi vi siano di conforto nel momento in cui si inizia il secondo decennio di attività del Consiglio “Cor Unum”.

Queste parole non sono sufficienti a risolvere ogni vostro problema. Ma il dinamismo della Pasqua di Cristo e la potenza dello Spirito della Pentecoste sono sempre all’opera. Date ad essa grande spazio nelle vostre attività caritative! Ed io, a nome delle tre divine Persone, sorgenti dell’Amore, vi benedico di tutto cuore.

 

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