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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA PUGLIA E DELLA BASILICATA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

28 novembre 1981

 

Venerabili fratelli della Puglia e della Basilicata!

È con grande affetto che vi rivolgo oggi il mio saluto, accogliendovi tutti insieme in visita “ad limina Apostolorum”; e il mio benvenuto si estende in un fraterno colloquio sulla condizione delle vostre Comunità ecclesiali, le quali insieme ad alcuni aspetti comuni, ne offrono altri diversi tra le due Regioni e da diocesi a diocesi.

1. Le vostre popolazioni, in dipendenza da particolari cause socio-economiche, hanno dovuto affrontare e lamentano tuttora condizioni di povertà e di precarietà, con i conseguenti fenomeni della disoccupazione e della migrazione.

La disoccupazione, che si presenta con prospettive poco serene, è collegata col momento di crisi delle grosse industrie e di quelle artigianali. Da ciò consegue un flusso migratorio, in alcune zone massiccio e patologico, con i gravi risvolti dello sradicamento dal proprio ambiente, dello scompaginamento delle famiglie e del depauperamento crescente delle Comunità locali. Non sono da sottovalutare, inoltre, i fenomeni del lavoro minorile nel settore della pastorizia e nei grandi centri, come pure del lavoro al di sotto dei minimi contrattuali e procurato a prezzo di compensi, spesso prolungati nel tempo.

2. Di fronte a questo insieme di problemi, risaltano maggiormente le doti ed i valori di quelle popolazioni, le quali offrono espressioni di altissima, consapevole dignità, e manifestano una grande fortezza di carattere ed una tenace volontà, quali sono emerse lungo i secoli ed in modo tutto particolare nel tragico terremoto dello scorso anno. Va ricordato, infatti, che la furia del sisma del 23 novembre 1980 si è abbattuta nel modo più violento sul potentino e sul melfese, sconvolgendo tutta la vita civile ed ecclesiale. Sono trentaseimila i senza tetto, diciasettemila gli abitanti trasferiti altrove in Italia, e cinquemila quelli che sono partiti per l’estero. Tanta distruzione materiale, ed una prova così sconvolgente, non hanno indebolito il coraggio di quelle popolazioni, ma ne hanno invece messo in evidenza il proposito fermo di ricostruzione.

Volendo accennare brevemente agli aspetti morali e religiosi, si deve dire che la gente della Puglia e della Basilicata ha profonde radici non solo religiose ma cristiane, che vanno approfondite e difese, di fronte all’assedio di un’immoralità invadente, diffusa talvolta come cultura dai mass media, e di una mentalità laica e secolarizzata.

La religiosità prevalentemente trasmessa per tradizione e per ambiente sociologico si è resa fragile, insufficiente, ed è divenuta più difficile da accettare e da comprendere. La crisi è avvertita specialmente nella struttura e nell’ambito della famiglia, come pure dei giovani, assaliti da molteplici ed avverse ideologie. Una certa espressione religiosa che si manifesta in forme tradizionali di devozione e di costume, evidenzia il problema, del resto diffuso, del distacco della vita dalla fede, che rischia di essere vissuta in modo strumentale.

3. II quadro sopra delineato, le cui linee particolari sono oggetto della vostra quotidiana considerazione, suggerisce alcune riflessioni pratiche e programmatiche, che desidero, cari confratelli nell’Episcopato, sottoporre alla vostra attenzione.

Collegandomi al vostro grave compito di responsabili della fede, vorrei anzitutto invitarvi a potenziare una catechesi che porti i credenti alla comprensione del significato trascendente ed esistenziale insieme delle verità religiose, alla consapevolezza della fede e quindi alla coerenza nella prassi, cioè ad una religione integrata, capace di rinnovare la vita. È necessario fare appello ad una saggezza perspicace per potenziare in tutti i modi l’istruzione religiosa, e maturare così coscienze veramente cristiane, illuminate, equilibrate, solide, che sappiano far fronte alla mentalità corrente, alla mentalità del mondo, alla quale non possiamo adattarci: “Non vogliate conformarvi al mondo presente” (Rm 12,2).

Una tale opera di illuminazione e formazione deve essere riservata con particolare cura ed intensità alla famiglia ed ai suoi problemi. Anche dall’esame delle vostre relazioni, si prospetta l’urgenza di una azione unitaria e concorde di tutte le diocesi di ambedue le Regioni, per l’impostazione e lo svolgimento di una pastorale più larga, che abbia come oggetto la famiglia. Preparare i giovani alla famiglia mediante una seria direzione spirituale nelle parrocchie, nei gruppi di Azione Cattolica e di presenza cristiana; aiutare le famiglie ad assolvere i loro compiti; coinvolgerle, come chiese domestiche, nel ministero di evangelizzazione e di santificazione; prendere l’avvio dalle famiglie per la formazione completa dell’uomo e del cristiano, sono i contenuti e le mete di una pastorale organica familiare, da svolgersi attentamente con azione congiunta, sottoposta a reciproci confronti, in tutte le Chiese particolari. Non è da disattendere, a tal proposito la messa in opera di efficienti consultori cattolici, dove regni la serietà di impostazioni dottrinali e scientifiche, come pure una serenità di comportamenti in un’opera che richiede credibilità, profonda comprensione, generosa disponibilità e partecipazione. In tale settore, una collaborazione con le Autorità civili si presenta auspicabile, in vista di una comune difesa dei cardini morali e spirituali per il miglioramento delle condizioni sociali, del livello di occupazione e di tutte quelle situazioni, che attengono da vicino alle problematiche della famiglia.

Non è il caso che mi soffermi sulla necessità di una pastorale organica circa il Sacramento del Matrimonio, dal momento che tale urgenza ha costituito oggetto di riflessione dell’intera Conferenza Episcopale Italiana, trovando espressione in un noto documento pastorale. Solo desidero sottolineare la necessità di formare i giovani alla realtà umana e soprannaturale dell’amore, alle responsabilità derivanti dal matrimonio elevato alla dignità del Sacramento, in una parola, al grande servizio che sono chiamati a rendere alla Chiesa ed alla società.

Sullo studio di questi temi riguardanti la famiglia, sono state profuse molte energie; è ora il tempo di passare all’opera con uno sforzo unitario e congiunto, animato e sostenuto dalla fede. Se non si faranno salvi i valori sacri della famiglia, annoverati tra il patrimonio più prezioso delle vostre genti, se non si difenderanno i suoi inviolabili contenuti di unità e di indissolubilità, se non si restituirà alle coppie la gioia di un costante impegno di dedizione, purtroppo aggredito da modelli spesso capziosamente imposti, è impossibile pensare alla elevazione spirituale e materiale delle popolazioni del Sud d’Italia. Il problema resterebbe senza soluzioni, anzi peggiorato nelle sue difficoltà. Sono preoccupazioni queste che affido alla vostra pastorale sollecitudine.

4. Un altro punto che vorrei sottoporre alla vostra attenzione riguarda la formazione delle coscienze cristiane ad uno spirito liturgico, in vista di una sana e sapiente valorizzazione della pietà popolare.

Da più parti, infatti, si va felicemente riscoprendo la realtà e l’importanza della religiosità popolare, i cui significati devono essere interpretati in maniera non riduttiva. Esiste infatti il pericolo di annettere a tali espressioni dello spirito un senso solo antropologico o sociologico di sub-cultura, escludendo ed ignorando il contenuto genuinamente religioso, in conseguenza di schemi pregiudiziali. Al contrario si tratta spesso di momenti di religiosa pienezza in cui l’uomo recupera un’identità perduta o frantumata, ritrovando le proprie radici. Assecondando una certa moda svalutativa della religiosità popolare, si corre il rischio che i quartieri, i paesi ed i villaggi, diventino deserto senza storia, senza cultura, senza religione, senza linguaggio e senza identità, con conseguenze gravissime.

Come dissi nell’Omelia pronunciata nel Santuario di Nostra Signora di Zapopan, in Messico il 30 gennaio 1979: “Questa pietà popolare non è necessariamente un sentimento vago, carente di solida base dottrinale... Quante volte essa è, al contrario, la vera espressione dell’anima di un popolo in quanto toccata dalla grazia e forgiata dall’incontro felice fra l’opera di evangelizzazione e la cultura locale” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II [979] 293). Alla base della maggior parte delle espressioni di religione popolare accanto ad elementi da eliminare, ve ne sono altri i quali, se bene utilizzati, aiutano a progredire nella conoscenza del mistero di Cristo e del suo messaggio (cf. Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 54). È necessario quindi valorizzare la pietà popolare, ed al tempo stesso purificarla ed elevarla, in una parola evangelizzarla, arricchendola cioè sempre più di contenuti validi, veramente cristiani.

A questo proposito, si profila urgente l’impegno concreto di una pastorale liturgica che porti il cristiano alla consapevolezza della fede, in ordine alla partecipazione personale al Mistero della salvezza. Anzitutto mediante il Sacrifico Eucaristico, siamo ogni volta introdotti nel Mistero di Dio stesso che eleva e salva, e anche in tutta la profondità della realtà umana. L’Eucaristia è annunzio di morte e di risurrezione e quindi di nuova vita per l’uomo della presente generazione; e il Mistero pasquale si esprime in essa come inizio di un nuovo tempo e come attesa finale. Così, l’Opus salutis è sempre attuale e l’azione di Cristo Redentore è continuamente presente ed efficace nei misteri celebrati liturgicamente.

Vivendo la liturgia, l’uomo non è abbandonato al suo sforzo spesso inane, al suo impegno labile e discontinuo, ma è innestato ed immerso nella grande corrente vitale della condiscendenza di Dio e della ascensione umana sempre “per Christum, in Spiritu Sancto, ad Patrem”.

5. Da ultimo desidero indicare un altro settore importante al vostro zelo apostolico: l’assistenza spirituale agli ammalati.

In tale campo sono intervenute diverse mutazioni socio-culturali, con rilevanza pastorale che mettono in evidenza diversi modi di concepire la promozione della salute e la lotta contro la malattia. Ne potrebbe conseguire una tendenza alla neutralità in campo spirituale, la quale non può sempre identificarsi col dovuto riguardo per la persona del malato ma anzi potrebbe sfociare in una manipolazione delle coscienze e nel mancato rispetto della vera libertà decisionale. Di fronte a problemi tanto vasti, è necessario delineare un progetto unitario di pastorale della salute, disponendo l’intera Comunità cristiana a tale tipo di apostolato.

Esso richiede una preparazione particolare dei medici, di questi professionisti della salute, di tutto il personale paramedico, dei fedeli di fronte al tempo della malattia e del ricovero in ospedale, una preparazione specifica all’accoglienza ed all’ascolto dei malati. Tale programma rientra nei compiti dell’assistenza al malato, come l’amministrazione dei Sacramenti, essendone la propedeutica e disponendone il propizio ambiente.

In modo tutto speciale dovrà curarsi il servizio dei cappellani. L’azione del dispensamento dei Misteri di Dio è talvolta esercitata in condizioni di disagio, ed in circostanze non bene accette. I cappellani svolgano un ministero discreto ed intelligente, prudente ed esigente; sia la loro una pastorale illuminante, che inviti alla confidenza, al sereno pentimento, alla speranza. Nel quadro di una tale pastorale di insieme, si presenta, quale traguardo operativo immediato, la creazione di collegamenti stabili ed incisivi tra la pastorale di questo specifico settore e quella dell’intera Chiesa locale.

Carissimi confratelli,

Il campo che si apre alle vostre quotidiane prospettive è immenso: “La messe è veramente grande, ma gli operai sono pochi” (Mt 9,37). È quindi alla fiducia serena e coraggiosa che invito ad indirizzare i cuori, perché: “Se il Signore è con noi, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31). È ancora Lui che ci ripete: “vi ho detto tali cose affinché abbiate pace in me... Fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Gv 16,33).

Con questi sentimenti di affetto e di viva partecipazione alle vostre ansie e fatiche, in auspicio di intime gioie dello spirito, imparto a voi, ed alle vostre Comunità ecclesiali, con particolare riguardo ai sacerdoti ed a tutti i Consacrati all’avvento del Regno di Cristo, la mia apostolica benedizione.

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