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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI AFRICANI IN VISITA
"AD LIMINA APOSTOLORUM"

5 ottobre 1981


Cari fratelli in nostro Signore Gesù Cristo,

1. Vi siete costituiti in una unitaria Conferenza Episcopale Interterritoriale – quella del Gambia, Liberia e Sierra Leone, e a questo titolo vi siete radunati qui oggi. Attraverso questa vostra unione voi trovate aiuto fraterno, affrontate problemi comuni, e studiate metodi efficaci per predicare il Vangelo di Cristo. Oltre a ciò, in occasioni come quella odierna, siete in grado di vivere il mistero dell’unità della Chiesa il più pienamente possibile tra di voi: “Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum” (Sal 133,1).

2. Questi stessi vantaggi si riferiscono, anche se in modo differente, alla vostra visita “ad limina”.

Qui voi e le vostre comunità ecclesiali locali trovano l’appoggio della Chiesa universale. Qui voi trovate assicurazione dell’interesse e della preoccupazione personale del Vescovo di Roma, che vi testimonia l’amore che l’intera Chiesa nutre nei vostri confronti. Qui la Santa Sede si sforza di condividere con voi il fardello dei vostri compiti e dei vostri problemi; qui voi cercate e ricevete tra i fratelli la solidarietà e l’aiuto necessari per adempiere alla vostra missione di proclamare Cristo. A questo proposito, la Sacra Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e tutti coloro che nel mondo collaborano con essa a favore delle missioni, vi assicurano delle loro preghiere, della loro fiducia e del loro desiderio di assistervi.

3. Nella vostra qualità di Vescovi, voi siete giunti a Roma per pregare i santi Apostoli Pietro e Paolo e per trovare conforto presso le loro tombe. Insieme a loro è necessario volgersi immediatamente a Gesù. Insieme a Pietro voi confessate a Gesù e davanti al mondo: “Tu sei il Cristo, il Figlio dei Dio vivente” (Mt 16,16). E con Paolo voi ripetete la vostra profonda convinzione che Cristo è per noi tutti “sapienza, giustizia, santificazione e redenzione” (1Cor 1,30).

Questa fede in Cristo dà ragione di tutto il vostro ministero e di tutti i vostri sforzi per portare il suo nome alle vostre genti. Dà ragione del vostro desiderio di predicare il suo Vangelo di salvezza. La vostra fede nel Figlio di Dio vi sostiene nella fatica connessa con lo sforzo di raccogliere le vostre genti attraverso la parola e il sacramento, in un’unica famiglia ecclesiale, in una comunione. Poiché voi stessi avete accettato il mistero nascosto per secoli e rivelato in Cristo, voi siete spronati a comunicare Cristo agli altri, proclamando il contenuto della sua rivelazione come il grande ed originale contributo della cristianità.

4. Poiché Cristo è la nostra redenzione e il nostro tutto, il vostro ministero è posto sotto il segno della speranza. Voi sperate nella parola di Dio; voi avete fiducia in ciò che Egli ha promesso. Voi fate assegnamento sul suo aiuto ogni giorno, proprio come fecero i vostri predecessori prima di voi. I vostri sentimenti sono dunque identici con quelli dell’apostolo Paolo: “Noi infatti ci affatichiamo e combattiamo perché abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1Tm 4,10). Con questa fede apostolica, cari fratelli, proseguite zelantemente nel vostro compito pastorale. Proclamate incessantemente il mistero di Cristo e della sua Chiesa, secondo l’alto insegnamento del Concilio Vaticano II, e nella fedeltà a tutte le sue direttive.

Continuate nel vostro ministero di formare a Cristo le giovani generazioni e di offrire loro la sfida completa contenuta nel suo Discorso della Montagna. Dio ricompenserà certamente voi e tutti coloro che hanno lavorato con voi nel costituire scuole cattoliche e i molti servizi che queste scuole rendono alla comunità cattolica e alla società in generale.

Non stancatevi mai di offrire l’insegnamento di Cristo sulla giustizia e l’amore fraterno a tutti gli uomini e donne di buona volontà a qualsiasi livello sociale essi appartengano. Così facendo voi sarete promotori dell’armonia e del benessere delle nazioni stesse di cui fate parte.

5. In modo del tutto particolare continuate ad esercitare il vostro zelo pastorale nel promuovere le vocazioni sacerdotali e religiose a Cristo. “Gettate in lui ogni vostra preoccupazione” (1Pt 5,7), e pregate “il Padrone della messe che mandi operai nella sua messe” (Mt 9,37). Fate appello alla vostra gente perché si capisca come ciò sia vitalmente necessario per la comunità e come sia importante il contributo della famiglia cristiana nel promuovere le vocazioni ecclesiastiche. Fate appello specialmente agli ammalati ed agli infermi perché offrano le loro sofferenze, in unione con quelle del Salvatore, per questa santa intenzione.

6. Mediante uno studiato sforzo pastorale avete ora un Seminario interterritoriale entro il Vicariato apostolico di Monrovia. Questa comune iniziativa apostolica merita il vostro prolungato interessamento e tutta la vostra personale attenzione – la vostra attenzione individuale e collettiva. Il Seminario è di capitale importanza per la vita della comunità cristiana e per il futuro del Popolo di Dio. Nel Seminario, la parola di Dio deve essere autenticamente vissuta e pienamente trasmessa nella sua integrità, in obbedienza al comando di Cristo e per il benessere di ogni futura generazione del vostro popolo. La fedeltà nel trasmettere la fede e l’impegno nell’educare nuovi seminaristi sono attività pastorali di suprema importanza per i Vescovi: esse sono espressione di profondo affetto pastorale. Sì, fu con profondo intuito che il Concilio Vaticano II si è riferito al Seminario come “il cuore della diocesi” (Optatam Totius, 5).

7. Amatissimi fratelli, in occasione di questa visita “ad limina”, rinnovate con tutto il vostro cuore la vostra fede in Gesù Cristo e nel suo Spirito Santo. Nella potenza dello Spirito Santo, la Parola di Dio è stata seminata, è cresciuta, e ha già portato ricchi frutti per il Regno di Dio. Lo Spirito Santo ha sostenuto i vostri predecessori, voi stessi e i vostri sacerdoti. Egli continuerà ad essere con voi ed in voi, e a lavorare attraverso di voi. Vorrei ora chiedervi di portare la mia benedizione apostolica a tutto il vostro popolo. In particolare vi chiedo di comunicare ai vostri sacerdoti, religiosi e agli altri vostri collaboratori nel Vangelo il messaggio di speranza cristiana che abbiamo celebrato insieme a Roma: “Noi infatti ci affatichiamo e combattiamo perché abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1Tm 4,10).

E nell’attesa che il Signore venga nella gloria, possa Maria, fedele Sposa dello Spirito Santo, essere per il popolo pellegrinante delle vostre terre “segno di sicura speranza e di consolazione” (Lumen Gentium, 68). Possa la Madre di Gesù essere vicina a tutti voi con il suo amore materno.

 

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