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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELL'ANGOLA E DI SÃO TOMÉ
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

20 ottobre 1981


Diletti fratelli nell’Episcopato,

È con grande gioia che vi ricevo oggi, nella vostra prima visita “ad limina Apostolorum” dopo l’indipendenza dei vostri Paesi, cioè: di São Tomé e Principe il 12 luglio 1975 e dell’Angola l’11 novembre dello stesso anno. A causa dei ben noti eventi non mi è stato possibile incontrare il primo gruppo di Vescovi della vostra amata terra, il venti giugno scorso, con Sua Eminenza D’OM Eduardo André Muaca, Arcivescovo di Luanda e Presidente della Conferenza Episcopale. Ma in voi vedo rappresentata la comunità angolana e quella di Sao Tomé e Principe in una nuova fase della sua vita quale popolo con valori propri nel concerto delle nazioni. A tutti ed a ognuno di voi rivolgo i miei saluti affettuosi accompagnati da preghiere all’Onnipotente perché vi illumini e vi fortifichi nella missione apostolica, tutta rivolta al benessere integrale dell’uomo, in questo momento storico tanto importante per i vostri Paesi.

1. Sono convinto della unità esistente nel vostro Episcopato e questa visita al successore di Pietro evidenzia tale nota di vitalità della Chiesa. Infatti, come ricorda il Concilio Vaticano II, il Romano Pontefice “è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della massa dei fedeli. I singoli Vescovi, invece, sono il visibile principio e fondamento di unità nelle loro Chiese particolari, formate ad immagine della Chiesa universale, e in esse e da esse è costituita l’una e unica Chiesa cattolica. Perciò i singoli Vescovi rappresentano la propria Chiesa, e tutti insieme col Papa rappresentano tutta la Chiesa in un vincolo di pace, di amore e di unità” (Lumen Gentium, 23).

2. La Chiesa in Angola come a São Tomé e Principe è una realtà viva e vitale. E faremo quanto è nelle nostre possibilità perché possa continuare ad aumentare questa sua vitalità al servizio del benessere di tutti, particolarmente dei più bisognosi, senza esclusivismi. Ai Vescovi, in quanto successori degli apostoli, è stata affidata dal Signore la missione di annunciare il messaggio del Vangelo a tutti gli uomini. Questo, che per noi pastori è un dovere, è riconosciuto dallo “Ius gentium” e codificato nella “magna charta” delle Nazioni come un diritto naturale dell’uomo.

L’opera che cercate di realizzare nel campo catechetico, particolarmente in riferimento alla gioventù ed alla famiglia, è degna di speciale menzione. Desidero esortarvi vivamente a proseguire in questa direzione, possibilmente con nuove iniziative in uno spirito creativo di servizio alla comunità nelle circostanze del concreto momento storico.

3. Una delle difficoltà maggiori della vostra comunità è la scarsezza di sacerdoti. È meritoria la cura che riservate alle vocazioni sacerdotali e religiose. Esse sono infatti di importanza decisiva per l’evangelizzazione e il consolidamento della vita di fede dei popoli. Tutte le iniziative in questo settore così fondamentale godono del mio più grande appoggio e il mio più cordiale incoraggiamento.

Come sapete, le vocazioni nascono, si sviluppano e maturano all’interno della famiglia. Sono quasi sempre frutto di famiglie nelle quali si vive intensamente secondo i principi della fede. È dunque necessario volgersi alla famiglia, sulla scia dell’ultimo Sinodo dei Vescovi. Dalle buone famiglie nascono gli uomini che saranno il fermento di una società più giusta, più fraterna, di una società migliore. Le vocazioni maturano in un laicato cosciente, pienamente realizzato nella fede, responsabile della sua funzione nell’ambiente in cui vive.

Al momento possedete un solo Seminario Maggiore, a Huambo. Le vocazioni, per grazia di Dio, stanno aumentando. Desidero raccomandarvi l’adeguata formazione spirituale dei seminaristi, di coloro che saranno i vostri immediati collaboratori. Essi abbiano sempre un posto prioritario nei vostri piani pastorali.

I sacerdoti, i religiosi e le religiose, che consacrano tutta la loro vita al servizio assoluto e incondizionato di Dio e dell’amore al prossimo, meritano tutta la vostra sollecitudine affinché realizzino se stessi in autentica gioia, sebbene a volte si vengano a trovare in un mare profondo e tempestoso.

Con il cuore esultante di gioia, costato come una delle caratteristiche della vostra Chiesa, la promozione sollecita e instancabile di vari centri di vita contemplativa, rivelando così il primato dei valori spirituali davanti al pericolo di una secolarizzazione materialistica dell’uomo d’oggi, il quale, più che mai, sente la necessità dei valori dello spirito.

4. Apprezzo vivamente il vostro zelo attento ed efficace nel campo della missione specifica della Chiesa che, aliena da ingerenze che siano fuori della sua competenza, presta servizi non indifferenti alla causa della umanità in generale e al popolo nel cui ambito opera come Maestra, con particolare sollecitudine per i figli più bisognosi.

Desidero esprimere il desiderio che l’umanità di tutti i vostri concittadini riconosca e desideri beneficiare con fiducia dell’opera della Chiesa. Da parte nostra incontreranno sempre una porta aperta con una migliore e più sincera volontà di servizio.

Continuate nella vostra opera con rinnovato entusiasmo. Ad ognuno di voi, ai sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi e all’amato popolo di Angola e di São Tomé e Principe i migliori auguri di prosperità e di sviluppo integrale, in pegno dei quali vi imparto la benedizione Apostolica.

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