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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL TERMINE DELLA
«VIA CRUCIS»

Venerdì Santo, 9 aprile 1982

 

1. “Crucem tuam adoramus”.

Ecco il giorno in cui adoriamo in modo particolare la Croce.

La Croce di Cristo.

Questo segno: strumento di morte infame, è spuntato sin dall’alba, innanzi a noi e penetra le ore del Venerdì Santo, durante le quali ci affrettiamo solleciti, col pensiero e col cuore, dietro la passione del Signore:

la via dal Pretorio di Pilato al Calvario;

l’agonia sul Calvario. La morte.

Queste ore, colme di religioso silenzio, si son fatte udire tutte più tardi, nell’eloquenza della liturgia pomeridiana:

l’adorazione della Croce.

Ed ora, nella tarda sera, veniamo al Colosseo per abbracciare ancora una volta tutto l’insieme:

La “Via Crucis”: crocifissione - morte - sepoltura.

2. Nel Colosseo la croce, piantata tra rovine monumentali, ci ricorda con efficacia tutti coloro che nelle prime generazioni della Chiesa furono condannati alla croce, gettati in pasto alle belve, in diversi altri modi torturati, martirizzati a morte.

Cadevano essi in terra come seme che deve morire, per portare frutti - e, guardando la Croce di Cristo, ripetevano forse senza parole:

“Crucem tuam adoramus”.

La Croce è diventata per loro il segno della Vita che nasce dalla sofferenza e dalla morte:

“et sanctam resurrectionem tuam laudamus et glorificamus”.

3. Per quanti luoghi della terra è passata questa Croce? Per quante generazioni? Per quanti discepoli di Cristo è diventata il punto principale di riferimento nel pellegrinaggio terreno?

Quanti ha preparato alla sofferenza e alla morte? Quanti al martirio per Cristo? alla testimonianza cruenta o incruenta?

E quanti continuamente prepara a tutto ciò?

La storia della Chiesa, nei vari continenti e nei diversi paesi, può registrare una parte soltanto di questo “martirologio”.

Gli altari delle Chiese non hanno potuto accogliere nella loro gloria quanti hanno reso testimonianza a Cristo mediante la croce. Basterebbe pensare a quelli vissuti in questo nostro secolo.

4. “Crucem tuam adoramus, Domine”.

Sì. Sulla Croce Cristo si è dimostrato Signore: ha accettato la morte ed ha dato la vita.

Non è semplicemente “morto”, ma “ha dato la vita”.

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13)

Egli ha dato la vita!

Ha accolto la morte ed ha dato la vita.

Le sue ultime parole sulla Croce: “Padre, nelle tue mani consegno! . . . consegno il mio spirito” (cf. Lc 23, 46). Ha dato la sua vita per noi. Per tutti gli uomini. “Noi” siamo soltanto una piccola parte di tutti coloro, per i quali Cristo ha dato la vita. Non vi è un uomo, dall’inizio sino alla fine del mondo, per il quale egli non abbia dato la vita.

Egli ha dato la vita per tutti. Ho redenti tutti. La Croce è segno della redenzione universale: “ecce enim propter lignum venit gaudium in universo mundo”.

5. “Venit gaudium . . .”.

La Croce è la porta, attraverso la quale Dio è entrato definitivamente nella storia dell’uomo. E permane in essa.

La Croce è la porta, attraverso la quale Dio incessantemente entra nella nostra vita.

Proprio per questo ci segniamo col segno della Croce, e diciamo contemporaneamente “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

E mentre tracciamo il segno della Croce sulla fronte, tra le spalle e sul cuore, pronunciamo anche le parole.

Queste parole sono un invito a Dio, affinché venga. E le uniamo al segno della Croce, perché Dio entri nel cuore dell’uomo mediante la Croce.

E così egli entra in ogni lavoro, pensiero e parola: in tutta la vita dell’uomo e del mondo.

La Croce ci apre a Dio. La Croce apre il mondo a Dio.

6. E nel segno della Croce è data anche la benedizione.

Così fanno Vescovi e sacerdoti. Così fanno i genitori sul bambino. Per la Croce di Cristo aspettiamo il bene definitivo da Dio stesso e tutti i beni che a quello ci avvicinano.

Tutto ciò è espresso da ogni benedizione. Anche da quella che tra breve vi impartirò.

“Stat crux, dum volvitur orbis”.

Tutto passa; permane la Croce tra il mondo e Dio.

Mediante la Croce Dio permane nel mondo.

“Crucem tuam adoramus, Domine”.

7. Carissimi fratelli e sorelle!

Che questo giorno del Venerdì Santo, dedicato al mistero della Croce, che noi oggi abbiamo meditato, ci avvicini sempre più al Dio Vivente: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il segno della morte di Cristo vivifichi in noi la sua presenza e la sua forza.

Amen.

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