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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLE PROVINCE ECCLESIASTICHE
DI BURGOS E PAMPLONA IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 17 aprile 1982

 

Amatissimi fratelli nell’Episcopato delle province ecclesiastiche di Burgos e Pamplona.

1. Siano le parole dell’apostolo Paolo ad esprimervi il mio cordiale saluto in questo incontro fraterno, nel quale vi auguro “grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro” (1 Tm 1, 2).

Nel nome di Cristo stesso, Signore della storia, Redentore degli uomini, fondamento della missione dei Pastori del popolo fedele (cf. Lumen Gentium, 24), Fondatore della Chiesa, noi ci siamo riuniti individualmente e collegialmente, nel corso di questa vostra visita “ad limina”, per rinsaldare sempre più i nostri vincoli di comunione ecclesiale e ascoltare, in uno spirito di profonda docilità alla sua voce, ciò che lo Spirito dice oggi alle Chiese (cf. Ap 3, 13).

2. Vi ricevo con sommo piacere e stando con voi non posso fare a meno di pensare con grande affetto alle care comunità ecclesiali di cui siete i Pastori e che lungo la loro storia hanno dato un esempio tanto eloquente di profonda fedeltà alla fede, di radicata coscienza ecclesiale e di vitalità cristiana.

Se, infatti, la piena maturità di una Chiesa particolare si dimostra nella fioritura di vocazioni per la causa del Vangelo, dentro e fuori di essa, come non menzionare qui le numerose vocazioni di speciale consacrazione che nacquero nelle vostre terre di Castiglia, di Rioja, di Vasconia e di Navarra?

3. Un profondo sentimento della Chiesa e una grande apertura ecclesiale è ciò che ha fatto sì che, seguendo l’esempio, tra gli altri, di ammirevoli figure universali come san Domenico di Guzmán, sant’Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio, tanti uomini e donne delle vostre diocesi si sono diffuse nelle terre d’America, e anche dell’Africa e dell’Asia, mossi dall’ideale della fede e dell’amore di Cristo.

Quante non sono anche le famiglie che nelle vostre città e popolazioni hanno avuto, e continuano ad avere, uno o più membri - in più di un caso tutti i figli - che hanno seguito la chiamata di Dio, per consacrarsi a lui, e per lui al servizio degli altri, di ogni uomo, di qualsiasi paese o continente?

So bene che il momento attuale ha mutato molto, purtroppo, la realtà precedente. Non ignoro che sono diverse le cause che influiscono in questo complesso fenomeno. Ma forse si dovrà esaminare a fondo ciò che dipende esclusivamente da noi: i criteri intraecclesiali che impieghiamo e che devono essere orientati, per vedere ciò che si può fare in questo importantissimo campo al fine di conferirvi l’alta considerazione che merita e per fare in modo di evitare che generose energie disponibili rimangano sterili, si disperdano in direzioni opposte per mancanza di adeguate direttive o si sciupino perché non ben coltivate in un ambiente propizio e ben guidato. Questo è il ruolo che debbono compiere i Seminari o i Centri di formazione delle vocazioni, indirizzando i loro orientamenti pratici secondo le norme stabilite nella Ratio fundamentalis. È chiaro, tra l’altro, che in questi Centri si dovrà stimolare con cura la piena fedeltà alle indicazioni del Magistero.

4. Intanto desidero approfittare di questa opportunità per inviare ai vostri numerosi missionari e missionarie, così come a quelli delle altre regioni della Spagna, il mio speciale ricordo e ringraziamento a nome della Chiesa per il loro generoso impegno nella causa del Vangelo. Per loro prego il Signore e li incoraggio ad essere fedeli alla loro benemerita vocazione umana ed ecclesiale.

Estendo questi sentimenti di viva stima e di riconoscimento a tutte le famiglie di questi missionari che partecipano con il loro affetto e sacrificio alla dedizione ecclesiale dei loro cari.

Sia questa ampia coscienza ecclesiale, vista dalla sua interna realtà, ad incoraggiare il futuro vocazionale di ogni famiglia e comunità diocesana. A ciò debbono anche contribuire le istituzioni missionarie radicate nelle vostre terre, soprattutto l’Istituto spagnolo per le Missioni Estere di Burgos e il Centro di ispirazione eminentemente missionaria di Javier.

5. Ma questa coscienza ecclesiale non solo deve dare impulso alla vita indirizzata all’esterno delle vostre diocesi, per quanto tale dimensione sia imprescindibile. Deve essere anche un grande incentivo all’edificazione interiore della fede delle vostre comunità, alla fedeltà al messaggio di Cristo e al Magistero, all’esperienza personale, familiare e sociale dei principi derivati dal Vangelo, quei principi che devono informare la realtà quotidiana del popolo fedele, conducendolo a vivere l’essenza primaria dell’essere cristiani: l’amore che è più che rispetto, anche se deve muovere da esso, verso ogni uomo, fratello in Cristo e figlio di Dio.

La profonda religiosità delle vostre genti, che tradizionalmente ha tanto influito sull’orientamento pratico della loro vita, deve continuare ad ispirare la loro esistenza, perché abbiano una guida sicura ed efficace che si fonda sul culto dei valori della fede e della moralità che sono proprie della coscienza cristiana. Nel progressivo conseguimento di tali mete, molto può influire una adeguata catechesi sacramentale. Si dovrà cercare mediante essa tutta la ricchezza che racchiudono queste fonti di grazia, con un gran rispetto al culto eucaristico e alle norme liturgiche che ad esso si riferiscono; attenendosi anche, nella amministrazione del sacramento della Penitenza, alle reiterate norme della Chiesa.

6. Perché in mezzo alle difficoltà che la crescente secolarizzazione pone ai vostri fedeli, essi possano mantenere viva la loro coscienza cristiana e ecclesiale, è necessario un rinnovato sforzo di formazione nella fede. Ciò implica una evangelizzazione intensa ed estesa, che abbraccia i campi dell’infanzia, della gioventù, dei movimenti di apostolato, della preparazione al matrimonio delle giovani coppie, dell’ambiente familiare, degli adulti e della terza età.

Tutto questo richiede un deciso impegno in quest’opera. È in questo “fare Chiesa”, in questo formare nella fede che devono concentrarsi le principali forze vive ecclesiali, soprattutto dei sacerdoti, religiosi e religiose. Questa è la missione propria della Chiesa, a ciò essa è chiamata, qui deve generosamente dispiegare tutta la sua competenza, le sue energie, la sua vita, lasciando ai laici ciò che è di loro competenza o di altre istanze.

7. Seguo con profondo interesse la vita ecclesiale e civile nelle vostre diocesi, con sincero apprezzamento per i valori propri delle loro genti, degne di ogni stima e rispetto. E proprio perché conosco questi valori e il contributo prezioso che hanno dato in tanti settori della storia ecclesiale e civile, constato anche con molta pena il doloroso fenomeno della violenza che con certa frequenza scuote alcune delle vostre terre.

Le notizie di morti, sequestri di persone, attentati contro installazioni di servizi pubblici e estorsioni, pongono una nota di giusta preoccupazione in tanti animi retti, che per sensibilità cristiana e umana si dissociano dai metodi non conformi all’etica del Vangelo. Di questo i miei predecessori e io stesso ci siamo occupati in diverse occasioni e in vari ambienti.

So che questa convinzione si trova nel profondo dello spirito dei vostri fedeli. Perciò devo insistere senza posa in una linea di inequivoca condanna della violenza e in un’azione in favore della pace, dell’amore, della giustizia e moderazione, linee costanti del messaggio annunciato da Gesù Cristo.

Procurate poi in tutti i modi che la comunità ecclesiale sia sempre, con la preghiera e le azioni, testimone della riconciliazione degli spiriti, di amore efficace tra i fratelli, irremovibilmente alla sequela di Colui che è il Principe della Pace. Egli otterrà per voi e per i vostri fedeli abbondanti benedizioni di grazia e di pace.

8. Chiedo al Signore che conservi ed incrementi le grandi capacità di bene che i vostri fedeli posseggono; che accompagni il loro cammino di aspirazione ad un costante progresso morale e materiale: che conceda loro la serenità nella loro vita personale, familiare e sociale; che possano guardare all’avvenire con fede e speranza; che costruiscano un presente sempre più degno, senza tralasciare di guardarlo nella prospettiva ampia del futuro al quale Dio li chiama.

A Maria, Madre comune e Avvocata nostra, affido in primo luogo le vostre persone, quelle di tanti sacerdoti, religiosi e religiose che con zelo encomiabile continuano a prodigarsi, anche a costo di non pochi sacrifici, per il bene della Chiesa. A loro va il mio speciale ricordo, saluto e incoraggiamento. Alla Madre di Gesù e Madre nostra raccomando anche i vostri seminaristi, affinché li accompagni nella loro formazione; a lei presento poi tutti i vostri collaboratori nell’apostolato e i fedeli, invitandovi a pregare insieme alle vostre comunità ecclesiali e a impartire loro, come pegno della perenne protezione divina e prova del profondo affetto che professiamo loro, la nostra collegiale benedizione.

                                                   

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