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VISITA PASTORALE A BOLOGNA E IN EMILIA ROMAGNA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI IN PIAZZA MAGGIORE

Domenica, 18 aprile 1982

 

Carissimi giovani di Bologna e di tutta l’Emilia-Romagna!

1. Oggi è la seconda Domenica di Pasqua: l’ottava della Pasqua ci conduce al Cenacolo, “dove si trovavano i discepoli” ed “erano chiuse le porte . . . per timore dei Giudei”.

“Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi”! Proprio con questo saluto proveniente dal Cenacolo desidero salutare voi qui riuniti, che rappresentate la gioventù dell’intera Regione nella varietà delle sue componenti. Tra voi, infatti, ci sono gli studenti e ci sono i lavoratori: alunni delle Università, a cominciare dal famoso “Studium Bononiense”; alunni delle Scuole superiori e medie; giovani che già conoscono - come ha detto testé il vostro portavoce - le soddisfazioni e le fatiche del lavoro. E ci sono anche i componenti di una categoria mista: quella degli studenti-lavoratori, i quali non senza sacrificio hanno assunto l’impegno di prepararsi alla vita con una duplice applicazione. Tutti e ciascuno desidero salutare e chiamare per nome, senza dimenticare i gruppi ed i movimenti a cui appartenete. Venuto in visita pastorale nell’illustre ed a me tanto cara città di Bologna, non poteva né doveva mancare questo speciale incontro con voi, per il quale appare particolarmente adatta questa storica Piazza. Insieme con voi, cari giovani, saluto anche i Vescovi della Regione, con particolare pensiero per il Cardinale Antonio Poma.

Desidero che tutti accogliate questo saluto “Pace a voi” nella pienezza del suo contenuto evangelico ed, al tempo stesso, nella piena eloquenza della nostra contemporaneità. Quanto più difficile si fa oggi nel mondo la “pace”, tanto più la Chiesa - cioè noi tutti - ci sentiamo chiamati a servirla “nelle opere e nella verità” (cf. 1 Gv 3, 18).

2. “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

Gli apostoli vengono mandati con la stessa missione con la quale Cristo è stato mandato dal Padre. Essi sono inviati in tutto quanto il mondo ad annunciare il Vangelo della pace. Ma ci possiamo chiedere: solo loro? Il Concilio Vaticano II insegna che tutto il Popolo di Dio è chiamato a partecipare alla missione di Cristo: Sacerdote, Profeta e Re (cf. Lumen Gentium, 10-12).

Ciò hanno capito sempre molto bene i giovani delle varie generazioni cristiane. Lo hanno capito, ad esempio, nel secolo scorso anche coloro che proprio qui in Bologna diedero vita alla “Società della Gioventù Cattolica Italiana”. Chi non sa che da questa Società, proprio qui a Bologna, ebbe origine, nel 1867, l’Azione Cattolica? A tutti noto è il nome di Giovanni Acquaderni, un giovane nato a Castel san Pietro, il quale, non ancora trentenne, ne fu uno dei fondatori e il primo presidente. Ebbene, quel che allora in risposta al mandato di Cristo tanto animosamente fu fatto, segna un preciso punto di riferimento. Anche se l’epoca, per le particolari circostanze di quegli anni, è profondamente diversa dalla nostra, quel che allora fu fatto - voi capite bene, cari giovani -, costituisce un esempio ed insieme un incitamento. Il coraggio, la fedeltà, l’inventiva, il “senso ecclesiale”, dimostrato dal vostro Conterraneo, sollecita le capacità e fa appello anche oggi alle energie giovanili, perché in concreto riprendano la missione di Cristo, continuandola ed attuandola nell’odierno contesto socio-culturale. Voglio dire che come allora, in simil modo l’odierna generazione dei giovani è anch’essa chiamata a partecipare alla missione di Cristo. Il Vaticano II, che ha ricordato questa verità, questo dovere, è il Concilio del nostro secolo.

3. Cristo poi riprese: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. E dopo queste parole alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”.

Voi avete ricevuto lo Spirito Santo? Lo avete “accolto”? Sapete bene che cosa vuol dire ricevere ed accogliere lo Spirito? Voi ricordate quel che già si è verificato nella vostra vita, proprio in forza di queste parole di Gesù. Ricordate, in particolare, i sacramenti del Battesimo, della Cresima, della Penitenza, dell’Eucaristia, nei quali viene conferito o accresciuto il dono dello Spirito. Dovete perciò ricordare che essi appunto sono “sacramenti pasquali”, che ci riportano al Cenacolo e, in particolare, a questa parola di Cristo. E ricordate ancora che lo Spirito è un dono, per ottenere il quale è sempre necessaria la preghiera: è con essa che ci si dispone ad accoglierlo come conviene.

Lo Spirito, infatti, ci è dato per partecipare attivamente alla Risurrezione di Cristo: egli è lo Spirito stesso di Cristo, è come l’anima della sua missione e la radice della nostra partecipazione ad essa.

4. Leggiamo a questo proposito: “Se dunque siete risorti con Cristo, / cercate le cose di lassù” (Col 3, 1).

Al centro stesso della missione, che Cristo ha ricevuto dal Padre, si trova l’uomo nuovo: l’uomo aperto verso il Padre.

L’uomo “aperto verso il Padre” vuol dire l’uomo che vive nella piena dimensione della sua umanità. Quel “cercare le cose di lassù” è inscritto nella struttura stessa dell’uomo, che vive nella piena dimensione della sua umanità solo quando è capace di “superare” se stesso con la forza della verità e dell’amore.

Proprio a questo fine riceviamo lo Spirito Santo, perché la forza della verità e dell’amore formi la nostra vita interiore ed irradi anche verso l’esterno.

La formazione di tale uomo è, nello stesso tempo, il primo compito, la prima missione di ognuno di noi. Al dono, dunque, che ci viene dall’alto e ci sollecita verso l’alto deve seguire la risposta della nostra volontà, cioè la nostra personale collaborazione.

A seguito di ciò vengono altri compiti: solo dopo che ci è stata tale “formazione” con la forza della stessa verità e dell’amore, deve essere promossa la “trasformazione” del mondo. È, questo, un processo che dalla dimensione personale va verso la dimensione comunitaria. Trasformare il mondo vuol dire per il cristiano, aperto verso il Padre, formato nello Spirito, impegnarsi responsabilmente per elevare ed arricchire del suo stesso dono tutte le realtà e le comunità con cui viene a contatto: la famiglia, anzitutto; poi l’ambiente degli amici, l’ambiente della scuola, il luogo di lavoro, il mondo della cultura, la vita sociale, la vita nazionale.

Compito arduo, certamente, è questo; compito difficile, ma non impari alle energie dei giovani. Anche voi, giovani di Emilia e di Romagna, siete chiamati ad esso: anche a voi si offre il dono dello Spirito per operare quella duplice trasformazione: di voi stessi e del mondo.

Difatti, le caratteristiche e le qualità, che già ricordai nel gennaio scorso parlando ai Vescovi della vostra Regione convenuti a Roma, e cioè “il particolare rilievo culturale, politico ed economico all’interno della Nazione”, e poi il culto dei “valori cristiani... la lealtà e la proverbiale schiettezza, la fedeltà agli impegni assunti ed alla parola data, la sacralità della famiglia, la laboriosità e la generosità verso i poveri” sono oggettivamente un patrimonio prezioso, che senza alcun dubbio appartiene anche a voi. Erano esse e sono qualità e caratteristiche dei padri, che sicuramente, spontaneamente, quasi per trasmissione ereditaria, sono passate ai figli.

Qui, pertanto, dico nel possesso di queste qualità è la prima risposta positiva a quel che vi ho detto intorno all’impegno di vivere secondo la dimensione dello Spirito e di contribuire, ricchi di questo dono, alla trasformazione del mondo.

5. Perché Cristo, subito dopo le parole “Ricevete lo Spirito Santo”, parla della remissione dei peccati? Egli dice: “A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

Perché “la remissione” dei peccati suppone la conoscenza e la confessione dei peccati. E l’una e l’altra significa lo sforzo per vivere nella verità e nell’amore. Significa l’azione della “forza della verità e dell’amore”, la quale forma l’uomo nuovo e trasforma il mondo.

La contraddizione - è la falsificazione della verità e la simulazione dell’amore. La contraddizione è l’obliterazione della linea di demarcazione tra il bene e il male, è il chiamare umanesimo quel che invece è “il peccato”. Fin troppo facili sono, purtroppo, gli esempi che si potrebbero fare a questo riguardo: giustamente oggi si condanna il terrorismo, come attentato e violazione di elementari diritti dell’uomo; si condanna l’uccisione dell’uomo, come cosa manifestamente contraria all’esistenza stessa dell’uomo; nello stesso tempo, però, il privare della vita l’uomo non-nato viene chiamato “umanesimo”, viene considerato “prova di progresso”, di emancipazione che sarebbe addirittura conforme all’umana dignità! (Carissimi, non dico queste parole per accusare qualcuno; le dico per manifestare la mia sofferenza).

Non illudiamoci! Noi tutti - ricordatelo sempre, carissimi giovani - dobbiamo avvertire, denunciare, superare simili contraddizioni. Ricordate che soltanto “la verità vi renderà liberi” (Gv 8, 32). Soltanto la verità ha la forza di trasformare il mondo nella direzione dell’autentico progresso e del reale “umanesimo”. E non chiamiamo le esigenze della verità, della coscienza, della dignità una scelta soltanto “politica”: esse sono esigenze supreme e perciò irrinunciabili dell’uomo. Non diminuiamo mai ciò da cui dipende l’essere o il non essere dell’uomo nel profondo della stessa sua umanità.

6. Amici miei! Cristo viene nel cenacolo dei nostri tempi, si presenta in mezzo a voi e dice anche a voi: Ricevete lo Spirito Santo! Che significa ciò?

Significa, da una parte, che viviamo in una situazione di rischio (ed anche nell’ambiente socio-culturale, in cui voi vivete, esiste questo pericolo); significa che anche voi, purtroppo, potreste respingere questa forza della verità e dell’amore, con la quale si forma “l’uomo nuovo” e si “trasforma il mondo” a misura della dignità umana e della somiglianza di Dio. In definitiva, ciò vuol dire che anche voi potreste “rattristare lo Spirito Santo” (cf. Ef 4, 30).

Ma ciò significa, d’altra parte, che Cristo ha fiducia in voi. Così come egli ebbe fiducia negli Apostoli nonostante la loro debolezza, così come ebbe fiducia in Pietro nonostante i suoi rinnegamenti. Sì, Cristo ha fiducia in voi, carissimi giovani dell’Emilia-Romagna! Egli vi offre il suo Spirito, ed è vostro dovere non solo riceverlo, ma anche accoglierlo con apertura di cuore e con grande generosità. Non deludete mai questa fiducia! Già la vostra presenza quest’oggi, che non è certo formale, sta a dimostrare che la fiducia è ben riposta: essa è una prova di disponibilità ed io sono lieto di darvene atto anche a nome della Chiesa.

Chi ha detto che i giovani di oggi sarebbero, a questo riguardo, meno disponibili, cioè meno interessati ed attenti dei giovani del passato? La vostra presenza ed il vostro entusiasmo, carissimi, smentiscono un tale giudizio affrettato e confermano, piuttosto, che c’è in voi, figli di questa nobile Regione italiana, non solo detta attitudine, ma altresì capacità di dialogo, sensibilità ai problemi spirituali, volontà di ascoltare la voce dello Spirito, che come anche oggi vi parla, così non cessa di offrirsi a voi e di donarvi quell’interiore forza per trasformarvi e trasformare. Siate sempre degni della fiducia che Cristo ha in voi!

Preghiamo ora Colei che si dimostrò degna della più grande fiducia del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e che per opera dello Spirito Santo concepì e diede alla luce Cristo. Preghiamo Maria, perché Cristo irradi più ampiamente la forza del suo Spirito per la trasformazione del mondo nella verità e nell’amore.

Preghiamo insieme la Madre del Risorto, recitando in suo onore il saluto pasquale: “Regina coeli”. 

                                 

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