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VISITA PASTORALE A BOLOGNA E IN EMILIA ROMAGNA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SEMINARISTI NEL SANTUARIO DI SAN LUCA

Domenica, 18 aprile 1982

 

Carissimi!

1. Venendo pellegrino alla Chiesa di Dio, che è in Bologna, e, in particolare, sostando qui, nel celebre e suggestivo Santuario della “Beata Vergine di san Luca”, ho la gioia di incontrarmi con voi, giovani che nella vostra vita, per vie e circostanze note forse soltanto a Dio ed a voi, avete scoperto un giorno che Cristo vi chiamava al suo servizio totale ed esclusivo e vi voleva all’Altare come suoi Ministri, oppure sulle vie della consacrazione evangelica, mediante i voti religiosi.

Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, vi ha amati in maniera singolare; ha voluto fare di voi i suoi amici prediletti (cf. Gv 15, 15); si è messo a camminare accanto a voi; ha attraversato la vostra strada e vi ha chiamati.

Già il Battesimo, la Confermazione, l’Eucaristia sono una manifestazione della chiamata da parte di Gesù, il quale mediante tali sacramenti rende gli uomini suoi seguaci, suoi discepoli. Tale sequela di Gesù viene approfondita, giorno dopo giorno, nella famiglia, nella parrocchia, nella scuola, nelle associazioni, luoghi privilegiati per il continuo, ininterrotto “cammino della fede”, compiuto dal cristiano, il quale deve conformare continuamente la propria vita ad immagine del Cristo (cf. Rm 8, 29) e deve vivere sempre in intima unione con lui (cf. Gv 15, 1-9; Gal 2, 20s).

2. Ma nella vostra giovinezza di cristiani, che nella fede - personalmente e comunitariamente approfondita, maturata, portata alle sue conseguenze vitali - cercavate il senso più autentico e totale da dare all’esistenza, voi avete compreso, o improvvisamente con una folgorante intuizione o lentamente dopo lunghe riflessioni, che Gesù voleva da voi ancora qualcosa di più. Avete compreso il significato di quelle sue parole, percepite come indirizzate personalmente a voi: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!” (Mt 9, 38). Avete sentito che potevate - anzi dovevate - essere voi quegli operai, necessari per lavorare nella misteriosa e vasta “messe”, che è la Chiesa, il mondo intero, l’umanità tutta, assetata della Parola di Dio e capace, se ben coltivata, di dare frutti di bene.

Gesù vi ha chiamati. Ciascuno di voi. Per nome. E in modo singolare ed irrepetibile, come singolare ed irrepetibile è la vostra personalità, cui egli rivolgeva il suo dolce e pressante invito.

Vi saluto cordialmente ad uno ad uno, rivolgendo un particolare pensiero al Cardinale Arcivescovo di Bologna, che ringrazio per le parole che ha voluto avere nei miei riguardi qualche minuto fa e per la gioia procuratami con questo incontro.

3. Carissimi, Gesù vi ha chiamati a seguire Lui! “Sequere me!” (Mt 8, 22; Mc 2, 14). A seguirlo per una strada dura e difficile; per un cammino, che spesso può trasformarsi in una “Via Crucis”, e condurre al Calvario ed alla Crocifissione. Ma chi è chiamato a seguire più da vicino Gesù, sa che non aderisce ad un semplice uomo, per quanto geniale e prestigioso, ma si affida addirittura al Figlio di Dio Incarnato; a Gesù di Nazaret, il Messia, il Signore, il Redentore dell’uomo, il Giudice supremo e definitivo della storia!

Gesù vi ha chiamati ad essere i ministri dei suoi Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia e della Riconciliazione. Nella Chiesa, la presenza sacramentale del Cristo è intimamente legata alla presenza ed all’azione ministeriale del sacerdote; come pure, il dono mirabile della divina Misericordia viene normalmente elargito nella Chiesa mediante l’opera dei presbiteri. Un giorno - ed è un giorno atteso da voi nella preghiera fervida e nella intensa preparazione - voi “in persona Christi”, potrete dire sull’altare le misteriose sacramentali parole: “Questo è il mio corpo . . .”, e mediante la potestà sacra di cui sarete investiti compirete il sacrificio eucaristico e lo offrirete a Dio in nome di tutto il popolo (cf. Lumen Gentium, 10); ai vostri fratelli, chini nella consapevolezza della propria miseria umana, potrete dire con trepidazione, ma anche con rasserenante sicurezza: “Io ti assolvo . . .”.

Gesù vi ha chiamati e vi ha scelti fra gli uomini, per costituirvi a favore degli uomini (cf. Eb 5, 1) mediante il presbiterato, per farvi partecipare più intimamente alla sua missione profetica, sacerdotale e regale, al fine di rendergli una particolare testimonianza nella Chiesa e dinanzi al mondo.

Siete destinati ad essere i proclamatori, i portavoce, i ministri della Parola (cf. At 6, 4) di Dio, cioè i testimoni generosi ed instancabili - mediante la predicazione, l’evangelizzazione, la catechesi - delle meraviglie che Dio ha compiuto e compie continuamente per l’umanità; capaci, pertanto, e disponibili ad elargire sempre ai fratelli i frutti dell’amore e della pace, a donare ed a comunicare ad essi quella certezza della fede, acquistata non soltanto mediante lo studio diuturno delle varie discipline teologiche e bibliche, necessarie ed indispensabili per la vostra adeguata preparazione culturale e spirituale, ma specialmente nella continua preghiera. E questa vostra certezza, donata ai fratelli, li aiuterà alla comprensione profonda del senso ultimo dell’esistenza umana, redenta da Cristo, ed altresì alla animazione cristiana dell’ordine etico, nei loro rapporti con Dio, con se stessi, con gli altri.

4. Perché questa vostra sequela di Cristo, il quale vuole rendervi partecipi del suo Sacerdozio, sia totale, la Chiesa latina ha voluto e vuole che sia unita al dono del celibato “per il Regno dei cieli” (cf. Mt 19, 12), e lo fa perché il celibato “per il Regno” non è solo un segno escatologico, ma anche ha un grande significato sociale, nella vita presente, per il servizio del Popolo di Dio. Il cuore del sacerdote, per essere disponibile a tale servizio, alla sollecitudine per tutto il Popolo di Dio, deve essere libero. Il celibato è il segno di una libertà che è per il servizio (Giovanni Paolo II, Epistula ad universos Ecclesiae Sacerdotes adveniente Feria V in Cena Domini anno MCMLXXIX, 8, die 8 apr. 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II [1979] 852ss).

Nella meditazione, nella preghiera, nell’abnegazione, preparatevi a fare con gioia questo dono definitivo al Cristo ed alla Chiesa.

5. Carissimi! Qui, sul Colle della Guardia, sotto l’antica immagine di Maria santissima, che una pia e significativa tradizione attribuisce all’Evangelista san Luca, vorrei domandarvi in questo nostro incontro: a questa chiamata di Gesù, il quale vuole fare di voi i collaboratori, i continuatori più intimi della sua missione salvifica, come avete risposto? Come volete rispondere oggi?

Siate generosi con Gesù! Guardate a lei, a Maria, così come ce la presenta - potremmo dire, come ce la dipinge nel suo Vangelo - con straordinaria efficacia ed intensa delicatezza, san Luca descrivendo il mistero dell’Annunciazione. Alla chiamata di Dio, che la sceglie alla singolare, unica vocazione di Madre del Messia, Figlio dell’Altissimo, Ella, dopo l’iniziale turbamento di fronte all’eccezionale privilegio, risponde: “Ecce, ancilla Domini. Fiat mihi secundum verbum tuum” (Lc 1, 38). Imitate tale disponibilità assoluta della Madonna di fronte al progetto di Dio. Dite anche voi dinanzi alla chiamata di Gesù: “Eccomi, avvenga di me quello che hai detto”.

Nella preghiera assidua, nello studio serio, nella disciplina quotidiana, nella carità operosa, preparatevi gioiosamente al Sacerdozio!

Siete qui presenti, alunni dei Seminari diocesani dell’Emilia-Romagna, del Seminario Regionale di Bologna, degli Studentati Religiosi. Guardando al futuro, non dimenticate di dare con me uno sguardo di compiacimento al passato, cioè alla storia dei pii Istituti, specialmente del Seminario Regionale, dove si sono formati ben tremila sacerdoti, e dove sono vissuti con fervorosa vita spirituale tanti “chiamati” come voi. Vorrei ricordare in particolare, a mia e vostra edificazione, il Servo di Dio Bruno Marchesini, alunno del Seminario Regionale, morto nel 1938; il Servo di Dio Fratel Venanzio Maria Quadri, chierico professo dei Servi di Maria, morto nel 1937; il Servo di Dio Monsignor Vincenzo Tarozzi, direttore spirituale del Seminario “Dodici Apostoli” di Bologna e del Seminario “Pio” di Roma, morto nel 1918.

Tali belle e feconde tradizioni di spiritualità debbono confortare voi, i Superiori, i sacerdoti, perché le vocazioni ecclesiastiche, nell’Emilia-Romagna, fioriscano sempre più numerose e siano adeguate alle molteplici e complesse esigenze spirituali dei fedeli.

Occorrerà forse continuare una intensa, articolata ed organizzata collaborazione tra sacerdoti, famiglie, parrocchie nell’ambito dei Centri diocesani per le Vocazioni di speciale consacrazione; studiare e realizzare una “pastorale delle vocazioni” a livello regionale ed a livelli diocesani, in fraterna sintonia ed in comune, concorde azione tra presbiteri diocesani e religiosi, religiose e laici.

La fecondità di una diocesi è intimamente collegata con la fecondità delle vocazioni.

Mi rivolgo, in questo momento ed in maniera particolare, a tutti i giovani ed alle famiglie cristiane: ogni vocazione sacerdotale o religiosa è un grande dono di Dio, un privilegio, che onora i “vocati” e i loro genitori e manifesta la particolare predilezione di Dio. Pregate perché il Signore si degni di concedervi la grazia di far fiorire nel vostro focolare, nella vostra “Chiesa domestica”, una vocazione presbiterale o religiosa!

Prima di dare a voi tutti, a conferma del mio affetto, la benedizione apostolica, desidero recitare per voi e con voi, dinanzi alla preziosa e venerata Immagine della “Beata Vergine di san Luca”, la preghiera per le vocazioni sacerdotali, missionarie e religiose. 

                                             

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