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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLE
COLLABORATRICI DOMESTICHE DEI SACERDOTI
Giovedì, 22 aprile 1982
Signore, Signorine, care Collaboratrici domestiche dei sacerdoti.
1. Sono molto felice di unirmi alla vostra riunione festosa, di incontrarvi con
i vostri cari cappellani, di portarvi i miei personali incoraggiamenti, come
aveva già fatto in più occasioni il mio molto venerato predecessore Papa Paolo
VI.
Lasciate che vi dica la mia prima impressione nel vedervi così numerose,
provenienti da numerosi paesi d’Europa e anche dal Madagascar: le donne hanno il
loro posto nella Chiesa! Al capitolo sesto della lettera ai Romani, l’apostolo
Paolo ringrazia in particolare una decina di donne per la loro devozione e le
loro fatiche al servizio delle prime comunità cristiane. Chi potrebbe contare al
giorno d’oggi le donne con responsabilità di attività catechistiche, caritative
e altre, a carattere parrocchiale, diocesano e anche nazionale? E questo in
tutti i continenti. Siate felici e fiere di appartenere a questa stirpe di donne
che hanno apportato all’opera di evangelizzazione il meglio di loro stesse, e
molto spesso una autentica santità.
Ma vorrei soprattutto, in questo incontro molto importante per il vostro
Movimento, meditare con voi su ciò che io chiamerei volentieri spiritualità
delle Collaboratrici domestiche dei sacerdoti. Come ogni spiritualità essa trova
la sua origine nelle convinzioni di fede, si incarna in obblighi specifici e,
attraverso uno spiegamento di attitudini evangeliche e di qualità umane
particolari, partecipa alla testimonianza che la Chiesa vuole rendere a Cristo
redentore dell’umanità.
2. Voi siete nubili, o vedove, o qualche volta ancora con l’impegno della
famiglia, o anche mamme o sorelle di sacerdoti, quando siete state chiamate a
portare il vostro aiuto a un sacerdote o ad un’équipe sacerdotale. Avete allora
percepito di dare la vostra vita per una grande causa: quella del sacerdote
cattolico, indispensabile alla visibilità e alla vitalità delle comunità
parrocchiali. Ma come essere in questa vocazione di laici cristiani senza
mantenere vive in voi le convinzioni di fede circa l’identità del sacerdote, la
missione del ministro di Cristo che agisce in suo nome per il suo Corpo che è la
Chiesa, il significato delle sue responsabilità pastorali? Non ringrazierete mai
abbastanza il Signore di avervi fatto la grazia di scegliere di servire il
sacerdote. È sicuramente in momenti riservati ogni giorno alla preghiera, e
anche nelle vostre riunioni e nei vostri ritiri, che bisogna approfondire questa
bella vocazione, reale servizio alla Chiesa.
3. Questa spiritualità di venerazione profonda del sacerdote si incarna in
ognuna di voi nell’umile compimento dei vostri doveri quotidiani. Siate
innanzitutto felici di mantenere in ordine la casa del sacerdote, di liberarlo
da compiti materiali che assorbirebbero una parte del suo tempo così necessario
al lavoro apostolico e che convengono meglio al vostro carisma di donne. Sì, per
i sacerdoti responsabili di parrocchia o di tutto un settore come per i loro
fedeli, la vostra presenza, la vostra accoglienza, i vostri servizi sono fonte
di felicità umana e spirituale e danno alla casa presbiterale un’attrattiva e un
irradiamento particolari.
A questo ruolo si può aggiungere - e ve lo auguro di tutto cuore - una assennata
collaborazione, secondo le vostre forze fisiche e secondo i vostri rispettivi
talenti, alle attività che rendono una parrocchia vivente e irradiante:
l’insegnamento catechistico, l’animazione di gruppi di preghiera e di movimenti
d’apostolato, la diffusione della stampa d’ispirazione cristiana, la visita a
persone malate o isolate, la preparazione di cerimonie liturgiche, ecc. Di
nuovo, mi felicito con il vostro Movimento di aver fatto molto per dare alle
Collaboratrici domestiche dei sacerdoti, non solamente un titolo nuovo, ma uno
stile di vita ed uno statuto ispirati al decreto conciliare sull’apostolato dei
laici.
Vorrei ora proseguire le mie parole in tedesco, una lingua alla quale molte di
voi appartengono.
Care Collaboratrici domestiche dei sacerdoti!
4. L’atteggiamento religioso di cui ho parlato finora, diviene concreto nei
singoli compiti che vi si pongono. Esso esige da voi tutte il costante sviluppo
di una condotta morale e delle virtù umane. Penso a questo proposito soprattutto
ad un profondo spirito di fede e all’autentico atteggiamento di servizio che
devono distinguervi. La vostra visione di fede vi fa riconoscere dietro la
superficie umana dei sacerdoti le tracce di Cristo, vero Sacerdote supremo e
Pastore. Questa fede vi ricorda che tutti i membri della comunità cristiana sono
creature di Dio che hanno il loro posto nel suo cuore e che tutte le molteplici
attività di una parrocchia rappresentano possibili vie all’annuncio della Lieta
Novella.
Vorrei inoltre incoraggiarvi a sviluppare quelle qualità umane che rispondono
così bene al vostro stato di vita. Penso in questo caso ad una sincera
attenzione per ogni persona, ad un modo di essere naturale, aperto, libero da
ogni familiarità non gradita, ad una tranquilla serenità e pazienza, gentilezza
e prontezza a vedere in primo luogo il lato positivo di tutto e in ogni
occasione.
L’esempio di tante sante donne che in modo eminente nel corso dei secoli hanno
collaborato ai compiti della Chiesa deve infondervi entusiasmo e coraggio per
l’adempimento del vostro incarico tanto prezioso e importante.
5. Vi ringrazio cordialmente per la vostra visita e formulo i migliori auguri
per il futuro del vostro Movimento. A voi, che avete la gioia di essere a Roma,
e a tutti i vostri fratelli e sorelle di lavoro rimasti nelle loro sedi di città
o di campagna ma a voi uniti in questo momento di spirito e di cuore, imparto la
mia benedizione apostolica.
Prima di terminare non posso non dire anche solo poche parole nella mia lingua
nativa. Rivolgo un cordiale saluto al gruppo di collaboratrici domestiche venute
dalla Polonia e dagli altri paesi slavi. Sono lieto che siate qui in questo
gruppo internazionale di rappresentanti di una professione, anzi di una
vocazione, molto delicata e molto importante per la Chiesa, per i sacerdoti, per
la parrocchia. Siete a Roma presso il sepolcro di san Pietro, nella capitale
della cristianità. Siete qui col desiderio di pregare, di meditare, di
approfondire, nello scambio reciproco di esperienze, la vostra spiritualità, il
vostro legame con la Chiesa, che servite in un modo specifico; desiderate anche
scoprire e definire quale è il vostro posto nella Chiesa e realizzare voi stesse
in questo servizio.
Ringrazio di cuore voi tutte per il vostro lavoro, le vostre offerte e le vostre
preghiere. Portate la vostra esperienza di Roma nei vostri paesi e
testimoniatela a tutte quelle donne che, come voi, nella loro ricerca di Cristo,
hanno scelto la stessa strada specifica. Portate loro queste parole. Portate a
loro, ai vostri connazionali, ai vostri parenti come a tutti i sacerdoti il
cordiale saluto e la benedizione del Papa.
Vi affido a Maria, signora della casa di Nazaret.
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