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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA FONDAZIONE INTERNAZIONALE
«NOVA SPES»

Lunedì, 26 aprile 1982

 

Signore, Signori.

1. Sono felice di ricevere di nuovo il vostro gruppo, che ha praticamente la responsabilità della Fondazione internazionale “Nova Spes”, e di raccogliere da voi le conclusioni della riunione che avete tenuto a Roma. Già a tre riprese, avevo avuto l’occasione di intrattenermi con i responsabili che ben conoscono la stima che nutro per questa iniziativa e le speranze che pongo in essa.

Siete alla ricerca di un nuovo umanesimo. Certo, le analisi della situazione contemporanea non mancano, sul piano sociologico, economico, politico, filosofico e morale. Tutti parlano di “crisi”. Si cerca, con buona volontà, di scrutare le ingiustizie, di ridefinire i diritti di ciascuno, in generale i diritti riguardo all’“avere”. Ma questo spesso non fa che spostare i problemi, rimanendo nello stesso orizzonte di un progresso quantitativo, come se si aggiustassero le brecce di un muro, quando sono danneggiate le fondamenta.

2. Se si vuole un umanesimo autentico, plenario, concreto, bisogna giungere ad un’antropologia più profonda e più globale, che consideri l’uomo come un soggetto personale, che trascende la sua esistenza e che opera egli stesso la sintesi di tutte le dimensioni del suo essere, senza isolarle le une dalle altre, senza lasciare che si sviluppino alcune a detrimento delle altre. Perché l’uomo è contemporaneamente un essere che ha bisogno di accrescere le proprie conoscenze scientifiche, di rispondere all’appello e alle esigenze dell’Assoluto attraverso la fede, la preghiera e la condotta morale, di comunicare con gli altri in un dialogo interpersonale, di lavorare e di trasformare l’universo per rispondere ai suoi bisogni e a quelli degli altri. È dall’unità di tutte queste dimensioni, dalla loro integralità, che dipende la salvezza dell’uomo, il rimedio ai suoi mali. In effetti non si è troppo privilegiato l’“avere” a dispetto del valore qualitativo dell’“essere”, non si è troppo concepito l’uomo come possessore di cose, e praticamente si è ridotto l’uomo a porre se stesso e i suoi simili in un mondo di cose, con la volontà di potenza, la paura, la lotta delle classi che ne derivano? Anche sul piano della scienza e della storia, l’uomo ha la tendenza a considerarsi come un risultato, il risultato del suo proprio processo evolutivo o dei meccanismi della vita sociale, come spossessato della propria soggettività, quando invece è creatura di Dio, libero di realizzare l’unità del proprio essere, di promuovere i valori umani fondamentali. Si tratta di ricomporre eticamente la personalità di ciascuno e della comunità.

3. Questa visione antropologica potrebbe apparire un ideale teorico astratto, senza presa reale sull’evoluzione della società e delle sue istituzioni; in realtà - ed è vostra responsabilità di portarne una dimostrazione convincente - essa tocca profondamente il modo di affrontare tutti i problemi umani, tra i quali voi segnalate i rapporti tra gli uomini, il suo lavoro, i mezzi di comunicazione sociale . . . È sotto questa angolatura personalista che io stesso mi sono sforzato di trattare, tra gli altri, dell’amore umano, del lavoro umano. Sì, la vostra iniziativa può rappresentare una nuova speranza, “nova spes”, poiché comporta il progetto di sviluppo qualitativo dell’uomo nel senso originario del suo essere, nella sua integralità, nel dinamismo della sua esistenza.

4. Il problema è quello di trovare il modo di far passare questa speranza nella realtà; come suscitare, per questa antropologia e le sue implicazioni etiche, l’adesione del mondo della cultura, dell’opinione pubblica, di coloro che hanno delle responsabilità; come infine fare in modo che la vita delle persone e delle comunità, le loro scelte, le loro decisioni ne siano segnate. È precisamente la seconda fase, la fase operativa, che affronta oggi la Fondazione “Nova Spes”. Poiché si tratta di ricomporre l’unità dell’uomo la cui essenza costitutiva è quella di pensare, credere, comunicare e lavorare, è cosa buona, come voi avete in progetto, invitare ad una riflessione comune e ad una collaborazione specialisti di scienza, di religione, del mondo delle comunicazioni sociali e dell’economia, al fine di promuovere una “alleanza” che attualmente manca. Tutta una serie di problemi etici fondamentali e di diritti umani potranno allora divenire l’oggetto dei vostri dibattiti, delle vostre risoluzioni, e delle vostre testimonianze. Avete il compito di far maturare il vostro generoso progetto, in un linguaggio che parli ai nostri contemporanei e di mettere a punto una strategia adeguata, trovando soprattutto i mezzi concreti e gli intermediari efficaci sul piano nazionale ed internazionale.

Da parte mia, vi ridico il mio incoraggiamento. Prego lo Spirito Santo affinché vi mandi i suoi doni di luce e di forza, per proseguire questa impresa insieme umana e cristiana, e di tutto cuore vi benedico, con coloro che collaborano con voi.

                             

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