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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DEL CONSIGLIO GENERALE DELL'AGESCI

Venerdì, 30 aprile 1982

 

Fratelli e sorelle.

1. Sono lieto di vedervi qui riuniti, carissimi Membri del Consiglio Generale dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, in occasione del vostro Convegno a Bracciano. Vi sono grato per questa visita che offre a voi la possibilità di rinnovare e rinsaldare la comunione ecclesiale sulla tomba di Pietro ed a me l’opportunità di esprimere, per il vostro tramite, a tutta la grande famiglia dell’AGESCI quei sentimenti di affetto che nutro per essa, e di affidamento sulla sua attività e disponibilità ad impegnarsi per la sempre necessaria animazione cristiana nel mondo odierno.

So che tale impegno, già raccomandato al laicato dal Concilio Vaticano II (cf. Apostolicam Actuositatem, 7), forma lo slancio dei vostri cuori e il nucleo dei vostri programmi. Anch’io ho fatto a ciò allusione nel recente incontro con gli scouts di Tor Sapienza, in Roma, dicendo loro: “Lo scout è convinto, data la sua formazione, che non può vivere senza impegni . . . Cristo ha formato i suoi discepoli, e tutti noi, con questa realtà che è l’impegno” (7 Marzo 1982). Ed è questa appunto la consegna che vi rinnovo quest’oggi, aggiungendo che se vi sforzerete nel perseverare in questa prospettiva, non solo sarete in linea con gli ideali che hanno mosso lo Scoutismo in questi suoi 75 anni di vita, ma sarete in grado di offrire sempre più e sempre meglio la vostra collaborazione alle diocesi ed alle parrocchie in tutte le varie opere di promozione spirituale e sociale, alle quali voi potete, anzi dovete, dare il vostro contributo “a guisa di fermento” (cf. Lumen Gentium, 31), soprattutto nel campo a voi proprio dell’educazione. Fa onore, a questo proposito, ricordare con quale spirito di intraprendenza e di abnegazione tanti scouts hanno saputo portare soccorso materiale e morale alle infelici popolazioni dell’Irpinia e della Basilicata durante la dura prova del terremoto.

2. Nel vostro Convegno avete discusso, tra gli altri argomenti, un Progetto Unitario di Catechesi, dal titolo: “Dalla Promessa alla Partenza”, che servirà ai capi dell’Associazione per un’animazione cristiana, secondo il metodo educativo dello Scoutismo. So che è il frutto di due anni di lavoro, e che si propone di sensibilizzare i giovani affinché sappiano riscoprire il senso della storia, riacquistare fiducia nell’uomo, e ritrovare la gioia di vivere stabilendo un armonico rapporto con le meraviglie della natura, e di conseguenza si impegnino in favore degli altri come unica via per raggiungere la felicità.

Questa iniziativa mi sembra centrale per la vita del vostro Movimento perché è destinata a suscitare in tutte le Branche, dai Lupetti e Coccinelle agli Esploratori e Guide, dai Rovers e Scolte agli Animatori di Comunità, una coscienza viva delle proprie responsabilità. In codesto impegno catechetico abbiate premura per tutti i gruppi sopra menzionati, ma portate una particolare attenzione per coloro che attraversano l’età critica dell’adolescenza, i quali, come ho detto nell’esortazione Catechesi Tradendae, vivono una fase quanto mai delicata, trattandosi di “un momento di scoperta di se stessi e del proprio universo interiore, un momento di progetti generosi, un momento in cui zampillano il sentimento dell’amore, gli impulsi biologici della sessualità e il desiderio di stare insieme, un momento di una gioia particolarmente intensa, connessa con la scoperta inebriante della vita” (Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 37).

Auspico che il vostro Progetto Unitario di Catechesi non manchi di tener presenti questi aspetti e di condurre i giovani al dialogo, ma soprattutto presenti “Gesù Cristo come amico, come guida e come modello ammirevole e tuttavia imitabile; la rivelazione del suo messaggio capace di dare risposta agli interrogativi fondamentali” (Ivi.). Sia cioè una catechesi che sappia conferire ai giovani una visione della vita, in cui prevalgano i sentimenti di bontà, di vigore e di letizia, e un’esuberanza interiore che trabocchi in quella carità esteriore, che prende il nome di apostolato. Voglio auspicare che in questo settore, così importante, la vostra Associazione vorrà continuare a far onore alle proprie tradizioni, educando i suoi membri a quella saggezza, a quel senso di giustizia, a quella austerità, a quel vigore morale, a quella lealtà di parola e di contegno, a quella fraternità di rapporti, che hanno sempre caratterizzato il suo stile di vita.

3. Carissimi Consiglieri ed Assistenti ecclesiastici, non abbiate timore di presentare queste verità ai giovani, che sanno apprezzare i grandi ideali, mentre detestano quelli mediocri. Lo Scoutismo è palestra per l’allenamento alle virtù difficili e solo coloro che sanno anteporre a una vita comoda ed insignificante quella austera e fattiva possono accedervi, avendo davanti agli occhi la figura del Cristo: il suo eroismo e la sua santità. Sono certo che voi, in qualità di Capi e responsabili, non mancherete di essere loro di esempio e di aiutarli ad accogliere questi principii.

La Vergine santissima, nel cui onore domani si aprirà il mese di maggio, per intercessione del vostro patrono san Giorgio, vi assista in questo vostro impegno così nobile ed ardito; e vi sia di conforto la benedizione apostolica che ora vi imparto e che estendo a tutti i vostri Cari.

                                                       

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