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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II A GIOVANI DONNE DELL'«OPUS DEI»
Castel Gandolfo, 16 agosto 1982
Si vede bene che voi amate molto la vostra comunità, amate molto l’“Opus Dei”.
L’amate perché vi rende possibile un altro amore: per la Chiesa, per Cristo e
per Dio; e vi rende possibile la vita cristiana, la vostra missione, il vostro
apostolato. Così è un amore giusto e deve essere sempre giusto, deve essere
sempre giustamente e profondamente orientato. Questa è la prima conclusione. La
seconda è scherzosa, ma non troppo.
Ascoltandovi io ha riflettuto molto, come mi piace fare, sulle parole di sant’Agostino
che ha scritto: “Qui cantat bis orat”. E ragionando sono giunto ad una
prima conclusione, negativa: forse oggi hanno pregato poco, visto che cantano
così. Ma poi sono giunto ad una seconda conclusione più positiva: forse domani
pregheranno di meno, perché oggi hanno tanto cantato. Sono ragionamenti
scherzosi ma nei quali si trova sempre una grande verità. Penso che le parole di
sant’Agostino contengono questa verità, sono vere: per pregare ci vuole
un’apertura più piena della nostra personalità; secondo sant’Agostino, questa
apertura più piena, più profonda, e anche più rivolta all’esterno è il canto.
Cantare è più che pregare, cantare è più che parlare.
Vi ringrazio per la vostra visita molto piacevole, molto bella e molto gioiosa.
Avete portato un’allegria semplice, spontanea: ve ne ringrazio perché questa
dice di tutto quello che portate nei vostri cuori. E vi ringrazio anche perché
so che voi pregate molto per la Chiesa, per il Papa. Voglio raccomandarvi queste
intenzioni che sono tanto importanti. Sono convinto che voi partecipate
profondamente a queste preoccupazioni, a queste lotte, a questi servizi che sono
poi quelli della Chiesa e dei suoi Pastori, specialmente del Papa.
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