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VISITA PASTORALE A SAN MARINO E RIMINI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI CAPITANI REGGENTI E ALLE AUTORITÀ
DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO*

Domenica, 29 agosto 1982


Signori Capitani Reggenti,
illustri Autorità.

Grazie vivissime per le nobili ed elevate parole rivoltemi.

1. È una grande gioia per me iniziare questa giornata approdando all’acuta vetta del Titano, per rendere omaggio alla vostra diletta Repubblica, illustre per un glorioso passato costantemente distinto da profondi aneliti di libertà, di giustizia e di pace, nel segno di una fede cristiana non mai sopita, e sempre ispiratrice di nobili ideali.

Il mio desiderio di rendervi visita e di raggiungervi proprio in seno alla vostra Comunità, è stato prevenuto dal vostro ripetuto e cordiale invito, testimonianza di quella “celebrata ospitalità, fatta di grazia e di distinzione” (Insegnamenti di Paolo VI, I [1963] 39) che caratterizza la vostra tradizione di solidarietà fraterna e di nobile umanità. Ringrazio, quindi, e rivolgo il mio deferente saluto ai signori Capitani Reggenti ed alle Autorità civili; e dirigo il mio pensiero affettuoso a tutti i cittadini della Repubblica, il cui caloroso benvenuto mi ha già offerto una primizia di quel convinto ossequio dell’animo che, mediante la mia persona, si rivolge alla Sede Apostolica ed alla santa Chiesa.

2. La storia di questa antichissima e singolare Comunità, a chi la ripercorra anche solo fugacemente, offre la fedele presenza di un valore fondamentale, quello della libertà, divenuto radicato modo di pensare e di vivere dei suoi abitanti. Proprio tale valore amo richiamare e pubblicamente esaltare in questo incontro, invitando a considerare, prima ancora degli aspetti politici, quelli morali e l’intima sua radice spirituale. È Dio, infatti, che, nel creare l’uomo “a sua immagine e somiglianza” (Gen 1, 26), lo ha voluto libero; lo ha costituito signore del creato, conferendogli con la luce dell’intelligenza la forza della libertà, come capacità di autodeterminazione.

E benché, nella presente esperienza esistenziale segnata dal peccato, l’interiore opzione per il bene risulti indebolita, dobbiamo ricordare l’opera restauratrice compiuta da Cristo: è lui il vero liberatore dell’uomo!

Proprio su queste radici di quella “perpetua libertà”, sempre operante nelle vostre istituzioni civili, vorrei invitarvi a riflettere; tutelandone lo spirituale substrato, richiamato da Cristo con le note parole: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 32). Ne consegue che essere liberi vuol dire compiere i frutti della verità, agire nella verità, e non sottomettere la verità a se stessi, alle proprie velleità, ai propri interessi, alle proprie congiunture (cf. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV,1 [1981] 790-791).

3. Un secondo valore, a voi proprio, è quello della laboriosità, anch’essa un elemento “interno” all’uomo, designando l’impegno e lo stile con cui egli affronta il proprio lavoro. Tale valore rappresenta, quindi, una qualità personale che si configura come autentica virtù morale, intesa come amore al lavoro, come conquista di un’adeguata professionalità, come affinamento quotidiano delle proprie capacità. Essa è, in pari tempo, corrispondenza al dono della libertà e risposta al mandato divino dato all’uomo di esercitare un’illuminata e saggia signoria sul creato.

So che questa virtù distingue i Sammarinesi al pari degli abitanti delle Regioni circonvicine; essa profila la loro vita, ne irrobustisce il carattere e consente una condizione di onesto benessere. Possa, quindi, essere mantenuta ed accresciuta.

4. Richiamando alla mente la figura del vostro Fondatore, che si diresse a queste amene pendici per condurvi vita di preghiera e di penitenza, si rileva con chiarezza che la vostra Comunità civile reca fin dalla nascita, quale componente fondamentale e direi istituzionale, il valore della fede. È questo un preziosissimo patrimonio, che è vostro e che va gelosamente conservato, incrementato e trasmesso alle generazioni future.

Nella società attuale si manifesta spesso una situazione dolorosa e contraddittoria. Mediante le scoperte della scienza e le applicazioni della tecnica, l’umanità ha raggiunto un alto grado di progresso e di benessere, impensabile solo cinquant’anni fa; tuttavia, mai forse, come oggi, si è trovata tanto inquieta e minacciata. La società che tende appassionatamente verso il futuro, in realtà ha paura del futuro. Una condizione tanto drammatica mette in luce che l’uomo, nella sua affannosa sollecitudine verso il progresso, ha bisogno soprattutto di motivazioni certe e di valori assoluti.

La religione è, dunque, una realtà di estremo rilievo anche storico e culturale, che non può essere sradicata dal cuore umano. Come è stato autorevolmente affermato in occasione della solenne inaugurazione di questo ricostruito Palazzo del Governo, niente “sequestrerà Dio dalla storia”!

In questo contesto ricordai ai signori Capitani Reggenti, il 18 settembre 1980, in occasione della loro visita in Vaticano: “La fede cristiana in Dio e in Gesù Cristo Redentore dell’uomo, è anche fede nella radicale dignità dell’uomo, e non può quindi non destare . . . urgenti esigenze di libertà e di giustizia . . . Affievolire la fede, ostacolarne l’esercizio . . . significherebbe minare la radice interiore della giustizia e della libertà” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III,2 [1980] 662).

Ora proprio come nobile servizio alla libertà ed alla giustizia si deve concepire la specifica responsabilità dell’autorità politica, in quanto essa è essenzialmente ordinata al bene comune ed è legittimata, come ogni altra realtà della vita collettiva, solo dal rispetto dell’inviolabile dignità dell’uomo. Essere autentici servitori della libertà e della giustizia significa offrire a tutti i cittadini le possibilità di un’ordinata affermazione e di un auspicabile incremento morale e civile, rifuggendo dalle suggestioni di metodi discriminanti e clientelari in vista di egemonie di potere; significa non favorire nella famiglia, nella scuola e nella società metodi e contenuti spiritualmente neutri ed eticamente minimistici che - nonostante intenzioni rette, personale integrità - comporterebbero lo svuotamento dei valori cristiani e con ciò minerebbero di insanabile contraddizione le radici stesse di quelle altissime istituzioni; significa non perseguire un’immagine di comunità civile, dissolvendo nel conformismo il vigore di virtù morali e spirituali.

Il Signore Iddio voglia proteggere gli abitanti di questa nobilissima terra, fortificando in essi propositi di ordinato sviluppo civile, di concordia operosa, di invincibile fede nei valori dello spirito. Con questi voti, invoco sulle loro persone, signori Capitani Reggenti, sulle Autorità e su tutti i Sammarinesi i doni ed i conforti della protezione divina. 


*Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. V, 3 pp. 315-318.

                                 

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