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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI MEMBRI
DELL'ASSOCIAZIONE DEI GIORNALISTI CATTOLICI DEL BELGIO
Mercoledì, 1é dicembre 1982
Signor Presidente, Signore e Signori.
Le parole piene di delicatezza e di senso
ecclesiale che mi avete appena indirizzato mi sono andate diritte al cuore. Vi
ringrazio.
La vostra visita, quest’anno un po’ ritardata ma sempre molto
apprezzata, merita ancora di più il suo grazioso appellativo di “Strenne
pontificie”. Esprimo la mia viva riconoscenza e quella della Chiesa, a voi che
siete gli animatori di questa nobile e generosa tradizione, ma ugualmente a
tutte le persone e a tutte le collettività che hanno risposto al vostro appello
per aiutare il Papa a far fronte alle inevitabili preoccupazioni materiali che
comporta la sua sollecitudine per la Chiesa universale. La mia gratitudine è
tanto più profonda in quanto le difficoltà economiche imperversano un po’
dappertutto, anche nei paesi a sviluppo avanzato. Senza fare rumore, ma con
molta tenacia, voi avete saputo vincere gli ostacoli e realizzare una volta di
più - come Associazione di Giornalisti cattolici del Belgio - un bellissimo
gesto di solidarietà ecclesiale. Permettetemi di ammirare, insieme al vostro,
anche altri gesti simili effettuati dal Popolo di Dio di tutte le condizioni,
spesso molto modeste, quando l’opinione pubblica ha cominciato a fare eco alle
reali difficoltà di bilancio della Sede Apostolica. È vero che le capacità di
reciproco aiuto del popolo cristiano sono più grandi di quanto comunemente si
creda. Ma le singole persone come le comunità cristiane hanno bisogno di essere
ben informate sia sui bisogni che sull’uso delle offerte. È un rilievo molto
saggio che i Cardinali riuniti nei giorni scorsi nell’Assemblea plenaria hanno
spesso fatto. E voi che siete, a titolo speciale, interessati alla stampa, avete
potuto leggere che la Santa Sede, i cui servizi non hanno altro scopo che quello
di aiutare il Papa a promuovere l’evangelizzazione del mondo e la comunione tra
le Chiese, si orientava verso la pubblicazione del suo bilancio, come una messa
in valore di ciò che si chiama l’Obolo di san Pietro al fine di permettere alla
Chiesa di vivere prima di tutto della carità solidale del popolo cristiano.
Da parte vostra, ciò che voi avete fatto e ciò che i vostri predecessori hanno
fatto è veramente degno di elogio e di riconoscenza, e vi incoraggio a
continuare. Voi aiutate realmente i servizi del Papa a compiere ciò per cui sono
stati creati nel passato o più recentemente. E aiutate anche il Papa ad
esercitare i suoi obblighi imperativi di carità, tutti i giorni e soprattutto
quando povertà collettive gridano a lui.
Al termine di questo incontro, ho ugualmente a cuore di rinnovarvi i miei
incoraggiamenti ad impegnarvi al meglio nella vostra “vocazione” di giornalisti
cattolici o di ispirazione cristiana. Nel rispetto dei vostri lettori, potete
aiutarli molto ad avvicinarsi alla verità sugli avvenimenti e le persone, come
su una quantità di soggetti che riguardano il progresso umano, sociale e
spirituale delle popolazioni. E, nella linea delle mie principali intenzioni,
aggiungo che vi è sempre possibile contribuire al risveglio e all’educazione del
loro spirito di solidarietà. Come dimenticare i magnifici slanci di generosità
suscitati dalla stampa e dai media in favore del Libano, della mia patria, di
numerosi paesi africani? Per questo io invoco di tutto cuore sull’Associazione
dei Giornalisti cattolici del Belgio la luce e la forza di Dio, e formulo questa
supplica in favore di tutti coloro che hanno partecipato alle “Strenne
pontificie” del 1982.
Copyright © Libreria
Editrice Vaticana
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