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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II IN OCCASIONE DEL
CONSIGLIO DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DELLO SCI

Lunedì, 6 dicembre 1982

 

Signor Presidente,
Signori.

Nell’occasione del Consiglio della Federazione internazionale dello Sci, avete voluto farmi una visita. Vi sono riconoscente di questa cortesia. Avete voluto far piacere allo sciatore che io sono stato un tempo sulle pendici dei Carpazi. Ma - non ne dubito - siete anche venuti per rendere omaggio, attraverso la mia persona, alla Chiesa fondata da Cristo e affidata all’apostolo Pietro e ai suoi successori. Qualunque siano le vostre convinzioni religiose, io auguro che questo incontro sia per ciascuno di voi sorgente di pace e di gioia, di luce e di speranza.

So che la vostra Federazione internazionale si sforza di vegliare sullo sviluppo qualitativo di questo sport divenuto popolare da qualche decennio. Tentate, tra l’altro, di far conoscere e rispettare meglio il codice dello sciatore, in modo tale da non mettere in pericolo né la sua vita, né quella di altri. Vi incoraggio allo stesso modo a far il possibile affinché le stazioni sciistiche rimangano luoghi in cui gli splendori della natura non siano in qualche modo deturpati o anche avviliti da forme di corruzione che alcuni sono tentati di introdurvi.

In questo breve incontro, voglio sottolineare - e questo non vi sorprenderà - che ogni sport può e deve essere formatore, cioè contribuire allo sviluppo integrale della persona umana. Voglio precisare che questo tipo di azione volta alla promozione dell’uomo può, nei cristiani, facilitare la crescita delle virtù cardinali di forza, temperanza, prudenza e di giustizia. Gli sciatori, come tutti gli sportivi, migliorano le loro forze fisiche, ivi incluse la elasticità e l’abilità. Queste non sono ancora le virtù cardinali di cui abbiamo parlato. Ma la tecnica acquisita rende possibile una forza d’animo che trascende le capacità muscolari. E anche, ho il piacere di ricordarvi il discorso dell’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto (cf. 1 Cor 9, 24-27). L’atleta si priva di tutto, nel senso che il suo regime alimentare è sottomesso ad un controllo per evitare eccessi che lo priverebbero della forma fisica perfetta. A questo livello, noi siamo molto vicini alla virtù cardinale della temperanza che è un’ascesi ben compresa e perseverante al fine di dare sempre la priorità ai valori spirituali. Quanto alla prudenza dello sportivo, essa è fatta di discernimento, di calcolo, di esperienza insomma, che lo spingono senza posa e prepararsi bene e a ben equipaggiarsi. La virtù cardinale della prudenza, nei cristiani, è ancora più preziosa. Essa sprona a rimanere in grado di discernere ciò che è meglio per Dio e per i loro fratelli uomini. Quanto alla giustizia nelle competizioni sportive, voi sapete bene quanto me che essa esige uguaglianza ed imparzialità. Mi sembra che lo sport possa in modo particolare aiutare i cristiani che lo praticano a presentare queste esigenze alle quali la società moderna è estremamente sensibile.

Ancora una volta grazie per la vostra gradita visita! Vogliate accogliere gli auguri che io formulo per il felice compimento delle vostre responsabilità. Che Dio sia la vostra luce e la vostra forza, io gli domando di benedirvi!

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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