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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL KENYA IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 6 dicembre 1982

 

Cari fratelli in nostro Signore Gesù Cristo.

1. Nei giorni passati ho potuto parlare personalmente con tutti voi a riguardo della Chiesa di Dio che è in Kenya. Abbiamo esaminato le vostre speranze e i vostri obiettivi, il rinnovamento che lo Spirito Santo ha generato nelle vostre comunità locali, così come gli ostacoli e le difficoltà di cui voi fate esperienza nel vostro ministero di Pastori del gregge.

2. Queste giornate della vostra visita “ad limina” evocano la mia visita nel vostro paese, quando avemmo l’opportunità di considerare insieme molti aspetti della responsabilità pastorale e della guida episcopale. Molti singoli problemi di grande importanza tornano, in questo momento, alla mente. Sono profondamente lieto di rilevare il vostro zelo apostolico e di incoraggiarvi nei vostri sforzi collegiali in tanti campi diversi, ad esempio: voi lavorate per le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa e la promozione dell’apostolato della famiglia; avete predisposto iniziative finalizzate all’efficace inculturazione del messaggio evangelico nella vita dei fedeli; vi adoperate per favorire lo sviluppo integrale della persona umana mediante l’educazione, la salute e i servizi sociali; vi impegnate nella costituzione di comunità cristiane che diano testimonianza di pace, unità e amore fraterno; nutrite una grande sollecitudine per l’enorme problema dei rifugiati; promuovete una generosa condivisione delle risorse e cercate di affrontare comunitariamente i vari problemi. Per il vostro zelante impegno per il Regno di Dio, e per quello dei vostri sacerdoti e religiosi, sia autoctoni che missionari, vi ringrazio nel nome del Signore Gesù Cristo.

3. Vorrei ora proporre alla vostra particolare attenzione questo tema specifico: la grande verità salvifica della nostra “Redenzione in Gesù Cristo” - una verità che ho cercato di proclamare in mezzo al vostro popolo. Nella mia prima enciclica ho attirato l’attenzione su questo divino mistero, affermando: “Il compito fondamentale della Chiesa di tutte le epoche e, in modo particolare, della nostra è . . . di aiutare tutti gli uomini ad avere familiarità con la profondità della Redenzione, che avviene in Cristo Gesù” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 10).

4. Proprio per questa ragione ho richiesto la celebrazione di uno speciale Giubileo nel 1983 per commemorare l’anniversario della Redenzione. In quell’occasione i nostri pensieri si volgeranno a Gesù, il Redentore dell’uomo, che ci dice: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; / per questo mi ha consacrato con l’unzione, / e mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio. / . . .per predicare un anno di grazia nel Signore” (Lc 4, 18-19).

L’anno di salvezza che noi celebreremo - la Redenzione in Gesù Cristo che nuovamente noi proclameremo - offre un reale programma pastorale per le vostre Chiese locali, incentrato sulla persona del Redentore e la sua azione salvifica nella storia delle vostre comunità ecclesiali. Davvero, tutta la Chiesa ha una splendida opportunità per celebrare il potere purificante e santificante del Sangue di Cristo, offerto in sacrificio e versato per il perdono dei peccati. Per la gloria di Dio Padre dobbiamo proclamare sempre di nuovo al nostro popolo: “Il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da tutti i peccati” (1 Gv 1, 7).

L’Anno del Giubileo della Redenzione deve essere una proclamazione nella fede dell’efficacia del Mistero pasquale di Cristo; è un inno di lode al Signore Crocifisso e Risorto. Proclamando la Redenzione al nostro popolo dobbiamo richiamare la necessità della Chiesa di rispondere all’amore del Redentore. Per questo l’anno del Giubileo diviene una chiamata personale alla conversione interiore; è un tempo privilegiato di riconciliazione che si effettua mediante gli infiniti meriti di Cristo Gesù. Nel contesto della fede vissuta l’anno del Giubileo è un invito alla speranza, perché è un annuncio di salvezza e una proclamazione della misericordia.

Come Pastori del Popolo di Dio conosciamo la necessità profonda della misericordia nel mondo d’oggi. Come ho ricordato nella Dives in Misericordia: “La Chiesa deve considerare come uno dei suoi principali doveri - in ogni tappa della storia e specialmente nell’età contemporanea - quello di proclamare e di introdurre nella vita il mistero della misericordia, rivelato in sommo grado in Gesù Cristo” (Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia, 14).

Nel grande avvenimento della Redenzione, Cristo offre alla sua Chiesa la pienezza della misericordia, insieme al perdono amorevole.

5. L’offerta gratuita della misericordia e del perdono in un anno dedicato al mistero della Redenzione deve condurci tutti ad un rinnovato approfondimento del sacramento della Penitenza e della Confessione individuale. È nell’atto della Confessione individuale che ognuno è chiamato ad incontrare Cristo Redentore nel momento-chiave della conversione. Per grazia di Dio quel momento di conversione è un momento di misericordia e di perdono e di totale riconciliazione con Dio e la sua Chiesa.

6. E poiché il sacramento della Penitenza è il sacramento della conversione, la sua pratica è intimamente connessa alla pienezza del messaggio evangelico che è proclamato nell’Eucaristia: “Cristo, che invita al banchetto eucaristico, è sempre lo stesso Cristo che esorta alla penitenza, che ripete il «convertitevi». Senza questo costante e sempre rinnovato sforzo per la conversione, la partecipazione all’Eucaristia sarebbe priva della sua piena efficacia redentrice . . .” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 20).

Venerabili e cari fratelli Vescovi, oltre alla grande importanza che la Redenzione in Gesù Cristo riveste per tutta la Chiesa, vi e una particolare rilevanza per la Chiesa in Kenya. L’Anno Giubilare di riconciliazione e di penitenza - di profonda ed intima conversione - può costituire anche una preparazione estremamente adatta per il Congresso Eucaristico Internazionale che si terrà a Nairobi nel 1985. Proprio come l’Eucaristia, quale culmine della proclamazione del Vangelo, presuppone la conversione, così la conversione deve condurre il Popolo di Dio all’Eucaristia, sacramento di Redenzione. Perciò, la proclamazione della Redenzione in Gesù Cristo è sia un programma pastorale che un inno di lode al “sangue di Cristo, il quale con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio” (Eb 9, 14).

Cari fratelli, nel segno di Cristo Redentore e nella potenza del suo Sangue, continuate, nell’unità con la Chiesa universale, a guidare il vostro gregge “per il giusto cammino, per amore del suo nome” (Sal 23 [24], 3).

A tutti gli amati fedeli del Kenya invio il mio saluto devoto e la mia apostolica benedizione.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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