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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AL TERMINE
DEL CONCERTO DELLA RADIOTELEVISIONE ITALIANA

Venerdì, 10 dicembre 1982

 

“La mia lingua è la musica; tutti la comprendono”, diceva Haydn, che i suoi connazionali chiamarono “Padre della musica”. E noi tutti, stasera, abbiamo compreso e gustato il linguaggio musicale, limpido e, al tempo stesso, complesso, tenero e drammatico di questo Oratorio, che l’artista compose a 66 anni nel 1798, su libretto, che si ispirava al poema di Milton, “Il Paradiso Perduto”, ed anche ai primi due capitoli del libro della “Genesi”.

Non dimenticheremo facilmente questa sublime elevazione e questo atto di fede in Dio, Creatore dell’Universo e dell’Uomo; e conserveremo, tra i ricordi più esaltanti di questa composizione, la originalissima interpretazione sonora della creazione della Luce e la grandiosa conclusione: “Terra e cielo, cantate la sua gloria! / E a Dio rendano grazie le sue opere! / Cori degli uomini, cori dei mondi, voci, concerti, tutto risuoni! / Lodato sia Dio / per l’eternità!”.

Sinceramente mi compiaccio per questa apertura alla dimensione del trascendente, dell’infinito e dell’eterno.

Alla fine di questo Concerto, rivolgo il mio sentito ringraziamento al Presidente della Rai, ai Vice-Presidenti, al Direttore Generale, per il loro significativo omaggio, ed altresì esprimo la mia viva ammirazione al Direttore, ai Solisti, al Maestro del coro, all’Orchestra Sinfonica ed al Coro di Roma della Radiotelevisione Italiana.

Grazie a tutti!

 

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