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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALL'ISTITUTO DELLE FIGLIE DEI SACRI CUORI DI GESÙ E
MARIA
Sabato, 11 dicembre 1982
Care sorelle in Cristo, e voi tutti, qui presenti!
1. Il 12 gennaio 1882, l’Arcivescovo di Genova, Monsignor Salvatore Magnasco,
erigeva in Congregazione diocesana l’Istituto delle “Figlie dei Sacri Cuori di
Gesù e Maria”, fondato da Madre Eugenia Ravasco e ne approvava le Regole.
Sono trascorsi cent’anni da quella fausta data, e prima di concludere le
cerimonie commemorative del Centenario avete desiderato questo incontro, in
un’Udienza speciale a voi riservata, per dimostrare non solo la vostra fede, ma
anche la vostra gioia, nello spirito della venerata Fondatrice, che tanto amò,
venerò, servì il Vicario di Cristo nella persona di Pio IX e di Leone XIII. Sono
molto lieto pertanto di accogliervi in questa festosa circostanza, e, mentre
porgo alla Madre Generale, a tutte le Suore, presenti e lontane, e a voi amici,
alunni ed ex alunni, il mio cordiale ed affettuoso saluto, desidero anche
ringraziare sentitamente per questo gesto di amore e di devozione, che
grandemente mi conforta.
Era giusto ricordare solennemente quegli inizi umili, semplici, nascosti, perché
in cento anni l’opera di suor Eugenia Ravasco, riconosciuta poi dalla Santa Sede
nel 1909, si è dilatata in Italia ed all’Estero, moltiplicando le Scuole
Materne, Elementari, Medie, Superiori e Professionali, i Corsi di Lavoro
Femminile, i Convitti, le Case per la gioventù studentesca e lavoratrice, i
Corsi di Catechesi, gli Oratori festivi, i Centri Missionari e di vita
contemplativa, ed anche l’attività di assistenza ai malati, agli anziani, ai
mendicanti, nonché l’impegno nella pastorale delle parrocchie. Per il servizio
ecclesiale che esse svolgono nelle rappresentanze Pontificie, desidero esprimere
una speciale parola di apprezzamento e di gratitudine.
Per questi cento anni di fervore, di dinamismo apostolico e caritativo,
soprattutto di intenso lavoro nel campo della scuola e della formazione, che
hanno mantenuto e dilatato il carisma originario della Fondatrice, bisogna
ringraziare prima di tutto il Signore, che suscitò nel secolo scorso questa
anima generosa ed eroica e poi ha continuato a incrementarne le opere e a
infervorarne le religiose, consacrate in modo particolare ai Sacri Cuori di Gesù
e di Maria. Voi, care sorelle, avete mantenuto accesa la fiaccola della vostra
Fondatrice! Siate benedette! Voi ben conoscete il commovente e significativo
episodio della sua chiamata, quando, a diciotto anni, la sera del 31 maggio
1863, tornando da una passeggiata, entrò nella Chiesa di santa Sabina a Genova e
dal sacerdote che in quel momento predicava, il Servo di Dio Don Giacinto
Bianchi, ardente missionario del Sacro Cuore, sentì dire queste parole: “Non v’è
proprio nessuno tra voi che si voglia dedicare al bene per amore del Cuore di
Gesù?”. Fu come un lampo di luce e di grazia: la giovane Eugenia ebbe un
sussulto, intuì la chiamata soprannaturale, e, immersa in profonda preghiera,
disse: “Gesù, se io devo essere quest’anima scelta da voi per fare il bene,
insegnatemene il modo, datemene l’opportunità, prendetemi per mano, mandate a
picchiare alla porta di casa mia!”. Fu quello il primo inizio, che si sviluppò
poi lentamente e coraggiosamente con l’“Associazione per il bene”, con il lavoro
di ricamo e cucito per le ragazze del popolo, con l’insegnamento del catechismo
nella parrocchia, con gli incontri spirituali per le signore dell’aristocrazia,
con la scuola gratuita per i bambini, con l’educandato per gli orfani, con la
“Normale” di Genova, e poi via via con altre varie istituzioni, assecondata e
seguita da altre giovani generose e decise come lei, fino al nostro tempo.
2. Voi conoscete la vita, l’opera e la spiritualità di Madre Eugenia Ravasco:
essa, in tempi di aperta ostilità alla Chiesa ed alla religione, ebbe
l’intuizione del valore fondamentale della scuola per formare e preservare la
società nella fede cristiana e si dedicò totalmente a questo ideale, passando
attraverso tante dolorose vicende, conflitti e contrasti, preoccupazioni ed
umiliazioni, non ultima la dolorosa malattia che per vent’anni la fece soffrire,
portandola alla morte appena cinquantacinquenne, il 30 dicembre 1900, proprio al
termine dell’Anno Santo, del quale si era fatta apostola. Fu una vita breve, ma
intensa, caratterizzata da saggezza e lungimiranza, per cui sgorga spontaneo per
voi, sue Figlie, l’augurio di mantenere costante e ardente il suo spirito,
nonostante le difficoltà che sempre ci sono sul cammino della verità e della
salvezza. Essa un giorno così scriveva nel suo diario: “In questa vita ogni
giorno crescono le spine e solo chi ha pazienza trova pace nella rassegnazione”
(6 agosto 1893). E in una lettera annotava: “Come è ingegnoso il nostro Dio!
Come sa mettere la spina a tempo opportuno per provare la fedeltà delle anime
sue!” (18 gennaio 1890). Il tema delle “spine” è continuo negli scritti di Madre
Eugenia ed è di sprone e di incoraggiamento per tutti, per accettare con
realismo la vita e l’apostolato: “Tutto da Dio quanto ci accade - ripeteva -
tutto per Dio quanto si fa”.
3. Leggendo le lettere di Madre Eugenia e seguendola nelle sue varie attività,
sempre accompagnata dalla malattia, si rimane impressionati dalla energia della
sua volontà e nello stesso tempo dalla grande sensibilità del suo cuore.
Preoccupazioni di ogni genere la affliggono e la tormentano, turbamenti circa le
nuove fondazioni, crucci per la formazione delle suore, intime ansietà,
sconforti, tribolazioni fisiche e spirituali; e tuttavia essa continua la sua
strada intrepida e fiduciosa, sempre gentile, signorile, dignitosa, cordiale.
Quale fu il segreto della sua personalità? Si può dire che Madre Eugenia costruì
sulla roccia della fede, della grazia, della fiducia costante e paziente, della
preghiera, della devozione eucaristico-mariana, memore di ciò che disse Gesù:
“Chiunque ascolta le mie parole e le mette in pratica, è simile ad un uomo
saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia,
strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ed essa
non cadde, perché era fondata sulla roccia” (Mt 7, 24-25). Eroica nel
compimento del suo dovere, umile e obbediente alla Direzione Spirituale, non
temeva di esigere anche l’eroismo. Scriveva: “A chi ha responsabilità raccomando
energia e fermezza, a chi dipende, sottomissione e docilità. Senza ciò non
andrete avanti, ma finirete con una confusione che vi diminuirà lo spirito e vi
farà perdere la virtù” (19 aprile 1889). Questo suo insegnamento è assai valido
per tutti e per sempre, perché in ogni epoca e durante ogni esistenza soffiano i
venti e le tempeste, e perciò la struttura della propria fede e della propria
formazione deve poggiare sulla stabile roccia!
4. Nel suo ultimo scritto, Madre Eugenia Ravasco lasciava come per testamento
alle sue suore queste toccanti parole: “Dio-Anima-Eternità. Tutto il resto è
nulla! . . . Vivere abbandonata in Dio e nelle braccia della Vergine Immacolata;
operare sempre per Dio solo; sempre, tanto nella prosperità che nelle avversità;
amarlo questo Dio, con tutto il trasporto dell’anima. Amare lui solo, Bene
supremo, Padre amorevole, unico fine. E per amore piegarsi, adorando, alla sua
volontà sempre e in tutto!”. Sono affermazioni commoventi e preziose, che ci
illuminano e confortano nella quotidiana fatica di vivere e che ripropongo a
voi, Figlie dei Cuori di Gesù e di Maria, come efficace programma di vita
consacrata, mentre con grande effusione imparto a tutte la propiziatrice
benedizione apostolica.
Desidero aggiungere ora un particolare saluto al gruppo di industriali
provenienti da Macerata ed esprimere loro la mia sincera riconoscenza per la
generosa attività di solidarietà verso il popolo polacco, di cui si sono fatti
promotori su proposta della locale sezione dell’UNITALSI.
Il vostro gesto, carissimi, si volge verso la terra che mi ha dato i natali,
testimoniando verso di essa sentimenti di fraterna partecipazione. Esso mi è
pertanto vivamente gradito. Ricompensi il Signore questo vostro atto di carità,
ricambiandolo col dono di copiosi favori celesti dei quali vuol essere pegno la
benedizione che di cuore imparto a voi ed ai vostri familiari.
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Editrice Vaticana
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