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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI FRANCESI DELLA «RÉGION MIDI»
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 16 dicembre 1982

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. Con il vostro gruppo termina la visita “ad limina” dei Vescovi francesi. Come i vostri confratelli, anche voi avete fatto di questa settimana un tempo forte della vostra comunione con la Sede Apostolica: preghiera, concelebrazioni, scambi con ciascuno dei Dicasteri - ai quali avete sottoposto lealmente i vostri problemi pastorali -, incontri prolungati con il successore di Pietro. Nelle mie allocuzioni, non è evidentemente possibile trattare tutti i temi che interessano la vostra responsabilità di Vescovi, ma solamente alcuni che sembrano più attualmente importanti o più complessi. In verità, ho voluto aiutarvi a comprendere e a promuovere l’essenziale. Per esempio, mi rammarico di non aver potuto sviluppare ciò che concerne la “vita familiare” - ma ne parlo spesso altrove -, o la vita religiosa, o lo slancio missionario.

A questo riguardo, conoscete bene la mia convinzione: il contributo dei religiosi e delle religiose è indispensabile alla Chiesa, non solamente per la cooperazione sempre più integrata che questi fratelli e sorelle, più disponibili, apportano ai numerosi compiti dell’evangelizzazione, ma anche perché il loro stato religioso è in sé una testimonianza senza pari dell’amore di Gesù e delle beatitudini, e ricorda a tutti gli altri cristiani che essi stessi sono chiamati alla perfezione, secondo il loro stato di vita. Quanto ai monasteri di vita contemplativa, maschili e femminili, essi giocano, come direbbe santa Teresa di Lisieux, il ruolo del “cuore” nel grande Corpo della Chiesa. Io vi domando dunque di trasmettere a queste comunità di religiosi e religiose e a tutte le persone consacrate, l’assicurazione della mia comunione invisibile e la mia particolare benedizione. Mantenete una viva preoccupazione di offrire a questi Istituti il necessario sostegno, e di vegliare, con simpatia e discernimento, sui tentativi di nuove fondazioni in ricerca di uno statuto.

Vorrei anche incoraggiare il vostro paese a continuare e a rinnovare, sotto le forme oggi opportune, il grande slancio missionario verso i paesi del Terzo Mondo, che è stato così vivo in Francia fino ai tempi recenti: nessuna Chiesa particolare può vivere ripiegata su se stessa, anche se si considera impoverita di mezzi apostolici. La preoccupazione delle altre Chiese, il dono e lo scambio, sono segni di vigore e aprono nuovi cammini di vitalità.

Per ciò che riguarda più particolarmente la vostra regione di cultura occitana o catalana, che ha la sua propria individualità da sviluppare, ho notato le vostre inquietudini e le vostre speranze, per esempio i problemi della dispersione dei cristiani, della visibilità della Chiesa, dell’isolamento dei sacerdoti, della fede dei giovani, del linguaggio adatto a raggiungere l’opinione pubblica . . . Oggi senza dimenticare gli sforzi che devono essere promossi - per accrescere in particolare la responsabilità e la collaborazione delle forze vive, sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi e laici, a livello dei compiti pastorali e dell’impegno concreto dei cristiani -, insisto su due orientamenti fondamentali: avete voi stessi appena parlato del fatto che “i cristiani sentono la necessità di una solida formazione dottrinale e di una profonda vita spirituale”.

2. L’annuncio della Buona Novella a tutti gli ambienti costituisce indubbiamente la missione primaria della Chiesa e dunque dei Vescovi. L’urgenza è tanto più grande in quanto la “secolarizzazione” si va sempre più estendendo: i valori cristiani pervadono poco le mentalità e le scelte concrete e, anche là dove certi valori sono apprezzati e in parte vissuti sul piano umano, essi non sono più, anche negli stessi battezzati, sufficientemente collegati alla fede in un Dio personale, al Dio di Gesù Cristo, al mistero della sua salvezza. La cultura dominante ne è testimonianza: vi è spesso indifferenza verso il Dio vivo, e materialismo pratico nei comportamenti.

Ma, come il Nuovo Testamento e tutta la Tradizione provano, l’annuncio della fede è inseparabile dalla riflessione della Chiesa sulla Rivelazione che le è stata affidata e da un dialogo con la cultura di ciascuna epoca. Da li è nato e si è sviluppato ciò che si chiama teologia. Il cammino teologico, per un verso contemplativo, è indispensabile all’evangelizzazione. Come in tutte le crisi di civiltà, il suo compito è oggi difficile. Esso richiede pionieri, sacerdoti che vi si consacrino interamente, con lo spirito di fede, con la fedeltà fiduciosa al Magistero e il coraggio che caratterizzano altri grandi servizi ecclesiali. La Chiesa che è in Francia possiede a questo riguardo tradizioni ricche e ben conosciute. Spetta a voi, proprio a voi Vescovi, vegliare sulle nuove generazioni. I nuovi tempi vedranno svilupparsi una cultura profana prodigiosa, che non mancherà di mettere ancor più in causa il Vangelo. Una semplice spontaneità apostolica, anche la più generosa, ridotta ad una specie di empirismo, non potrà da se sola assicurare l’annuncio della Parola di Dio.

3. Un triplice compito che, so bene, non vi sfugge, oggi si impone a tutto l’Episcopato in questo campo. Innanzitutto stimolare tutti i sacerdoti ad una formazione teologica e ministeriale continua e sempre più accorta. Poi, offrire a numerosi laici che lo domandano o che si impegnano nella Chiesa i mezzi adatti per un’intelligente riflessione della fede; voi avete citato a questo riguardo numerose interessanti iniziative. Infine - e questo è forse più difficile vista la rarità delle vocazioni di cui ho già parlato in altra occasione - chiamare, tra i vostri sacerdoti ancora giovani, coloro che sono adatti a divenire teologi nella Chiesa. Meno sacerdoti ci sono, più la parola di ciascuno di essi deve essere illuminata e illuminante, capace, in tempi oscuri, di rispondere, a nome della Chiesa, all’attesa di molti. Come sarà possibile questo senza teologi qualificati, e diciamo anche con troppo pochi teologi di mestiere e ricercatori? Come ha già fatto il vostro Istituto cattolico di Tolosa - con il suo Seminario universitario - a guisa di quelli di Parigi, di Lione, di Lille, di Angers, è stato costituito per prepararli innanzitutto e accoglierli in seguito come maestri di dottrina. Raramente è stato così indispensabile ripartire i nostri progetti e le nostre risorse, non solamente per mantenere, ma anche per elevare il livello della cultura cristiana nella Chiesa.

4. La Francia mantiene l’impronta del suo battesimo e deve ricordarsene, come ho detto a Bourget. Tuttavia, quando si rilevano oggi nel vostro paese, come altrove, le nuove attitudini così come le problematiche che esse implicano, è facile riconoscervi quello specifico groviglio di ragione e di insensatezza, di proposte consolatrici e di angoscia che costituivano il paganesimo al tempo in cui è apparso il cristianesimo. Che si tratti della nascita, del rispetto della vita, dell’amore, della sofferenza o della morte, sono tutte delle sfide e delle argomentazioni apparentemente identiche, cioè rivelano il medesimo cinismo, ma anche lo stesso bisogno incoercibile di verità e di salvezza. Il secolo che si avvicina non può che essere quello delle maggiori opzioni e dei testimoni vigorosi. Come non ricordare qui Jacques Maritain, che ha vissuto da voi i suoi ultimi anni e di cui si celebra attualmente il centenario? È necessario che il compito teologico e apostolico che attende la Chiesa susciti, nelle nuove generazioni, l’entusiasmo che prelude ad una nuova avanzata della fede.

5. Arrivo ora ad un aspetto complementare: la forte “ricerca spirituale” che sta sorgendo in numerosi cristiani. Qui io parlo più esplicitamente del rinnovamento spirituale, ma penso anche a numerosi gruppi di preghiera, alle diverse comunità, alle sessioni e agli incontri consacrati alla preghiera, ai ritiri che si moltiplicano nei monasteri e negli altri luoghi di accoglienza spirituale, ai rinnovati pellegrinaggi e alla scoperta della preghiera. Se tutto questo richiede accompagnamento e vigilanza, è prima di tutto una grazia che viene a proposito per santificare la Chiesa. Noi non dobbiamo esserne sorpresi: “Lo Spirito vive nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un Tempio, prega in loro . . . è lui che ringiovanisce la Chiesa e la rinnova senza posa” (Lumen Gentium, 4). È lo Spirito che oggi lavora nella Chiesa con queste correnti spirituali di cui noi scopriamo l’esistenza con riconoscenza. Attraverso queste correnti si manifesta un rinnovato gusto per la preghiera che è sia personale che comunitaria, lode e intercessione, che è contemplazione e sorgente di evangelizzazione. Sì, lo Spirito è all’opera in queste manifestazioni, purché esse siano fondate sulla Parola di Dio, alimentate alle fonti sacramentali, radicate nella Chiesa.

6. Nessuno può del resto fare esclusivamente propria l’eredità spirituale che appartiene alla Chiesa tutta intera. Se l’azione dello Spirito si manifesta con l’apparizione di gruppi e anche di comunità di fedeli, a lui è dovuta anche la generosità con la quale cristiani sempre più numerosi si impegnano, per amore del Signore, con spirito di fede e di preghiera, per fare opera di Chiesa nei differenti servizi: animazione liturgica, catechesi, movimenti cristiani, opere caritative, nell’àmbito della parrocchia, della diocesi, e in àmbiti più vasti. “Resta . . . importante prendere coscienza della complementarietà e di stabilire dei legami . . . non solamente una stima reciproca, un dialogo, ma anche una certa decisione comune e una reale collaborazione”, come dicevo ai laici di Parigi (Giovanni Paolo II, Allocutio ad laicos Lutetiae Parisiorum habita, 2, die 31 maii 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III, 1 [1980] 1573).

7. L’esistenza del rinnovamento spirituale interpella le comunità dei credenti, in particolare sulla necessità e la qualità del loro rinnovamento cristiano. E la Chiesa, di cui essi fanno parte, interpella a sua volta coloro che invocano questo rinnovamento. Perché non bisogna che alle correnti di cui noi ammiriamo la vitalità si mescolino delle acque venute da altre sorgenti. Per esempio una certa diffidenza nei confronti delle dottrine rischierebbe di dare un posto troppo grande al sentimento: si farebbe allora una confusione pregiudizievole tra emozione ed esperienza spirituale. Il desiderio di una efficacia immediata, come di un certo “meraviglioso”, può ugualmente fare dimenticare le lente e silenziose maturazioni della Parola di Dio nel cuore del credente. Se accade che lo Spirito faccia talvolta irruzione in maniera apparentemente improvvisa nella vita di un uomo o di una donna, trascinando alla conversione, non bisogna dimenticare però le preparazioni prossime e più remote di cui lo Spirito si serve generalmente, e alle quali è doveroso cooperare. La fede fa i conti con il tempo.

8. In breve, tutto questo richiede il discernimento degli spiriti. Bisogna mantenere la regola d’oro formulata dall’apostolo Pietro: “A ciascuno, la manifestazione dello Spirito è data in vista del bene comune” (1 Cor 12, 7). Spetta dunque a voi, in primo luogo, vedere come favorire al meglio il significato che deve essere dato al rinnovamento spirituale, assicurargli, come io stesso sottolineavo, “un modello di maturazione e di sviluppo pienamente aperto a tutte le ricchezze dell’amore di Dio nella sua Chiesa” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad eos qui Conventui consociationis «Rinnovamento Carismatico» interfuere habita, 3, die 7 maii 1981: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV, 1 [1981] 1125). Attorno a voi che siete responsabili dell’unità, ciascuno al suo livello deve fare opera di discernimento. Questo riguarda in particolare i sacerdoti affinché siano garanti del carattere ecclesiale di ogni gruppo di fedeli. Attribuiscano a questo aspetto della loro responsabilità una grande attenzione. Assicurino volentieri il ministero sacramentale nei gruppi, comunità, raggruppamenti che lo domandassero, in stretta unione con voi. Veglino affinché non nasca nessuna confusione dalla loro presenza: diverso è il loro ruolo di animatori di rinnovamento. I religiosi e le religiose che vi aderiscono non indeboliscano in niente il loro legame con il proprio Istituto, né l’obbedienza al loro Superiore legittimo. Vigilino, infine, affinché si mantengano alle parole il significato che esse hanno nel linguaggio della Chiesa: il vocabolario della vita religiosa non corrisponde sempre a queste nuove forme di raggruppamento che cercano ancora la loro identità canonica.

Dopo aver riaffermato queste esigenze, rallegriamoci nel constatare che la preghiera riprende il suo posto di capitale importanza nella Chiesa. Senza il ricorso allo Spirito Santo - che è precisamente l’anima della Chiesa -, come potrà essa svolgere il suo dinamismo e la sua prudenza apostolica? Questo non diminuisce in niente il compito teologico di cui ho parlato: le due cose devono andare di pari passo.

9. Parlandovi, avevo anche presente il centro per eccellenza degli incontri ecclesiali: Lourdes, alto luogo di preghiera e di conversione, per la vostra regione e per tanti altri paesi! Ringrazio il Signore per l’irradiamento che ha conosciuto il Congresso Eucaristico Internazionale. Lourdes rimane una fonte meravigliosa di grazie, alla quale io stesso aspiro attingere. Nostra Signora di Lourdes sostenga lo zelo dei Vescovi francesi, affinché essi attuino nelle loro diocesi questo compito di rinnovamento spirituale per tutto il Popolo di Dio, compito che il beato Alain de Solminihac realizzò così bene al suo tempo, nella diocesi di Cahors! E, per Maria Madre della Chiesa, lo Spirito Santo faccia ritrovare sempre più ai cristiani della Francia la gioia e il dinamismo della grazia del loro battesimo!

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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