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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NIGERIA, BENIN
GABON E GUINEA EQUATORIALE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RELIGIOSI E ALLE RELIGIOSE

Ibadan (Nigeria), 15 febbraio 1982

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo.

1. Sono molto felice di questo incontro con voi, uomini e donne delle differenti diocesi della Nigeria, che vivete da religiosi consacrati a Gesù Cristo. Attraverso il vostro impegno di perfetta carità esprimete la speranza della Chiesa e ne diventate la corona e la gloria. Siete la sua consolazione. Ne siete gli ambasciatori. Questo incontro non poteva essere tralasciato.

Come persone già consacrate a Dio con il Battesimo, voi date una particolare testimonianza a Cristo nella Chiesa e nel mondo con la vostra rinuncia – per il Regno dei cieli – al matrimonio, ai beni di questa terra e all’esercizio della vostra libera volontà. Con i vostri voti avete fatto questo sacrificio liberamente, per amore di Dio e del vostro prossimo, in uno spirito di dedizione e di servizio.

La castità consacrata ha un grande valore di testimonianza in un mondo pervaso da egoismo e dal cattivo uso del sesso. Né va scordato che in Nigeria e in tutta l’Africa il sacrificio della paternità e della maternità non e cosa da poco. La povertà chiama gli uomini a non essere attaccati al denaro, ed a quelle cose che si possono comprare con il denaro. L’obbedienza deve esercitarsi in contrasto con la ribellione, l’orgoglio, la vanità e l’oppressione nel mondo. Come è stato detto dal Concilio Vaticano II, la condizione religiosa è la dimostrazione che il Regno di Cristo con le esigenze prioritarie è al di sopra di tutte le considerazioni terrene (cf. Lumen Gentium, 44).

Ancora più importante delle vostre opere è la vita che conducete. Siete persone consacrate che cercano di seguire Cristo con una grande intensità di amore.

2. Il vostro amore di Dio e la vostra unione con lui nella preghiera si esprimono nelle attività dell’apostolato. Siete chiamati in vari modi a collaborare per la causa dell’evangelizzazione.

Attraverso una molteplicità di opere vi sforzate di comunicare con Cristo ed offrite i vostri servizi nel suo nome. Perseguite, mediante una fitta rete di iniziative ecclesiali, il fine ultimo della catechesi, quello cioè “di mettere le persone non solo in contatto, ma in comunione, in intimità con Gesù Cristo” (Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 5). Dovunque un bambino sia nel bisogno, dovunque vi sia qualcuno che soffre, dovunque un fratello o una sorella si senta solo o respinto, il religioso trova una occasione per lavorare per il Regno di Dio. Ma la preghiera e l’unione con Dio restano sempre l’anima del vostro apostolato. Senza Gesù non possiamo fare nulla.

3. Esprimo il mio apprezzamento per i vostri sforzi volti alla formazione teologica e spirituale continua dei vostri membri, le vostre iniziative riguardanti centri di formazione dopo il noviziato, le assemblee ordinarie delle vostre madri superiore, e le assemblee di zona che interessano ciascun religioso. Attraverso attività come queste riuscite a riflettere più profondamente sulla vita religiosa, a crescere nella comprensione della carità e del significato della vostra missione, a consolidare l’unità tra di voi ed a coordinare il vostro apostolato. Rinvigoriti e rinnovati nella fede e nell’amore, sarete in grado di dedicarvi con una disponibilità ancora maggiore al servizio della Chiesa locale e di quella universale.

4. Voglio ricordare in modo particolare i fratelli religiosi per lodarli e incoraggiarli. La vostra vocazione, cari fratelli, non è certamente facile, particolarmente perché lo spirito del mondo non apprezza la povertà evangelica e il servizio reso con umiltà. Siete chiamati a seguire Cristo in una vita di dedizione totale, che non riscuote generalmente il plauso del pubblico.

Molti non comprendono la vostra vocazione perché non riescono a capire come l’invito di Cristo, quando viene accolto, può realmente portare gioia e la più completa realizzazione di sé. “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24).

Cristo che ha umiliato se stesso è il vostro modello e la vostra forza. Non dubitate mai della vostra identità. La consapevolezza della vostra vocazione, la felicità che traspare in voi e la pace che si diffonde da voi, il vostro impegno zelante nell’apostolato e per il bene del popolo che servite, sono testimonianza eloquente della potenza della grazia di Cristo e della supremazia del suo amore.

5. I religiosi e le religiose devono essere tutti consapevoli del fatto che non saranno risparmiati dalle tentazioni. I vostri tre voti saranno messi presto o tardi alla prova nel crogiuolo di problemi, di crisi, di pericoli. Il vostro amore intenso per Cristo e la sua Chiesa vi insegnerà a restare fedeli. Dovete cercare in particolare forme ancora più autentiche di una vita di povertà evangelica, in un paese dove il divario tra ricchi e poveri si va continuamente allargando. Si aspetta da voi che, nella Nigeria di oggi, siate lievito nella società in uno spirito di umile servizio, esercitato particolarmente tra i poveri. Questo genere di servizio consacrato è il contrario del compiacimento, dell’arroganza e di una situazione di privilegio.

Nel progettare il vostro apostolato e la formazione professionale dei vostri membri, ciascuna Congregazione dovrà tenere pienamente conto della Chiesa locale e della diocesi. La diocesi è una famiglia spirituale di cui il Vescovo è padre e capo, ed il religioso deve evitare la tentazione di organizzare e gestire programmi paralleli a quelli della diocesi. Invece l’intera diocesi – sacerdoti, religiosi e laici – dovrà coordinare i suoi progetti apostolici e la sua strategia per dare una testimonianza comunitaria a Cristo.

6. Voglio rivolgere una parola speciale ai monaci e alle suore di clausura della Nigeria, per lo speciale contributo dato alla Chiesa e alla Nazione dal loro modo di vita. Voi ponete giustamente l’accento sul culto di adorazione, sulla preghiera e sulla contemplazione. La Chiesa stessa ratifica la vostra vocazione perché è convinta che la fecondità apostolica è un dono di Dio. Con la preghiera assidua siete associati a Gesù, “che è sempre vivo per intercedere a favore di tutti coloro che si accostano a Dio attraverso di lui” (Eb 7,25). Uniti a Gesù nella sua intercessione, siete così in grado di ottenere grazie per l’apostolato attivo e per l’intero mondo. Faccio personalmente assegnamento sul vostro aiuto.

La vostra è una vita di reale dedizione. Voi date a tutti i cristiani, anzi a tutto il popolo, una testimonianza silenziosa ma eloquente della signoria di Dio e del primato di Cristo nella vostra vita.

Con il lavoro delle vostre mani e attraverso il vostro impegno intellettuale voi mostrate la stretta relazione tra lavoro e preghiera. Esprimete nello stesso tempo la vostra solidarietà nel lavoro con tutti i fratelli e le sorelle in tutto il mondo.

Con il silenzio monastico contribuite a creare un’atmosfera che aiuta gli uomini ad ascoltare Dio e ad accogliere le sue ispirazioni. Non è da meravigliarsi che sacerdoti, religiosi e laici accorrano ai vostri conventi e monasteri per la sacra Liturgia, le preghiere, i ritiri spirituali, i giorni di raccoglimento, i consigli o semplicemente per trovarvi riposo. In tutti questi modi voi contribuite a promuovere la maturità della gente nel Mistero Pasquale della Morte e Risurrezione di Cristo.

7. Ed a tutti voi, carissimi religiosi della Nigeria, desidero esprimere il mio profondo affetto in Cristo Gesù. Vi sono profondamente grato per le vostre vite consacrate e per il vostro servizio generoso alla Chiesa. Vi chiedo di pregare continuamente per le intenzioni della Sede Apostolica e per le necessità della Chiesa universale. Possa la Vergine Maria nostra Madre, modello di amore per Gesù e di consacrazione a lui, aiutarvi a vivere con fedeltà la vostra vocazione di amore e di fede, di gioia e di speranza. Infatti secondo le parole di san Pietro, senza aver visto Gesù “voi lo amate; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa”. Cari fratelli e sorelle, “fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà” (1Pt 1,8.13).

           

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