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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NIGERIA, BENIN
GABON E GUINEA EQUATORIALE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA NIGERIA

Lagos, 15 febbraio 1982

Carissimi fratelli Vescovi.

“Grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro” (1Tm 1,2).

Sono lietissimo di essere oggi con voi. Il mese scorso eravate miei ospiti in Vaticano, e durante questi giorni sarò io il vostro ospite. Noi ci capiamo, ci amiamo, comunichiamo liberamente. Il mio breve giro nel vostro vasto Paese mi colma di gioia e di speranza. Mi dispiace di non poter visitare più centri, ma voi sapete la ragione per la quale il programma è stato limitato. Dappertutto avete fatto eccellenti preparativi. Il vostro popolo è entusiasta, ospitale, pieno di fede. Capisce l’immenso tesoro di grazia che è suo proprio nel nostro Signore Gesù Cristo. Per questo rendo lode al Padre suo che ha dato al vostro popolo profondo intuito di fede in cose che sono state nascoste “ai sapienti e agli intelligenti” (Mt 11,25).

1. Mi congratulo con voi ed esprimo la mia solidarietà fraterna nel ministero di ogni giorno, nella realtà ecclesiale nella quale siete i pastori del gregge. Avete fatto onore ai missionari che iniziarono questo buon lavoro un secolo fa.

I vostri Seminari sono pieni, le vostre Congregazioni religiose hanno una stabile affluenza di candidati, e le vostre organizzazioni di apostolato sono dinamiche. Amate chi presiede in carità alla Chiesa universale, come pure i suoi collaboratori nel lavoro della Sacra Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Siete promotori della dottrina ortodossa e della liturgia approvata, e incoraggiate la disciplina sacerdotale. La veste talare e l’abito religioso sono ancora tenuti in onore nel vostro paese. Esercitate con zelo il vostro impegno magisteriale per mezzo di omelie, lettere pastorali e altre dichiarazioni.

Sono felice di sapere che il vostro zelo pastorale si esprime pure tramite il Segretariato Cattolico della Nigeria, il Seminario Missionario Nazionale, l’Istituto Cattolico dell’Africa Occidentale, il Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar, e la vostra collaborazione con la Curia Romana e il Sinodo Mondiale dei Vescovi. Per queste ed altre manifestazioni di amore pastorale ed apostolico, io vi ringrazio nel nome di Gesù Cristo, l’unico che noi tutti, con Pietro, riconosciamo come “Pastore supremo del gregge” (1Pt 5,4).

In una grande Conferenza Episcopale come la vostra, non è mai superfluo sottolineare l’importanza dell’unità e dell’azione concordata. Ci sono tante necessità nell’apostolato della vostra nazione che non potete soddisfare se non rimanete uniti e non operate insieme. Esempi sono i progetti che ho appena citato. Uniti a questi sono i Seminari Regionali e Interdiocesani, minori e maggiori, le vostre relazioni con le autorità civili regionali e nazionali, i piani pastorali e così via. I problemi pure richiedono azione unita e ben considerata: qualunque mancanza di disciplina possa esistere tra i sacerdoti, il problema delle tribù o gruppi etnici e problemi nazionali come la corruzione, la disonestà e la violenza.

Sono consapevole che l’apostolato della scuola ha dato buoni risultati per l’evangelizzazione in Nigeria, ma che la situazione delle scuole della Chiesa ha anche creato grossi problemi, in modo particolare durante gli ultimi quindici anni. L’educazione religiosa dei bambini, nella scuola o fuori di questa, è della massima importanza. Nei diversi Stati della vostra vasta Federazione vi state sforzando di soddisfare la vostra responsabilità di Vescovi provvedendo per i diritti e le necessità di tanti bambini Cattolici. Funzionando da guide spirituali e pastori vigilanti, e fidandovi del pieno sostegno dei vostri sacerdoti, i religiosi e i laici, state cercando di dimostrare gli scopi dell’educazione cristiana e di aiutare i genitori a compiere il loro ruolo dato da Dio come primi educatori dei loro figli.

A questo riguardo voglio attirare l’attenzione su ciò che ho scritto nella mia recente esortazione apostolica: “Deve essere assolutamente assicurato il diritto dei genitori alla scelta di un’educazione conforme alla loro fede religiosa. Lo Stato e la Chiesa hanno l’obbligo di dare alle famiglie tutti gli aiuti possibili, affinché possano adeguatamente esercitare i loro compiti educativi. Per questo sia la Chiesa, sia lo Stato, devono creare e promuovere quelle istituzioni ed attività che le famiglie giustamente richiedono, e l’aiuto dovrà essere proporzionato alle insufficienze delle famiglie.

Pertanto tutti coloro che nella società sono alla guida delle scuole non devono mai dimenticare che i genitori sono stati costituiti da Dio stesso come primi e principali educatori dei figli, e che il loro diritto è del tutto inalienabile” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 40). Sì, cari fratelli in Cristo, in tutto il vostro zelo apostolico verso i laici e verso il clero sono vicino a voi nell’amore di Cristo Gesù.

Vi ringrazio per la vostra consapevolezza missionaria e per la vostra iniziativa di inviare sacerdoti, fratelli e sorelle Nigeriani in un buon numero di altri Paesi in Africa e nell’India Occidentale. Vi sono grato per la fraternità che dimostrate ai vostri fratelli sacerdoti; è veramente un impegno meraviglioso quello di fare gli esercizi spirituali annuali e le giornate di raccoglimento mensili con loro. In tutto questo dimostrate l’Unità del sacerdozio nell’Unità della Chiesa di Cristo.

2. Quando un gruppo di voi era a Roma il mese scorso ho avuto occasione di parlare della mia visita in Nigeria, come di un’esperienza della nostra unità in Cristo e nella Chiesa. L’unità che vivete nelle vostre Chiese locali la stiamo sperimentando ora insieme. Questa unità è un’unità di fede basata sulla Parola di Dio, sul Vangelo, un Vangelo che deve essere creduto, vissuto e diffuso. Per questo ho proposto l’unità e l’evangelizzazione come duplice proposito di questa mia visita pastorale all’amata Chiesa della Nigeria.

Oggi stiamo celebrando in Lagos la Parola di Dio che ci unisce; celebriamo il Verbo Incarnato di Dio, che morì per “riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11,52). Celebriamo il Vangelo come la “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rm 1,16). Richiamiamo come, tramite la grazia di Cristo e i meriti del suo preziosissimo sangue, la Parola di Dio si è radicata nella vita del vostro popolo, lo ha riunito in comunità di fede, ed ha continuamente prodotto frutti di giustizia per la salvezza.

3. Considerando il processo dinamico dell’evangelizzazione che si è realizzato ci rendiamo conto che questo deve continuarsi incessantemente. Ci rendiamo conto che la gente non crederà in Cristo “senza averne sentito parlare e non potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi, e non avranno un annunziatore senza che uno sia inviato” (Rm 10,14). E così oggi, cari fratelli in Cristo, riflettiamo sulle parole di Gesù: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21).

Io sono stato inviato da Cristo e anche voi siete stati inviati da Cristo. E insieme a tutto il Collegio Episcopale del mondo intero siamo inviati ad annunziare Cristo, a proclamare Cristo, a comunicare Cristo e il suo Vangelo al mondo. Ecco perché, prima di questa visita pastorale, ho espresso la speranza che questa avrebbe iniziato una “nuova era di evangelizzazione”. Questa è la mia preghiera ripetuta: che lo zelo per l’evangelizzazione avvolga la Chiesa qui in Nigeria. E perché?

Perché l’evangelizzazione costituisce la missione essenziale della Chiesa, è la sua vocazione, è la sua identità più profonda (cf. Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 14). In questo la Chiesa che è la pienezza di Cristo (cf. Ef 1,23), riflette fedelmente la missione di Gesù, che dice di se stesso: “Bisogna che io annunzi il Regno di Dio... perché per questo sono stato mandato” (Lc 4,43).

In pratica la vocazione della Chiesa alla evangelizzazione significa soprattutto vivere il Vangelo sempre più profondamente. Significa accettare la chiamata di Cristo alla conversione e le domande inerenti alla fede predicata da Gesù. La chiamata alla conversione era il tema della predicazione di Giovanni Battista (cf. Mt 3,2). Era l’esplicita. proclamazione di Gesù: “Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17). Era il messaggio di Pietro per la Pentecoste: “Pentitevi” (At 2,38).

Intesa in questa maniera, l’evangelizzazione implica un processo di purificazione e di cambiamento interiore che influisce sulle Chiese locali. Significa conversione per la salvezza: la comunità ecclesiale che diventa sempre più comunità di fede viva, una comunione di preghiera, un centro di carità che diffonde l’interesse per i poveri e i malati, i solitari, gli abbandonati, gli handicappati, i lebbrosi, quanti sono deboli nella fede e quelli che hanno bisogno di essere sostenuti e cercano qualcuno che mostri loro l’amore di Cristo.

Avendo abbracciato il Vangelo, la Chiesa stessa è chiamata a comunicarlo tramite la parola e i fatti. Il popolo cattolico, sotto la vostra direzione pastorale, ha l’opportunità, il privilegio ed il dovere di dare una testimonianza incorporata al Vangelo di Gesù nella cultura nella quale vive. Hanno il potere di portare il Vangelo nel cuore della loro cultura, nel tessuto della loro vita di ogni giorno.

È soprattutto quando le famiglie cristiane sono state veramente evangelizzate e sono consapevoli del loro ruolo evangelizzatore che può avvenire un’effettiva evangelizzazione della cultura, un effettivo incontro tra Vangelo e cultura. Il bisogno è estremo, perché come ha indicato il mio predecessore Paolo VI: “La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 20).

Un aspetto importante del vostro ruolo particolare di evangelizzazione è la dimensione globale dell’inculturazione del Vangelo nella vita della vostra gente. Qui, voi e i vostri cooperatori sacerdoti offrite al vostro popolo un perenne messaggio della divina rivelazione – “le imperscrutabili ricchezze di Cristo” (Ef 3,8) – ma allo stesso tempo, sulla base di questo “eterno Vangelo” (Ap 14,6), li aiutate a “far sorgere, dalla loro propria viva tradizione, espressioni originali di vita, di celebrazione e di pensiero” (Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 53).

La Chiesa veramente rispetta la cultura di ogni popolo. Offrendo il Vangelo la Chiesa non intende né distruggere né abolire quanto c’è di buono e di bello. Difatti essa riconosce tanti valori culturali e tramite il potere del Vangelo purifica e introduce nel culto Cristiano alcuni elementi delle consuetudini di un popolo. La Chiesa viene a portare Cristo; non viene a portare la cultura di un’altra razza. L’evangelizzazione mira a penetrare ed elevare la cultura tramite la potenza del Vangelo.

D’altra parte, sappiamo, che la rivelazione di Dio supera le conoscenze di qualunque cultura e di tutte le culture del mondo messe insieme. Con san Paolo dovremmo lodare il piano divino: “O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!” (Rm 11,33). La profondità della divina rivelazione è manifestata nel mistero dell’Incarnazione, il quale, a sua volta, svela la vita della santissima Trinità: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo.

Per questo è chiaro, come ho affermato prima, che “la potenza del Vangelo trasforma e rigenera ovunque. Quando questa potenza penetra in una cultura, nessuna sorpresa che rettifichi tanti dei suoi elementi” (Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 53).

Nello stesso tempo, è tramite la provvidenza di Dio che il divino messaggio viene incarnato e comunicato tramite la cultura di ogni popolo. È sempre vero che la via della cultura è la via dell’uomo, ed è su questa via che l’uomo incontra Colui che incorpora i valori di tutte le culture e rivela pienamente l’uomo di ogni cultura a se stesso. Il Vangelo di Cristo, il Verbo Incarnato trova la sua dimora sulla via della cultura e da questa via continua ad offrire il suo messaggio di salvezza e di vita eterna.

Per causa di queste importanti considerazioni, cari fratelli in Cristo, desidero implorare di nuovo dallo Spirito Santo quella “nuova era di evangelizzazione” della quale vi ho parlato a Roma. Sarà, sicuramente, un dono di Dio, un dono che si aggiungerà all’interminabile lista dei doni concessi al vostro popolo dalla misericordia ed amorosa bontà del nostro Dio. Da parte nostra, è necessario avere una profonda convinzione che il nostro proprio ministero di Vescovi è veramente un ministero di evangelizzazione, inclusa l’evangelizzazione della cultura. Come ho accennato a Roma, Gesù stesso ci indica che l’evangelizzazione è la nostra “priorità suprema”.

4. Prima di concludere, desidero aggiungere una parola su due aspetti importanti del nostro Ministero evangelico. Siccome noi esplicitamente proclamiamo il dono di salvezza di Dio, la sua chiamata alla conversione, il suo misericordioso perdono e il suo amore redentivo, lo facciamo nel contesto del sacramento della Penitenza e dell’Eucaristia.

In Nigeria il vostro popolo è rimasto fedele al rito religioso della riconciliazione e della misericordia come prova la pratica di andare alla Confessione. Questa fedeltà è per sé un dono di Dio. In tante parti della Chiesa nel mondo, il sacramento della Penitenza, per diverse ragioni, è stato meno praticato di prima. Il Concilio Vaticano II e il suo adempimento da parte della Sede Apostolica miravano a sollecitare una rinnovata attenzione verso certi aspetti del Sacramento. Questi inclusi, per esempio: il ministero della Chiesa nel perdonare i peccati; l’effetto del peccato sull’intero Corpo di Cristo; ed il ruolo della comunità nella celebrazione della Penitenza e nel lavoro di riconciliazione. Ma il Concilio Vaticano II e la Sede Apostolica non hanno voluto con ciò, in nessuna maniera, iniziare un processo nel corso del quale grandi settori di Cattolici avrebbero abbandonato l’uso del Sacramento, oppure ne avrebbero trascurato la pratica in modo da negare la sua importanza per la vita cristiana. Il prossimo Sinodo dei Vescovi sarà una opportunità meravigliosa per il Magistero della Chiesa di reiterare collegialmente il ruolo vitale di questo sacramento e il suo uso secondo le norme approvate dalla Chiesa. Queste norme sono conformi alla legge divina ed esprimono l’autentico rinnovamento voluto dal Concilio Vaticano II e dalla Sede Apostolica.

Nel frattempo, vi prego di fare tutto quello che potete, cari fratelli, per confermare l’importanza della natura ecclesiale del Sacramento della Penitenza, il quale non è solo in armonia con la confessione e assoluzione individuali, ma attualmente li esige, all’infuori di alcuni casi eccezionali nei quali la Chiesa autorizza l’assoluzione generale.

Richiamando il vostro popolo ad una conversione costante, predicando la misericordia e il perdono del Salvatore, sottolineando l’aspetto comunitario di riconciliazione e promuovendo l’uso particolare della confessione e assoluzione individuale tra il vostro popolo, rendete un servizio di immenso valore non solo alle vostre Chiese locali, ma anche alla Chiesa universale. Esaltate il mistero della Redenzione e difendete uno dei più sacri diritti del vostro popolo. Come ho accennato nella mia prima enciclica: “La Chiesa, quindi, osservando fedelmente la plurisecolare prassi del sacramento della Penitenza – la pratica della confessione individuale, unita all’atto personale di dolore e al proposito di correggersi e di soddisfare – difende il diritto particolare dell’anima umana: è il diritto ad un più personale incontro dell’uomo con Cristo crocifisso che perdona... Come è evidente, questo è nello stesso tempo il diritto di Cristo stesso verso ciascun uomo da lui redento: il diritto ad incontrarsi con ciascuno di noi in quel momento-chiave della vita dell’anima che è quello della conversione e del perdono” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 20).

5. Il vostro ministero evangelizzatore raggiunge finalmente il vertice che è nello stesso tempo il centro di tutta la vita sacramentale, nell’Eucaristia. Qui il Vangelo è pienamente proclamato; qui viene offerta ai fedeli la perfetta unione con Gesù. Qui ogni Cristiano può ricevere il potere salvifico della Redenzione nella sua pienezza. E qui, nel Sacrificio Eucaristico, la vostra particolare missione pastorale viene compiuta. Qui siete veramente uno con Cristo il Buon Pastore, il Supremo Pastore del gregge. Ogni conversione risulta in quell’unione che si compie solo nell’Eucaristia. Ogni evangelizzazione si dirige verso questo centro, che è sia la sua fonte che il culmine (cf. Presbyterorum Ordinis, 5).

È pure nell’Eucaristia che noi stessi, Vescovi della Chiesa di Dio troviamo forza e gioia pastorale per condurre il Popolo di Dio nella via della salvezza e della vita eterna. Qui raduniamo, nel nome di Cristo, la sua Chiesa pellegrina nel suo tragitto al Padre, “il Padre misericordioso e Dio in ogni consolazione” (2Cor 1,3). Qui presentiamo Gesù al nostro popolo e procediamo con lui, in santità e verità, verso l’abbraccio eterno dell’amore del Padre, verso la piena comunione di vita con la santissima Trinità.

Questo, miei fratelli Vescovi, è il mio e vostro ministero – il nostro ministero di evangelizzazione – a servizio del popolo di Dio in Nigeria e dovunque la sua divina provvidenza dirige il vostro zelo missionario.

Sia lodato Gesù Cristo, sia lodato il suo amore redentivo, sia lodato il Vangelo della Salvezza.

Voglio aprire il mio cuore con un dono che ho portato per questa occasione alla vostra Conferenza: è un’immagine del mio cuore, della mia origine; ed è anche un’immagine della mia speranza nel futuro della Chiesa, dell’umanità, e di ogni famiglia umana in ogni madre-patria (ed in particolar modo nella mia madre-patria) nel mondo. Vi ringrazio di cuore per la vostra partecipazione; e per la vostra preparazione. Ho già espresso la mia gratitudine ai vostri collaboratori poc’anzi, ed alla Conferenza tutta; ora rinnovo gli stessi sentimenti ad ognuno di voi ed a tutta la Conferenza Episcopale Nigeriana. È certo il frutto d’una Grazia Divina e della benedizione di nostro Signore, se questa visita procede per il meglio, ma è anche frutto del vostro Ministero, del vostro desiderio fraterno e pastorale, e dello spirito di unità tra di voi e con il Vescovo di Roma. Sono profondamente grato per tutto questo e per la preparazione spirituale: non visibile come la preparazione esteriore; ma in fondo questa non è altro che lo specchio nel quale si riflette la spiritualità. Grazie per questa preparazione spirituale della vostra Chiesa, della vostra gente.

La vostra nazione, la Nigeria, ha avuto molti missionari, specie dall’Irlanda: cogliamo quindi l’occasione per benedire in particolar modo quel Paese che ha dato tanti figli alle missioni di tutta la Chiesa, specie nel vostro paese. Ora, la visita del Papa è un’esperienza speciale; e desidero ringraziare le precedenti generazioni di Vescovi, sacerdoti e missionari che hanno spianato la strada ad una tale esperienza, ed è unitamente a voi che ringrazio il Signore per mezzo di sua Madre.

      

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